Convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis. Altare barocco, 1719, con antica statua di S. Giovanni Battista. Sulla parete resti di antichi affreschi.
Convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis. Altare barocco, 1719, con antica statua di S. Giovanni Battista. Sulla parete resti di antichi affreschi.
I Francescani, nella loro storia plurisecolare, che risente di avventura, hanno una prerogativa che sa di paradossale: quella di raccogliere i ruderi lasciati da altri, e, con tenacia, impegnare le loro forze per restaurare edifici che minacciano da ogni parte rovina e si reggono come per scommessa. Senza andare molto lontano o rifarsi a S. Francesco, manovale restauratore di chiesette abbandonate, la cronaca recente, anche sul Gargano, offre esempi lampanti di conventi ricostruiti di sana pianta.
Convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis. Particolare di un altare nella chiesa.
Convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis. Particolare di un altare nella chiesa.
Questi frati - imperdonabile ingenuità - cominciano quasi sempre con mezzi non proporzionati all'impresa e corrono il pericolo di essere infinocchiati da gente più scaltra. Siccome, nella loro povertà, non hanno nulla da perdere, osano tutto.
Quel Signore cinquecentesco Don Vincenzo Carafa (Nota 1) perpetuo Commendatario del monastero di S. Giovanni in Lamis, nonostante le rendite, sia pur ridotte, che percepiva dai beni del monastero, non poteva tirare avanti, e vedeva nell'annoso edificio il pericolo incombente di un completo disastro.
Gli balenò un'idea: perché non affidare il pericolante mo­nastero ai Francescani? Don Vincenzo li conosceva, anche perché nel suo feudo vi era il convento di S. Maria di Stignano; aveva buoni rapporti con il Ministro Provinciale della Minoritica Provincia di S. Angelo, che era P. Luigi da Nola. Dalle reciproche buone intenzioni fu facile il passaggio a stabilire una convenzione circa il monastero.
Vincenzo Carafa ha il merito di aver posto le condizioni perché lo storico monastero non crollasse completamente e uscisse dallo stato di abbandono.
P. Luigi da Nola ha il merito di aver corrisposto coraggiosamente all'iniziativa impegnandosi a far risorgere il monastero.
Papa Gregorio XIII ha il merito di aver approvata e sanzionata la convenzione stipulata dai due contraenti.