Dalle sue ceneri risorge - Provincia dei Frati Minori di S. Michele Arcangelo in Puglia (1899)

Veduta invernale del convento di San Matteo sul Gargano a S. Marco in Lamis.
Veduta invernale del convento di San Matteo sul Gargano a S. Marco in Lamis.
Per la vita dei Frati Minori, nel mondo contemporaneo, un documento di particolare importanza è la Bolla Felicitate quadam di Leone XIII, del 4 ottobre 1897 (Nota 1). In classico latino, il Papa manifesta il suo amore per l'Ordine francescano, amore che affonda le sue radici nelle grandi benemerenze acquistate dall'Ordine stesso nella sua storia plurisecolare. D'altra parte, non si può mettere in dubbio - osserva il Papa - che i frutti sarebbero stati più uber[t]osi e l'azione di apostolato più efficace in mezzo al popolo, se l'Ordine fosse rimasto nella sua unità voluta da S. Francesco.
Le varie famiglie di Osservanti, Riformati, Discalciati (Alcantarini) e Recolletti, se mantenevano un vincolo di unione in quanto riconoscevano un unico Ministro generale, erano, però, separate per costituzioni e statuti particolari. Per cui il Ministro generale aveva un potere limitato su le quattro famiglie, che, molto spesso, pensavano a sostenere interessi particolari a scapito del maggior bene comune. Controversie ed arrivismi degenerarono, alle volte, in perniciosa discordia.
Pertanto, “mantenere ancora, nel mondo moderno, la divisione delle suddette famiglie sarebbe esiziale per l'Ordine francescano che, per motivi particolari, sarebbe condannato a venir meno alla sua missione nella Chiesa Cattolica”.

Riorganizzazione delle Province monastiche.
Riorganizzazione delle Province monastiche.
“A ridare, dunque, vigore e saldezza all'Ordine dei Frati Minori bisogna porre fine alla dispersione delle forze, tanto più che in un'età d'indole democratica, qual’è la nostra, fa assai promettere di sé un Ordine di origine, di vita, e d'istituti popolari”.
“Stando così le cose, con l'Autorità Apostolica ed in virtù delle presenti lettere, l'Ordine dei Minori, sin qui distinto in frazioni, viene da noi riportato ad unità e vita comune, nel senso più stretto della parola, sicché formi un solo ed unico corpo, abolita ogni distinzione di famiglie”.
“Quest'Ordine, estinti i nomi di Osservanti, Riformati, Discalciati e Recolletti, si chiami, come lo chiamò S. Francesco, Ordine dei Frati Minori, senza alcun'altra aggiunta”. “Come uno è il Ministro generale, così uno solo sia il Procuratore generale, uno solo il Segretario generale, uno solo il Postulatore generale” (Nota 2)

