Roncisvalle, quando la Storia si trasforma in Mito
di Max Trimurti
Da questa cocente ed oscura disfatta subita dall’esercito di Carlo Magno nel 778, nasce la Chanson de Roland, il primo capolavoro della lingua francese antica.
Nel 774, dopo aver acquisito il controllo del regno longobardo in Italia, Carlo Magno prende la decisione di eliminare l’ostacolo costituito dai Sassoni in Germania. Lancia contro di loro una prima campagna che lo porta a Paderborn, dove, nell’estate 777, riunisce una grande assemblea (plaid). La campagna, sebbene coronata da successo, non risultata definitiva, in quanto i Sassoni, attaccati alle loro tradizioni ancestrali e guidati dal loro capo Widukind, si ribellano all’occupazione franca ed alla cristianizzazione forzata. Gli scontri dureranno fino al 779.
Perché attaccare la Spagna?
Occorre prendere in considerazione questo quadro generale per il motivo per cui Carlo Magno riceve a Paderborn un ospite musulmano venuto dalla Spagna, Suleiman ibn Yakzan ibn Al-Arabi, wali (governatore) di Barcellona e di Gerona (spesso presentato a torto come wali di Saragozza, che era invece Husain ibn Yahya al-Ansari). Suleiman, in conflitto con l’emiro ommayyade di Cordova, Abd al-Rahman, veniva a proporre di mettersi sotto l’autorità del re franco, offrendogli la sottomissione dei territori di cui era responsabile.
Mentre il piccolo regno delle Asturie - fondato dai Visigoti e scampato alla conquista mussulmana del 711 - era riuscito, sotto la guida de re Alfonso I e dei suoi successori, ad iniziare la reconquista, recuperando la Galizia, la Rioja ed il Leon, Carlo Magno ha molto probabilmente pensa di porsi, per mezzo di una spedizione in Spagna, come capo naturale della Cristianità davanti ai suoi nemici. Secondo Pierre Riché: 'Forse egli sognava di riprendere la Spagna a questi Arabi, contro i quali suo padre e suo nonno avevano aspramente lottato'. Sta di fatto che Carlo Magno risponde positivamente all’invito di Suleiman. Gli Annali di Metz forniscono una giustificazione religiosa a questa decisione: 'Il re Carlo, commosso dalla preghiere e dai lamenti dei Cristiani di Spagna, che si trovavano sotto il giogo dei saraceni'. Ma Eginardo, il biografo di Carlo Magno, ci fornisce una visione più politica: 'Il re, rimane persuaso dal predetto Saraceno, che egli poteva facilmente impossessarsi di qualche città della Spagna'.
Nella primavera del 778 il re franco si porta in Aquitania, recentemente incorporata alla stato carolingio, dove, il 19 aprile, celebra le ricorrenze della Pasqua. Nella regione, egli ha mobilitato una forza militare considerevole, ripartita in due eserciti. Uno, dove si erano riuniti gli uomini provenienti dall’Austrasia, dalla Burgundia, dalla Baviera, dalla Provenza e dalla Longobardia, si muove in direzione sud-est, verso la Septimania e Barcellona, attraverso il colle di Perthus. Il secondo esercito, comandato da Carlo Magno in persona e composto da uomini dell’ovest, della Neustrasia e dell’Aquitania, attraversa la Guascogna, recentemente sottomessa, con direzione sud. L’esercito di Carlo deve attraversare i Pirenei attraverso il passo di Roncisvalle, un itinerario classico per una colonna militare di una certa consistenza, sin da tempo dei Romani.
I Franchi arrivano in tal modo a Pamplona, minacciata dai Mussulmani ma controllata dai Cristiani. Carlo Magno, per impressionare le popolazioni locali, mette in mostra tutta la sua forza. In effetti, il suo vero obiettivo è la città di Saragozza e la traversata del fiume Ebro viene effettuata attraverso un guado. Una volta giunti davanti a Saragozza, i Franchi subiscono una grande delusione: la città, promessa dal saraceno in occasione dell’incontro di Paderborn, non solo non apre le porte, ma dimostra nei fatti tutta la sua ostilità. In effetti il suo wali, probabilmente inizialmente d’accordo con Suleiman (l’interlocutore di Carlo Magno), ha nel frattempo cambiato opinione e rifiuta di consegnargli la città. La cosa infligge un duro colpo all’orgoglio del re franco, che si rende conto di essere stato vittima di un raggiro.
Vengono iniziati dei negoziati con il wali di Saragozza, che si concludono nel nulla. Carlo, a questo punto, fa mettere in catene Suleiman, nonostante la consegna di ostaggi e di oro da parte di quest’ultimo, destinati ad attenuare il risentimento del franco. Ma Carlo è un uomo pratico: dal momento che l’affare è fallito, occorre ritirarsi il più presto possibile, anche perché la situazione dei Sassoni, non ancora consolidata, rischia nuovamente di deteriorarsi e di esigere la sua presenza. Nel percorso di ritorno, un colpo di mano mussulmano riesce a liberare Suleiman (che finirà comunque assassinato dal suo ex complice, il wali di Saragozza). Giunto a Pamplona, Carlo Magno distrugge la città, 'per impedire di ribellarsi' (spiegazione ufficiale fornita dagli Annali Reali), anche se, in effetti, questa era una città cristiana. Decisione forse voluta perché gli abitanti della “nobile città fortificata dei Navarresi” erano sospettati di connivenza con i Mussulmani. Comunque sia, questa azione del re franco costerà molto cara, come il seguito degli avvenimenti si incaricherà di dimostrare.
