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Gaetano Salvemini

 
  • 1949-Qualche sasso in capponaia

    1949-Qualche sasso in capponaia

    Venerdì, 19 Ottobre 2018 - 62.94 Kb - pdf - b34ec605b94050654157d917bfb5cb78 - Un articolo di Gaetano Salvemini tratto da 'Il Mondo' del 24 dicembre 1949[...] 'Da quando ero piccina', mi diceva pochi giorni or sono una donna del popolo, 'io sono stata sempre socialista'. 'Che cosa intendi per socialista?'. 'Intendo che ci dovrebbe essere un po' di bene per tutti. Mi avvicino alla vecchiaia; allora non potrò più lavorare; non è giusto che io vada a Montedomini o a domandare l'elemosina'. Quella donna non aveva mai domandato in vita sua la socializzazione degli strumenti di produzione e di scambio.Su mille seguaci dell'apparato comunista, forse non uno ha un'idea precisa di quel che gli darebbe 'Baffone', ma tutti vogliono 'un po' di bene per tutti'. Gli uomini raccolti a Firenze vogliono che ci sia un po' di bene per tutti, anche se hanno sepolta questa loro umanità, che è la sorgente perenne del socialismo, sotto una piramide di parole insulse. Non solo vogliono un po' di bene per tutti, ma sentono che quel po' di bene per tutti si può raggiungere soltanto attraverso una azione politica nuova, nella quale non si sperperino attività preziose, come sono state sperperate negli anni trascorsi. [...]

  • 1919-Salvemini illustrato da E.Rota

    1919-Salvemini illustrato da E.Rota

    Domenica, 20 Gennaio 2019 - 368.26 Kb - pdf - febbea85beafdf101345c45e2a8382a8 - Ettore Rota, Una pagina di storia contemporanea: Gaetano Salvemini, in “Nuova Rivista Storica” Anno III, Fasc. IV, Società Editrice Dante Alighieri, 1919, pp. 311-395: L'uomo, il combattente, i metodi di lotta.[...] Ettore Rota Nacque a Milano il 3 marzo 1883. […] Nel 1917 insieme con Corrado Barbagallo, Antonio Anzilotti e Guido Porzio fondò la Nuova Rivista storica nel cui programma si asseriva che si voleva dare largo spazio alla storia sociale, economica, politica e delle idee. Nei primi due anni della rivista Rota intervenne con articoli che proseguivano i suoi studi sulle relazioni culturali tra Francia e Italia (Nazionalismo e storicismo. Rapporti di pensiero tra Italia e Francia avanti e dopo la Rivoluzione francese, in Nuova Rivista storica, I (1917), 1, pp. 21-55; 2, pp. 294-338; II (1918), 2, pp. 190-208; 5-6, pp. 523-555). […] Rota morì d’infarto il 23 agosto 1958 a Cannobbio, allora in provincia di Novara (oggi del Verbano Cusio Ossola).

  • 1963-La ragioni dell'intransigenza

    1963-La ragioni dell'intransigenza

    Martedì, 14 Luglio 2020 - 80.85 Kb - pdf - 30329735f1f43dcece8152d74f811ce0 - Nino Valeri, Gaetano Salvemini, in L'Astrolabio, pagg. 36-37, n. 8, 10 luglio 1963[...] Avendo dedicato la mia attività politica al problema del Mezzogiorno, mi sono trovato senza base nel Mezzogiorno, che è troppo ignorante, inerte, troppo pezzente intellettuale e morale per vedere i suoi diritti e per sostenere chi sostiene i suoi diritti. In provincia dì Bari non più di una mezza dozzina di persone ha capito, dopo venti anni di propaganda, le mie idee. I contadini hanno intuito confusamente che ero con loro, ma non erano in grado di creare un movimento organico, povera gente! Avevano bisogno di una classe dirigente che li inquadrasse; ma non l'hanno trovata. Nel decennio 1904-1914 io non riescii i a raccogliere intorno a me nessun gruppo abbastanza numeroso di piccoli borghesi: questi sentivano che ero loro avversario. Vennero con me appena cinque o sei giovani generosi ma non pratici, gli altri - pochi del resto - non valevano niente, e non capivano niente. Il più forte nucleo di miei seguaci piccolo-borghesi, quelli di Molfetta, non aveva che una preoccupazione: farsi aiutare da me, sventolarmi come bandiera per uccellar voti nella conquista del Comune. Dopo la guerra, sembrò che i combattenti venissero con me; ma questa era una tale razza di mascalzoni, che sudo freddo a pensare di essermi unito con loro! Ed ora sono andati a finire al fascismo: anche qui la massa dei contadini è buona, i condottieri sono piccolo-borghesi meridionali, quali li ho descritti io per la prima volta meritandomi i loro odii. [...]