Papa Leone XIII.
Papa Leone XIII.
Con la stessa Bolla, il Papa dava facoltà al Ministro generale con il suo Definitorio - nominati per questa volta direttamente dalla S. Sede - di unire o delimitare diversamente quelle province francescane, ove tale provvedimento fosse necessario o utile.
Si ebbe una completa trasformazione delle province.
In Puglia, l'anno prima, il Definitorio generale aveva inviato alcuni Commissari generali con lo scopo di riorganizzare le province francescane in maniera efficiente. Per le province ex Osservanti di Bari, Lecce, Calabria e Basilicata fu mandato p. Bernardino Devoto da Carasco; per le province ex Riformate delle stesse regioni p. Sisto da Serra (Nota 3).
Dopo la pubblicazione della Bolla Felicitate quadam, le province francescane di Puglia e del Molise furono unite in una sola provincia. Qual’era il loro stato nel 1898? Più che province vere e proprie, erano ruderi di province una volta fiorenti: la provincia di S. Nicola di Bari, risultante dall'unione dell'ex Osservante di S. Nicola e dell'ex Riformata di S.Nicola, contava sette case: Andria, Bitonto, Rutigliano, Molfetta, Bitetto, Castellaneta e Castellana, con 53 frati (per la maggior parte presso le loro famiglie) di cui 16 sacerdoti, 11 chierici, 26 tra fratelli laici e terziari (Nota 4).
La provincia ex Osservante di S. Angelo aveva sei case: S. Martino in Pensilis, Biccari, Castelnuovo Dauno, S. Matteo, Stignano, Bovino, con 53 frati, di cui 27 sacerdoti, 13 studenti e 13 fratelli laici e terziari (Nota 5).
Il Convento di Sepino in una vecchia cartolina.
Il Convento di Sepino in una vecchia cartolina.
La provincia ex Osservante di S. Ferdinando nel Molise contava tre case: Campobasso, Sepino (S. Maria degli Angeli) e Pietravairano, con 27 frati (compresi gli ex Riformati di Casacalendacasacalenda.jpg e Ripalimosani) di cui 12 sacerdoti, 5 chierici e 10 fratelli laici (Nota 6).
La provincia ex Riformata di S. Angelo, in Capitanata e Molise, contava cinque case: Ascoli Satriano, Casacalenda, Ripalimosani, Lucera (SS. Salvatore), S. Bartolomeo in Galdo. Va ricordato che la maggior parte dei conventi della provincia ex Riformata di S. Angelo era nell'Irpinia e nel Sannio, per cui si rimanda alla pubblicazione di p. Cherubino Martini, Il Francescanesimo nel Sannio e nell'Irpinia, Benevento 1961.
È evidente che contando i frati inabili e quelli indisponibili, ciascuna delle dette province non poteva bastare a sé stessa. S'imponeva una nuova circoscrizione. Come attuarla in pratica?
Alla suprema autorità dell'Ordine - scrive il Ministro generale p. Lauer nella sua lettera Nulla fortassis, del 1 luglio 1899 - si presentava una triplice via: 1) O far restare il numero delle province qual’era, e ciò era impossibile, perché alcune di esse esistevano soltanto di nome. 2) O costituire tante province-religiose quant'erano le province civili, e ciò era
Piantina illustrante i servizi culturali offerti dal Santuario di S. Matteo a s. Marco in Lamis.
Piantina illustrante i servizi culturali offerti dal Santuario di S. Matteo a s. Marco in Lamis.
inattuabile, perché, dato il numero ristretto dei frati e la particolare collocazione dei conventi, alcune province avrebbero avuto frati in abbondanza, altre non avrebbero potuto sussistere per mancanza di personale. 3) O riunire in una sola provincia religiosa più province civili.
Quest'ultima si dimostrava la sola via da seguire, perché o bisognava rassegnarsi alla morte lenta delle province, cosa poco saggia e poco onorifica per l'Ordine, o, per sopravvivere, concentrare le poche forze disponibili riducendo il numero delle province religiose, salvo che in seguito, cambiato lo stato delle cose, si potesse procedere ad una nuova circoscrizione delle province (Nota 7).
Fu la via seguita, con lungimirante saggezza, dai Ministri generali p. Luigi da Parma e specialmente da p. Luigi Lauer. Per chi ha il senso della storia e guarda realisticamente le cose, nel supremo interesse dell'Ordine dei Frati Minori, tale condotta era una necessità inderogabile.
Così le province francescane di S. Angelo in Puglia, di S. Nicola in Terra di Bari e di S. Ferdinando nel Molise furono unite in una sola provincia sotto il titolo di: Provincia dei Frati Minori di S. Michele  Arcangelo in Puglia, comprendente, in largo senso, i conventi collocati nelle province civili di Foggia, Bari e Campobasso.
Con decreto del 9 luglio 1899, il Ministro generale Lauer nominava i moderatori della provincia nelle persone di: p. Bernardino da Carasco Ministro provinciale - p. Romualdo da Casalnuovo Custode - p. Raffaele da Bitonto, p. Ambrogio da S. Nicandro, p. Isidoro da Catropignano e p. Antonio da S. Bartolomeo in Galdo Definitori.
Ordinava pure di stabilire la sede del Ministro provinciale in un convento centrale della provincia e dava l’elenco dei conventi, che erano:

1. - Gesù e Maria a S. Martino in Pensilisgesu-maria-in-pensilis.jpg
2. - S. Potito ad Ascoli Satrianoconvento-san-potito-satriano.jpg
3. - S. Francesco a Rutiglianoconvento-sanfrancesco-rutigliano.jpg
4. - S. Leone a BitontoS-Leone-Bitonto.jpg
5. - S. Antonio a Biccari
6. - S. Maria di Valleverde a BovinoS-Maria-Valleverde-Bovino.jpg
7. - S. Onofrio a CasacalendaS-Onofrio-Casacalenda.jpg
8. - S. Maria Maddalena a Castelnuovo DaunoS-Maria-Maddalena-Castelnuovo-Dauno.jpg
9. - S. Pasquale a FoggiaS-Pasquale-Foggia.jpg
10.- SS. Salvatore a LuceraSS-Salvatore-Lucera.jpg
11.- S. Maria di Stignano a S. Marco in LamisS-Maria-di-Stignano-S-Marco-in-Lamis.jpg
12.- S. Maria dei Martiri a MolfettaS-Maria-dei Martiri-Molfetta.jpg
13.- S. Piercelestino a Ripalimosaniconvento-S-Piercelestino-Ripalimosani.jpg
14.- S. Maria degli Angeli a SepinoS-Maria-degli-Angeli-Sepino.jpg
15.- S. Matteo a S. Marco in Lamisconvento-san-matteo-1920.jpg
16.- S. Maria Vetere ad Andriasanta-maria-vetere-andria.jpg
17.- B. Giacomo a Bitettobeato-giacomo-bitetto.jpg
18.- S. Maria degli Angeli a S. Bartolomeo in GaldoS-Maria-degli-Angeli-S-Bartolomeo-in-Galdo.jpg (Nota 8).

Frati francescani protomartiri in Marocco - Archivio del convento di S. Matteo.
Frati francescani protomartiri in Marocco - Archivio del convento di S. Matteo.
Il non facile compito di tradurre in pratica la nuova organizzazione della provincia fu affidato a p. Bernardino da Carasco, uomo perspicace ed energico. Nei giorni 5-13 novembre 1899, riunì il Definitorio a Foggia: il convento S. Pasquale fu dichiarato sede del Ministro provinciale, non perché, allora, fosse un locale adatto, ma come luogo centrale tra Bari e Campobasso; furono eletti i nuovi superiori; il personale era scarso e, mancando soggetti esperti e capaci, si dovettero affidare uffici a giovani inesperti, o a vecchi non adatti.
Una soluzione poco felice, anche se spiegabile in quel momento di trapasso, fu quella delle case di studio. I chierici furono scaglionati in diversi conventi. Cosa che non piacque al Ministro generale che scriveva a Carasco: “È mio volere che V. P. senza badare a pretesti di sorta dei guardiani o di altri, aduni tutti i chierici in due o tre case dove possano stare sotto la disciplina di un idoneo maestro e attendere ad uno studio regolare come si deve. Il continuare a tenere i chierici sparsi qua e là, a tre o quattro per convento, è lo stesso che volerli rovinare moralmente e scientificamente” (Nota 9). Lo stesso Generale consigliava d'imporre una tassa ai conventi per le necessità dei chierici. Ma il Provinciale incontrò resistenze, ed i chierici rimasero sparpagliati: sette chierici a Biccari, otto a Bitonto, due a Campobasso, uno a Molfetta, sette a Rutigliano, cinque a S. Martino in Pensilis. (Nota 10)
Nell'intricata questione del convento S. Matteo, in un primo momento, Carasco dimostrò le sue perplessità se chiuderlo o meno; per poco i francescani non perdettero per sempre quel convento. Si deve alla fermezza del Generale Lauer, e, per altro verso, agl’intrighi di p. Vincenzo Calvitto, se il convento non finì nelle mani dei Salesiani.
Lauer scriveva a Carasco:

“Letta la sua lettera del 22 marzo 1901, ho voluto riassumere la relazione informativa circa il convento S. Matteo, e tutto ponderato sono del parere che detto convento sia da conservare e piuttosto nel caso abbandonarne qualche dun altro di minore importanza e di minori risorse. Giacché i disordini che Ella lamenta avvenuti in S. Matteo non sono da imputarsi alla località, ma a chi ammetteva per questuante gente indegna e chiudeva poi un occhio su quanto facevasi” (Nota 11).

Dopo alcuni giorni altra lettera di Lauer a Carasco:

“Mi viene riferito che vi è chi lavora per fare acquisto del convento S. Matteo per conto dei Salesiani o di altri... Importando assaissimo, come già le dissi, per la provincia il convento S. Matteo, urge che V. P. si porti al più presto in Foggia per trattare col Rev/mo Ordinario, che pare ben disposto per noi onde il convento di S. Matteo resti alla provincia a costo di abbandonarne pure qualche altro, se è necessario. Le raccomando di prendere a petto la cosa“ (Nota 12).

