Convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis. Quadro di S. Matteo che si porta in processione con riproduzione della statua com'era prima del restauro del 1968.
Convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis. Quadro di S. Matteo che si porta in processione con riproduzione della statua com'era prima del restauro del 1968.
Dal 1007 al 1578, il monastero è appellato: Sancti Ioannis de Lama, poi dal Trecento: in Lamis. Non si fa mai parola di un monastero: Sancti Matthaei. Il cronista Francesco Gonzaga, nel 1587, scrive: 'de conventu S. Ioannis in Lamis', ma avverte che ai suoi tempi detto luogo era chiamato indifferentemente: 'Convento in onore di S. Giovanni', ed anche (ut aliis placet) 'Convento in onore del Beato Matteo Evangelista' (Nota 5). Quest'ultima denominazione prese il sopravvento con la diffusione del culto a S. Matteo.
Qui c'è da chiedersi: la particolare devozione al primo Evangelista è stata introdotta dai Francescani, o vi era anche prima in più modeste proporzioni? Gonzaga scrive dopo appena nove anni dalla venuta dei Francescani e accenna a detto culto come diffuso nei luoghi vicini, parla di una reliquia (Nota 6) del Santo custodita gelosamente, di un sacello intitolato all'Evangelista. Elementi che comportano tale dimensione che mal si spiegherebbe se il culto fosse cominciato con l'avvento dei Francescani, e inducono a credere che i Francescani abbiano trovata la devozione particolare a S. Matteo e l'abbiano intensificata.
La statua di San Matteo in una foto del 1964, prima dei restauri.
La statua di San Matteo in una foto del 1964, prima dei restauri.
Circa la reliquia del dente di S. Matteo, per lo storico resta aperto il problema sul modo e sul quando sia pervenuto quel dente, quando si pensa che l'Apostolo S. Matteo, dopo aver predicato agli Ebrei di Palestina, si recò presso altre genti, è incerto se in Etiopia o in Persia o altrove, e non è sicuro il suo martirio cruento (Nota 7); quando si tiene presente che il corpo dell'Evangelista da Porto fu portato a Salerno da Gisulfo I nell'anno 954 (Nota 8).
Ma qualunque possa essere la risposta al problema storico, per il credente non esiste difficoltà, in quanto l'oggetto del culto, qui, non è il dente o l'olio della lampada in sé e per sé, ma la persona di S. Matteo, da cui s'implora il patrocinio.
Convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis. Litografia ottocentesca raffigurante il convento sormontato da una immagine popolare di S. Matteo.
Convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis. Litografia ottocentesca raffigurante il convento sormontato da una immagine popolare di S. Matteo.
Che nella devozione popolare a S. Matteo, impastata di amore e timore, si sia potuto infiltrare qualche cosa che sa di magico e di superstizioso, qualche ingenuità senza discernimento critico, non è da escludersi. Ma il vero credente non risponde delle stranezze di una pietà non bene illuminata, ma semplicemente della dottrina cristiana della fede nel Santo, amico di Dio.
Gonzaga non parla esplicitamente della statua di S. Matteo, ma accenna ad una cappella (sacellum) di S. Matteo. E' certo che nel Cinquecento la statua vi era. Anche qui, si chiederà: da dove è venuta, quando è venuta, chi l'ha fatta? Non si può dare alcuna precisa risposta. Alfredo Petrucci afferma che la statua bizantina di S. Matteo “finissima per carattere e squisitezza d'intaglio, portata qui, quale immagine di Gesù benedicente, essa fu alla fine del Cinquecento travestita da S. Matteo, con l'aggiunta di una penna in mano e la trascrizione di alcuni versetti del Vangelo” (Nota 9).
Il travestimento è possibile, ma si è realmente verificato? Sicure prove esterne non vengono fornite. Si fa appello ad argomenti generali dedotti dalla storia dell'arte, che non ci sembrano, in questo caso, troppo forti. Comunque ci pare che la questione resti aperta e la rimandiamo ai competenti in materia.
Convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis. Statua bizantina di S. Matteo.
Convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis. Statua bizantina di S. Matteo.
Sul libro che S. Matteo tiene in mano vi è la data 1596, quando la statua fu restaurata con forte strato d'indoratura. Altro restauro venne eseguito nell'Ottocento. Nel 1968 venne restaurata dal Prof. Pellegrino Banella, che rimuoveva due strati d'indoratura e presentava il monoblocco di legno duro allo stato originale.
Travestita o non travestita, bella o meno, la bizantina o, secondo altri, bizantineggiante immagine di S. Matteo è, ancora oggi, punto di richiamo della religiosità delle popolazioni di Puglia e delle Regioni vicine.
I dodici Francescani destinati al convento di S. Matteo dovettero impegnarsi a fondo per i più urgenti restauri onde rendere abitabile il locale. E diamo atto, con gratitudine, anche se non richiesta dai protagonisti, a questi Francescani ai quali, come a pietosi samaritani, si deve la salvezza dello storico monumento. Dagli abati Commendatari non c'era molto da sperare. Ne è prova la sorte infelice toccata alle vicine abbazie di Pulsano, Montesacro, Calena, Isole di Tremiti, Ripalta, Torremaggiore, tutte andate in frantumi, e solo pochi ruderi erbosi richiamano alla memoria la loro tramontata esistenza. Esse non trovarono la mano del pietoso samaritano, e morirono per non più risorgere.