Da un po' di settimane, in genere, sto caricando i file da scaricare nella cartella dedicata all' Astrolabio (http://www.garganoverde.it/storia/l-astrolabio.html) e ad Ernesto Rossi (http://www.garganoverde.it/storia/ernesto-rossi.html) in Download
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Articoli
Ernesto Rossi, Abolire la miseria in Il malgoverno, Laterza 1955

[...] Fra questi interessi quello che forse oggi ha la maggiore efficienza reazionaria, è l'interesse delle maestranze occupate nelle industrie che non riescono più a fare i bilanci in pareggio. La condizione di chi viene licenziato è ancora così tragica, in Italia, che non si può ragionevolmente rimproverare ai lavoratori di trarre profitto dalla forza acquistata con l'organizzazione sindacale e col diritto di voto per mantenere in piedi le aziende in cui sono occupati, indipendentemente da qualsiasi considerazione di ricavi e di costi. Ognuno di loro pensa, prima di tutto, a difendere la possibilità di guadagnarsi il pane per mantenere la famiglia. [...] D'altra parte il suffragio universale si trasforma in un'arma micidiale per la stessa democrazia nei paesi in cui la miseria impedisce a gran parte della popolazione di acquistare coscienza dei propri doveri verso la collettività, e la rende facile preda dei demagoghi che reclamano la immediata ridistribuzione egualitaria delle ricchezze. Quando scoppiano crisi politiche, in cui l'ordine pubblico resta affidato al senso di responsabilità dei cittadini, le orde dei miserabili, che niente hanno da perdere nei più catastrofici rivolgimenti, escono dalle loro tane, dai postriboli, dalle carceri, e si gettano al saccheggio, alla distruzione, alla strage. Sono le loro grandi giornate. E sono anche le grandi giornate degli avventurieri, disposti a servirsi della “teppa” come massa d'urto per conquistare il potere. [...]

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  • Ernesto Rossi

    Ernesto Rossi

    Un grande italiano, poco conosciuto dalla "massa" del popolo. Leggi
  • Le Acli a S. Marco in Lamis

    Le Acli a S. Marco in Lamis

    Sebastiano (Ninuccio) Contessa racconta la storia delle Acli di San Marco in Lamis.Il secondo dopoguerra in un paesino del Meridione. Leggi
  • P. Sylos Labini (1920-2002)

    P. Sylos Labini (1920-2002)

    Un grande economista italiano, che aveva previsto molte cose. Leggi
  • Carlo Cattaneo (1801-1869)

    Carlo Cattaneo (1801-1869)

    Egli fu uomo d'azione, in modo folgorante, ma per brevissimo tempo, non più di diciassette giorni in quasi settant'anni di vita. Leggi
  • Napoleone Colajanni (1847-1921)

    Napoleone Colajanni (1847-1921)

    Nuova sezione dedicata ad un Grande alquanto dimenticato. Garibaldino, Repubblicano, italiano, onesto, amante dei poveri e della giustizia. Leggi
  • Il Risorgimento

    Il Risorgimento

    Nuova sezione! La foto è una litografia di Rossetti, tratta da Antonio Balbiani, Storia illustrata della vita di Garibaldi, Milano, 1860. Leggi
  • Leggi con me.

    Leggi con me.

    [...] la biblioteca non è solo il luogo della tua memoria, dove conservi quel che hai letto, ma il luogo della memoria universale, dove un giorno, nel momento fatale, potrai trovare quelli altri hanno letto prima di te. È un repositorio dove al limite tutto si confonde e genera una vertigine, un cocktail della memoria dotta. [...] Umberto Eco Leggi
  • Nord-Sud

    Nord-Sud

    "Il federalismo - ivi compreso quello 'fiscale' - servirà assai poco al progresso del Paese se il Governo italiano non avvierà contestualmente una strutturale ed incisiva politica economica nazionale di sviluppo e di coesione, finalizzata alla unificazione anche 'economica' tra Mezzogiorno e Centro-Nord". Nino Novacco (1927-2011) Leggi
  • G. A. Borgese

    G. A. Borgese

    [Golia è] Un libro, questo, letto da pochi, purtroppo, allora come oggi, non più in commercio, eppure un libro sul fascismo, sull'Italia fascista, un libro di radicale importanza. Ed è un libro da cui bisogna partire per conoscere Borgese scrittore, oggi effettivamente sconosciuto. L. Sciascia, in Corriere della sera dell'11 settembre 1982 Leggi
  • Le migrazioni

    Le migrazioni

    Il problema dei movimenti migratori è molto vecchio e complesso. Oggi assistiamo, purtroppo e tra il plauso di molti, ad una sua pericolosa e dolorosa semplificazione.La buonanima della mia nonna materna Luigina Tardio (1897-1980) amava dire: così capisce! Ma subito aggiungeva: si stancherà! Leggi
  • Storia statistica di Giuliani

    Storia statistica di Giuliani

    Ho dedicato una corposa sezione al Notaio sammarchese Leonardo Giuliani (1786-1865), autore della citatissima 'Storia statistica'.Ho aggiunto alla sezione molti 'file' che servono ad inquadrare meglio questa grande figura. Leggi
  • Due libri di Matteo Ciavarella

    Due libri di Matteo Ciavarella

    I due libri (Il colera del 1837..., 1981 e Fra orti e mugnali, 1982) che vi offro sono opera del sammarchese Matteo Ciavarella. Essi sono una miniera di notizie sulla cittadina garganica. Leggi
  • Nascita di una città

