La chiesa del convento di S. Matteo prima dei restauri del 1987.
La chiesa del convento di S. Matteo prima dei restauri del 1987.
Nel 1860 crollava il Regno Borbonico, Garibaldi trionfante entrava in Napoli. Con l'annessione delle Province Meridionali al Piemonte, la legge Cavour-Rattazzi del 29 maggio 1855 venne estesa alle Province Napoletane con il decreto luogotenenziale del 17 febbraio 1861: 'Cessavano di esistere quali enti morali riconosciuti dalla legge civile tutte le case degli Ordini monastici esistenti nelle Province Napoletane... I Religiosi potevano con­tinuare a vivere in comune' (Nota 34), in pochi conventi, Elastico ed impreciso nella formulazione, il decreto dette la stura a questioni più o meno eleganti tra giuristi e politici. Chi volesse avventurarsi a consultare negli archivi i fasci e le buste rispettivi alla materia in quegli anni, si troverebbe dinanzi ad una colluvie di dispacci ministeriali, di rapporti di Prefetti, di lettere di Prelati e di Sindaci, stranamente confusi: si voleva e non sì voleva, si diceva e non si diceva, sembrava di concludere e si tornava daccapo. Esempi tipici quelli per la chiusura delle case religiose di Foggia, Lucera, Stignano e S. Matteo del quale ultimo ci occupiamo.
Vecchia veduta del convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis. In alto a destra si vede la chiesetta chiamata 'la cappelluccia' ora distrutta.
Vecchia veduta del convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis. In alto a destra si vede la chiesetta chiamata 'la cappelluccia' ora distrutta.
Come ai tempi di Murat, prima cosa da fare: gl'inventari dei conventi! Il Sindaco di S. Marco in Lamis, Antonio De Theo, si affrettava a comunicare al “Signor Governatore della Capita­nata, per dare adempimento al Real decreto del 17 febbraio scorso, ho istallata una commissione composta da me e due decurioni... Ci siamo conferiti nel monistero dei questuanti (sic) di S. Matteo Apostolo, e non possedendo il medesimo fondi, fuorché il monistero, si è passato ad inventariare la libreria, gli arredi sacri ed oggetti preziosi, come si rileva dal correlativo verbale” (Nota 35).
Il convento di S. Matteo doveva restare aperto? Bisognava chiuderlo? Ecco il rompicapo di De Ferrari Prefetto di Capitanata, poiché il Ministro di Grazia e Giustizia G. Pisanelli, in simili casi, lasciava ai Prefetti prendere una decisione (Nota 36). Ad accrescere il disagio fu una lettera del Direttore della Cassa Ecclesiastica, Cuciniello che, da Napoli, chiedeva al Prefetto se nei conventi della Provincia si fossero fatte, dai Religiosi, vestizioni e professioni, senza permesso del Governo.
De Ferrari chiese informazioni ai Commissari di Pubblica Sicurezza. Il Sottoprefetto Righetti di Sansevero rispondeva:

“dalle assunte informazioni si è venuto a conoscere che nel convento dei Minori Osservanti di S. Marco in Lamis, nel dicembre 1862, un chierico di Manfredonia, di cognome Guerra, professava i voti solenni, prendendo il nome di fr. Luigi da Manfredonia, e che nel marzo 1863 partiva per Larino per farsi ordinare in sacris da quel Vescovo. In dicembre 1861 fr. Antonio, di cognome Centola, fr. Pierregalato di cognome Cera, ambedue di S. Marco, e fr. Dionisio da Lucera di casato Santini quali tutti nel 1859 avevano fatti i voti solenni nella surricordata casa religiosa, si portarono nel convento di S. Matteo in Baiano per prendere gli ordini sacri da quel Vescovo” (Nota 37).
De Ferrari riferiva a Cuciniello:

“In merito a tali fatti, il sottoscritto sarebbe del parere, perché le case religiose apprendessero una volta un poco meglio il rispetto dovuto alle leggi, senza far servire le loro istituzioni in un ributtante contegno, ed astiosa reazione al Governo, dovere procedersi alla dichiarazione di soppressione della predetta casa dei Minori Osservanti in S. Marco in Lamis, con fare aggregare i religiosi professi in altri conventi dell'istesso Ordine, di cui tanto si abbonda, senza pregiudizio di quegli altri provvedimenti che il Ministro crederà di dover prendere in merito agl'individui come sopra ricordati. Con il suddivisato temperamento oltre al vantaggio che si avrebbe dall'adibire il locale del convento ad uso militare, lo scrìvente ritiene che si avrebbe pure il vantaggio di far cessare nel detto Comune quello spirito di parte che tiene divisa la popolazione, e singolarmente la connivenza col brigantaggio, in che a preferenza degli altri, il medesimo si è distinto, essendo cosa certa  che in questi mali hanno avuto non piccola parte i detti Padri stante i molti mezzi di cui possono disporre” (Nota 38).

