• Nord-Sud

    Nord-Sud

    "Il federalismo - ivi compreso quello 'fiscale' - servirà assai poco al progresso del Paese se il Governo italiano non avvierà contestualmente una strutturale ed incisiva politica economica nazionale di sviluppo e di coesione, finalizzata alla unificazione anche 'economica' tra Mezzogiorno e Centro-Nord". Nino Novacco (1927-2011) Leggi
  • G. A. Borgese

    G. A. Borgese

    [Golia è] Un libro, questo, letto da pochi, purtroppo, allora come oggi, non più in commercio, eppure un libro sul fascismo, sull'Italia fascista, un libro di radicale importanza. Ed è un libro da cui bisogna partire per conoscere Borgese scrittore, oggi effettivamente sconosciuto. L. Sciascia, in Corriere della sera dell'11 settembre 1982 Leggi
  • Le migrazioni

    Le migrazioni

    Il problema dei movimenti migratori è molto vecchio e complesso. Oggi assistiamo, purtroppo e tra il plauso di molti, ad una sua pericolosa e dolorosa semplificazione.La buonanima della mia nonna materna Luigina Tardio (1897-1980) amava dire: così capisce! Ma subito aggiungeva: si stancherà! Leggi
  • Storia statistica di Giuliani

    Storia statistica di Giuliani

    Ho dedicato una corposa sezione al Notaio sammarchese Leonardo Giuliani (1786-1865), autore della citatissima 'Storia statistica'.Ho aggiunto alla sezione molti 'file' che servono ad inquadrare meglio questa grande figura. Leggi
  • Due libri di Matteo Ciavarella

    Due libri di Matteo Ciavarella

    I due libri (Il colera del 1837..., 1981 e Fra orti e mugnali, 1982) che vi offro sono opera del sammarchese Matteo Ciavarella. Essi sono una miniera di notizie sulla cittadina garganica. Leggi
  • Nascita di una città

    Nascita di una città

    Il libro di Pasquale Soccio 'San Giovanni in Lamis San Marco in Lamis .....', arricchito di tanti altri elementi che ti permettono di inquadrare la morte di una potente Badia e la nascita di una Città. Leggi
  • Antonio Vieira

    Antonio Vieira

    Nessuno come il gesuita P. Antonio Vieira (1608-1697) ha sferzato così violentemente la molteplicità degli incarichi, le remore della burocrazia, la peste dei favoritismi; nessuno ha ironizzato più spietatamente su la carta bollata, su illustri incompetenti dei loro dicasteri, su le votazioni fatte da ignari della materia su cui decidere. Leggi
  • Francesco P. Borazio

    Francesco P. Borazio

    Tullio De Mauro:'Francesco Paolo Borazio irrompe come una voce diversa, originale, della poesia nei dialetti meridionali. Un meridionale di questo secolo che scherza in versi dialettali: ecco un fatto che basta ad assegnare, di qua di ogni più affinata valutazione critica, una posizione eccezionale a Lu Trajone e al suo autore. Leggi
  • Marmi ed Alabastri

    Marmi ed Alabastri

    Il libro del 1876 in versione integrale. I marmi e gli alabastri del Gargano. Leggi
  • Il paese che ricordo

    Il paese che ricordo

    Vite, miti, memorie delle classi popolari di San Marco in Lamis. Ricerca curata da Sergio D'Amaro e stampata a cura della Amministrazione comunale di S. Marco in Lamis nel 1996. Leggi
  • I fatti dell'Ospedale di S. Marco in Lamis

    I fatti dell'Ospedale di S. Marco in Lamis

    I mesi di luglio ed agosto del 2002 furono molto importanti nella storia recente di S. Marco in Lamis e dell'intero Gargano. Il Piano di Riordino Ospedaliero della Regione Puglia si abbatté come una scure sul nosocomio sammarchese... Leggi
  • Il Gargano e Beltramelli

    Il Gargano e Beltramelli

    Il resoconto del viaggio compiuto nel 1905 sul Gargano dal giornalista Antonio Beltramelli. Leggi il libro completo pubblicato nel 1907, con centinaia di foto inedite. Ho arricchito il testo con moltissime note, utilizzando la tecnica dell'ipertesto. Leggi
  • Unità e Brigantaggio

    Unità e Brigantaggio

    I drammatici avvenimenti del 1860-63 visti da S. Marco in Lamis. Il libro completo di Pasquale Soccio Leggi
  • Francescani in Capitanata

    Francescani in Capitanata

    Ampi estratti del libro del grande storico P. Doroteo Forte. L'Ordine religioso francescano influenza molto la nostra vita, anche se ci sono elementi di crisi e disagio al suo interno. Leggi
  • Gastronomia e patate

    Gastronomia e patate

    Il p. Michelangelo Manicone, nel 1803, invitava i contadini del Gargano a 'coltivare le patate', da dare agli animali e da mangiare. Propone numerose ricette, che io vi sottopongo insieme ad altri scritti del Frate. Ovviamente sulle Patate. Leggi
  • Il torrente Iano

