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La Repubblica, 13.01.1999
Ma non credo agli sceriffi
di Massimo Cacciari
Il tema della sicurezza investe problemi decisivi di questo inizio Millennio. Non è né di destra né di sinistra né di centro. Può essere stupido o intelligente soltanto il modo in cui lo si affronta. Vi è un modo facile, demagogico, pronto a cavalcare in ogni occasione l' "homo infelix et iratus", una politica fatta di slogan, sdraiata sugli istinti dell'opinione pubblica. Una non-politica, insomma. Che non si avvede, o finge di non capire, come oggi il problema della sicurezza faccia tutt'uno con i problemi davvero epocali dell'immigrazione di massa nei paesi europei, con quelli, cioè, dell'intollerabile squilibrio tra i nostri paesi e i continenti che li attorniano, squilibrio ciecamente provocato dalle forme del nostro stesso sviluppo. La nostra "esposizione" a questi colossali e inarrestabili processi è drammatica. Pensiamo di risolverli derubricandoli a problemi di ordine pubblico? 
O innalzeremo cortine di ferro lungo il Mediterraneo? O che la questione della cosiddetta micro-criminalità possa essere affrontata senza coglierne il nesso ormai organico con la criminalità stra-organizzata?
Si dirà: il solito discorso che rimanda ad altro, che traccia scenari così ampi da risultare impraticabili. Nulla di meno vero: invece di vaniloqui sull'autodifesa, irresponsabilmente sponsorizzati anche da chi dovrebbe avere responsabilità istituzionali, si faccia finalmente qualcosa di serio sul piano organizzativo e finanziario tra Governo, Regioni ed Enti Locali, per una effettiva politica in grado di accogliere, indirizzare e informare le masse di extracomunitari con cui dovremo imparare a convivere.
Si facciano leggi chiare e severe per l'immediato allontanamento di chi non rispetta le nostre norme. E poi, certo, si controlli, si rafforzi il presidio del territorio, si aumentino gli organici delle forze dell'ordine. Una politica intelligente per la sicurezza è una politica che sa coniugare strategia sui problemi dell'immigrazione e dell'accoglienza, che vuole e sa costruire bilanci e leggi sulla base di questa nuova priorità, con il potenziamento immediato dei servizi e delle forze dell'ordine. E lo stesso vale per l'emergenza contro la criminalità organizzata. Come si fa a gridare, da una parte, alla "sicurezza abbandonata", mentre dall'altra si dà anche soltanto l'impressione di "abbandonare" giudici e magistrati sul fronte di indagini e processi delicatissimi? Come si fa a combattere davvero la criminalità grande e piccola se gli stessi immigrati non trovano, in tante aree del Paese, alternative valide al farsi assoldare? O se le politiche occupazionali continueranno ad avere un carattere occasional-assistenzialistico? 
Mancano azioni coordinate, manca una politica di sistema. E tutti sembrano farsi concorrenza nell'inseguire ansie, inquietudini, paure, invece di tentare, come sarebbe dovere, realistiche e responsabili risposte.
Non abbiamo bisogno di sceriffi. Abbiamo bisogno come del pane di una complessiva riorganizzazione delle forze dell'ordine. Lo vado dicendo da anni; l'ho ripetuto (invano) ad assemblee nazionali della polizia e dei vigili urbani. È l'intero sistema che va ripensato. Le funzioni tra i vari corpi vanno finalmente distinte e specializzate. Sprechi e sovrapposizioni vanno eliminati. È certo necessario un corpo nazionale di sicurezza. Ma la polizia può essere riorganizzata efficacemente su base regionale. L'Ente locale deve svolgere un ruolo essenziale nell'impostazione della sua attività. Il sindaco deve presiedere con il prefetto il comitato per l'ordine pubblico. Il corpo dei vigili urbani va in questo senso potenziato e qualificato, in forte raccordo operativo con la polizia.
Una simile riforma aumenterebbe le nostre potenzialità di intervento; l'esperienza e le conoscenze dell'ente locale risulterebbero utilissime per l'efficacia operativa della polizia; il presidio del territorio sarebbe meglio concertato e meglio corrisponderebbe alle domande ed esigenze dei cittadini.
Tutti debbono fare la loro parte: anzitutto il legislatore facendo la riforma; le prefetture rafforzando fin d'ora il rapporto con il Comune; il Comune promuovendo la riqualificazione della propria polizia urbana. Di questo abbiamo bisogno: di regole, norme, strutture e idee nuove. Urla, grida e proteste sono comprensibili quando vengono dai cittadini, sono indecenti quando vengono da chi dovrebbe fare politica.