    Nascita di una città

    Il libro di Pasquale Soccio "San Giovanni in Lamis San Marco in Lamis ....".', arricchito di tanti altri elementi che ti permettono di inquadrare la morte di una potente Badia e la nascita di una Città. Leggi
  • Antonio Vieira

    Antonio Vieira

    Nessuno come il gesuita P. Antonio Vieira (1608-1697) ha sferzato così violentemente la molteplicità degli incarichi, le remore della burocrazia, la peste dei favoritismi; nessuno ha ironizzato più spietatamente su la carta bollata, su illustri incompetenti dei loro dicasteri, su le votazioni fatte da ignari della materia su cui decidere. Leggi
  • Francesco P. Borazio

    Francesco P. Borazio

    Tullio De Mauro:'Francesco Paolo Borazio irrompe come una voce diversa, originale, della poesia nei dialetti meridionali. Un meridionale di questo secolo che scherza in versi dialettali: ecco un fatto che basta ad assegnare, di qua di ogni più affinata valutazione critica, una posizione eccezionale a Lu Trajone e al suo autore. Leggi
  • Marmi ed Alabastri

    Marmi ed Alabastri

    Il libro del 1876 in versione integrale. I marmi e gli alabastri del Gargano. Leggi
  • Il paese che ricordo

    Il paese che ricordo

    Vite, miti, memorie delle classi popolari di San Marco in Lamis. Ricerca curata da Sergio D'Amaro e stampata a cura della Amministrazione comunale di S. Marco in Lamis nel 1996. Leggi
  • I fatti dell'Ospedale di S. Marco in Lamis

    I fatti dell'Ospedale di S. Marco in Lamis

    I mesi di luglio ed agosto del 2002 furono molto importanti nella storia recente di S. Marco in Lamis e dell'intero Gargano. Il Piano di Riordino Ospedaliero della Regione Puglia si abbatté come una scure sul nosocomio sammarchese... Leggi
  • Il Gargano e Beltramelli

    Il Gargano e Beltramelli

    Il resoconto del viaggio compiuto nel 1905 sul Gargano dal giornalista Antonio Beltramelli. Leggi il libro completo pubblicato nel 1907, con centinaia di foto inedite. Ho arricchito il testo con moltissime note, utilizzando la tecnica dell'ipertesto. Leggi
  • Unità e Brigantaggio

    Unità e Brigantaggio

    I drammatici avvenimenti del 1860-63 visti da S. Marco in Lamis. Il libro completo di Pasquale Soccio Leggi
  • Francescani in Capitanata

    Francescani in Capitanata

    Ampi estratti del libro del grande storico P. Doroteo Forte. L'Ordine religioso francescano influenza molto la nostra vita, anche se ci sono elementi di crisi e disagio al suo interno. Leggi
  • Gastronomia e patate

    Gastronomia e patate

    Il p. Michelangelo Manicone, nel 1803, invitava i contadini del Gargano a 'coltivare le patate', da dare agli animali e da mangiare. Propone numerose ricette, che io vi sottopongo insieme ad altri scritti del Frate. Ovviamente sulle Patate. Leggi
  • Il torrente Iano

    Il torrente Iano

    Dai ricordi di Vittorio De Filippis, sammarchese emigrato a Varese dove fu Presidente dell'Ordine dei Medici. L'Autore ricorda alcuni periodi della sua infanzia a San Marco in Lamis. Una prosa semplice ma evocativa: sembra il testo di una sceneggiatura. Leggi
  • Padre Michelangelo Manicone

    Padre Michelangelo Manicone

    Un grande frate riformatore, che scriveva anche bene. Un grande conoscitore ed amante del Gargano. La trattazione di quattro comuni del Gargano, con tante curiosità. Leggi
  • I braccianti

    I braccianti

    Come vivevano i braccianti di una volta a S. Marco in Lamis e nei paesi del Gargano e del Meridione? Leggi
  • Contadini e cafoni

    Contadini e cafoni

    Come vivevano a San Marco in Lamis e nel Gargano i condadini ed i cafoni Leggi
  • Giornate ecologiche

    Giornate ecologiche

    Noi riteniamo che il turismo sia una delle poche prospettive di sviluppo economico di S. Marco; però riteniamo anche che gli interventi ricettivi e tutti i servizi debbano essere concentrati fuori del bosco, a Borgo Celano. Leggi
  • Il Bosco della Difesa

    Il Bosco della Difesa

    È il bosco più importante di S. Marco in Lamis e, probabilmente, una delle poche, possibili fonti di sviluppo sociale ed economico della nostra città in quanto ad essa è strettamente connesso lo sviluppo turistico di Borgo Celano Leggi
  • Il convento di San Matteo

    Il convento di San Matteo

    Si trova a S. Marco in Lamis ed è un Monumento nazionale. Dispone di una imponente biblioteca, di numerose raccolte di Beni culturali, quali Tavolette votive, paramenti sacri, archeologia e paleontologia, Lapidarium statue, dipinti ed altro. Una visita vale la pena. Resterete meravigliati. Leggi
  • Le erbe del Gargano

    Le erbe del Gargano

    Il Gargano è, tra l'altro, famoso per la sua biodiversità. Leggi come l'Autore di Gargano segreto parla di due piante. Leggi
  • Gli animali domestici

    Gli animali domestici

    E' molto comune trovare nell'entroterra del Gargano la famosa Mucca podolica. Sono anche frequenti il maiale, il pollo domestico, la capra garganica, la pecora. Fate attenzione ai cinghiali! Leggi
  • I funghi

    I funghi

    Sul Gargano ci sono molte specie di funghi, che troverai solamente durante una visita od un soggiorno. Leggi
  • La località chiamata Zazzano