La trappola di Roncisvalle
Nonostante la volontà di esaltare il re dei Franchi, diventato imperatore nel Natale dell’800, il suo biografo Eginardo racconta che egli ha subito, ritornando dalla Spagna, un cocente rovescio nei Pirenei dovuto alla 'perfidia dei Vasconi', ovvero i Baschi. Nella suaVita Karoli (redatta intorno all’826) egli scrive: 'Mentre l’esercito sfilava in una lunga colonna, obbligato dalla natura e della ristrettezza dei luoghi, i Vascones, che avevano organizzato un’imboscata in cima alla montagna, si slanciano sulla colonna che scortava i bagagli e respingono i soldati che la proteggevano in una valle situata al di sopra e quindi ingaggiano il combattimento, uccidendoli fino all’ultimo uomo. Dopo di ciò, facendo man bassa dei bagagli e favoriti dal calar della notte, essi si sono dispersi con la più grande celerità. I Vasconi erano avvantaggiati in questa azione dalla leggerezza del loro armamento e dalla configurazione geografica dei luoghi. In questo combattimento, Eggihardo, prevosto della tavola reale, Anselmo, conte di palazzo e Orlando/Rolando (Rotland), prefetto della Marca di Bretagna, rimangono uccisi insieme a tanti altri'.
Lo scontro ha avuto luogo il sabato 15 agosto del 778, alla fine del pomeriggio. L’episodio illustra la combattività dei montanari che, per mezzo della loro perfetta conoscenza dei luoghi e di tecniche di guerriglia, adattate alle condizioni geografiche, hanno potuto mettere a completo profitto l’effetto sorpresa ed avere ragione di soldati agguerriti.
A dire il vero, i Vasconi avevano dimostrato da lungo tempo la loro capacità di resistenza e di reazione nei confronti di chi pretendeva imporsi su di loro. Già i Romani non avevano potuto occupare in maniera permanente i Pirenei centrali. Anche se le popolazioni che vi vivevano, prevalentemente pastori, non sembravano minacciose, ma godevano comunque di una reputazione di crudeltà e di ferocia ben consolidata: Paolino da Nola, intorno al 390, scriveva al suo vecchio maestro Ausone, per rassicurarlo, spiegandogli che egli viveva in un ambiente urbano e non 'nella selvaggia Vasconia', paese di un 'popolo barbaro', dai costumi feroci e disumani.
Più di due secoli più tardi, Isidoro di Siviglia, descriveva i Vasconi come abitanti 'le ampie solitudini dei monti Pirenei'. Questi rudi montanari avevano accolto, nel V secolo, i Bagaudi - bande itineranti di vagabondi celtici che vivevano di saccheggi - che si erano associati a loro per operazioni di brigantaggio. Restii alla romanizzazione ed alla cristianizzazione, i Vasconi si erano insediati nel nord dei Pirenei, dando il loro nome alla Guascogna. A sud dei Pirenei, nei territori controllati ormai dai Visigoti, questi ultimi avevano avuto grandi difficoltà a respingere o semplicemente a contenere i raid lanciati dai Vasconi, nonostante le successive campagne organizzate contro di essi, nel corso del VI e VII secolo. Nel 711, quando si scatena l’invasione mussulmana nel sud della Spagna, il re visigoto Rodrigo era impegnato a condurre una spedizione nel nord, proprio contro i Vasconi. Dopo la conquista, i Mussulmani della valle dell’Ebro e del Duoro, incontreranno le stesse difficoltà, proprio come contro i Cristiani delle Asturie. In definitiva, Carlo Magno, lanciando il suo esercito attraverso dei percorsi che attraversavano il cuore dei territori dei Vasconi - ovvero dei Baschi - doveva necessariamente sapere di andare incontro ad un grosso rischio.
Ma il re franco aveva l’abitudine di reagire con razionalità ai colpi della sorte. Il primo imperativo per Carlo Magno era quello di consolidare la tutela franca sull’Aquitania, mal sopportata dalle popolazioni locali, che potevano essere tentate di approfittare di un indebolimento del prestigio carolingio per emanciparsi. In questo caso verrà adottata una soluzione, apparentemente astuta. L’Aquitania, eretta in regno, per vellicare le suscettibilità regionali, verrà affidata nel 781 al figlio di Carlo Magno, Luigi. Si trattava di un bambino di tre anni che, proprio per questo fatto, verrà circondato da uomini di fiducia del potere centrale. Questi, insediati a Tolosa con il giovane monarca, riceveranno delle offerte di servizio da parte di piccoli principi mussulmani dell’altra parte dei Pirenei. Ecco, dunque, una nuova occasione per rimettere piede in Spagna e per stabilire il potere franco ad est delle zone in cui la spedizione del 778 aveva fallito. E sarà proprio in questa ottica, che Gerona, Urgel ed il territorio della Cerdagna verranno occupati. Ma l’emiro di Cordova, di fronte a questa nuova tendenza espansionistica, reagisce prontamente, riuscendo ad infliggere una ulteriore sconfitta, nel 793, al duca Guglielmo, cugino di Carlo Magno. Il duca sarà, comunque e posteriormente aureolato, poiché, ritiratosi in un luogo desertico in Linguadoca (Gellone), vi fonderà un monastero, al quale rimarrà legato il suo nome (San Guglielmo le Desert).