Panorama invernale della valle dello Starale dove si trova S. Marco in Lamis. Sullo sfondo si vede il massiccio della Maiella coperto di neve.
Panorama invernale della valle dello Starale dove si trova S. Marco in Lamis. Sullo sfondo si vede il massiccio della Maiella coperto di neve.
“Ho preso in maturo esame - rispondeva Cuciniello a De Ferrari - le cose dalla S.V.I. esposte con la marginata nota in ordine alla vestizione ed ordinazione abusive avvenute in persona di taluni religiosi appartenenti al convento dei Minori Osservanti di S. Marco in Lamis, sotto il titolo di S. Matteo Apostolo. A parte l'adozione di quelle misure di rigore dalla S.V.I. proposte contro tutta quella famiglia religiosa, il sottoscritto desidererebbe poter specialmente agire verso i colpevoli con misure particolari.
A quest'effetto egli prega la S.V. a voler considerare e sentire anche l'autorità giudiziaria, se a quei religiosi che hanno fatto professioni solenni in onta al decreto 17 febbraio 1861, e che si sono ordinati in sacris senza il permesso dell'autorità politica, richiesto dal decreto 16 ottobre 1861, possano applicarsi le disposizioni dell'articolo 270 delle leggi penali, combinato con i due precedenti articoli 268 e 269.
“Perché poi lo scrivente possa provocare dal Guardasigilli di S.M. il decreto di concentramento bisognerà che la S.V.I. si compiaccia indicargli in qual modo ed in quali proporzioni (Nota 39) potrebbe la famiglia religiosa distribuirsi in altri chiostri di codesta Provincia, e se la ufficiatura della chiesa annessa sia necessaria a mantenersi.
Convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis. Lavori di restauro del 1975.
Convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis. Lavori di restauro del 1975.
Nell'affermativa vorrà la S.V.I. indicare in qual modo crederebbe conveniente di provvedervi.
Quasi generalmente è stato ritenuto il sistema di confidare le Chiese dei conventi dei Mendicanti ad un piccolo numero dei medesimi. Si evita con ciò alla Cassa una spesa e si dà l'agio di poter continuare la questua per provvedere i bisognosi conventi.
“Nel caso attuale ove fra i Padri ve ne fossero meritevoli per la stima di cui godono nel pubblico e per speciali civili benemerenze il sottoscritto crederebbe che possa serbarsi il detto sistema. Bisognerebbe però rimaner loro una piccola parte del chiostro per abitarvi. Ove ciò non fosse attuabile la S.V.I. dovrebbe, come per altri casi simili, proporre a questa Dirczione una terna di benemeriti sacerdoti sui quali possa cadere la scelta di un Rettore. Dopo la uscita dei religiosi nessuna difficoltà potrebbe sorgere, a parere del sottoscritto, di adibire il locale ad usi militari” (Nota 40).

Dunque applicazione della legge penale nei confronti di quei religiosi di S. Matteo, rei di aver fatto i voti solenni e di essersi ordinati in sacris, senza autorizzazione del Governo?
Il Prefetto De Ferrari interrogò il Procuratore del Re del tribunale di Lucera L. Bozzi, il quale, in sintonia col Procuratore della Corte di Appello di Trani. era favorevole all'applicazione della pena, ma prima di procedere, volle prendere lumi dal Ministro Guardasigilli. Il quale così rispondeva al Procuratore di Lucera:

Lavori di restauro del convento del 1975.
Lavori di restauro del convento del 1975.
“Sul dubbio proposto da S.V.I, val dire se ai casi di professioni religiose, e di collazione del Suddiaconato, ese­guite senza l'analoga approvazione dei Prefetti, sia applicabile contro i contravventori l'articolo 270 delle leggi penali, nel che Ella si pronunzierebbe per l'affermativa, il sottoscritto attenta la massima, che le sanzioni penali non possono applicarsi per via d'induzione agli atti, che non sono in quelle contemplate, e che anche nel dubbio sono da interpretarsi in favore del reo. Che d'altronde il citato articolo 270 riguarda propriamente le provvidenze, cioè a dire le disposizioni, ed i temperamenti che in materia religiosa si volessero in genere stabilire, e mandare ad effetto senza il Regio assenso, come è chiaro dalla giacitura del testo esecuzione di provvedimenti relativi alla Religione, ciocché non avrebbe a che fare con atti particolari ed isolati. Sulla base quindi di tali riflessi non parrebbe al sottoscritto di potersi applicare ai fatti come sopra il disposto dell'articolo su mentovato” (Nota 41).