    La località chiamata Zazzano

    Una zona interna del Gargano, poco conosciuta ma bellissima. Visitatela! Leggi
  • Le fracchie

    Le fracchie

    La processione della Fracchie di San Marco in Lamis illustrata con testi di Gabriele Tardio e numerose foto Leggi
  • Gabriele Tardio

    Gabriele Tardio

    Numerosi scritti del compianto Gabriele, illustrate con numerose note dell'Autore e foto del sottoscritto oppure tratte da vecchi libri. Leggi
  • La Politica

    La Politica

    Nel '600 Antonio Vieira esprimeva nelle sue prediche il concetto di Politica. Leggi tante curiosità Leggi
  • Le piante del Gargano

    Le piante del Gargano

    Una grande esposizione della Flora del Gargano con testi, foto e didascalie Leggi
  • Giuseppe Giuliani

    Giuseppe Giuliani

    La Festa di San Matteo a S. Marco in Lamis dal Bollettino della Biblioteca di S. Matteo Leggi
  • Castelpagano

    Castelpagano

    Un bellissimo castello medievale meta di molti villeggianti e camminatori Leggi
  • Borgo Celano

    Borgo Celano

    Frazione di S. Marco in Lamis Chiave di volta per una prospettiva di sviluppo turistico Leggi
  • Lu cummente de Sante Mattè

    Lu cummente de Sante Mattè

    Poesia di Francesco P. Borazio pubblicata sul Bollettino del Santuario di San Matteo Leggi
  • Bizzoche a San Marco nel '700

    Bizzoche a San Marco nel '700

    Un vecchio scritto del 700 Leggi
  • L'alluvione del 2014

    L'alluvione del 2014

    L'alluvione del 2014 alla Foresta Leggi
  • Almanacco

    Almanacco

    Nuova sezione di libri, biblioteche, ricordi, materiale di archivio, curiosità, chicche e tanto altro... Leggi
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    Pasquale Soccio

    "Materna terra" Libro completo dell'autore di Gargano segreto Leggi
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    La Via Francesca

    Il tratto garganico della Via Francesca Leggi
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    Luoghi del Gargano

    Visita il Santuario della Madonna di Cristo a Rignano Garganico Leggi
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    L'entroterra del Gargano

    Potenziamento turistico di una zona territoriale poco conosciuta Il caso dell'entroterra del Gargano La Tesi completa Leggi
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    Mediamente

    A partire dal 1997 Grandi personaggi parlano di ricchezza, povertà, crisi finanziaria, internet, ipertesto, S. Francesco.... Leggi
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    Il Gargano è Storia, Natura e Civiltà Leggi
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    Sei mai stato in un locale del Gargano? Se non lo hai ancora fatto è un peccato, perché si mangia bene. Leggi
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    Negli Agriturismi del Gargano puoi mangiare questo piatto speciale. Prova! Leggi
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    Una raccolta argentaria

    Visita la raccolta argentaria che si trova nel Convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis Leggi
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Ernesto Rossi

