Papa Giovanni XXIII - Indisse il Concilio Vaticano II.
Papa Giovanni XXIII - Indisse il Concilio Vaticano II.
Gli uomini e le cose della Provincia minoritica di Puglia e Molise, negli anni difficili della contestazione (1968-76), sono troppo vicini a noi, perché si possa tentare una rappresentazione storica. Si presentano figure da poco scomparse, altre sono ancora sulla breccia, e non si può gridare osanna né stendere il pollice verso.
A questo punto si può fare qualche considerazione d'indole generale. Tra i propositi del Concilio Vaticano II vi è quello “di far crescere ogni giorno più la vita cristiana dei fedeli, di meglio adattare alla esigenze del nostro tempo quelle istituzioni che sono soggette a mutamenti” (Nota 1).
Gli Ordini religiosi sono anch'essi chiamati ad un'opera di revisione e di aggiornamento, perché la loro azione sia più efficace e più rispondente alle esigenze della Chiesa nel momento presente.
L’Ordine dei Frati Minori è stato uno dei primi a muoversi nella direzione voluta dal Concilio. I Capitoli generali celebrati dal 1967 in poi ne sono valida testimonianza. La Provincia minoritica di Puglia e Molise si è mossa in tal senso.
Ma nel tradurre in pratica l'opera di rinnovamento, la cosa non è facile, dovendosi verificare in un contesto sociale turbato da una crisi di valori religiosi e morali: condizioni di vita che subiscono radicali trasformazioni; valori tradizionali, una volta universalmente accettati, messi in discussione o rifiutati; leggi e consuetudini dichiarate vecchie e sorpassate.
p. Urbano saluta il pubblico da un manifesto 6x3 prima di lasciare il convento di S. Matteo - 2006.
p. Urbano saluta il pubblico da un manifesto 6x3 prima di lasciare il convento di S. Matteo - 2006.
“Il fenomeno che ha interessato più direttamente il fatto religioso - fenomeno indicato comunemente col termine di secolarizzazione - ha coinvolto tutte le istituzioni della Chiesa, toccando anche la vita religiosa, nella quale ha provocato contrasti e contradizioni, e ha scosso il valore stesso della vita comune. Molte volte le reazioni, anche in casa nostra, hanno superato il punto limite. Anzicché costruire la nostra fraternità sul fondamento teologico-sacramentale e sulla forma vitae istituita e realizzata da S. Francesco, spesso ci siamo attardati in una sterile contestazione se non in un rifiuto netto del passato, senza preoccuparci di conoscere e di valorizzare gli elementi positivi contenuti nelle Costituzioni generali vigenti.

“Siamo stati presi - lo dobbiamo riconoscere - da una specie di furore iconoclasta. Ciò che la nuova legislazione, nella visione di un sano rinnovamento, ha dichiarato vetusto e non conforme alle esigenze moderne, lo abbiamo messo da parte senza batter ciglio; quello, invece, che la stessa legislazione ha propugnato come elementi di rinnovamento e di vita, non ha incontrato lo stesso entusiasmo. Si è cercato così un metodo di aggiornamento che si potrebbe definire ambivalente. Quando si è trattato di liberarsi di pesi, allora ci siamo dimostrati progressisti; quando, invece, si è trattato di abolire ciò che il secolarismo ha introdotto nella nostra vita, per ridonare maggior forza ed efficacia alla testimonianza, allora ci siamo dimostrati conservatori(Nota 2).

In tale ambivalenza hanno avuto buon gioco l'ignoranza della storia da parte di chi credeva di saper tutto mentre sapeva poco, e l’infatuazione per il nuovo ad ogni costo da parte di chi aveva più vocaboli che pensieri. L'aggiornamento, talvolta, è stato ridotto alla specialità di chiamare, con nomi nuovi, cose vecchie. Nell'immediato post-Concilio, Maritain è convinto “che si sia nella peggiore crisi modernista”.
Casi clamorosi di ribellione alla Chiesa e all’Ordine non si sono verificati in Provincia. Ma vi sono state defezioni di una buona dozzina di sacerdoti ridotti allo stato laicale. Uno stile di vita secolaresca ha fatto capolino nei conventi. Le nuove vocazioni sono venute a mancare quasi del tutto. Forse non sempre si è ricordato l’ammonimento di Paolo VI:

“Se volete vocazioni, presentate delle comunità che vivano veramente e testualmente la loro Regola. Se date altra interpretazione, il giovane non verrà; per dare fiducia vuole autenticità, e la vostra autenticità è il sacrificio, è la vita comune, è la preghiera. Se siete fedeli alla Regola avrete le vocazioni, se non lo foste, i primi a fuggire sarebbero i vostri futuri clienti” (Nota 3).