Il potere carolingio riuscirà tuttavia ad insediarsi a sud dei Pirenei, grazie alla conquista di Barcellona nell’801 da parte del principe Luigi, ormai in età di servire efficacemente gli interessi di suo padre. La marca carolingia di Spagna diventerà più tardi la Catalogna. Ad ovest, Pamplona e la Navarra cadono quindi sotto il controllo dei Franchi. Ma nell’812, Luigi è costretto a domare una nuova rivolta dei Vasconi, che si era estesa dalla Guascogna alla Navarra. Di ritorno da Pamplona in Aquitania, il principe, reso prudente dai ricordi di Roncisvalle, si proteggerà dalle insidie della traversata dei Pirenei, prendendo un considerevole numero di ostaggi dai montanari dei luoghi. Una nuova spedizione punitiva lanciata contro Pamplona, nell’824, si concluderà ancora con un fallimento: le truppe carolingie cadranno al ritorno in una ulteriore sanguinosa imboscata. La Navarra era decisamente al di fuori della portata delle ambizioni franche ed essa diventerà un regno indipendente, destinato a giocare, successivamente un ruolo di rilievo nel futuro della storia francese.
La potenza del mito
La sconfitta di Roncisvalle sarebbe potuta rimanere solo uno sfortunato e secondario episodio nel contesto dell’avventura carolingia. Ma la poesia, impadronendosene, lo trasfigurerà in un’epopea eroica, la cui eco marcherà profondamente la letteratura medievale e tutto l’immaginario collettivo europeo.
Occorre, per convincersene, rileggere la Chanson de Roland. Secondo questo testo, Carlo Magno, che aveva già passato sette anni in Spagna, si dirige verso Saragozza, il cui capo è un certo Marsilio. Carlo Magno conquista diverse città e quindi riparte verso la 'dolce Francia', lasciando al suo nipote Rolando/Orlando, ai suoi 12 pari ed a 20.000 soldati franchi il compito di assicurare il buon svolgimento del ritorno. Ecco, però che viene ingaggiata una battaglia fra Cristiani e Mussulmani e Orlando/Rolando, tradito da Gano/Ganelone, nonostante i prodigi della 'Durlindana, la sua buona spada', deve 'suonare l’Olifante', per avvertire Carlo Magno, in quanto 'gli Etiopi dal grande naso e dalle gradi orecchie' sono troppo numerosi. Morto il suo amico Oliviero, Orlando tenta invano di spezzare la sua spada su una grossa pietra ma se la 'spada cigola' essa 'non si spezza, né si frantuma'. Quando infine Carlo Magno arriva sul posto, 'Orlando è morto'. L’imperatore a quel punto ingaggia un combattimento contro 'l’ammiraglio (emiro)' e vendica come si deve la perdita di Orlando e dei suoi prodi compagni.
La Chanson dimostra che il ricordo era stato perpetuato dalla tradizione orale, che alimenterà, in seguito, numerosi scritti. Uno di essi, denominato Pseudo-Turpin, ha avuto una grande influenza sul Libro di San Giacomo ed il pellegrinaggio di Compostela. Ma l’eco letteraria legata a Roncisvalle si ritrova, nel XII e XIII secolo, anche in Spagna, dove contribuisce a velicare, come era logico, l’identità ispanica. Tracce importanti si trovano anche nella letteratura italiana, nell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto e nel Canto XXII dell’Inferno di Dante. In Germania un prete bavarese consacra nove mila versi a glorificare Rolando nel suo Ruolandes liet. Anche in Inghilterra, in Danimarca e in Norvegia le gesta di Rolando offrono spunti per saghe e composizioni letterarie. Oggi una statua di Rolando fa bella mostra di sé nella piazza di Brema. Naturalmente, il ricordo di Roncisvalle è ancora presente nei canti dei pastori baschi, e rappresenta una delle migliori espressioni del radicamento della loro identità culturale.
Per saperne di più
G. Narracci, Roncisvalle - Lampi di Stampa, 2006
A. Cesareo, Fede e potere. Ritratto inedito di Carlo Magno nei 'Gesta Karoli' di Notkero Balbulo - - MGC Edizioni, 2012
D. Hagermann, Carlo Magno. Il signore dell’Occidente – Einaudi, 2004
Pierre Narbaitz, Orria, ou la bataille de Roncevaux (15 août 778) - Editions Zabal, 1978
J. Claret, La Unarde, le mystère de Roncevaux - Editions Rabiou, 2010