Ernesto Rossi, Aria fritta, Laterza 1956
L'andazzo di Torre le Vigne
Mi diceva giorni fa un amico, piccolo industriale, in via di confidenze: -Ti devi accordare con la Finanza per la valutazione del reddito o del patrimonio? Hai bisogno di una licenza di importazione? Vuoi l'assegnazione di una materia prima contingentata? Attendi l'esito di una gara o di un concorso? Desideri fare una transazione con un ministero? Non riesci a riscuotere un credito per una fornitura allo Stato? Hai fatto domanda per ottenere una indennità, un sussidio, un premio, che ti spettano di diritto? Dovunque tu sia, quando meno te l'aspetti, ti vedi comparire davanti un omino cerimonioso, il quale tira fuori da una borsa piena di scartoffie la copia della tua domanda, che giace dal tal giorno nel tale ufficio del tal ministero, e si mette a tua completa disposizione per sollecitare la pratica e portarla a buon fine.
L'omino che viene ad offrirti il suo aiuto è, in generale, un povero diavolo, che ha ben poco da perdere anche se lo mettono al fresco per qualche settimana; ma ha conoscenze autorevoli nella capitale od è in missione per incarico di un importante studio di consulenza tributaria e commerciale, diretto da un commendatore, già capo servizio nell'ufficio in cui attende di essere “evasa” la tua pratica: il commendatore è da poco a riposo, ma ha conservato ottimi rapporti con i suoi ex colleghi.
Questi omini in generale mantengono ciò che promettono: non imbrogliano, non bluffano. Desiderano formarsi una sicura e affezionata clientela.
Se ungi le ruote, la pratica va avanti e facilmente si risolve in tuo favore, anche se hai torto. Se non le ungi, scende dal millesimo al milionesimo posto nella pila delle pratiche del medesimo ufficio, oppure si risolve a tuo danno, anche se hai mille ragioni da vendere.
- La sugna per ungere le ruote - ho domandato - costa parecchio?
- Dipende - mi ha risposto l'amico. - Il prezzo è una percentuale più o meno elevata del beneficio, a seconda della natura della operazione. Ottenere il pagamento immediato di una somma che lo Stato ti deve, ad esempio, costa molto meno che ottenere un finanziamento la cui concessione è una facoltà discrezionale degli “uffici competenti”.
Ultimamente chiesi per la mia piccola industria un prestito di 25 milioni che, secondo le leggi, poteva essere concesso - comprese tutte le spese - al saggio del 7%, invece che dell'11%, quanto sarebbe costato un normale credito bancario. L'omino pretendeva una sensaleria di quattro milioni, che assorbiva quasi completamente la differenza. Fatti i miei conti lo mandai a farsi benedire e rinunciai al rammodernamento dei macchinari.
- È da molto tempo che dura questo sistema?
- Dal tempo che si tiravano su i pantaloni con le carrucole. Lo abbiamo ereditato dal malgoverno dei Borboni e - in misura minore - dai regimi assoluti che vigevano negli altri Stati italiani prima della unificazione. Ma è certo che, durante il primo cinquantennio dell'unità, la virulenza del male si era molto attutita. La selezione del personale attraverso regolari concorsi, la pubblicità di tutti gli atti della amministrazione, il controllo della stampa e del parlamento, il meccanismo automatico del mercato per la distribuzione del credito e delle merci e per la determinazione dei prezzi, erano potenti antisettici, che avevano ridotto le pratiche camorristiche entro limiti tollerabili. La economia di guerra e venti anni di dittatura fascista (moneta manovrata, contingentamento delle importazioni, controllo sui cambi, assegnazioni ai “normali operatori”, disciplina dei nuovi impianti industriali, bavaglio alla stampa. e, infine, l'assunzione di decine di migliaia di impiegati, senza concorsi, per soli meriti politici) ci hanno ridotti nelle condizioni in cui siamo. Se avessi assistito all'ultima perquisizione al mio ufficio, te ne saresti potuto fare una idea...
- Perquisizione? O che sei sospettato anche tu di spionaggio atomico?
- Peggio. Come tutti gli italiani, sono un “evasore fiscale”. Nessuno, oggi, nel nostro Paese, paga tutto quello che dovrebbe pagare di imposte, contributi, taglie, balzelli. Nel ginepraio di leggi, regolamenti, circolari ministeriali, nessuno riesce più a capire che cosa gli viene richiesto. E poi chi volesse ottemperare veramente a tutte le disposizioni in questa materia non dovrebbe fare altro per l'intera giornata che riempire moduli, appiccicare marche, far la fila agli sportelli, e immediatamente sarebbe buttato a terra dai concorrenti meno scrupolosi di lui. Gli agenti della polizia tributaria piombano in casa, rovistano in tutti i cassetti, confrontano libri, corrispondenza, ricevute, accertano irregolarità, appongono sigilli, impediscono l'uso del telefono, terrorizzano moglie, figli, donna di servizio, fino il gatto in cucina... Solo se sai fare, diventano comprensivi.
- Ma tu perché non presenti una brava denuncia alla magistratura, quando sei costretto a trangugiare soprusi? Se non cominciate a muovervi voi, che siete direttamente interessati, come potete sperare che si muovano i ministri e i parlamentari in vostra difesa?
- Durante la guerra ti è passata mai per la contraccassa del cervello l'idea di ottenere giustizia, denunciando gli speculatori che ti vendevano pasta, burro, zucchero sul mercato nero? Se presentassi una denuncia, non riuscirei a provare le mie accuse e verrei segnato sul libro nero. Ricordi quel contadino di Dicomano, di cui racconta il Sacchetti, che andò a dolersi perché un parente di Francesco de' Medici gli voleva portar via una vigna?

Questo mondo corre per andazzi - disse il contadino a messer Francesco - e quando corre un andazzo di vaiuolo, quando di pestilenza mortale, quando è andazzo che si ammazzino parecchie persone, quando che non si faccia giustizia: e così quando è andazzo di una cosa e quando d'un'altra. Contro questi andazzi è inutile prendersela: non si può far riparo. Perciò se ora mi dite che è andazzo di torre le vigne, il vostro parente si prenda pure la mia, e se ne vada con Dio. Ma se non lo fosse, vi prego caldamente di farmela restituire.

L'andazzo è quello che ti ho detto. Se non provvedono “li maggiori” a farlo cambiare, noi non possiamo fare altro che pagare e tacere.
La Stampa, 22 luglio 1953.