    Il torrente Iano

    Dai ricordi di Vittorio De Filippis, sammarchese emigrato a Varese dove fu Presidente dell'Ordine dei Medici. L'Autore ricorda alcuni periodi della sua infanzia a San Marco in Lamis. Una prosa semplice ma evocativa: sembra il testo di una sceneggiatura. Leggi
  • Padre Michelangelo Manicone

    Padre Michelangelo Manicone

    Un grande frate riformatore, che scriveva anche bene. Un grande conoscitore ed amante del Gargano. La trattazione di quattro comuni del Gargano, con tante curiosità. Leggi
  • I braccianti

    I braccianti

    Come vivevano i braccianti di una volta a S. Marco in Lamis e nei paesi del Gargano e del Meridione? Leggi
  • Contadini e cafoni

    Contadini e cafoni

    Come vivevano a San Marco in Lamis e nel Gargano i condadini ed i cafoni Leggi
  • Giornate ecologiche

    Giornate ecologiche

    Noi riteniamo che il turismo sia una delle poche prospettive di sviluppo economico di S. Marco; però riteniamo anche che gli interventi ricettivi e tutti i servizi debbano essere concentrati fuori del bosco, a Borgo Celano. Leggi
  • Il Bosco della Difesa

    Il Bosco della Difesa

    È il bosco più importante di S. Marco in Lamis e, probabilmente, una delle poche, possibili fonti di sviluppo sociale ed economico della nostra città in quanto ad essa è strettamente connesso lo sviluppo turistico di Borgo Celano Leggi
  • Il convento di San Matteo

    Il convento di San Matteo

    Si trova a S. Marco in Lamis ed è un Monumento nazionale. Dispone di una imponente biblioteca, di numerose raccolte di Beni culturali, quali Tavolette votive, paramenti sacri, archeologia e paleontologia, Lapidarium statue, dipinti ed altro. Una visita vale la pena. Resterete meravigliati. Leggi
  • Le erbe del Gargano

    Le erbe del Gargano

    Il Gargano è, tra l'altro, famoso per la sua biodiversità. Leggi come l'Autore di Gargano segreto parla di due piante. Leggi
  • Gli animali domestici

    Gli animali domestici

    E' molto comune trovare nell'entroterra del Gargano la famosa Mucca podolica. Sono anche frequenti il maiale, il pollo domestico, la capra garganica, la pecora. Fate attenzione ai cinghiali! Leggi
  • I funghi

    I funghi

    Sul Gargano ci sono molte specie di funghi, che troverai solamente durante una visita od un soggiorno. Leggi
  • La località chiamata Zazzano

    La località chiamata Zazzano

    Una zona interna del Gargano, poco conosciuta ma bellissima. Visitatela! Leggi
  • Le fracchie

    Le fracchie

    La processione della Fracchie di San Marco in Lamis illustrata con testi di Gabriele Tardio e numerose foto Leggi
  • Gabriele Tardio

    Gabriele Tardio

    Numerosi scritti del compianto Gabriele, illustrate con numerose note dell'Autore e foto del sottoscritto oppure tratte da vecchi libri. Leggi
  • La Politica

    La Politica

    Nel '600 Antonio Vieira esprimeva nelle sue prediche il concetto di Politica. Leggi tante curiosità Leggi
  • Le piante del Gargano

    Le piante del Gargano

    Una grande esposizione della Flora del Gargano con testi, foto e didascalie Leggi
  • Giuseppe Giuliani

    Giuseppe Giuliani

    La Festa di San Matteo a S. Marco in Lamis dal Bollettino della Biblioteca di S. Matteo Leggi
  • Castelpagano

    Castelpagano

    Un bellissimo castello medievale meta di molti villeggianti e camminatori Leggi
  • Borgo Celano

    Borgo Celano

    Frazione di S. Marco in Lamis Chiave di volta per una prospettiva di sviluppo turistico Leggi
  • Lu cummente de Sante Mattè

    Lu cummente de Sante Mattè

    Poesia di Francesco P. Borazio pubblicata sul Bollettino del Santuario di San Matteo Leggi
  • Bizzoche a San Marco nel '700

    Bizzoche a San Marco nel '700

    Un vecchio scritto del 700 Leggi
  • L'alluvione del 2014

    L'alluvione del 2014

    L'alluvione del 2014 alla Foresta Leggi
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    Almanacco

    Nuova sezione di libri, biblioteche, ricordi, materiale di archivio, curiosità, chicche e tanto altro... Leggi
  • Pasquale Soccio

    Pasquale Soccio

    "Materna terra" Libro completo dell'autore di Gargano segreto Leggi
  • La Via Francesca

    La Via Francesca

    Il tratto garganico della Via Francesca Leggi
  • Luoghi del Gargano

    Luoghi del Gargano

    Visita il Santuario della Madonna di Cristo a Rignano Garganico Leggi
  • L'entroterra del Gargano

    L'entroterra del Gargano

    Potenziamento turistico di una zona territoriale poco conosciuta Il caso dell'entroterra del Gargano La Tesi completa Leggi
  • Mediamente

    Mediamente

    A partire dal 1997 Grandi personaggi parlano di ricchezza, povertà, crisi finanziaria, internet, ipertesto, S. Francesco.... Leggi
  • I nostri filmati