Il caso del convento S. Matteo fu l'osso duro del provincialato di Carasco. Egli ebbe a che fare con la prepotenza di un cappellano municipale, qual’era p. Calvitto, il quale aveva “protestato categoricamente di rimanere a S. Matteo come cappellano municipale sfidando chiunque a scalzarlo”.
Carasco accolse la sfida: nel luglio 1901 emanava questo decreto:

“Per ragioni a noi note interdiciamo la celebrazione della Santa Messa ai sacerdoti già frati nostri Calvitto, La Porta e De Santolo".

Interno della chiesa del convento di San Matteo - Foto dall'altare maggiore.
Interno della chiesa del convento di San Matteo - Foto dall'altare maggiore.
Alle impennate di Calvitto rispose anche il vescovo di Foggia, Carlo Mola, che interdiceva la chiesa di S. Matteo (22 ottobre 1901). Calvitto dovette abbandonare il convento; il 27 novembre dello stesso anno, il vescovo toglieva l'interdetto.
P. Bernardino Devoto da Carasco sospirava la sua Genova: “Genua dilecta mea quando te videbo?”. E poco dopo: “Genua dilecta mea cito te videbo!”. Nell'agosto 1902 appagava il suo desiderio, ma nella provincia di S. Michele Arcangelo spirava aria di tempesta.
Dopo tre anni dalla sua costituzione, la provincia rivelava la sua immaturità. In termini legali e burocratici l'unione di antiche province era un fatto compiuto, ma i frati non erano uniti. Il disagio si vide alla fine del governo di Carasco, e durerà a lungo, più o meno velatamente, e sarà il punto di frizione in una società di uomini provenienti da luoghi disparati, e destinati a vivere sotto il medesimo tetto.
Alla morte di p. Lauer successe come Vicario generale dell'Ordine padre Davide Fleming, figura eminente nell'Ordine francescano, uomo dalle idee chiare e dal carattere fermo e risoluto. Con decreto del 20 luglio 1902, egli nominava il nuovo Definitorio nelle persone di p. Antonio Dota Ministro provinciale, p. Raffaele Rienzo Custode, i padri Filippo Petracca, Tommaso Lella, Vincenzo Levino e Antonio Bernardo Definitori (Nota 13). Lo stesso Fleming volle presiedere il congresso definitoriale, che si tenne a Bitonto dal 30 luglio al 2 agosto 1902. Senza mezzi termini ridusse i conventi da 18 a 12, ordinando la chiusura di quelli di Andria, Bitetto, Bovino, S. Martino in Pensilis, Casacalenda e Sepino (S. Maria degli Angeli). Divise le case in conventi formati retti da guardiani, e residenze rette da presidenti. Nei primi potevano dimorare soltanto coloro che accettavano la vita comune; nelle seconde dovevano dimorare quelli che volevano vivere ancora da pensionati. Vi erano i conventini di segregazione prospettati dalla bolla Felicitate quadam. Impostò gli studi su un piano di efficienza: studio di lettere a Campobasso con il lettore p. Eugenio Bovensi, studio di filosofia a Bitonto con il lettore p. Vincenzo Levino, studio di teologia a S. Matteo con i lettori p. Filippo Petracca e p. Nicola Giuliani. Designò il collegio serafico a Sepino (SS. Trinità) con il rettore p. Antonio Bernardo. Affidò la revisione degli statuti particolari a p. Petracca, nominò cronologo della provincia p. Francesco Antonio De Padova (Nota 14).
Particolare del Lapidarium del convento di S. Matteo.
Particolare del Lapidarium del convento di S. Matteo.
Prima di tornare a Roma, p. Fleming emanò (5 agosto 1902) un pesante decreto: "Resta sospesa, a nostro beneplacito, la vestizione dei novizi chierici (art. 1). La provincia, per alcuni anni, resta soggetta a improvvise visite da parte di inviati dalla Curia generale” (Nota 15).
Fu un fatto di estrema gravità che mortificava la provincia in sul nascere. In un clima di quasi terrore, si trovò a dirigere la barca una paterna figura di francescano semplice e buono, p. Antonio Dota. Era nato a S. Bartolomeo in Galdo, il 14 febbraio 1863, da Alberto e Maria Longo. Dominante intorno al piccolo Salvatore l'alone di una povertà estrema, scarseggiava persino il pane. Morto il padre, fu l'unico sostegno della mamma e di un fratello menomato. Fece il sarto, il barbiere, il suonatore di clarino; a 27 anni, il 12 settembre 1889, vestì l'abito francescano nel convento di S. Maria della Misericordia a Casalbore della provincia Riformata di S. Angelo; fece i voti solenni il 18 luglio 1892; dopo un accelerato corso di studi fu ordinato sacerdote il 4 settembre 1892. Fu maestro dei novizi (1892-98) nel convento di S. Antonio a Montecalvo. La sua opera educativa era espressione delle anime semplici, aveva il gusto della preghiera, sentiva il desiderio della propria santificazione.
