L'articolo 20 del decreto del 7 luglio 1866 suona così: “

Vecchia foto del convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis.
Vecchia foto del convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis.
I fabbricati dei conventi soppressi, quando siano sgombri dai Religiosi, saranno conceduti ai Comuni e alle Province, purché ne sia fatta domanda entro il termine di un anno dalla pubblicazione di questa legge, e sia giustificato il bisogno e l'uso di scuole, di asili infantili, di ricoveri di mendicità, di ospedale, di altre opere di beneficenza e di pubblica utilità".
Il Comune di S. Marco fu tra i primi a chiedere al Governo la cessione del convento S. Matteo. Se proprio volesse mettere un asilo infantile, o un ospedale in un convento distante dal­l'abitato e tuffato nei boschi di Monte Celano, c'è da dubitare. Ma la formuletta faceva comodo, ed il Sindaco Francesco Centola ne profittava.
Il 25 giugno 1867, veniva stipulato l'atto di cessione tra il Ricevitore del Registro Maresca e il Sindaco Centola.

“L'Amministrazione del Fondo Culto cedeva e consegnava al Comune di S. Marco in Lamis il locale del fabbricato dell'ex convento dei Padri Minori Osservanti di S. Matteo”.

Secondo il Ricevitore, detto convento aveva 48 stanze, oltre i locali del pianterreno; vi era il campanile con tre campane di bronzo; la chiesa ad una sola navata 'con quattro altari laterali di fabbrica, e un altro maggiore di marmo nostrale'.

Convento di S. Matteo a s. Marco in Lamis. Nel 2001 viene ammodernata la cucina.
Convento di S. Matteo a s. Marco in Lamis. Nel 2001 viene ammodernata la cucina.
Si consegnavano pure al Comune 'le due corone d'argento e la statua di S. Maria di Stignano' (Nota 47). Restava riservata alla Amministrazione del Fondo Culto, ad uso dei suoi agenti 'la stanza del Provinciale che ha il balcone verso l'abitato, ed una delle stalle e sottano dirimpetto per ricovero delle guardie fore­stali, e per gli animali che loro appartengono'. Il Cessionario si obbligava a convertire il locale in uno degli usi specificati dall'articolo 20 della legge di soppressione. Se la destinazione designata non avesse avuto luogo, la cessione s'intendeva risolta di pieno diritto  (Doc. 19).
Il Comune, a cui veniva ceduto un convento, doveva assu­mersi l'onere di far officiare la chiesa aperta al culto, doveva presentare una terna di nomi di sacerdoti al Prefetto, e ciò senza alcuna ingerenza dell'Autorità Ecclesiastica (Nota 48). In quei tempi nella Prefettura di Foggia si parlava di chiesa nazionale.
Dal Comune di S. Marco furono fatti, al Prefetto, i nomi di tre sacerdoti: Pietro Longhi, Francesco Paolo Cera e Federico Nardella, per officiare la chiesa di S. Matteo" (Nota 49). In una relazione al Generale del Ministro Provinciale P. Ludovico Barbaro del 1872 viene confermato: 'il convento di S. Matteo si appartiene al Municipio, il quale non ha permesso, almeno sino ad ora, che vi abitasse qualche frate; e perciò il locale è in via di deperimento. Permette solo che vi accedano tre cappellani preti a celebrarvi qualche Messa quando attalenta loro, per raccogliere limosine nella festa di S. Matteo e nel mese di maggio per il concorso immenso dei devoti e pel passaggio dei pellegrini' (Nota 50).