Ernesto Rossi, Il Malgoverno, pp. V-IX, Laterza 1955
Prefazione
Un comunista, in carcere con me a Piacenza, mi raccontò di aver lavorato, durante la prima guerra mondiale, in uno stabilimento metallurgico di Sesto San Giovanni, con degli operai arabi:
- Se una squadra di arabi doveva trasportare a spalla una longarina, appena la squadra si muoveva, sempre uno di loro si abbassava un poco, per scaricare il peso sui compagni; un altro seguiva subito il suo esempio, poi un altro, poi un altro. Dopo cssersi curvati tutti più che potevano, per abbassarsi ancora più, andavano con le gambe piegate. Alla fine erano tutti ginocchioni, quasi schiacciati sotto la longarina.
- Quegli arabi - feci allora osservare al mio compagno di cella - si meritavano la cittadinanza italiana. Erano “furbi” come noi. Per aver cercato di scaricare sugli altri il peso relativamente lieve della cosa pubblica, che ognuno di noi doveva portare, ci troviamo ora schiacciati da una banda di avventurieri senza scrupoli, che ci fanno star tutti quanti ginocchioni.
L'immagine degli arabi aotto la longarina mi è tornata più volte alla mente mentre scrivevo gli articoli che ho raccolti in questo libro.
I grandi industriali sono “furbi” quando fanno svalutare la moneta per annullare i debiti con i quali hanno costruiti i loro impianti. I latifondisti sono “furbi” quando aumentano le loro rendite, facendo raddoppiare il prezzo del pane col dazio sul grano. Gli statali sono “furbi” quando levano taglie e balzelli su chiunque chieda un documento, una registrazione, un timbro ai loro uffici. I generali sono “furbi” quando accrescono gli stipendi ed allargano gli organici con i miliardi che dovrebbero servire a migliorare gli armamenti. I plutocrati sono “furbi” quando si intendono con gli agenti del fisco per sottrarre all'imposta la maggior parte possibile del loro reddito imponibile. Gli assicurati, i medici, i farmacisti sono “furbi” quando fanno pagare all'INAM le visite che non vengono fatte e le medicine che non vengono acquistate. I bottegai sono “furbi” quando sofisticano i generi alimentari in modo che nessuno se ne accorga. Gli esportatori sono “furbi” quando mandano all'estero la frutta di qualità scadente, nascosta nelle cassette sotto la frutta migliore. I funzionari del Mincomes sono “furbi” quando alimentano il commercio delle licenze e il mercato nero delle valute, concedendo licenze e valute a falsi operatori con l'estero. I membri del Consiglio Superiore delle Miniere sono “furbi” quando consigliano di regalare alle grandi società americane i giacimenti petroliferi del nostro sottosuolo. I direttori generali dell'ACIS e i magistrati della Corte dei conti sono “furbi” quando si costruiscono palazzine con i quattrini destinati ai tubercolotici. I bananieri sono “furbi” quando fanno gettare diecine di miliardi nell'amministrazione della Somalia per ottenere qualche centinaio di milioni di sopraprofitti attraverso il Monopolio banane. I commercianti sono “furbi” quando impediscono che vengano aperti i nuovi negozi senza il loro preventivo consenso. Gli operai delle fabbriche sono “furbi” quando impediscono ai lavoratori delle altre regioni di cercare lavoro nel loro comune. I dirigenti della CGIL sono “furbi” quando, per aumentare gli iscritti nei sindacati, appoggiano anche le rivendicazioni delle categorie impiegatizie meglio remunerate e chiedono che gli avventizi vengano ammessi tutti quanti nelle pubbliche amministrazioni senza concorsi. I dirigenti della Confindustria sono “furbi” quando finanziano i giornali e i partiti per realizzare più facilmente la privatizzazione dei profitti e la socializzazione delle perdite.
Tutti “furbi” in Italia. Tutti “furbi” che fan finta di prendere molto sul serio, ma mai si lasciano veramente incantare dalle proclamazioni dei grandi principi sulla libertà, la democrazia, la giustizia sociale, la solidarietà nazionale.
Il vanto a cui maggiormente tengono gli abitanti della città più miserabile d'Italia - “Cà nisciuno è fesso” - potrebbe essere inciso come motto araldico sullo stemma della nostra Repubblica. E siccome “nisciuno è fesso”, tutti sono disposti a dar fuoco a una intera foresta, se la foresta è della collettività, per cuocersi un uovo al tegamino.
Questa è la vera ragione della nostra miseria. Questa e non la scarsità delle terre coltivabili e delle materie prime.
In due pagine ristampate ultimamente nel Buongoverno, Luigi Einaudi spiega che i fattori principali della ricchezza delle nazioni non sono le risorse naturali; sono le qualità morali degli abitanti:

“La culla della ricchezza americana - scrive Einaudi - non è stata nelle regioni del Sud, ricche di cotone, nelle pianure centrali feconde di frumento, nelle terre a carbone a ferro od a petrolio. Fu negli Stati della Nuova Inghilterra, nelle inospiti, pietrose contrade, poste fra New York e i confini del Canada, dove la terra non dà messi, perché la roccia affiora dappertutto, dove le foreste vengono a stento, dove non ci sono miniere di nessun minerale, dove mancava tutto, salvo l'energia indomabile dell'uomo”.

La stessa osservazione possiamo fare per la Svizzera. A pochi passi dall'uscio di casa nostra, il tenore di vita della popolazione è molto più elevato di quanto non sia nel nostro paese, nonostante madre natura sia stata, nei riguardi degli svizzeri, molto più avara di materie prime, nonostante la maggiore percentuale di terre montagnose, nonostante la maggiore ristrettezza del mercato e la mancanza di un qualsiasi sbocco al mare.
La Svizzera è un paese più ricco del nostro solo perché è un paese meglio amministrato. Ed è un paese meglio amministrato perché gli svizzeri sono meno “furbi” di noi.
Gli articoli che ho raccolti in Settimo: non rubare e quelli che ho scelti in questo libro possono - a me sembra - dare al lettore una prima idea delle conseguenze della nostra generale “furberia” nei rapporti con i nostri simili.
In conseguenza delle trincee che ogni gruppo scava a difesa dei propri interessi sezionali, è raro che in Italia il lavoro venga eseguito dalle persone che lo sanno eseguire, nel luogo e nel modo in cui riuscirebbe più redditizio. Alle spalle di ogni persona adulta, che effettivamente lavora, ne vivono senza lavorare almeno un paio: grattascartoffie, controllori, intermediari, procacciatori, azzeccagarbugli, monache, frati, militari, grandi baroni E una volta ottenuto il prodotto, la gran parte va perduta in operazioni di arrembaggio, con le quali i più “furbi” ancora riescono a spogliare coloro che dovrebbero esserne i legittimi proprietari.
Finché gli italiani continueranno ad essere “furbi” a questo modo, nessun piano di investimenti, nessuna politica produttivistica, riuscirà a guarirli dalla loro miseria. Anche se l'Italia divenisse, per miracolo, dalla sera alla mattina, tutta quanta pianeggiante e fertile come la “Campania felice”, anche se la precipitazione delle acque fosse sempre in tutte le regioni la più favorevole alle diverse culture, anche se scoprissimo nel sottosuolo i più ricchi giacimenti di oro, rame, ferro, carbone, petrolio, gli ultimi strati della nostra popolazione sarebbero sempre costretti a vivere in condizioni di vita bestiale.
È questa una verità che non dobbiamo stancarci di ripetere contro coloro che vorrebbero scaricare molto comodamente le responsabilità di tutti i nostri malanni sul governo e sul Padreterno.
Roma, agosto 1954.
Ernesto Rossi