    I nostri filmati

    Il Gargano è Storia, Natura e Civiltà Leggi
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    Le Tremiti

    L'Area Marina Protetta delle Isole Tremiti Leggi
  • La natura del Gargano

    La natura del Gargano

    Le bellezze del Gargano Leggi
  • La natura dà tranquillità

    La natura dà tranquillità

    Sei mai stato in un locale del Gargano? Se non lo hai ancora fatto è un peccato, perché si mangia bene. Leggi
  • La pace della natura

    La pace della natura

    Negli Agriturismi del Gargano puoi mangiare questo piatto speciale. Prova! Leggi
  • Una raccolta argentaria

    Una raccolta argentaria

    Visita la raccolta argentaria che si trova nel Convento di S. Matteo a S. Marco in Lamis Leggi
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Antonio Gramsci, La questione meridionale
[...] L'unificazione pose in intimo contatto le due parti della penisola. L'accentramento bestiale ne confuse i bisogni e le necessità, e l'effetto fu l'emigrazione di ogni denaro liquido dal Mezzogiorno nel Settentrione per trovare maggiori e piú immediati utili nell'industria, e l'emigrazione degli uomini all'estero per trovare quel lavoro che veniva a mancare nel proprio paese. Il protezionismo industriale rialzava il costo della vita al contadino calabrese, senza che il protezionismo agrario, inutile per lui che produceva, e non sempre neppure, solo quel poco che era necessario al suo consumo, riuscisse a ristabilire l'equilibrio. La politica estera degli ultimi trent'anni rese quasi sterili i benefici effetti dell'emigrazione. Le guerre eritree, quella di Libia, fecero emettere dei prestiti interni che assorbirono i risparmi degli emigrati. Si parla spesso di mancanza di iniziativa nei meridionali. È un'accusa ingiusta. Il fatto è che il capitale va a trovare sempre le forme piú sicure e piú redditizie di impiego, e che il governo ha con troppa insistenza offerto quella dei buoni quinquennali. Dove esiste già una fabbrica, questa continua a svilupparsi per il risparmio, ma dove ogni forma di capitalismo è incerta e aleatoria, il risparmio sudato e racimolato con gli stenti non si fida, e va ad investirsi dove trova subito un utile tangibile. Cosí il latifondo, che tendeva in qualche periodo a spezzettarsi naturalmente tra gli americani ritornati benestanti, rimarrà ancora per un pezzo la piaga dell'economia italiana, mentre le imprese industriali del Settentrione trovano nella guerra una fonte di profitti colossali, e tutta la potenzialità produttiva nazionale rivolta all'industria della guerra, si circoscrive sempre piú nel Piemonte, nella Lombardia, nell'Emilia, nella Liguria e fa illanguidire quel poco di vita che esisteva nelle regioni del Sud. [...]

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La memoria

  • Carlo Cattaneo
  • Francesco Mastriani
  • Le Condizioni del Mezzogiorno
  • Salvemini ed il Meridionalismo
  • Serva Italia
  • La crisi italiana
  • Le lettere meridionali
  • Ancora sulla questione meridionale
  • L'industria a Napoli
  • L'Italia giudicata da un tedesco
  • La burocrazia
  • Berlusconi e l'Europa
  • Un Americano e l'emigrazione italiana.
  • Emigr. e conseguenze in Italia
  • Emigrazione italiana
  • La libertà di stampa
  • Solitari interconnessi
Riflettendo sulla particolare vicenda italiana, di cui coglieva gli elementi di frammentarietà e pluralità, Cattaneo teorizzò che la migliore soluzione per una Italia unita sarebbe stata quella dove le autonomie locali non fossero mortificate da una vincolante struttura centrale. Esponente tipico della sua cultura regionale, egli investí le sue speranze nel progresso materiale, economico e industriale della società, privilegiando questi connotati tipici di Milano e della Lombardia rispetto ad altre esperienze politiche, economiche o statuali maturate altrove. In particolare non fu mai affascinato dalla cultura del Piemonte sabaudo, militaresca, burocratica e accentratrice. La storia gli diede torto. Vinse la monarchia, vinsero i Savoia e il Piemonte esportò in Italia il suo modello accentrato. Di là dalle contingenze politiche, la voce di Cattaneo è una importante testimonianza della solidità e della molteplicità dei dibattiti agli albori del Risorgimento italiano. Una voce non priva di effettiva attualità. Leggi
[...] Abbiamo in Italia la spaventevole cifra di sedicimilioni di analfabeti, di cui, per carità del suolo nativo, non dirò quanta parte spetta alla nostra Napoli. Migliaia e migliaia di cretini vegetano in alcune vallate delle Alpi e dell'Appennino; i quali non hanno dell'uomo che il beffardo ironico nome. Altri migliaia e migliaia languiscono di febbri perpetue prodotte dalla malaria, dallo scarso e malsano nutrimento, dalle estenuanti fatiche, dalle protratte vigilie. Né vale il dire che altrove eziandio questi mali travagliano le popolazioni. Altrove, è colpa della terra e del clima; appo noi, è colpa dell'uomo. Egli è certo che la vita in Italia è più breve che altrove; vergognose oltraggio alla provvidenza che ci largì tutt'i tesori della sua inesauribile benevoglienza. Laddove le altre nazioni, meno favorite di noi, studiano i mezzi di accrescere il loro benessere e la loro civile e morale perfezione, noi studiamo i mezzi di renderci frustanei i doni del cielo. Ingegni sublimi ci lasciarono pagine immortali, tesori di scienza e di ben vivere sociale; e noi, poscia di aver lasciato morir d'inedia que' sublimi ingegni nel tempo in che furono in mezzo a noi, oggidì ci tegnamo paghi di far pompa de' loro volumi in su i palchetti delle nostre librerie. [...] Leggi

