Copia pergamenacea della cessione ai Frati Minori del monastero di S. Giovanni in Lamis nel 1578.
Copia pergamenacea della cessione ai Frati Minori del monastero di S. Giovanni in Lamis nel 1578.
La presenza francescana nel monastero di S. Giovanni in Lamis prende l’avvio con il Breve di Gregorio XIII, del 14 febbraio 1578. Con esso il Pontefice approva la cessione del monastero da parte del Commendatario Vincenzo Carafa al Ministro della Provincia di S. Angelo dei Frati Minori Osservanti.
Per mettere in esecuzione il Breve Pontificio, in tempi di Vicereame e di governo spagnolo, si richiedeva il beneplacito del Viceré, il quale si serviva, in materia di benefici ecclesiastici, della Curia Arcivescovile di Napoli. Il giorno 6 maggio 1578, Carafa presentava alla detta Curia l'originale del Breve Papale. Il Vicario Generale Gaspare Sillingardo ne prendeva atto alla presenza del notaio e mastrodatti Giacomo De Caro e dei testimoni. Nel verbale dell'atto notarile, rilasciato da Sillingardo a Carafa, è inserito il testo del Breve Pontificio.
Il verbale ha inizio con un preambolo risonante come squillo di tromba:

“Gaspare Sillingardo, U.I.Dr. (Nota 2), Protonotario Apostolico del Signor Nostro Papa, d'ambedue le Signature, Referendario dell’Ill/mo e Rev/mo Signore Paolo “De Aretio” Cardinale presbitero di S. Pudenziana e Arcivescovo di Napoli, nelle cose spirituali e temporali Vicario Ufficiale Generale:
“Sappiano tutti e singoli che vedranno, leggeranno e ascolteranno il presente transunto istrumento, che noi abbiamo ricevuto, tenuto, visto, letto e diligentemente esaminato le infrascritte lettere originali del Signor Nostro Papa Gregorio XIII;
“Esse sono scritte su carta membranacea, munite del sigillo dell'anello del Pescatore impresso in cera rossa, legittimamente e debitamente eseguite; sono integre, non alterate, non cancellate, non raschiate, non sospette in alcuna parte, ma del tutto immuni da ogni vizio e sospetto;
“Sono state a Noi presentate dall'Ill/mo e Molto Reverendo Signore fratello milite Don Vincenzo Carafa Commendatario perpetuo del monastero di S. Giovanni in Lamis dell'Ordine Cistercense in Diocesi di Siponto, e umile Priore del Priorato di Ungheria e Principe dell'Ordine di S. Giovanni di Gerusalemme. Con tutta la debita riverenza, abbiamo ricevuto le dette lettere davanti a pubblico notaio e ai testimoni qui sottoscritti. Esse sono del tenore seguente:

GREGORIO PAPA XIII
a perpetua memoria (Nota 3).

Convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis. Altare maggiore in marmo policromo.
Convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis. Altare maggiore in marmo policromo.
“II ministero dell'Autorità Apostolica di cui siamo insigniti, riguardo ai monasteri che vanno efficacemente curati e alle necessità dei Religiosi che vivono nella Regolare Osservanza, esige che quello che da superiori e prelati è stato precedentemente deliberato, Noi lo confermiamo con la nostra approvazione, disponendo anche quanto altro crediamo necessario secondo Dio.
“Non è da molto, il diletto figlio Vincenzo Carafa Commendatario perpetuo del monastero di S. Giovanni in Lamis dell'Ordine Cistercense nella Diocesi Sipontina, ci faceva sapere che detto monastero con la chiesa e gli altri edifici minacciano rovina, che da lungo tempo è trascurato in esso il culto divino. Allo scopo di restaurarli e restituirli al culto divino, proponeva di affidare il monastero ai Frati Minori dell'Osservanza di S. Francesco. Perciò con il nostro beneplacito e della Sede Apostolica, stipulava con il diletto figlio il Ministro Provinciale di Puglia la seguente convenzione:
“Il Ministro Provinciale pro tempore invierà, in detto monastero, dodici Frati dello stesso Ordine dei Minori, dei quali sei sacerdoti, due chierici e quattro conversi. Essi vi dimoreranno di continuo, celebreranno le Messe e gli altri divini uffici, di giorno e di notte, secondo la loro Regola. Lo stesso Provinciale manterrà sempre, nel monastero, il numero di dodici Frati.
“Vincenzo, agli stessi dodici Frati destinati al detto monastero, e al momento del loro ingresso, darà nove pagliericci, altrettante coperte schiavine, tutta la suppellettile necessaria alle loro officine e alla cucina, nonché l'uso di un cavalluccio o di un muletto. Darà ancora, nei prossimi quattro anni, seicento ducati per riparare la chiesa e gli altri edifici, e una calcara di calce che si trova presso il monastero.
“Lo stesso Vincenzo e i suoi successori, ogni singolo anno, in perpetuo, daranno agli stessi dodici Frati venticinque rotoli di lana per il loro vestito, dodici “sestarii” di olio per le lampade nel servizio del culto divino, e quaranta libbre di cera.
“Le offerte, l'elemosine e i legati fatti, in avvenire, espressamente ai Frati, saranno spesi in utilità della fabbrica e per i sacri arredi. Sono eccettuati i legati antichi e le donazioni inter vivos fatti o da farsi al monastero, con gli altri frutti e redditi che resteranno a Vincenzo e ai suoi successori.
“Pertanto i sopraddetti Vincenzo e Ministro Provinciale hanno umilmente pregato affinché Ci degnassimo di aggiungere la Nostra Apostolica conferma alla stessa convenzione. Noi che desideriamo, con sincero affetto, favorire le case religiose e l'incremento della Regolare Osservanza, sopprimiamo ed aboliamo del tutto (supprimimus et penitus abolemus) in quel luogo l'Ordine Cistercense e introduciamo l'Ordine di S. Francesco dell'Osservanza.
“Con Autorità Apostolica, in forza delle presenti lettere approviamo e confermiamo detta convenzione. E a maggior cautela precisiamo: concediamo ai Frati Minori Osservanti la casa, eccetto qualche locale per il Commendatario, la chiesa, tutti gli altri edifici ed officine, una parte dell'orto e la facoltà di legnare nella selva maggiore, soltanto la parte secca detta morta, e unicamente per l'uso necessario agli stessi Frati Minori.
“In tal modo sarà lecito al Ministro Provinciale e ai Frati suddetti di prendere reale possesso (corporalem possessionem) della casa, della chiesa, degli altri edifici, dell'orto, dell'uso della legna, come si è detto, e di tenere tutto ciò in perpetuo uso, comodità e utilità del detto Ordine, secondo le Regole del loro Istituto.
“Vincenzo e i suoi successori saranno tenuti a soddisfare tutto quanto sopra si è detto, ogni anno, ai dodici Frati dimoranti nella stessa casa.
“Il Ministro Provinciale pro tempore sarà tenuto a mantenere dodici Frati nella detta casa, e lo si potrà costringere a ciò anche con pene e censure...
“Dato a Roma, presso S. Pietro, con il sigillo dell'anello del Pescatore, il giorno 14 febbraio 1578, anno VI del Nostro Pontificato” (Doc. 15 e 16).

Convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis. Chiesa - interno.
Convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis. Chiesa - interno.
L'ingresso dei Frati Minori Osservanti nei ruderi dell'ex abbazia benedettina di S. Giovanni in Lamis avveniva in un momento in cui la Provincia monastica di S. Angelo ferveva d'intensa vitalità. La divisione dell'Ordine Minoritico (1517) fu per i Francescani di Capitanata un forte richiamo ad immettersi nel circolo vivo della vita di apostolato, se non volevano scom­parire. Si dettero ad un'attività multiforme, riorganizzarono gli studi in Provincia, fondarono nuovi conventi in maniera sorprendente, nel secolo XVI ne aprirono diciotto (Nota 4). Sul Gargano, intorno al 1560, si erano stabiliti a S. Maria di Stignanoconvento-stignano.jpg.
Con il nuovo insediamento dei Minori Osservanti nell'ex monastero benedettino, il centro abitato di S. Marco in Lamis venne a trovarsi in una posizione privilegiata, incassato nella valle tra due conventi di Frati Minori Osservanti, all'ingresso della valle: S. Maria di Stignano, al termine: S. Matteo. Cosa, a quei tempi, rarissima, se non unica.