Luigi Settembrini, Ricordanze della mia vita, vol. II, Rizzoli editore, Milano, 1964
Dichiarazione di Luigi Settembrini scritta il 13 maggio 1848 e non potuta pubblicare per la stampa.
Il nostro misero paese è ridotto in miserrimo stato. I ministri, ed uomini nuovi alla difficilissima arte del governare, uomini deboli ed inetti, non hanno la forza di disprezzarci e di farci il bene nostro malgrado. Mentre da una parte gridano che la finanza è povera e fanno prestiti, dall'altra parte creano novelli uffizi, li dànno ciecamente e per quel buon cuore che è debolezza d'animo, impiegano quelli che strillano più lazzarescamente, i ladri conosciuti e già destituiti, i ladri novelli, le spie, gl'infami, e tutta quella ribaldissima schiuma ch'era ed è ancora a galla. Questa debolezza de' ministri fa baldanzoso il popolo: ognuno crede di poter salire a quell'impiego dove vede salito un malvagio o uno stolto: onde i tristi pretendono, i buoni si lamentano.

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Cesare Bardesono de Rigras, Governatore di Foggia dal 11 marzo al 31 agosto 1861, scriveva il 2 giugno 1861 nella missiva inviata al Luogotenente in Napoli, contro il suo predecessore Del Giudice ed il parlamentare Ricciardi:
Nel Gargano universale e radicato è lo spirito reazionario cagionato dalle intemperanze, dalle estorsioni, dalle violenze, commesse in nome della libertà, e che avevano sacrilegamente persuaso a quelle rozze e ignoranti popolazioni essere la libertà il peggiore dei flagelli.

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