Leggi tutto: I funeraliScaricato da FB il 10.02.2021, Fondazione Ernesto Rossi e Gaetano Salvemini
Il 9 febbraio del 1967, 54 anni fa, moriva Ernesto Rossi. Ecco come lo ricordo nel mio “Istantanee tra cronaca e storia” (Pungitopo editore).
Ernesto Rossi, l'anticonformista e l'Astrolabio
Entrava come una ventata, il cappotto fino alle caviglie, la vecchia borsa gonfia sottobraccio. Si fermava soltanto al centro dello stanzone di mezzo. Lì alzava gli occhi: "C'è Ferruccio?". Se Parri c'era, qualsiasi cosa stesse facendo, era suo, irrimediabilmente coinvolto nelle vicende della Federconsorzi e degli archivi vaticani o nell'organizzazione di un convegno del Movimento Salvemini. Se Parri non c'era, Ernesto Rossi si chiudeva nella sua stanza. Era l'unico ad averne una tutta per sè a l'Astrolabio di via Pisanelli. Piccola, certo, dove entravano appena una scrivanietta, una brutta vetrina e un paio di tavoli traboccanti di appunti e di giornali. Ma lì erano nati Viaggio nel feudo di Bonomi, Padroni del vapore e fascismo e Pagine anticlericali.
L'Astrolabio lo aveva voluto lui nel 1963, dopo la sofferta rottura con Il Mondo e con il gruppo di Pannunzio, Carandini, Libonati, Cattani che aveva messo in crisi e poi abbandonato il partito radicale. Nel consiglio nazionale che sancì la rottura, erano stati tenuti interventi di fuoco. Una brutta pagina della democrazia italiana. Antiche amicizie frantumate per sempre, andate a farsi benedire le pur deboli speranze di creare una terza forza laica tra la Democrazia cristiana e il partito comunista. Rossi accusò Pannunzio di avere svolto un'opposizione di comodo al fascismo, mentre i veri antifascisti marcivano in galera. Lo rivedo ancora subito dopo il suo intervento, pallido, disfatto, consapevole della gravità delle sue accuse, ma non per questo pentito di averle pronunciate, mentre i consiglieri si dividevano in due opposte schiere vocianti e Carandini gli gridava in faccia: "Vergogna, Rossi, vergogna". Una brutta pagina.
Dopo, il nuovo giornale, l'Astrolabio. Aveva convinto tutti, da Ferruccio Parri, che ne divenne il direttore, a Riccardo Lombardi, da Leopoldo Piccardi a Paolo Sylos Labini, da Lamberto Borghi a Nino Valeri. Suo il bizzarro nome del giornale, allora mensile. E sua, cocciutamente, contro ogni ragionevole previsione di debacle finanziaria, l'idea di trasformarlo due anni dopo in settimanale. Fino al 1967, anno della sua morte, Rossi lavorò a l'Astrolabio e al Movimento Gaetano Salvemini, che ne fu in qualche modo la propaggine, con l'impeto di un ventenne. Sconvolse biblioteche, archivi, corrispondenze, registri. Attaccò potentati, corporazioni, monopoli. Fece politica, con quel suo modo scomodo e cristallino di far politica che tanti dopo giudicarono a loro difesa impolitico.
Cominciò a star male nel 1966, in settembre. Ma non rinunciò a scrivere. E il 2 ottobre, per il primo decennale della morte di Piero Calamandrei, mandò dalla clinica un "ricordo" che rischiò di far venire un infarto a Parri. Scriveva di lui e di "Piero", della comune "confraternita salveminiana", delle lotte divise come il pane per quasi quarant'anni, dello spiritaccio fiorentino di Calamandrei, che gli permetteva di passare dalle barzellette (le "maialate", diceva Rossi, ma "come purificate dalla bellezza della forma letteraria, come le novelle anche le più sconcie, del Boccaccio e del Sacchetti") agli "argomenti più gravi e seri", nei quali era maestro. Rossi, a titolo d'esempio, ricordava una "maialata" raccontatagli da Calamandrei poco prima di fare "uno dei suoi discorsi più elevati e appassionati" nell'ultimo comitato centrale del partito d'azione, quello dello scioglimento.
Parri lesse attentamente l'articolo. Dapprima annuiva, commosso. Ma all'improvviso si fermò, con aria esterrefatta, tolse gli occhiali dalla fronte e li buttò con stizza sul tavolo. "Ernesto è impazzito", disse. Aveva letto di Pierino, costretto dal fidanzato della sorella a contare dalla finestra le donne che passavano, senza voltarsi, per non disturbare i due che gli stavano alle spalle. Pierino riceveva un compenso: tante lire per ogni donna. E a un certo punto cominciò a "sghignazzare": "questa volta la sega la ti costa cara. Sta avvicinandosi una processione di figlie di Maria". Lo scontro fra il pudore piemontese e la spregiudicatezza toscana fu grosso. Parri andò in clinica. "Mi dispiace, Ernesto, ma quella roba non posso proprio pubblicarla". "Quella roba, come la chiami tu, Ferruccio, si pubblica". Vinse Rossi, naturalmente. E il suo pezzo apparve integralmente sul numero successivo de l'Astrolabio, con il titolo "Così ricordo Calamandrei" e proprio a fianco di una composta rievocazione di Parri: "Oltre il ponte".
Poi, la prima operazione, un breve ritorno al giornale e il secondo ricovero per il nuovo intervento, quello fatale. La notizia della sua morte ci raggiunse in redazione. Barbara Spinelli, ragazzina, telefonò per prima: "Ma è proprio vero? Papà non ha la forza di chiedervelo". E dopo di lei tanti altri, in egual misura increduli di fronte alla notizia che Rossi non avrebbe più parlato e scritto. Il suo corpo giacque per tutta la notte nella camera mortuaria della clinica dove era stato ricoverato. E vicino a lui, a vegliarlo per tutta la notte, Marco Pannella, Angelo Bandinelli, Gianfranco Spadaccia, Mario Signorino ed io.
L'Astrolabio ricordò il suo Ernesto il 19 febbraio con un numero speciale: in copertina un ritratto di Rossi, opera di Carlo Levi, e nell'interno gli articoli di Parri, Signorino, Jemolo, Piccardi, Sylos Labini, Spinelli, Spadaccia. Ma il saluto più commosso ed affettuoso Rossi lo ebbe al suo funerale. C'erano tutti quelli che lui avrebbe voluto: Parri, Nenni, Foa, La Malfa, Piccardi, Spinelli, Lombardi, Pannella, Felice Ippolito, da pochi giorni reduce dalla sua disavventura giudiziaria, e Randolfo Pacciardi, scansato da tutti e pallido come se il morto fosse lui. Unico tra i democristiani, Mario Ferrari Aggradi. Era stato ministro dell'agricoltura poco tempo prima. Il ciclone Rossi lo aveva investito, costringendolo per mesi ad aprire archivi, a esibire documentazioni, a rispondere delle malefatte delle organizzazioni bonomiane. E adesso era lì, a piangere con gli altri il caro nemico che non avrebbe più attentato alla sua pace. Per ultimo arrivò Nello Traquandi da Firenze, con la bandiera rossa e nera di Giustizia e Libertà. Parri gli andò incontro: "Come va, vecchio?". Traquandi scosse con forza la testa tozza di operaio d'altri tempi. "Lui si crede sempre giovane", ribattè. E il corteo si mosse. Una breve sosta sul lungotevere Arnaldo da Brescia, dove quarantatré anni prima era stato rapito Giacomo Matteotti. E la lunga corsa fino al cimitero di Trespiano, alle soglie di Firenze, dove erano ad attenderlo Salvemini e i fratelli Rosselli.
Giuseppe Loteta

