Il Diavoletto, Anno XIII, N. 258, 7 novembre 1860.
(Dal Cattolico di Genova)

Il massacro della famiglia Cignoli - Da Massacro della famiglia Cignoli ordinato li 20 maggio 1859..., Firenze, 1868
Il massacro della famiglia Cignoli - Da Massacro della famiglia Cignoli ordinato li 20 maggio 1859..., Firenze, 1868
La menzogna è sempre condannata a smentirsi: questa sentenza fu proferita dalla bocca di Colui che non s'inganna. Ma anche senza la parola dell'eterno Vero abbiamo prove luculentissime di questa asserzione.
I liberali, ossia coloro che, usurpandosi questo nome, se ne fanno egida alle più inaudite iniquità, ci danno materia a dimostrare come la menzogna si smentisce continuamente.
Citiamo dei fatti.
Durante l'epoca funesta del 1848 e 1849 qualche Governo si trovò nella dolorosa necessità di dover bombardare qualche città ribellata. Quanto scandalo non ne mossero i liberali! Il solo re di Napoli, per parte sua, dovette adattarsi ad essere chiamato il re bomba.
Se i liberali avean tanto in odio le bombe, giova credere che non mai sarebbero ricorsi a questo triste espediente. Eppure, chi il crederebbe? nel 1849 il generale Alfonso Lamarmora bombardava liberalmente Genova, rispondendo in tal guisa al libero voto dei genovesi. Ma siccome questo fatto era alquanto rimoto, vollero i liberali darci prove più recenti del loro bombesco valore. E noi abbiamo veduto bombardare Ancona dalle truppe piemontesi, anzi la abbiamo veduta bombardare per undici ore continue non ostante la bandiera parlamentaria. Ora o è un male il bombardare o no. Se è un male, perchè non lo sarà tanto pel re di Napoli quanto pel conte di Cavour; se no, perchè non lo sarà egualmente per ambe le parti?
Si aggiunga che il re di Napoli bombardava una sua città ribellata, mentre i piemontesi bombardavano la città d'un principe italiano, d'un principe indipendente, d'un principe col quale il Governo piemontese non era in guerra, d'un principe finalmente che non minacciava nessuno, che non poteva incutere timore a nessuno. E non contenti di aver bombardato Ancona, s'apparecchiano a bombardar Capua, a bombardar Gaeta, pronti a bombardar mezzo mondo se lo credessero conveniente.
Che se fu tanto esecrato il re di Napoli Ferdinando II, perchè bombardò Napoli e Messina, quanto più... ma procediamo.
I Mille
I Mille
L'anno scorso gli austriaci, dopo aver dichiarato e cominciato la guerra col Piemonte, fucilarono la famiglia Cignoli che trovarono armata contro di loro. Noi non approviamo nè condanniamo questo fatto; lo citiamo come cronisti, e come tali ricordiamo pure le geremiadi dei fogli liberali contro gli austriaci per questo fatto. Coloro che fecero l'apologia dell'assassinio di Pellegrino Rossi e del Ximenes, coloro che esaltarono fino alle stelle i Libeny, i Merino, gli Orsini, i Milano coloro che non parlavano che di coltellate, di dita alla gola, di corda e di sapone, essi versarono lagrime di cocodrillo sugli sventurati Cignoli. Eppure, lo crederete? passò poco più d'un anno; e Garibaldi fece fucilare a Milazzo 39 liberi cittadini, perchè fedeli al loro legittimo sovrano. Né qui sta il tutto. L'eroe di Castelfidardo, Enrico Cialdini, che intraprese la sua eroica crociata con quel tale ordine del giorno, degno più d'un mariuolo che d'un generale, come si diporta nel regno delle Due Sicilie? Lo diciamo colle sue stesse parole, che le nostre parrebbero sospette: “Faccia pubblicare (scriveva egli stesso al governatore di Molise) che io fucilo tutti i paesani armati che piglio. Oggi ho già cominciato”. Che differenza faremo adesso fra Urban e Cialdini? Urban fucilò (secondo i diarii liberali) una sola famiglia; Cialdini fucila (secondo le sue parole) tutti i paesani armati che piglia. Il lettore imparziale faccia egli stesso i confronti. La palma nel fucilare gli venne contesa da un altro eroe più eroico forse di lui, il generale Nino Saib.... cioè Nino Bixio.
All'Unione di Bianchi Giovini, giornale, come ognun sa, tutt'altro che clericale, scriveano da Napoli in data del 19 ottobre:

“Bixio AMMAZZA a rompicollo, all'impazzata amici e nemici; fa moschettare tutti i prigionieri stranieri (il corsivo è dell'Unione) che gli capitan fra le unghie, e tira colpi di pistola a quei suoi ufficiali che osano far motto di disapprovazione (parlasi di 300 bavaresi fatti prigionieri ch'egli avrebbe fatti fucilare in una giornata): pochi dì fa diede per un nonnulla un colpo di fendente al figlio di Garibaldi, né so come se la sia cavata”.

I Mille
I Mille
Né siamo ancora alla fine. Vi ricordate i famosi dispacci del saccheggio ordinato da Lamoricière, e della pece di cui fece ingenti provviste per incendiare Perugia e non sappiamo quali altre città? Quale orrore! Quale costernazione non si sparse nelle file di quelle anime candide dei rivoluzionarii! Come! dicean tutti inorriditi, in pieno secolo decimo nono, con tanto progresso di civiltà, si trova un generale che osa prepararsi ad incendiare intere città! E i babbei si facevano i crocioni come fra Cipolla a Certaldo, e facendo gli occhiacci e le bocche, dicevano: E dicon bene, non si può negare. Lamoricière veramente.... vuole disonorare la causa giusta che difende... vuol dar occasione... Imbecilli! Quasi che questa non fosse la più sfacciata delle menzogne; tanto sfacciata che sebbene i rivoluzionari siano ben provvisti di impudenza, non ne ebbero tanta da seguitar ad affermar questa loro iniqua impostura.
Ma chi ricordi quanto orrore abbiano ispirato ai rivoluzionari il saccheggio e la pece, si meraviglierà certo al sentire come essi abbian fatto quello stesso che accusavano Lamoricière di voler fare. Lamoricière, (secondo essi) voleva incendiare Perugia; essi non si contentarono di voler abbruciare, abbruciarono difatto.
Né ciò è una favola; sentite i giornali di Napoli i quali finora son tutti rivoluzionari:

"La reazione manifestatasi nel distretto di Avezzano (dicono essi sotto la data del 25 ottobre) è stata finalmente schiacciata. Tagliacozzo è stato BRUCIATO”.

Dite, lettori cortesi, sentiste mai che gli austriaci, i mercenari di Lamoricière e i lazzaroni del re di Napoli incendiassero mai nessun villaggio? Questa gloria era riserbata agli eroi della rivoluzione.