Estratto da Paolo Sylos Labini, Scritti sul Mezzogiorno (1954-2001), a cura di Giuliana Arena, Lacaita, Manduria, 2003, pp. 389-411

[...] Da alcuni anni è cominciata un'immigrazione, che tende a crescere, sia nel Nord che nel Sud. Nel Sud si tratta di extra-comunitari, nel Nord, oltre che di extra-comunitari, da qualche anno anche di meridionali: nel 1998 l'emigrazione dal Sud al Nord è stata di 80 mila persone.
È dunque scomparso il problema di un'eccessiva pressione demografica e si è profilato il problema opposto, sia nel Nord che nel Sud. Ha sorpreso anche i demografi la rapidità con cui ha avuto luogo l'inversione di rotta, ed è stata vista come una sorprendente novità la ripresa, dopo anni di relativa stasi, dell'emigrazione Sud-Nord. [...]

Leggi
Estratto da Paolo Sylos Labini, Scritti sul Mezzogiorno 1954-2001), a cura di Giuliana Arena, Lacaita, Manduria, 2003, pp. 335-355
[Il libro completo è scaricabile da http://dspace.unitus.it/dspace/handle/2067/667]
[...] mentre considera con grande diffidenza e con occhi molto critici la piccola borghesia intellettuale che in fondo s'infischia dei problemi dei contadini. [...] Nel lungo periodo gli interventi di tipo assistenziale non di rado hanno avuto effetti socialmente negativi in quanto generano clientelismo e corruzione. [...] guai se si limita a elargizioni finanziarie. [...] Leggi
Paolo Sylos Labini, Ahi serva Italia Un appello ai miei concittadini, a cura di Roberto Petrini, Laterza 2006
[...] Certo, la televisione e l’Homo videns di Giovanni Sartori hanno Nota 3 giocato un ruolo importante. Ha giocato un ruolo anche maggiore l’opposizione, che è stata oltremodo indulgente col Cavaliere.[...]
oggi noi siamo nel punto più basso tra i paesi civili, e anzi della nostra stessa storia, che anche dal punto di vista della civiltà non è confortante. Per chi ha deciso di non farsi illusioni, basta leggere quello che scrive di noi la stampa estera.[...]
è giusto che dei 'simpatici' manigoldi rendano la vita sociale ripugnante? Leggi
Paolo Sylos Labini, La crisi italiana, Editori Laterza 1995
Alcuni hanno detto che questa divaricazione fra economia reale ed economia finanziaria economicamente è priva di senso; si può spiegare solo per l’azione di qualche fattore del tutto anomalo, come per esempio un complotto, nazionale o internazionale. Non è così. Leggi
Nuova raccolta di Scritti di Pasquale Villari. Ho corretto il testo servendomi, tra l'altro, di Pasquale Villari, Le lettere meridionali e altri scritti..., Guida Editori, Napoli 1979.
Ho, inoltre, aggiunto testi di P. Villari non presenti nelle Lettere del 1979 e alcune note esplicative relative a fatti e personaggi.
Alla fine del testo ho inserito alcuni estratti da Il Giornale illustrato, Anno III, Firenze 1866 che parlano della sconfitta navale di Lissa (1866) che ha originato, insieme a quella di Custoza, questo scritto. Il carattere grassetto è dello scrivente. Leggi
Pasquale Villari, Scritti sulla emigrazione e sopra altri argomenti vari, Bologna, Nicola Zanichelli.
Brano pubblicato sul Corriere della Sera del 4 settembre 1905.
Vengono ricordati i fatti sanguinosi di Grammichele, in Sicilia, avvenuti qualche mese prima (16 agosto 1805), […] In ogni Comune il potere politico era nelle mani della classe dei cosiddetti galantuomini, signorotti e baroni che esercitavano la pressione fiscale solo su alcune classi, a tal proposito riporto un passo di un’inchiesta di Rosario Villari: «Così noi troveremo generalmente imposta in modo gravissimo la tassa sulle bestie da tiro e soma, ossia principalmente sui muli e sui cavalli che sono la proprietà maggiore dei contadini, e invece raramente e in proporzioni minime la tassa vera sul bestiame, ossia sulle vacche e sui bovi, perché questi sono posseduti dai proprietari», ovviamente, nella maggior parte dei casi il proprietario era legato in maniera strettissima al politico di turno. Il sistema elettorale dell’epoca favoriva questo circolo vizioso, in quanto secondo la Legge De Pretis del 1882 erano eleggibili ed elettori solo coloro che avevano compiuto 21 anni di età, sapevano leggere e scrivere, pagavano annualmente una imposta diretta abbastanza salata, ed erano affittuari o proprietari di fondi e terreni (le donne erano escluse dal voto). Leggi
Pasquale Villari, Scritti sulla emigrazione e sopra altri argomenti vari, Bologna, Nicola Zanichelli, 1909, pp. 149-167
