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La Repubblica, 27.08.2000
Il Cavaliere che uccise un cane già morto
di Eugenio Scalfari
Ricomincia la gara per l'aggiudicazione delle cinque nuove licenze Umts, i telefonini di ultima generazione che hanno già fruttato centomila miliardi (in lire) al governo tedesco e  sessantaduemila a quello britannico. Il Tesoro italiano se ne aspetta ragionevolmente cinquantamila.
La destinazione di questa imponente massa di fondi sarà per nove decimi destinata a ridurre lo stock di debito pubblico o a colmare il residuo disavanzo dello Stato per l'esercizio 2001. Il resto dovrebbe andare a sostegno della crescita economica (investimenti, incentivi).
Non c'è gran differenza tra l'abbattimento del debito o del deficit di bilancio; si tratta infatti di partite strettamente connesse. Se lo stock di debito scenderà a ottantamila miliardi la  conseguenza sul bilancio dello Stato sarà quella di far diminuire di un terzo l'onere attuale degli interessi. Il deficit ne risulterà praticamente azzerato mentre il Tesoro rimborserà quaranta e più mila miliardi di lire ai possessori di titoli in scadenza. Se invece l'intera somma fosse destinata direttamente al risanamento del bilancio il Tesoro non avrebbe più necessità di emettere nuovi titoli per finanziare il suo fabbisogno con effetti analoghi sui rimborsi dei titoli in scadenza e sull'ammontare della spesa per interessi.
Giovanni Giolitti entrò a far parte della piccola galleria degli statisti e dei padri della patria soprattutto perché - come ci ricordavano i nostri vecchi - nel lungo periodo del suo governo, nel primo decennio del Novecento, fu realizzata la conversione della rendita abbassandone drasticamente il tasso d'interesse mentre la lira faceva aggio sull'oro, cioè era più apprezzata dell'oro che costituiva la base metallica del suo valore. Ebbene, l'operazione Umts equivarrà come una goccia d'acqua alla conversione della rendita di giolittiana memoria oltre al fatto che realizzerà un altro decisivo passo avanti nella liberalizzazione del settore delle telecomunicazioni.
Sento un gran discutere di riforme e di mancate riforme; ne parlano persone di qualità, imprenditori, uomini d' affari, studiosi, commentatori; ne parla sovente anche il nostro ottimo governatore della Banca centrale italiana ed è una geremiade ricorrente: bisogna accelerare le riforme, la sinistra in tema di riforme ha deluso le aspettative, se perderà la gara con la destra la ragione vera sarà proprio da ricercare su questo terreno.
Sarò corto di comprendonio ma francamente non capisco. 
I governi di centrosinistra avviarono otto anni fa (primo governo Amato del '92) il risanamento del bilancio e della finanza pubblica dal baratro in cui erano precipitati durante la dissennata gestione dei governi che si succedettero a partire dalla fine degli anni Settanta. Il risanamento si conclude ora, raggiungendo e anzi superando con netto anticipo i parametri fissati a Maastricht e ribaditi col patto di stabilità europea di Amsterdam.
Nei libri di testo di storia contemporanea si ricorda ancora il grande merito della Destra storica, quella dei Minghetti e dei Sella, che risanò il bilancio dello Stato in soli dodici anni, dal 1864 al 1876. Bene. Poco più di un secolo dopo il centrosinistra ha compiuto la stessa meritoria operazione in soli otto anni. Per di più ha portato la lira a fondersi nella moneta unica europea, altra riforma delle riforme che ha già cambiato e più ancora cambierà il panorama della vita europea e della nostra vita quotidiana.
Nel 1995 il governo di centrosinistra presieduto da Dini effettuò nella pace sociale una riforma delle pensioni che ha assicurato un sollievo decisivo alla finanza pubblica almeno fino al 2005. Nel 1999 sono state portate a termine altre due decisive riforme, quella della scuola e quella della sanità. Ovviamente non sono ancora a regime e potranno essere ulteriormente migliorate avvalendosi delle graduali esperienze.
Tralascio di ricordare altre e non piccole riforme in tema di salari, incentivi, sgravi. Ricordo però la grande riforma fiscale Visco del ' 97 che ha preceduto di tre anni quella tedesca e la manovra di sgravi annunciata proprio ieri da Jospin. Con la finanziaria che si discuterà tra poche settimane la riforma Visco sarà portata ulteriormente avanti e presumibilmente sorpasserà fin dal 2001 i risultati che il cancelliere Schroeder si è impegnato a conseguire nel 2003.
Gli italiani queste cose le sanno, le hanno vissute, hanno partecipato massicciamente ai sacrifici necessari per la realizzazione degli obiettivi sperati e voluti. Cinque riforme di grande rilievo sono state compiute in un paese che era precipitato agli ultimi posti della scala internazionale ed ora è tra i primi. Ce ne siamo scordati? Ve ne siete scordati? Leggo qua e là e sento dire là e qua che queste cose riguardano il passato. Che ci si promette per il futuro? Berlusconi promette, ma la sinistra è colpita da afasia; perciò perderà.