Leggi tutto: IntroduzioneErnesto Rossi (1897-1967) avrebbe compiuto 70 anni il successivo 25 agosto... Era un rompi... e tantissimi hanno senz'altro festeggiato all'epoca la sua morte. Egli era un grandissimo economista, scrittore, giornalista.
Ho deciso di dedicare una sotto-sezione a questo grande italiano, sconosciuto alla gran parte del "pubblico".
Gli "addetti ai lavori" hanno scritto molto su questo personaggio, per cui mi limiterò a fare parlare "loro", i nostri pesonaggi, le loro azioni e sogni di un'Italia e di un mondo più giusti.
E. Rossi ha fondato, e Ferruccio Parri ne era il direttore, l'Astrolabio (1963-1884); questo settimanale è un incredibile concentrato di storia italiana e mondiale degli ultimi 100 anni (anche oltre...). Pubblicherò ampli estratti dalla raccolta completa dell'Astrolabio, diviso per anni ed autori.
E. Rossi ha perso, e con lui hanno perso i Cattaneo, i Salvemini, i Gobetti, i Gramsci, i Parri, i Piccardi, i Labini, gli Jemolo, i Calchi Novati, i Salvadori e tanti e tanti altri. Ma aveva (avevano) ragione.
Il cattolico Arturo Carlo Jemolo (1891-1981) scriveva:

[…] Uno dei migliori della generazione nata nel secondo decennio del secolo, uno dei più acuti tra i nostri universitari - [Norberto Bobbio] - scriveva di recente: Non mi nascondo che il bilancio della nostra generazione è stato disastroso: Inseguimmo le “alcinesche seduzioni” della giustizia e della libertà: abbiamo realizzato ben poca giustizia e forse stiamo perdendo la libertà. [ …] Occorre avere bene appreso quanto sia difficile e ingannevole e talora inutile, il mestiere di uomini liberi. [...]

[…] E dieci giorni dopo la scomparsa di Ernesto Rossi, nel febbraio 1967, su l’Astrolabio venne pubblicato un articolo nel quale A. C. Jemolo con queste parole ne descrisse l’orientamento:

[...] Ernesto Rossi fu in tutta la sua vita un laico intransigente ed amò sottolineare questa sua posizione ideologica definendosi anticlericale. Un anticlericalismo, il suo, che non ebbe nulla tuttavia del vecchio anticlericalismo grossolano alla maniera dell'Asino di Podrecca, che attingeva piuttosto all’insegnamento di Salvemini. Per questa ragione l’anticlericale Ernesto Rossi poté essere maestro di democrazia a molti giovani cattolici, che non videro in lui un nemico della fede ma un avversario immovibile del privilegio economico e dell’oppressione politica, quali che ne fossero le forme concrete di attuazione storica: il grande monopolio, il fascismo o il clericalismo. [...]