[...] Ben pochi degli opifìci privati sono degni di un tal nome, e quanto agli operai, la Commissione osserva che un grandissimo numero di essi lavorano solo qualche giorno della settimana, con salari derisori, vagando da opificio ad opificio, da bottega a bottega, spesso mutando anche mestiere. Meriterebbero, essa conclude, piuttosto il nome di disoccupati che di operai. [...] Leggi
Pasquale Villari, Scritti sulla emigrazione e sopra altri argomenti vari, Bologna, Nicola Zanichelli, 1909, pp. 129-148
Da Sergio Rizzo, Corriere della Sera del 24.07.2013: […] Il termine non è particolarmente elegante, ma rende bene l’idea di quanto accaduto in Italia nel dopoguerra: 'Iperterritorializzazione'. All’inizio, spiega la Società geografica italiana, c’erano le Province, retaggio tipico di un Risorgimento che aveva rinnegato il federalismo. Lo Stato unitario era stato modellato sull'organizzazione centralistica di stampo napoleonico con 59 ripartizioni territoriali di dimensioni ottimali per poter essere attraversate in una giornata di cavallo. Poi sono arrivate le Regioni, le quali avrebbero dovuto mettere fine a quel modello avviando la stagione delle autonomie e del decentramento. Invece le Province hanno preso a lievitare come la panna montata. Alla nascita delle Regioni, nel 1970, erano 94, tre in più rispetto al 1947. Oggi sono 110. E con loro si moltiplicavano Unioni dei Comuni, Comunità montane, Comunità collinari, Circoscrizioni comunali, Circondari, Aree di sviluppo industriale, Ambiti turistici, Centri per l’impiego… Per non parlare dell’inestricabile groviglio degli enti intermedi fra Comuni, Province e Regioni: dalle aziende sanitarie locali alle migliaia di società pubbliche locali, agli ambiti territoriali ottimali, ai consorzi di bonifica, perfino alle istituzioni scolastiche. E l’autonomia si è trasformata in un delirio. Sovrapposizioni di competenze, duplicazione di funzioni, moltiplicazione di responsabilità senza che nessuno sia davvero responsabile. Il tutto con ben cinque Regioni (o sei, considerando le Province autonome di Trento e Bolzano) a statuto talmente speciale da metterle di fatto al riparo da qualunque condizionamento centrale. Un coacervo talmente complicato che nessuno è oggi nemmeno in grado di dire con esattezza quante siano in Italia le pubbliche amministrazioni: una recente ricognizione le ha stimate in un numero prossimo a 46 mila. Ma oltre una semplice stima non si è ancora riusciti ad andare, appunto. Il che la dice lunga sul disordine prodotto da questa superfetazione incontrollata di livelli amministrativi. [...] Leggi
Giuseppe Gadda (1822-1901), in Nuova-Antologia, Vol. III, Firenze, 1866, pp. 377-395
[...] L'elemento nuovo influì, come doveva, sull'antico; ossia persuase che per giungere presto ai sommi uffìci non importa l'assidua fatica, la devozione al dovere, ma basta professare altamente idee politiche tonanti; basta far vedere che si hanno protezioni e famigliarità con uomini parlamentari autorevoli, e sopratutto mostrare un'assoluta indipendenza verso i superiori, poiché parte di quella inviolabilità che copre i protettori deve irradiare sui protetti. [...] Leggi
Paolo Sylos Labini, Berlusconi e l’Europa, Astrolabio, maggio 2001
Per vincere le elezioni il Cavaliere ha imbarcato personaggi di ogni tipo ed ha promesso tutto a tutti. Oggi, vinte le elezioni, può allegramente disattendere quelle promesse o diluirne l’applicazione in tempi lunghi, come certi ministri in pectore hanno cominciato a suggerire, rivolgendosi alla perfida stampa internazionale? Certo, lo può fare, ma a quale prezzo? Quelle promesse hanno creatoaspettative assai forti: se non fa qualche cosa di credibile e di convincente nei primi cento giorni, il Cavaliere rischia di essere disarcionato. Gli umori popolari da noi sono volatili: '“Mani pulite' insegna. [...] Leggi

Pasquale Villari, Scritti sulla emigrazione ed altri argomenti vari, Bologna, Zanichelli, 1909, pp. 52-65

[...] Bisogna aver compassione di quel paese, che perde la sua più valida popolazione, e congratularsi con quello che la riceve.
[...] Il solo rimedio che l'Italia possa applicare efficacemente a questi mali è di rendere la sua popolazione così soddisfatta e contenta da non farle più venir la voglia di abbandonare il proprio paese. [...]

