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Introduzione al volume di Massimo Omiccioli, La "strana" biblioteca di uno "strano" economista
Viaggio tra i libri di Ernesto Rossi, Banca d'Italia, Roma 2018

Periodico clandestino "Non Mollare", Firenze 23 maggio 1925.
Periodico clandestino "Non Mollare", Firenze 23 maggio 1925.
Nella sua testimonianza a un convegno del 1983 sulla ricezione del pensiero di Keynes nel nostro Paese, Paolo Baffi richiamò la familiarità di Ernesto Rossi con la Banca d’Italia negli anni del secondo dopoguerra. "Tra gli economisti di spicco che erano di casa in Banca – osservò Baffi – il più ostile a Keynes era forse Ernesto Rossi, grande amico di Einaudi e di Menichella". Come ricordava nello stesso convegno Giacomo Becattini, Rossi aveva letto Keynes "in qualche cella delle patrie galere", già prima della guerra, per cercarvi una risposta ai problemi del tempo.
La lettura in carcere di Keynes - come quella di Hayek, Hicks, Knight, Mises, Morgenstern, Pigou, Robbins, Joan Robinson, Wicksell e Wicksteed, solo per citare i principali - nacque dai consigli di Luigi Einaudi; finché gli fu consentito, fu il frutto dell’invio stesso dei libri da parte sua. Il professore torinese continuò a sostenere Rossi negli anni del confino a Ventotene, quando poterono riprendere il loro colloquio epistolare diretto. E fu proprio da Einaudi e dalle sue Lettere politiche di Junius, scritte fra il 1917 e il 1919, che Rossi trasse ispirazione, alla vigilia e nel corso del nuovo conflitto europeo e mondiale, per quell’ideale federalista che animò il Manifesto di Ventotene. Nel dopoguerra i suoi rapporti con la Banca d’Italia si estesero – dai legami che lo univano a Einaudi – a quelli con Donato Menichella, con lo stesso Baffi, e con altri economisti del Servizio Studi.
Redattori del periodico fiorentino Non Mollare, ottobre 1925. Da sinistra a destra: Nello Traquandi, Tommaso Ramorino, Carlo Rosselli, Ernesto Rossi, Luigi Emery, Nello Rosselli.
Redattori del periodico fiorentino Non Mollare, ottobre 1925. Da sinistra a destra: Nello Traquandi, Tommaso Ramorino, Carlo Rosselli, Ernesto Rossi, Luigi Emery, Nello Rosselli.
Erano gli anni in cui Rossi guidava l’azienda pubblica cui era stato affidato il compito di vendere l’ingente massa di beni e materiali lasciati dall’esercito alleato, ma in cui condusse anche le sue battaglie giornalistiche a favore della concorrenza e contro le incrostazioni corporative dell’economia italiana.
Riccardo Bauer (Archivio Storico Società Umanitaria Milano)
Riccardo Bauer (Archivio Storico Società Umanitaria Milano)
Se in carcere gli era stato concesso di leggere, pur in mezzo a restrizioni e divieti, per lungo tempo non gli fu invece consentito di scrivere se non l’unica lettera settimanale alla madre e alla moglie, sistematicamente sottoposta a una plurima censura. Studiare in carcere, per anni, non solo senza poter condividere con altri le proprie riflessioni, ma senza neppure poterle annotare, richiese tutte quelle "alte – e rarissime – qualità di carattere, oltre che di intelligenza acuta e chiara" di cui Attilio Cabiati aveva scritto alla madre di Ernesto, dopo la condanna a vent’anni inflittagli dal Tribunale speciale.
È per documentare quello strenuo impegno che alla pubblicazione del catalogo dei libri di economia appartenuti a Ernesto Rossi – conservati ora dalla Biblioteca Paolo Baffi della Banca d’Italia,
Ernesto Rossi con la madre Elide, nel 1929.
Ernesto Rossi con la madre Elide, nel 1929.
grazie alla generosità di Giulio Cifarelli e Claudio Treves – si affianca questo "viaggio" tra i suoi libri e le loro vicende intellettuali e materiali. I libri che Rossi riuscì ad avere in carcere e al confino e quelli che invece gli furono negati, o che furono distrutti dalla censura; quelli che lesse e studiò più volte con passione e quelli che invece criticò aspramente; i libri che tradusse o progettò di tradurre, e quelli che scrisse o tentò di scrivere. Un "viaggio" attraverso un frammento particolarissimo della storia del pensiero economico nel nostro Paese, ma ancor prima
attraverso un capitolo prezioso della sua storia civile.
Ignazio Visco