Negli anni della contestazione, parola d'ordine era la programmazione di tutte le attività. Si partì a galoppo con lancia in resta nel Capitolo provinciale del 1967, che istituì dieci Commissioni (Nota 4) con i relativi presidenti, i moderatori di ufficio e i membri! Ingenuamente, si voleva un po' troppo. Naturalmente le Commissioni restarono sulla carta, e in pratica non si fece niente.

“Certi organismi, validi a tavolino o sulla carta, restano sempre dei sogni dorati”.

Il Papa Paolo VI.
Il Papa Paolo VI.
Le ubriacature di aggiornamento ad oltranza, a distanza di tempo, sembrano aver avuto puntuali smentite dalla realtà. La contestazione si è andata man mano riducendo, lasciando un'eredità di delusioni ed amarezze, di ripensamenti.
Dalla contestazione sono emerse, anche, indicazioni positive, come il bisogno di una maggiore autenticità, il desiderio, espresso talora in modo ambiguo, di partecipare più attivamente alla vita della Provincia.
Va sottolineato che anche negli anni difficili della contestazione, la Provincia è rimasta salda nella sua ossatura e fedele al lavoro che va dal culto all'evangelizzazione, dalla cultura all'assistenza spirituale, alle opere caritative. Nel clima di rinnovamento si colloca l’aggiornamento degli Statuti particolari. Un primo testo, approvato dal Capitolo provinciale del 1970, ha subito ritocchi nei Capitoli del 1973 e 1976, in attesa di nuovi ritocchi, in conformità al nuovo Codice di diritto canonico. Fra le novità contenute in detti Statuti c'è da rilevare il numero dei Definitori portato da quattro a sei, l'istituzione dei deputati al Capitolo provinciale, l'elezione, da parte di tutti i frati, di cinque candidati all'ufficio di Ministro provinciale.
Una visione panoramica della storia della Provincia, in un osservatore attento e distaccato, non giustificherebbe né un avvilente pessimismo, né un ottimismo all'insegna del “tutto per bene”. È storia di uomini con luci ed ombre. I frati minori sono perfettibili, non perfetti. Nel succedersi degli eventi, per quasi otto secoli, è dato cogliere alcune linee constanti, che sono: una fedeltà assoluta al magistero della Chiesa; una tensione spirituale verso l’ideale di S. Francesco, anche se a periodi luminosi si alternano periodi opachi; una disponibilità dei frati ad illuminare il popolo con la predicazione, a servirlo nei bisogni e nelle sventure; una simpatia del popolo verso i
Papa Pacelli - Pio XII - Olio presente nel convento di S. Matteo.
Papa Pacelli - Pio XII - Olio presente nel convento di S. Matteo.
francescani; un senso di concretezza nella pronta ripresa dopo persecuzioni e soppressioni; uno spirito di preghiera di francescani umili e semplici, senza cadere nell'equivoco di calcolare il rendimento di un frate per quello che fa di appariscente. Un francescano ridotto soltanto a pregare rende un apporto alla vita della Provincia, non traducibile in espressioni matematiche. Se l'anima dell'apostolato è la preghiera, vuol dire che la preghiera è insostituibile.
La Provincia, in passato, ha conosciuto crisi ben più gravi di quella di oggi. Ma si è sempre ripresa. Quando sembrava morta - si pensi al periodo delle soppressioni - è risorta.
Quale il segreto della sua vitalità? Il segreto è nella spiritualità francescana, cioè quel modo particolare di vivere il Vangelo di Cristo, come l'ha vissuto S. Francesco, il Santo che è una della più splendide incarnazioni del Vangelo, che la storia cristiana abbia conosciuto. Questa spiritualità, fatta di dottrina, di simpatia, di bontà, di povertà, di semplicità, di letizia, è stata la forza animatrice del movimento francescano pugliese, agendo nel cuore della realtà pur tentatrice e ripugnante che sia.
“Di questo spirito francescano, di questa francescana visione della vita ha bisogno il mondo” (Nota 5).