  • 1963-Il riformismo meridionalista

    1963-Il riformismo meridionalista

    Lunedì, 04 Gennaio 2021 - 86.03 Kb - pdf - bf9e6327891d1cb8e0a46910d8d86168 - Augusto Torre, L'Astrolabio, pp. 38-39, N. 16, 25 Novembre 1963E' questa forse la raccolta di scritti di Salvemini che meglio ci rivela il suo pensiero e la sua azionepolitica, il perché della sua adesione al partito socialista e del suo progressivo allontanamento daesso. E' una raccolta che comprende scritti che vanno dal 1896 al 1955, cioè per un arco di tempo diquasi 60 anni.Giustamente nella prefazione Arfè osserva che l'origine del socialismo di S. non è nella questionemeridionale, la quale solo in seguito diventò prevalente e costituì tutta la ragione della sua adesioneal partito socialista. Come S. sia arrivato al socialismo ce lo rivela egli stesso in quella mirabilerievocazione del primo anno universitario, nella quale ci narra come al socialismo, in armonia conle inclinazioni della gioventù del tempo, passò tutto un gruppo di amici, del quale, fra l'altro,facevano parte i due Mondolfo, Gennaro Mondaini, Cesare Battisti, i quali rimasero uniti fra loroper tutta la vita. Sempre durante gli studi universitari Salvemini “divorò” il Manifesto deiComunisti e gli scritti di Marx sulle lotte di classe in Francia nel 1848, sul colpo di stato del 1851 esulla Comune, oltre al Materialismo storico di Antonio Labriola. [...]

  • 1964-Cristianesimo e clericalismo

    1964-Cristianesimo e clericalismo

    Giovedì, 07 Gennaio 2021 - 240.89 Kb - pdf - a1109863ac822885205564cfc7762435 - Gaetano Salvemini, L'Astrolabio, pagg. 34-38, Anno II, N. 5, 10 Marzo 1964[...] Da www.attualita.it Mons. Tonino Bello. Non è un tentativo di accaparramento.Oltre che maldestro, risulterebbe sacrilego. Prima di tutto, perché destinato a fare i conti con queste lucide dichiarazioni con cui Gaetano Salvemini, nel testamento che stilò pochi mesi prima di morire, si sottraeva a ogni strumentalizzazione: “Mi dorrebbe se, negli ultimi momenti della mia vita, un oscuramento del mio pensiero permettesse a qualcuno di farmi passare come ritornato ad una fede religiosa qualsiasi… Cessai di essere cattolico quando avevo diciotto anni e intendo morire fuori della Chiesa cattolica, senza equivoci di sorta”. [...]

  • 1965-Esame di coscienza di un interventista

    1965-Esame di coscienza di un interventista

    Mercoledì, 27 Gennaio 2021 - 86.24 Kb - pdf - 69d156038291474bf4a13ce7b197fad3 - Gaetano Salvemini, L'Astrolabio, Anno III, N. 20 (61), Pagg. 37-39, 2 Dicembre 1965 Presentiamo ai nostri lettori un passo, inedito, del Diario 1922 -1923 che sta per essere pubblicato integralmente nel volume delle Opere di Gaetano Salvemini edite da Feltrinelli (Scritti sul fascismo, II).

  • 1967-L'Europa verso la guerra

    1967-L'Europa verso la guerra

    Venerdì, 12 Febbraio 2021 - 196.63 Kb - pdf - 3ab52cb2bb42237f7f2cbbd28018ed2b - Augusto Torre, L'Astrolabio, n. 15, pp. 32-35, 9 aprile 1967L'avversione di Salvemini al fascismo, e cioè ad un regime che sopprimeva la libertà e offendeva la dignità umana e la giustizia, si manifestò fin dagli albori del movimento e fu una avversione irriducibile. Andato in esilio poté conoscere direttamente quello che all'estero pensavano del fascismo e come lo giudicavano. Mentre gli ambienti democratici lo condannavano apertamente, quelli conservatori di Francia ed Inghilterra lo consideravano con favore e come il regime che senz'altro si meritava il popolo italiano. La grande maggioranza dell'opinione pubblica poi si atteneva a quello che pubblicavano i giornali, che nella maggioranza erano l'eco della propaganda fascista. Su quello che pensavano gli ambienti conservatori inglesi abbiamo l'autorevolissima testimonianza di Churchill, che definì Mussolini “grande uomo” e per venti anni lo ammirò, e ancora nel 1951 scrisse di lui che durante i 21 anni della sua dittatura ... [...]
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