Lo stato del convento S. Matteo, dopo un secolo abbondante della presenza francescana, è descritto da una specie di diario scritto dal francescano Agostino Mattielli, venuto nel 1683 nella Provincia Monastica di S. Angelo, in qualità di Visitatore e Commissario Generale (Nota 10). Il diario non ha pretese, né preoccupazione di pulito dettato, ma presenta un certo interesse, in quanto ci dice qualche cosa del convento in un periodo in cui le notizie scarseggiano, se non mancano del tutto:

Convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis. Biblioteca - Sala di consultazione.
Convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis. Biblioteca - Sala di consultazione.
“Alli 31 (maggio 1683) hore otto partii da Stignano col P. Coppe compagno et altro laico per S. Giovanni in Lamis, quattro miglia distante. Caminassimo tre miglia per una selva su per la costa del monte e trovassimo S. Marco terra popolatissima dell'abbazia di S. Giovanni in Lamis che l'ha in commenda il cardinale Pignatelli (Nota 11).
“Poi un miglio più su trovassimo il convento di S. Giovanni posto in un poggio in cima del monte dell'Angelo e quasi in mezzo a detto monte poiché da qui a Procina che sta nell'estremità dì esso (Nota 12) sono 15 miglia verso tramontana et alla sacra spelonca che sta nell'estremità a mezzo giorno sono altre 15 miglia. Questo fu antico monastero et abbatia dei Teutonici (Nota 13) che erano Patroni di S. Marco e di molte altre terre per questo contorno, battevano moneta (Nota 14), havevano vassalli in mare et erano potentissimi. Ma mancati questi et occupate le terre da molti baroni restò l'abbatia con la terra di S. Marco in commenda d'Ecclesiastici secolari et hoggi l'ottiene l'Em/mo Pignatelli che gli rende tremila scudi annui d'entrata.
La fabbrica di questa chiesa è antica e piuttosto a forma di rocca o fortezza che di convento, con muraglie grosse.
“La chiesa è stata modernata dai frati con una beltà volta (Nota 15), ad essa si ascende con una scala bella nuova di molti scalini.
“Ha l'altare maggiore d'intaglio indorato riguardevole con la statua di S. Matteo (di cui oggi si chiama per quel che diremo). Ha altri tre altari... a quello di S. Giovanni corrisponde malamente l'organo e poi doi del Crocifisso e della Concezione (Nota 16).
“Il coro di noce bellissimo ma per andarvi bisogna passare per tutta la chiesa entrandovi da piedi per una porticella picciola che entra nel cortile. Avanti la porta maggiore della chiesa è una piazzetta bella et a questa di fuori si ascende per la scala detta. Ha anco campanile con buone campane ecc.
“Dal cortile si entra in stanze buone che sono cinque e poi si ascende ad alto, dove sono doi altri dormitori ma poco ordi­nati con molte stanze et il noviziato chiuso che ha diece celle.
“L'officine sono quasi sotterranee ma luminose per essere posto in alto il convento, quale ha horti e selve ma non in clausura, eccetto un pezzo, che si comincia adesso. V’è il molino da schiena, tre cisterne et un pozzo, la conserva della neve e li parchi per l'animali.
Il tozzo campanile del convento di San Matteo a S. Marco in Lamis.
Il tozzo campanile del convento di San Matteo a S. Marco in Lamis.
“Hoggi il convento si chiama di S. Matteo perché vi fu portato un dente di questo Santo da Salerno, lo diede un cardinale commendatario, che si conserva in sacristia in un osten­sorio d'argento et è in gran devotione appresso tutta la Puglia per li continui miracoli che fa e le grazie che se ne ricevono, massime per l'infermità dell'animali dei quali abbonda la Puglia: cavalle, pecore, vaccine, porci e tutti che toccati con l'oglio della lampada che arde davanti all'altare di esso Santo guariscono subito e ciò si vede ogni giorno, poiché vi conducoino spesso le massarie intiere a toccargli, e vanno sani. Li più lontani, cioè dell'Abruzzo, Puglia Alta, di Bari, di Terra di Lavoro che non possono condurgli, mandano a pigliare un frate con cavalli e lo portano ove bisogna e questo (sia sacerdote, chierico, laico o tertiario) mette un poco d'oglio in una conca d'acqua con la quale asperge le mandrie intere e guariscono subito e m'è stato certificato da persone degne di fede che lo vedono giornalmente non solo frati, ma preti, baroni e cavallieri.
“Per ciò il convento è commodissimo, che da tutta la Pu­glia riceve grosse limosine in specie tutti gli segnano un polledro indispensabilmente e quando ha tre anni lo consegnano ai frati, così li vitelli ecc. et ogni volta che s'infermano li bestiami ecc., alla fiera di Foggia, dove si vanno a pigliare et il Sindico apostolico (Nota 17) li vende, si riportano ogni anno centi­naia di scudi. Il convento tiene 12 cavalli per servizio dei frati e sono belli, ha mandre di porci pecore. Si calcola che habbia più di tremila scudi d'annue limosine, poi che nessuno ardi­sce negarle anzi tutti la danno copiosa per amore e timore di S, Matteo, (oglio della lampada il quale oltre all'animali sana indistintamente tutte le persone morse da cane rabbioso).
“Tiene dieci novitii chierici, quattro o sei laici, sei tertiari, sacerdoti quanti piace al Provinciale.
“Il dì di S. Marco li frati vanno alla Terra e fuori d'essa il Guardiano si para con piviale, li ministri con tonicelle, cotte et alla porta della Terra sono ricevuti dal Vicario Generale, da canonici, clero e tutto il popolo, vanno processionalmente precedendo a tutti il Guardiano con li frati parati et esso fa portare il pastorale da un chierico con cotta e con esso canta Messa solenne nella Colleggiata e poi ritornano a casa. Questo pastorale è di rame indorato, assai antico, e si stima quell'istesso che usava l'abbate teutonico.
“Il dì di S. Giovanni Battista il clero e popolo tutto vanno al convento processionalmente e sono ricevuti con la Croce dai frati, il Vicario Generale canta la Messa e mangiano in convento. Il Vicario Generale presente è don Girolamo Perna, è di Gravina, canonico di Venosa, venne a visitarmi con gran comitiva di preti e gentiluomini. Esso governa per il cardinale abbate in temporale e spirituale; il cardinale abbate pro tem­pore da ottanta ducati l'anno al convento” (Nota 18).

