Vecchia foto del convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis in primavera.
Vecchia foto del convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis in primavera.
Nell'Ottocento, negli Ordini Religiosi, vi erano abusi; tiepidezza e rilassamento non mancavano nei Frati; i beni della cosiddetta manomorta, in taluni Istituti Regolari, erano troppi. Era necessaria una riforma. Ma dal fatto che gli Ordini Religiosi avessero bisogno di riforme, non segue che lo Stato Liberale Italiano dovesse distruggerli. Non si cura la piaga di un uomo col tagliargli la testa.
Un testimone, non sospetto di clericale, il positivista Ippolite Taine, nel 1877, scriveva: 'davanti agli Istituti Religiosi, per poco che si abbia cura dell'interesse pubblico, è necessario fermarsi. Tanto più che è inutile incrudelire. Indarno la mano pesante del legislatore cercherà di schiacciarli: rigermoglieranno spontaneamente, perché sono nel sangue d'ogni nazione cattolica. Lo Stato può colpire finché vuole ma non arriva a toccare la radice dell'albero' (Nota 51).
Alcuni uomini politici - tipo Ruggero Bonghi - dell'ultimo ventennio del secolo XIX se non riconoscevano il significato religioso del movimento francescano, pure ne apprezzavano la portata storica, e rispettavano ciò a cui non credevano.
D'altronde nel campo di Agramante vi erano anche quelli che si dicevano increduli ed apparivano 'mangia frati', ma per il giornale che leggevano, non perché avessero ragioni. Tanto vero che quando si trattava di scegliere un insegnante o un educatore per i loro figliuoli, non dubitavano di affidarli a qualche dotto frate.
In un clima storico meno turbolento, i francescani di Capi­tanata - i pochi venerandi vecchi sopravvissuti al flagello montante della soppressione - fecero ogni sforzo per riordinare le file. Il Ministro Generale P. Bernardino da Portogruaro nominò i nuovi superiori della Provincia Monastica di S. Angelo (2 dicembre 1883). A Ministro Provinciale fu scelto P. Romualdo Ferrecchia da Casalnuovo.
Intanto con la tolleranza del Comune di S. Marco, alcuni francescani, di fatto, ritornarono nel convento S. Matteo. Un umile ed ossuto fratello laico, fr. Matteo-Donato Tancredi di S. Marco, con i suoi risparmi, riuscì a comperare dal Demanio, nel 1885, 'il fondo rustico consistente in un giardino-boschetto ed accessori come mandre, grotte ed altro, della estensione di ettari 3,7035, in contrada Valle di S. Matteo'. Detto fondo rustico, con decreto Reale del 24 settembre 1936, veniva trasferito all'Ente morale Provincia di S. Michele Arcangelo di Puglia dei Frati Minori ( Doc. 24 25).
Il Comune di S. Marco dovette riconoscere la propria inca­pacità a mantenere l'impegno assunto con l'Amministrazione del Fondo Culto, cioè di mettere nel convento un asilo, o una scuola, o un ospedale. Posto in mora dall'Ufficio del Registro, il Comune doveva scegliere: o soddisfare all'impegno entro un termine determinato, o rinunziare al convento.
Messo alle strette, l'assessore anziano Tardio, a nome del Comune, inviava (6 maggio 1885) al Ministro Generale dei Frati Minori in Roma una lettera così concepita:

Il boschetto dei frati nel convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis.
Il boschetto dei frati nel convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis.
“Reverendissimo Padre, mi prendo volentieri l'ardire di farle una preghiera ed una proposta, fiducioso che desteranno favorevole eco nel suo cuore, trattandosi di un'opera religiosa ed educativa da mettere su.
Qui presso S. Marco in Lamis, alla distanza di un chilometro (sic) su di una collina ridente e salubre sorge maestoso il monistero di S. Matteo, tenuto, prima della legge di soppres­sione, dai Frati Minori Osservanti e d'allora donato dal Governo al Municipio con l'obbligo di istallarvi un istituto educativo o di pubblica beneficenza.
Sono scorsi 18 anni e l'Amministrazione Comunale, per difetto di mezzi, non ha potuto tenere l'impegno assuntosi. Sicché l'è stato posto in mora, o di soddisfare all'obbligo fattale, o di rinunciare al locale donato.
Ora ispirato da un autorevole personaggio della Diocesi di Foggia, della quale fa parte questo Comune, il Municipio e per conservare nella sua integrità per l'avvenire il Santuario cotanto rinomato di S. Matteo, e per compiere un'opera di alto interesse pubblico penserebbe d'istituirvi un Seminario che sia per riuscire un vivaio perenne di preti dotti e pii, invocando da V. S. Rever.ma tutto l'appoggio morale e materiale che Ella nella sua sublime posizione è in grado di largire.
Mi spiego: il locale di S. Matteo si presta con tenuissima somma ad essere facilmente trasformato in istituto d'insegnamento, ed è provocati (sic) che vengono dalle oblazioni dei devoti ai Santuario possono benissimo, tolte tutte le spese del culto chiesastico, mantenere discretamente e con decenza l'intero corpo degli Insegnanti e i Sopraintendenti.
V. S. Rev.ma quindi, laddove il creda, volendo secondare gli sforzi di quest'Amministrazione nel portare a termine un progetto così santo e nobile è pregata di provvedere che una schiera di eletti frati idonei all'insegnamento, sia disponibile a tempo opportuno senza altro emolumento all'infuori dell'alloggio e trattamento conveniente, soltanto in questo modo potrebbe aver vita il progetto di trasformare il convento di S. Matteo in Seminario e solo in questo modo, trasformando cioè il detto locale in istituto d'insegnamento, si può conservare il Santuario alla venerazione dei fedeli.
Vorrà la S. V. Rev.ma accogliere di buon grado la pre­ghiera e la proposta di quest'Amministrazione? Nell'affermativa sarà compiacente aprire le opportune pratiche con l'Eccellentissimo Monsignore di Foggia con la calda preghiera di renderne edotto questo ufficio. Si abbia la S. V. Rev.ma gli anticipati ringraziamenti. F.to pel Sindaco l'assessore anziano Tardio” (Nota 52).

La proposta, in teoria, aveva elementi positivi, la si poteva discutere, ma non teneva conto della realtà. Nel 1885 i pochissimi francescani erano sparpagliati qua e là, vivevano ancora sotto il regime della soppressione che non permetteva loro di vivere in comune. Inoltre lo stato di deplorevole abbandono in cui si trovava il convento S. Matteo, l'intrusione dei cappellani municipali consentivano di mettere un seminario? La risposta a questo interrogativo verrà dai fatti che seguirono in quegli anni, fatti che ci accingiamo a narrare sulla scorta di testi autografi dei vari protagonisti.