Leggi
Pasquale Villari, Scritti sulla emigrazione ed altri argomenti vari, Bologna, Zanichelli, 1909, pp. 1-51
Da sempre l'emigrazione italiana è stata studiata riservando l’attenzione agli uomini.
A subire le conseguenze dell’emigrazione maschile furono le donne rimaste a casa: accudivano figli e anziani, lavoravano nei campi, e al posto degli uomini, si assumevano responsabilità economiche come la firma di contratti. Le donne all’estero conquistarono spazio nel mondo del lavoro: il primo settore industriale fu quello tessile, a cominciare dalle fabbriche francesi. Dall’impegno come casalinghe nacque, specialmente nell’America del Nord, il “bordo”, cioè tenere a pensione dei compatrioti. Attività che permetteva loro di svolgere lavori domestici e contribuendo all’economia familiare. Leggi
Pasquale Villari, Scritti sulla emigrazione ed altri argomenti vari, Bologna, Zanichelli, 1909, pp. 457-467[...]
Se Voi pensate che nella sola Nuova York sono agglomerati più di 400.000 Italiani, gran parte dei quali contadini del Mezzogiorno, che vivono insieme, separati dal resto della popolazione americana, voi capirete facilmente che qui si forma un mondo, una società sui generis, che merita di essere studiata. Anche le altre centinaia di migliaia che arrivano ogni anno a Nuova York, e si diffondono negli Stati Uniti, sono in maggioranza contadini del Mezzogiorno; vivono a gruppi, e fino a che non riescono, dopo due o tre generazioni, ad essere americanizzati, formano più o meno parte di quella stessa società. Leggi
La Civiltà Cattolica, Anno XIX, 21 marzo 1868 pp. 25-35
La libertà della stampa giudicata dai liberali
[...] Ma se sopravviene una guerra, o una riforma grande da operare, subito, per prima cosa, si mandano a spasso i signori Deputati e i signori Senatori, non senza aver prima ottenuto da loro i pieni poteri, il voto di fiducia e la licenza di tutto fare, senza la noia del loro inutile, se non anzi dannoso, parere.[...] Leggi
I cosiddetti 'social' sono il regno della solitudine. Vi propongo il capitolo 3. del libretto Zygmunt Bauman, Ezio Mauro, Babel, Laterza-la Repubblica, 2017 pp. 79-149.
E' una specie di 'vademecum' pieno di consigli e considerazioni su Internet ed i cosiddetti 'social'. Leggi

L'Astrolabio n. 8-1970
La Regione promessa: inchiesta sulla Campania
Il gigante macilento