La relazione di Mattielli è quella che è, dadi gettati sul tamburo, l'autore mette su carta ciò che ha visto e ciò che ha sentito dire. Data la natura del diario staccato e scheletrico, non esigeremo da esso un esame approfondito delle cose. In merito al dente e all'olio della lampada non ripeteremo, qui, quanto si è detto sopra.
L'impressione generale che si ricava dallo scritto di Mattielli è che il convento S. Matteo, in un secolo, ha fatto progressi sorprendenti, è divenuto una mezza abbazia ove si vive in discreta agiatezza, in un'atmosfera che sa di boschereccio, di rustico, e d'intensa vitalità.

Convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis. Altare maggiore in marmo policromo.
Convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis. Altare maggiore in marmo policromo.
L'edificio è restaurato, la chiesa ha subito modifiche con l'invasione prepotente del barocco con i suoi pregi e i suoi difetti, più questi che quelli. Nel convento si studia, si prega anche di notte, si diffonde maggiormente il culto di S. Matteo nelle Regioni vicine, si dà ospitalità ai pellegrini, si respira aria di abbondanza, si ha a che fare anche con cavalli, pecore, vitelli ed altri domestici animali; il tempo del “cavalluccio o del muletto” offerto dal Commendatario è tramontato, si partecipa alla fiera di Foggia per vendere vitelli e pulledri.
Il convento S. Matteo assume così una caratteristica che lo distingue da tutti gli altri conventi della Provincia monastica.
Il P. Guardiano - siamo al Seicento - ha il portamento di un abate, ha il suo pastorale di rame indorato che usa nella Messa solenne e nelle processioni. Dev'essere dotato, tra l'altro, della bonarietà di un massaio intelligente, dal cuore largo e dalle mani aperte, sempre diligente e premuroso nel fare al Ministro Provinciale e alla sua 'Corte' le cosiddette 'prestazioni' in alcune festività dell'anno. Così offrirà nelle feste natalizie: al Provinciale, agli ex Provinciali, ai Lettori Giubilati e al Custode: libbre 12 di torrone per ciascuno oppure 24 carlini; ai Defìnitori: libbre 6, oppure 12 carlini; al P. Scrivano: libbre 4, oppure 8 carlini.
A carnevale la 'prestazione' era più appetitosa: il Pro­vinciale, gli ex Provinciali, i Lettori Giubilati e il Custode ricevevano 'mezzo porco per ciascuno ed un poco di salsiccia'.
Convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis. Refettorio dei Frati.
Convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis. Refettorio dei Frati.
A Pasqua, gli stessi Padri ricevevano per ciascuno; 'un paio di galline, un paio di caciocavalli, una pezzetta di formaggio, ed uova a piacere' (Nota 19).
Era una consuetudine! Ma, allora, l'andar contro alle consuetudini sarebbe stato come oggi andar contro al treno. C'è chi sorriderà di queste succose 'prestazioni', che continuarono sino alla generale soppressione degli Ordini Religiosi. Ma inquadrate nel clima spagnolesco della società di allora, esse davano una nota di rispettosa cordialità alla vita di relazione: piccoli doni casarecci. Ma la vita non è impastata anche di piccole cose?