Questo leggo e sento dire. E lo sento dire mentre il reddito pro capite sta salendo di oltre il 3 per cento, l'inflazione è al 2,5 nonostante il peso della bolletta petrolifera, l'occupazione è finalmente in aumento, l'economia meridionale dà consistenti segni di risveglio.
Eppure questo pensa una larga parte della pubblica opinione. Perché? Bisogna pur chiederselo, perché è estremamente singolare che gli italiani non diano alcun peso alla strada che tutti insieme abbiamo compiuto e al maggior benessere di cui gode una larga maggioranza dei cittadini. E si scorda invece altre cosette che andrebbero ricordate, a cominciare per esempio dalla forsennata campagna pro Di Bella che fu condotta da Fini e dal suo partito. Che cosa è rimasto di quella campagna? Forse qualche morto di tumore in più?
Attendevo con una certa curiosità il programma di governo di Silvio Berlusconi che doveva esser presentato in anteprima al Meeting di Rimini di Cl. Curiosa platea, inneggiante al brigantaggio meridionale d'un secolo fa contro l'Italia unita del Risorgimento; ma tant'è, ciascuno è padrone di scegliersi il pubblico che più gli è congeniale e il "patron" di Fininvest ha scelto quello.
Però il programma, il programma concreto e tanto atteso, non si è udito. Il "patron" ha declinato in tutte le più generiche salse la parola libertà come se parlasse ad un popolo schiacciato dal tacco della tirannia. E chi sarebbero i tiranni liberticidi che hanno ridotto il paese in schiavitù? Ciampi? Prodi? Dini? D'Alema? Amato? Questi sarebbero stati e sarebbero i Pinochet italiani, gli Stalin italiani, gli Hitler italiani? Qualcuno ci crede?
Il "patron" di Fininvest nel '94 era oppresso da parecchie migliaia di miliardi di debiti e la sua azienda periclitava; oggi, dopo sei anni di ininterrotta tirannia, gode di un patrimonio di 30 mila miliardi, controlla ancora tutte le sue televisioni, è il più ricco contribuente italiano e tra i più ricchi d'Europa. Come vittima di una tirannide che sarebbe rivolta in particolare contro di lui non c'è proprio male.
La sola proposta concreta del suo programma esposto a Rimini è stata quella di ritirar fuori la legge Tremonti: completa franchigia fiscale ai profitti che siano reinvestiti. Quella legge, quando entrò in vigore, non procurò una sola lira di nuovi investimenti, servì soltanto a beneficiare la Fininvest con un bonus fiscale di oltre 200 miliardi. Ma vedi che paese: i ciellini si spellavano le mani a Rimini ascoltando quelle baggianate alle quali il giorno dopo Formigoni ha dato ulteriore lustro.
Si è sentito molto parlare non di programmi ma del cane morto del comunismo che ammorba l'Italia con la sua carogna. Qualcuno si sente onestamente ammorbato dal puzzo di quel cane morto? E che cosa bisogna fare per far scomparire la puzza? Arrestare D'Alema, mandare Veltroni a domicilio coatto, espellere Cofferati con foglio di via obbligatorio, abolire il servizio sanitario nazionale, abolire la scuola pubblica? Ce lo dica Cavaliere, noi uomini di buona volontà siamo pronti a mettere in pratica le sue direttive.
C'era una riforma che si doveva e poteva utilmente fare, quella elettorale, ma il "patron" a Rimini ha detto no. La legge va bene così com'è. Applausi. Ma, torno a domandarmi: perché accade questo? Cos'è questa insensatezza diffusa?
La politica non è mai piaciuta alle persone prese dai loro affari, dai loro interessi, dal loro sacrosanto tempo libero. Ci hanno sempre visto una perdita di tempo, un confronto miserevole di vanità, un arraffa arraffa di posti di comando e di prebende, una montagna di chiacchiere inconcludenti e di parole incomprensibili.
Purtroppo la politica è anche questo, specie in certe fasi di confusione e di egoismi scatenati. Ma non è per fortuna solo questo. Fu questa la politica di Ciampi quando era ministro e presidente del Consiglio? Eppure allora anche lui fu vilipeso senza risparmio, anche lui fu annoverato tra le protesi dei comunisti. E Prodi, la mortadella Prodi, non fu indicato come un'altra protesi? Non parliamo di D'Alema, lui non era una protesi, lui era il cane morto in persona, da seppellire. Amato è cronologicamente l'ultima protesi, l'utile idiota. Non si sentiva più da almeno quarant'anni parlare di utili idioti. Adesso si regredisce anche nel lessico. Alla gente piace così?
Francamente non so rispondere. La famosa gente vorrebbe che i politici fossero puri, dedicati interamente al pubblico servizio, suscitatori di speranze, portatori di valori. E che sapessero anche fare "ole", onda con le mani, come Fiorello e perfino come papa Wojtyla. Sorella tivù gli ha insegnato così.
Amato e Rutelli nel loro incontro dell'altro ieri hanno deciso di mettersi l'elmetto e partire concordi per la guerra. Ottimo proposito. Personalmente continuo a sperare che non sia Fiorello a vincere la gara e che gli italiani siano migliori di quanto sembri. Mi sbaglierò, ma ci spero e nessuno me lo può impedire, almeno per ora.