Concludiamo con la Campania la nostra inchiesta sulle regioni alla vigilia dell'attuazione del decentramento previsto dalla Costituzione.
Dopo le recenti battaglie in Parlamento si comincia a intravvedere la possibilità concreta della istituzione delle regioni, secondo il dettato costituzionale. Malgrado queste prospettive, il dibattito a Napoli e in Campania sul modo di prepararsi a questa scadenza non esiste ancora o è molto vago, anche se le forze politiche cominciano a prendere cautamente posizione.
Certo il momento attuale di sviluppo della Campania si sta avvicinando ad una fase critica e d'altra parte sintomi di crescita politica si cominciano ad avvertire rispetto agli anni passati. L'istituzione delle regioni verrebbe quindi a inserirsi in un clima di trasformazione in atto e potrebbe giocare un ruolo delicato di impulso verso certe linee di sviluppo piuttosto che di altre o viceversa potrebbe essere adoperato addirittura come freno.
Anche ad un'osservazione superficiale si osserva come la regione napoletana soffra di gravi squilibri interni. Da un lato una grossa città con oltre un milione dubitanti, circondata e congiunta con tutta una serie di grossi centri vicini, di modo che la provincia di Napoli risulta una delle più popolose e certamente la più densa di tutta Italia: dall'altro una zona interna poverissima con punte di arretratezza paurosa nel Beneventano e nell'Avellinese, due province fra le ultime come reddito pro capite del Mezzogiorno.
Questa realtà oggi è dominata dal progetto dell'Alfa-Sud già in fase di concretizzazione, dalla calata del capitale americano (industrie elettroniche e farmaceutiche), dal progetto dell'industria aeronautica IRI-FIAT ai confini con il Lazio. Ma quali sono le prospettive, quali vantaggi possono ricavare le varie forze politiche dallo strumento regionale in questa situazione, come può esso intervenire sulla situazione campana?
Vediamo brevemente quali sono le caratteristiche strutturali della zona e quali potenzialità vi operano. Il grosso della popolazione campana, come si accennava prima, si accentra nella fascia costiera, secondo una linea che va dalle colline flegree a Napoli, alla riviera del golfo fino a Pompei e Castellammare di Stabia e poi, attraverso la valle del Sarno, fino a Salerno e a Eboli; a ridosso di questa vi è un'altra linea che va da Aversa a Marigliano e che si salda alla prima all'altezza di Caivano in corrispondenza dei nodi autostradali. Su questa specie dì grossa H concata premono i nuclei di Caserta all'esterno e i nuclei che occupano gli interspazi della H. In totale circa tre milioni e mezzo di abitanti sui poco meno di cinque della regione. In questa zona costiera già quasi congestionata si accalcano infatti quasi tutte le attività industriali, che però occupano a stento un terzo della popolazione attiva. Per tradizione e per posizione la zona costiera che va verso Castellammare, dalla periferia orientale di Napoli è stata sempre zona di insediamenti industriali e tuttoggi vi è una fìtta rete di industrie meccaniche piccole e medie su cui si inseriscono le grandi raffinerie petrolifere Mobil Oil e le industrie farmaceutiche del gruppo Lepetit e consociate. A questo tradizionale insediamento e a quello altrettanto tradizionale dell'industria siderurgica nel Golfo Flegreo (che oggi ha sviluppato il ciclo completo di attività connesse), si aggiungono le industrie meccaniche (MECFOND) e cantieristiche (SEBN) napoletane, l'Olivetti di Pozzuoli, la Fiart, le industrie elettroniche di Bacoli (Selenia) e della zona casertana (a capitale americano), l'AERFER a Pomigliano (mezzi di trasporto terrestri e aerei), le industrie farmaceutiche a capitale americano (Richardson e Merril) a Meno (Pierrel), le industrie chimiche della periferia orientale (CISA, Viscosa, Mobil Chimica, etc.), la Rhodiatoce di Casoria e infine le ceramiche Pozzi (sempre nel Casertano) e le industrie vetrarie nel Salernitano. Come si vede, è notevole la presenza di capitale straniero o dell'intervento pubblico a sottolineare la debolezza delle forze economiche locali.
A questa industria di base si accompagna poi, nelle fasce conurbanizzate, un insieme di industrie manifatturiere fra cui ha notevole importanza l'industria di conservazione dei prodotti agricoli. Infatti immediatamente a ridosso, frammista e pericolosamente schiacciata dalla precedente c'è la fascia di Pianura ad agricoltura intensiva che va dalle piane del Garigliano e del Volturno alla piana nolana e che, aggirando i rilievi costieri ed il Vesuvio, si congiunge con la Valle del Sarno e con l'agro nocerino, per poi congiungersi con la Piana del Sele a sud di Salerno. A parte le zone settentrionali e meridionali di questa striscia, che non è nient'altro che la fertile "Campania Felix" dei romani, tutta la zona centrale rischia di essere cancellata dall'allargamento a macchia d'olio della "megalopoli partenopea". A questa lotta irrazionale fra l'industrializzazione e l'inurbazione dei territori di pianura e la perdita di campagne a cultura intensiva, fa infatti riscontro un più razionale sviluppo dell'agricoltura nella terra di lavoro e nella piana di Battipaglia. In queste zone si sta assistendo alla graduale e intensiva meccanizzazione dell'agricoltura, all'investimento di capitali per la creazione di aziende agricole razionali, alla esistenza dì uno strato di piccoli possidenti che assumono una dimensione attiva di lavoro, che risiedono e curano la terra e la fanno fruttare. Se finora si è visto un solo neo, veniamo ora ai problemi più grossi in sospeso da sempre. Da un lato c'è Napoli, la vecchia capitale borbonica, illustre di gloria e gonfia di un sottoproletariato parassitario che eredita dal passato, sta crescendo a dismisura su se stessa, sotto la spinta dell'esplosione demografica, dell'immigrazione interna e della unica forza economica autoctona: la speculazione edilizia ed urbanistica. Nel caotico gonfiarsi di questa città. priva di piano regolatore da anni, ogni tentativo di razionalizzazione sta fallendo. Se la città sta quasi soffocando e la congestione del traffico raggiunge continuamente punte drammatiche, la situazione peggiorerà nettamente quando verrà a cozzare contro i centri satelliti che si espandono a loro volta.
