1302

Pace di Caltabellotta.
Fu firmata il 31 agosto 1302 a conclusione della guerra del Vespro Siciliano, fra Angioini e Aragonesi. Dopo alcuni giorni di trattative svoltesi fra Sciacca e Caltabellotta, i belligeranti (da un lato Roberto, figlio di Carlo II d'Angiò, dall'altro Federico d'Aragona) convennero che la Sicilia con le isole circostanti, sarebbe rimasta a Federico vita natural durante, col titolo di re di Trinacria; che questi avrebbe sposato Eleonora sorella di Roberto e che ai figli nascituri sarebbe stato procurato il regno di Gerusalemme o quello di Cipro, nel qual caso, previo pagamento di 10 mila once d'oro, la Sicilia sarebbe ritornata agli Angioini. Il trattato fu chiamato anche di Castronuovo (Caltavuturo), località quest'ultima, in cui si firmarono i preliminari dell'accordo. Nuovi germi di guerra erano in esso contenuti e infatti fu più una tregua che una pace definitiva. Purtuttavia per il momento la questione siciliana fu considerata chiusa.

 

La Pace di Caltabellotta.
La Pace di Caltabellotta.

La Sicilia definitivamente agli Aragonesi con nuovo regno di Trinacria.

1302

Papa Bonifacio VIII emette la bolla Unam Sanctam.
'Lo schiaffo di Anagni': Filippo IV il Bello umilia il Papa
Al di là dei motivi contingenti che lo provocarono (la pretesa del re di Francia di tassare i beni ecclesiastici posti sul suo territorio), lo scontro tra Filippo IV il Bello e papa Bonifacio VIII costituì una significativa variante del tradizionale conflitto fra potere temporale e potere spirituale. A rappresentare il primo non vi era infatti l'imperatore, ma un monarca deciso ad affermare la propria sovranità assoluta su tutto quanto si trovasse entro i confini del suo regno. Con ogni mezzo. Nel settembre 1303, dunque, una schiera di armati francesi penetrò con la forza nella residenza papale di Anagni: Bonifacio VIII fu insultato, arrestato, forse percosso. Morì poco dopo.
Che il potere spirituale supera in dignità e nobiltà tutti quelli terreni dobbiamo proclamarlo tanto più apertamente quanto lo spirituale eccelle sul temporale. Il che, invero, noi possiamo chiaramente constatare con i nostri occhi dal versamento delle decime, dalla benedizione e santificazione, dal riconoscimento di tale potere e dall'esercitare il governo sopra le medesime.
Dalla bolla 'Unam Sanctam'

Lo Schaffo di Anagni.
Lo Schaffo di Anagni.

Tenta di ristabilire il primato del pontefice sui sovrani europei, ma ormai non ha alleati e i proclami cadono nel vuoto.

1305

Inizio della cattività avignonese con Papa Clemente V

 

Il papato si stabilisce a Avignone ed entra, almeno inizialmente, nell'orbita del re di Francia.

I cardinali francesi si oppongono al ritorno del papa a Roma ed eleggono un proprio antipapa ad Avignone: inizia il Grande Scisma.

1307

Filippo il Bello inizia il processo contro l'Ordine templare.
Grande sviluppo della civiltà francese a partire dalla fine del XII secolo.
'Sin dalla fine del secolo XII la Francia era alla testa dell'Europa in quasi tutte le attività artistiche e intellettuali. L'architettura religiosa e i suoi derivati, vetrate, smalti, oreficeria, scultura, vi avevano i loro centri più famosi [...]. La sua epopea, la sua lirica in lingua d'oc e di öil, i suoi romanzi, il suo teatro, la sua musica imponevano i loro temi, i loro metri, i loro simboli [...]. La sua filosofia, la sua teologia facevano da contrappeso persino a quelle emanate da Roma [...]. La feudalità e la cavalleria francese furono di modello alla nobiltà d'ogni paese e diedero campioni e combattenti a tutte le battaglie fra cristiani e infedeli'.
R. S. Lopez, 1966

I Templari.
I Templari.

