Il brano che segue è tratto da Saggio sulle classi sociali di Paolo Sylos Labini, Laterza, 1975

Si sente ripetere spesso che oramai l'Italia è di­ventata un paese moderno, che è entrata nel novero dei dieci paesi più industrializzati del mondo. Questo è vero, ma è solo una parte della verità. Per una distorsione probabilmente imputabile alla grande in­fluenza del pensiero economico sulla cultura sociale e politica, si tende a stabilire un'equivalenza fra grado di sviluppo economico e grado di sviluppo civile. È triste osservare che così non è: il nostro reddito in­dividuale medio oggi è solo limitatamente inferiore a quello inglese - siamo arrivati al 70-75%. Ma, pur senza tener conto del fatto che la distribuzione per­sonale e regionale del reddito nazionale italiano è molto più diseguale di quanto sia in Inghilterra, si deve dire che se il grado di sviluppo civile fosse quantificabile esso sarebbe molto inferiore a quel 70%. Qualche aspetto quantitativo della nostra arretratezza economica e civile, ben più significativo del livello relativo del reddito individuale, può essere individuato esaminando con attenzione i contrasti economici e so­ciali che caratterizzano il nostro paese. Certo, tutte le società contengono nel proprio seno elementi contrastanti; ma nella società italiana i contrasti raggiungono un'intensità molto diffìcilmente riscontrabile in altri paesi:
- accanto a imprese moderne, grandi e piccole, esiste nell'industria un gran numero di unità produt­tive arcaiche e inefficienti, la cui attività si fonda sul lavoro a domicilio o sui sottosalari o su opere ottenute in sub-appalto;
- l'esodo agrario - che si è svolto e si svolge in tutti i paesi industrializzati - in Italia assume ca­ratteristiche patologiche, poiché le terre che si spo­polano non sono necessariamente le meno fertili e le meno suscettibili di sviluppo, ma quelle in cui manca il supporto dello sviluppo di attività extra-agricole moderne;
- le attività produttive moderne si concentrano in certe aree del Nord, in contrasto crescente con la rarefazione delle attività produttive in molte aree del Sud: alla congestione di quelle aree fanno riscontro i vuoti delle zone meridionali;
- la percentuale dei disoccupati è fra le più alte dei paesi industrializzati, e certamente la più alta è la percentuale di occupati precari, in gran parte con­centrati nelle regioni meridionali; corrispondentemen­te, il sottoproletariato urbano e quello rurale assu­mono proporzioni enormi, specialmente nelle città e nelle aree ad agricoltura povera del Mezzogiorno; viceversa, la percentuale della popolazione attiva è fra le più basse (forse la più bassa dei paesi industrializ­zati);
- l'Italia è forse l'unico paese che riesce ad esportare simultaneamente lavoratori e capitali - un fatto apparentemente assurdo, da un punto di vista economico;
- allo sviluppo del settore privato moderno fa riscontro un gravissimo sottosviluppo del settore pub­blico (problema della burocrazia e questione delle ri­forme).
A questi contrasti economici corrispondono, necessariamente, contrasti nella società e nella compo­sizione delle classi sociali:
- la percentuale di semianalfabeti non trova ri­scontro in nessun paese civile;
- la classe borghese, che pure è relativamente la più omogenea, presenta, nel suo interno, differen­ziazioni culturali e politiche rilevanti;
- la classe operaia, se si eccettua il suo nucleo industriale moderno, è fortemente differenziata, come conseguenza dello sviluppo fortemente differenziato in senso geografico e settoriale (nel Mezzogiorno la classe operaia in senso proprio è molto limitata: i legami fra i diversi gruppi di salariati e di contadini poveri sono deboli);
- la piccola borghesia è ancor più fortemente differenziata, sia in senso economico che in senso so­ciale e politico; considerata l'instabilità di questa quasi classe e considerata la sua estensione numerica, è qui che occorre concentrare l'analisi critica per porre in termini appropriati i problemi politici del nostro paese.