Un angolo della biblioteca del convento di S. Matteo intitolata a p. Antonio Fania da Rignano Garganico.
Un angolo della biblioteca del convento di S. Matteo intitolata a p. Antonio Fania da Rignano Garganico.
Con l'unione delle province venne a far parte della provincia di S. Michele Arcangelo; nel 1902 fu nominato, da Roma, Ministro provinciale; nel 1905 fu eletto Custode e maestro dei novizi a Biccari. Rieletto Ministro provinciale nel 1908, rimase in carica fino al maggio del 1909, quando venne eletto Definitore generale. Per le famose alternative, quell'anno, spettava alla provincia di S. Michele Arcangelo avere il Definitore generale.
Nel 1911, con decreto di Pio X, sorgeva la provincia di S. Maria delle Grazie di Benevento, p. Dota optò per la provincia beneventana. Dal 1923 al 1937 dimorò nel convento di Vitulano come maestro dei novizi. Morì a Napoli, il 19 novembre 1937; le sue spoglie, nel 1940, trovate incorrotte, furono trasportate a Vitulano e tumulate nella chiesa del convento (Nota 16).
Il piazzale del convento di San Matteo in una vecchia foto.
Il piazzale del convento di San Matteo in una vecchia foto.
Sul piano umano p. Dota non era l'individuo più adatto a tradurre in pratica le disposizioni dell'energico Fleming. Un po' impacciato, a principio, Dota si rivolgeva al Vicario generale, il quale era pronto a ribadire: “non occorre che io qui le commenti l'assoluta e imperiosa necessità, e quindi in lei lo stretto dovere, di non recedere da niuna di quelle disposizioni che furono prese ed approvate nella Congregazione. Nel supremo interesse della provincia non si deve avere riguardo a chicchessia nel far eseguire gli ordini dati, né sgomentarsi dinanzi a difficoltà: il momento è decisivo, agisca quindi con carità di padre, ma sia forte e non ceda, sicuro che nel compiere il suo dovere, oltre all'aiuto di Dio, non le mancherà l'appoggio di questa Curia generalizia. Guai se da principio specialmente si mostra debolezza o si cede anche in un sol punto, tutto è finito“ (Nota 17).
Nonostante gli ordini perentori di Fleming di ridurre da 18 a 12 i conventi della provincia, p. Dota incontrò tali e tante difficoltà che riuscì a chiudere soltanto quelli di Bovino e di Sepino (S. Maria degli Angeli).
Sul piano religioso e morale, con purezza d'intenti e singolare amabilità, p. Dota influì efficacemente a far accettare con rassegnazione il duro provvedimento di Bitonto. “Aveva tanta bontà e carità che era impossibile resistergli; i frati dicevano: come si fa a non obbedire a p. Antonio?”. Restava come spina nel cuore l'interdetto di non ricevere novizi. Se da una parte esso si rivelava medicina salutare per reprimere alcuni abusi, dall'altra spingeva la provincia ad una fatale prostazione. Si colpiscano gli individui ma non si privi la provincia della fonte ove nascono le piante novelle: questo il pensiero di uomini responsabili in quel tempo.
A p. Fleming, nel maggio 1903, successe il Ministro generale p. Dionisio Schuler. P. Dota gli prospettò lo stato della provincia e chiese l'abolizione dell'interdetto. Ma Schuler, in un primo tempo, fu irremovibile.
“Grande è stata la pena da noi provata - scrive Dota - nello sperimentare, malgrado le nostre instancabili premure, fermo ancora il Rev/mo Generale col Definitorio nel mantenere il divieto per la recezione dei novizi chierici nella nostra provincia, la quale viene in tal modo a morire come di lenta consunzione, dopo quattro e più anni da che la casa di noviziato è chiusa. Noi ci domandiamo sconfortati: ma quali peccati piangiamo noi?“ (Nota 18). Non si nega da p. Dota la responsabilità di taluni individui inquieti ed egoisti che avevano alimentato uno stato di cose da impressionare negativamente Roma. Ma da un esame più attento e diretto, egli può dare una reale dimensione dei fatti e può accogliere le voci di religiosi leali: “ci si grida ora da tutti i punti della provincia: ma pregate, spingete il Definitorio generale, che il castigo è grave ed intollerabile, e la nostra provincia, che in fondo è buona, non deve rimanere più a lungo percossa ed annientata. Riconosciamo a pruova noi pure, come lo attestarono religiosi autorevoli, che la nostra provincia non è seconda alle altre consorelle dell'Ordine, avendo essa pure la quasi totalità dei suoi figli buoni e morigerati, docili ed ubbidienti” (Nota 19).
Il 14 dicembre 1903, il Definitorio provinciale inviava al Ministro generale Schuler questa petizione:

Una pianeta appartenente alla collezione di paramenti sacri del convento di S. Matteo.
Una pianeta appartenente alla collezione di paramenti sacri del convento di S. Matteo.
“Il Definitorio della provincia di S. Michele Arcangelo in Puglia, riunito per celebrare la prima Congregazione intermedia, umilia alla P. V. Rev/ma ed al suo Rev/mo Definitorio quanto appresso: Nell'ultima Congregazione capitolare celebrata in essa provincia, sotto la presidenza del Rev/mo p. Fleming, ex Vicario generale dell'Ordine, veniva sospesa con decreto dell'ex Vicario generale, assenziente il Rev/mo Definitorio generale e quello provinciale del luogo, la recezione dei novizi chierici in essa provincia fino a che non fossero scomparsi gli abusi contro il voto di povertà, che lamentavansi in parecchi religiosi della provincia.
Ma ora che tali abusi, i quali furono combattuti come meglio potevasi, hanno esulato, grazie a Dio, dalla provincia, i padri del suo Definitorio fanno caldo appello alla P. V. Rev/ma e al Rev/mo Definitorio generale, a che, ritirata la memorata proibizione, vogliano concedere la facoltà di ricevere i giovani postulanti al noviziato, e cessare così alla provincia la immane sventura di vedersi perire ogni giorno più come di lenta fatale consunzione, essendo nel finire del quarto anno che, per varie vicende, la sua casa di noviziato è chiusa, mentre il numero dei sacerdoti è già insufficiente ai bisogni dei conventi, e di chierici sono rimasti appena una ventina. Si aggiunga che parecchi dei probandi del Collegio serafico sono ritornati alle loro case per non potere i genitori poveri sostenere più la tassa mensile, e tre altri rimasti fra i degni di essere ammessi al noviziato si trovano anch’essi nella necessità di seguire i primi nell'andar via dal Collegio se altro tempo si frapponesse alla loro recezione.
Fiduciosi perciò i padri del suddetto Definitorio che la P. V. Rev/ma una al suo lodato Definitorio generale, dato alla petizione che le umiliano il necessario peso che merita, vorrà sicuramente dar esito favorevole alla medesima, le baciano con profondo rispetto le mani, e pregandola della serafica benedizione, se le rassegnano. Foggia S. Pasquale, 14 dicembre 1903. Fti: fr. Antonio Bernardo definitore - fr. Vincenzo Levino definitore - fr. Tommaso Lella definitore - fr. Filippo Petracca definitore - fr. Raffaele Rienzo custode - fr. Antonio M. Dota ministro provinciale” (Nota 20).

Alla dignitosa petizione, il Ministro generale Schuler rispose con decreto del 7 aprile 1904, in cui si abrogava l'interdetto e si permetteva la recezione dei novizi nel convento di Biccari (Nota 21).
La provincia si riprendeva dallo stato di prostazione. Già l'attenzione dei frati si rivolgeva ad un giovane di liete speranze.