1339

Inizia la Guerra dei Cent'Anni tra Francia e Inghilterra
Le monarchie francese e inglese (secc. X-XIV)
I secoli che vedono l'espansione economica, religiosa e militare dell'Occidente e lo svolgersi del lungo conflitto fra Papato e Impero sono anche quelli in cui, con tempi e modalità differenti, l'autorità regia si afferma in Francia e in Inghilterra. La forma specifica che tale affermazione assume viene tradizionalmente sintetizzata nell'espressione di 'monarchia feudale', con ciò intendendo un ordinamento nel quale il re si avvale, per esercitare il suo potere, degli strumenti tipici dell'universo feudale: il Vassallaggio, simboleggiato dall'omaggio e dalla fedeltà, e il beneficio Feudo, bene materiale o diritto concesso in cambio di determinati servizi. Verso la fine dell'XI secolo il regno assoggettato da Guglielmo I il Conquistatore nel 1066 - che esclude l'Irlanda, la Scozia e il Galles - presenta un modello di governo fortemente centralizzato, con solide istituzioni finanziarie e funzionari strettamente dipendenti dal trono. Come in Normandia, dove il sistema è già stato adeguatamente sperimentato, il sovrano si situa al vertice di una piramide di rapporti personali che, attraverso vari livelli, gli consentono di dominare il complesso della nobiltà insulare. Il Domesday Book, il grande censimento fiscale realizzato da Guglielmo nel 1086, ha fra i suoi diversi obiettivi anche quello di fissare sulla carta questa vastissima rete di dipendenze.
In Francia invece, dove già da un secolo tengono lo scettro i Capetingi, il re domina solo parzialmente l'insieme delle relazioni feudali che cementano i legami interni all'aristocrazia. La difficoltà di controllare materialmente un regno assai vasto e la tradizione di frazionamento politico che ha radici nell'epoca post-carolingia si concretano nell'esistenza di forti e autonomi principati territoriali (ducato di Normandia, contea d'Angiò, contea di Blois, ducato di Guascogna), talvolta più estesi degli stessi dominii diretti del re. Dalla parte della monarchia vi sono però l'importanza economica dei suoi possedimenti (le ricche terre cerealicole dell'Ile-de-France), l'intesa con la Chiesa, e soprattutto la diffusa credenza nel carattere sacro e addirittura taumaturgico della figura del re. Per ambedue i paesi l'evoluzione successiva è condizionata dal sorgere della dinastia anglo-franco-normanna dei Plantageneti,che nel 1154 giunge a cumulare, con Enrico II Plantageneto, la Corona inglese e metà dell'intero territorio della Francia. L'Inghilterra è all'apice della potenza, di fronte ad una monarchia francese colpita nel prestigio e nelle possibilità di sviluppo dalla ingombrante presenza di un vassallo che è al tempo stesso sovrano di un regno rivale.
Lo scontro diventa inevitabile alla fine del secolo. Da un lato vi è il francese Filippo II Augusto Capeto, artefice di un tenace quanto rapido allargamento dei dominii reali, dall'altro l'inglese Giovanni Senza Terra, celebre per il suo oppressivo fiscalismo e la sua imperizia di cavaliere. In un rovesciamento dei rapporti di forza vigenti fino a qualche decennio prima, a prevalere è Filippo: dopo la battaglia di Bouvines del 1214 i possessi della monarchia inglese sul suolo di Francia sono ridotti alla regione della Guienna. In difficoltà anche all'interno, Giovanni Senza Terra deve allora accettare la limitazione delle prerogative reali sancite dalla Magna Charta, mentre il suo successore Enrico III Plantageneto, che regna fino al 1272, si trova a fronteggiare una pericolosa rivolta dei baroni. La ripresa della monarchia inglese si ha a partire dall'ultimo Duecento, quando Edoardo I completa la conquista del Galles e instaura un rapporto di collaborazione con i nobili, gli ecclesiastici e i borghesi delle città. Ormai il potere viene diviso con il Parlamento, che rappresenta le diverse comunità del regno, il cui consenso è necessario per qualsiasi imposizione fiscale. In Francia i successi di Filippo II, giustamente definito 'Augusto' (dal latino augere = accrescere), si consolidano nel Duecento ad opera di Luigi VIII il Leone, Luigi IX e Filippo l'Ardito.

La guerra dei cent'anni.
La guerra dei cent'anni.

1347-1350

La Peste nera in Europa.

Un morbo terribile si aggira per l’Europa del XIV secolo. Un flagello che miete milioni di vittime: la Peste nera.Tra i testimoni diretti di quell’epidemia anche Giovanni Boccaccio. Nella Firenze della prima metà del 1300 la peste nera è la cornice del suo Decameron. Come commenta lo storico Alessandro Barbero, le grandi crisi come la peste nere sono fattori di cambiamento economico, sociale e culturale che portano profondi mutamenti.
In campo medico nel tentativo di fronteggiare l’epidemia si prende definitivamente atto che la malattia è contagiosa. Ignorando le teorie mediche ufficiali ereditate dall'Antichità, si creano gli uffici sanitari, si inventano la quarantena, l'isolamento dei malati, i certificati sanitari per chi viaggia da una città all'altra, nonché la denuncia e l’esame dei morti. Anche dal punto di vista economico ci furono paradossali risvolti positivi. Quando l'epidemia finì, infatti, tutti i superstiti si ritrovarono più ricchi per l’eredità lasciata dai familiari falciati dalla peste. La forza lavoro non era più così abbondante e i padroni scoprirono che se volevano dare in affitto la loro terra, dovevano far pagare affitti più bassi ai contadini.
Tanti i filosofi, storici, drammaturghi, poeti e romanzieri che nei secoli hanno descritto gli effetti della peste o ambientato i loro racconti mentre l’epidemia si scatenava, quale realtà oggettiva o metafora narrativa: da Sofocle a Lucrezio, da Boccaccio a Manzoni, da Jack London a Josè Saramago fino ad Albert Camus.

La Peste Nera.
La Peste Nera.

Muore dal 25% al 35% della popolazione europea