Eugenio Scalfari (citato spesso da E. Rossi nei suoi scritti) scriveva:

[...] La Questione Morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell’Italia d’oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono provare d’essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche. [...]

La drammatica situazione che l'Italia ed il mondo stanno vivendo (si è aggiunta la pandemia da Coronavirus ...), mette il luce alcuni elementi: l'Italia già aveva un sacco di problemi, acuiti da questa pandemia. Non si sa come andrà a finire... Certamente qualcosa cambierà... Molto.

Leopoldo Piccardi scriveva:

[…] L'incapacità della nostra classe governante di scrollarsi di dosso la pesante egemonia della Federconsorzi significa precisamente mancanza di coraggio politico. Tutto si tiene: governare l'agricoltura italiana con la Federconsorzi vale quanto servirsi, in altri settori, dello strumento prefettizio. Nell'uno e nell'altro caso, prevale la paura delle forze vive e sane del paese, la pigrizia che induce a preferire le vie più facili e comode. Con la differenza che il sistema prefettizio, quanto meno, non coinvolge la rete di interessi che è in gioco nella Federconsorzi. Nel piano Pieraccini la sottomissione del Governo all'organizzazione bonomiana raggiunge livelli mai toccati precedentemente: si arriva fino a parlare, riesumando posizioni corporative che sembravano superate, di poteri regolamentari attribuiti ad associazioni di categoria, che non è difficile identificare. […]

Alcune notize su questa sotto-sezione: Ho utilizzato, per le illustrazioni fotografiche, i due bei libri di Massimo Omiccioli e Simonetta Schioppa e Silvia Mastandrea. Inoltre molte ilustrazioni sono prese dalla raccolta de l'Astrolabio, dal Web (quello buono!) oppure nella mia disponibilità .

Introduzione al volume di Massimo Omiccioli, La "strana" biblioteca di uno "strano" economista
Viaggio tra i libri di Ernesto Rossi, Banca d'Italia, Roma 2018

Leggi tutto: Da Massimo OmiccioliNella sua testimonianza a un convegno del 1983 sulla ricezione del pensiero di Keynes nel nostro Paese, Paolo Baffi richiamò la familiarità di Ernesto Rossi con la Banca d’Italia negli anni del secondo dopoguerra. "Tra gli economisti di spicco che erano di casa in Banca – osservò Baffi – il più ostile a Keynes era forse Ernesto Rossi, grande amico di Einaudi e di Menichella". Come ricordava nello stesso convegno Giacomo Becattini, Rossi aveva letto Keynes "in qualche cella delle patrie galere", già prima della guerra, per cercarvi una risposta ai problemi del tempo.
La lettura in carcere di Keynes - come quella di Hayek, Hicks, Knight, Mises, Morgenstern, Pigou, Robbins, Joan Robinson, Wicksell e Wicksteed, solo per citare i principali - nacque dai consigli di Luigi Einaudi; finché gli fu consentito, fu il frutto dell’invio stesso dei libri da parte sua. Il professore torinese continuò a sostenere Rossi negli anni del confino a Ventotene, quando poterono riprendere il loro colloquio epistolare diretto. E fu proprio da Einaudi e dalle sue Lettere politiche di Junius, scritte fra il 1917 e il 1919, che Rossi trasse ispirazione, alla vigilia e nel corso del nuovo conflitto europeo e mondiale, per quell’ideale federalista che animò il Manifesto di Ventotene. Nel dopoguerra i suoi rapporti con la Banca d’Italia si estesero – dai legami che lo univano a Einaudi – a quelli con Donato Menichella, con lo stesso Baffi, e con altri economisti del Servizio Studi.
Leggi tutto: Da Massimo OmiccioliErano gli anni in cui Rossi guidava l’azienda pubblica cui era stato affidato il compito di vendere l’ingente massa di beni e materiali lasciati dall’esercito alleato, ma in cui condusse anche le sue battaglie giornalistiche a favore della concorrenza e contro le incrostazioni corporative dell’economia italiana.
Leggi tutto: Da Massimo OmiccioliSe in carcere gli era stato concesso di leggere, pur in mezzo a restrizioni e divieti, per lungo tempo non gli fu invece consentito di scrivere se non l’unica lettera settimanale alla madre e alla moglie, sistematicamente sottoposta a una plurima censura. Studiare in carcere, per anni, non solo senza poter condividere con altri le proprie riflessioni, ma senza neppure poterle annotare, richiese tutte quelle "alte – e rarissime – qualità di carattere, oltre che di intelligenza acuta e chiara" di cui Attilio Cabiati aveva scritto alla madre di Ernesto, dopo la condanna a vent’anni inflittagli dal Tribunale speciale.
È per documentare quello strenuo impegno che alla pubblicazione del catalogo dei libri di economia appartenuti a Ernesto Rossi – conservati ora dalla Biblioteca Paolo Baffi della Banca d’Italia, Leggi tutto: Da Massimo Omiccioligrazie alla generosità di Giulio Cifarelli e Claudio Treves – si affianca questo "viaggio" tra i suoi libri e le loro vicende intellettuali e materiali. I libri che Rossi riuscì ad avere in carcere e al confino e quelli che invece gli furono negati, o che furono distrutti dalla censura; quelli che lesse e studiò più volte con passione e quelli che invece criticò aspramente; i libri che tradusse o progettò di tradurre, e quelli che scrisse o tentò di scrivere. Un "viaggio" attraverso un frammento particolarissimo della storia del pensiero economico nel nostro Paese, ma ancor prima
attraverso un capitolo prezioso della sua storia civile.
Ignazio Visco