Su questa linea di tendenza spontanea (in quanto nessuna regola ha controllato minimamente la spregiudicatezza di qualsiasi iniziativa individuale) si inserisce il progetto del discusso e discutibile nuovo piano regolatore. Le sue linee informatrict sono note: c'è il progetto (per decongestionare la fascia costiera) di trasferire tutta l'industria all'intemo, facendo di Napoli esclusivamente una città di servizi. È chiaro che in questa manovra a grande respiro (comporta il trasferimento di circa trecentomila cittadini) si rischia di annullare completamente la fascia agricola intensiva della pianura a nord di Napoli; inoltre è abbastanza evidente il disegno di creare una grossa "bauline" operaia che formi una cintura intorno alla città, lontano da tutto il traffico turistico, ma in condizione di isolamento e a patto dì un'imposizione. Più sottile è il disegno di trasformare Napoli in città di servizi: significa in pratica perpetuare la città nel suo ruolo parassitario e non produttivo, separando il proletariato dalla piccola borghesia e gonfiando il settore terziario a dismisura. È chiaro che questa linea di tendenza, introdotta nel nuovo piano regolatore preparato dai tecnocrati democristiani, rischia di portare ad un gigante dalla grossa testa e dal grande stomaco, ma dal corpo esile e instabile. Infatti a questo tipo di riassetto non si fa seguire nessuna prospettiva che affronti il continuo risucchio che Napoli opera verso le regioni interne.
Se si eccettui l'esistenza di piccole industrie e di un'agricoltura più estensiva che intensiva nelle vallate del Beneventano, dell'Avellinese e dello Alifano, il resto della regione interna vale a dire le zone meno collegate del Sannio, dell'Irpinia e del Cilento sono fra le più povere e deserte d'Italia.
Questo progettato trasferimento della fascia industriale nella zona di immediato retroterra investe tecnicamente tutto il piano di coordinamento territoriale, che se passasse bloccherebbe la possibilità di uno sforzo di attivazione invece della fascia più interna (quella appunto che investe le vallate preappenniniche): viceversa, senza realmente procedere ad un decongestionamento della fascia costiera (alle zone industriali dovrebbero sostituirsi le nuove attrezzature portuali per i "containers" e dovrebbero farvi capo tutte le strade e le infrastrutture necessarie di collegamento con le industrie, al di là della città nonché con il progettato nuovo aeroporto Internazionale al Lago Patria, adatto per i jumbo jets), si verrebbe a porre questa fascia industriale incernierata sulla zona di insediamento dell'Alfa Sud.
Certo tutto questo fermento di iniziative non può che essere positivo per lo sviluppo della Campania, ma per una crescita civile e politica ci sarà bisogno di una lunga e dura battaglia.
È evidente che se già oggi si conducono grosse campagne per condizionare ad esempio le assunzioni alla futura Alfa Sud secondo criteri di tessera di partito o, per essere più esatti, secondo criteri di clientelismo personale, c'è da aspettarsi che analoghi grossi tentativi saranno effettuati per accaparrarsi, da parte delle forze napoletane più legate a forme di sfruttamento arretrate, ampi spazi all'interno del governo regionale. Anche se i poteri sono ridotti rispetto ai governi delle regioni a statuto speciale, è evidente che le camarille locali intendono servirsi anche di questo strumento per operare il sottogoverno e allargare il proprio potere clientelare.
D'altra parte, anche se in passato interventi dall'esterno hanno bloccato pericolose iniziative locali (ad esempio scontri ci sono stati sul piano regolatore tra il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e le amministrazioni laurine e commissariali) e anche se è evidente che in una situazione arretrata, strutturalmente e politicamente, la concessione di una qualche autonomia rischia di dare ancor più potere ai potentati periferici, l'opinione di alcuni a Napoli è decisamente positiva verso l'istituzione della regione.Si sono avuti recentemente importanti sintomi di spostamento nell'asse delle forze politiche regionali (come il recente successo delle correnti dì sinistra nella recente rielezione del comitato regionale democristiano, l'atteggiamento spesso più aperto del quotidiano Il mattino, talune difficoltà che parrebbero incontrare il clan dei Gava ed i loro alleati, etc.), per quanto siano estremamente deboli e possono essere anche accenni di linee di tendenza prontamente rientrabili. Ma l'ottimismo di alcuni non si basa su queste indicazioni, quanto sulla constatazione che uno stimolo politico maggiore sarà rappresentato dalla presenza del Parlamento regionale.
Anche se è grande il pericolo che in Campania la regione costituisca uno strumento di sottogoverno, l'investimento in prima persona della responsabilità dell'andamento della regione sulle forze di maggioranza non potrà che stimolarle, pena la perdita della stessa maggioranza, a tentare almeno di risolvere i suddetti grossi squilibri interni della zona: un permanere di essi creerebbe tali grossi contrasti e contraddizioni sui gruppi maggioritari delle varie zone da porre in dubbio il tradizionale schieramento per partiti.
Anche positivamente viene giudicato, nei limiti dei poteri di intervento degli organi regionali, il dibattito polìtico che certamente si aprirà su scelte di più immediato interesse dell'uomo comune, scelte che non si possono più né addebitare né scaricare sulle spalle delle lontane autorità centrali.
Questo clima di maggior politicizzazione (anche se non vi si deve far eccessivo assegnamento) è l'aspetto più positivo che viene visto dall'ottica di alcuni napoletani.
È chiaro però che dipende molto dall'intensità con cui l'opposizione di sinistra riuscirà a condurre la sua battaglia, se il Parlamento regionale potrà portare un suo contributo in Campania e non ridursi a strumento di sottogoverno. Acuendo le grosse contraddizioni che esistono e che oggi vengono tacitate settorializzandone gli aspetti e risolvendone ciascuno entro il suo ambito - le opposizioni potranno rapidamente mettere in difficoltà le maggioranze locali. E d'altra parte la stessa situazione di arretratezza strutturale, l'esistenza solo da pochi anni di una classe operaia che non ha ancora accumulato un patrimonio di lotte e di tradizioni, anzi è appena uscita dai suoi legami con il mondo rurale o sottoproletario urbano, ha fatto sì che le forze politiche di sinistra si appoggiassero, in Campania e a Napoli particolarmente. alla piccola e media borghesia, quando non avessero fatto ricorso addirittura anch'esse a sistemi clientelari Questo la pone oggi in una situazione di relativa forza elettorale, ma di notevole debolezza in tema ed organizzativa per il modesto impegno che questi strati sociali riescono oggettivamente ad offrire. Anche qui però c'è chi è ottimista, in quanto si ritiene che proprio un maggior clima di vivacità politica, imperniato sul nuovo fronte degli scontri per il governo della regione potrà contribuire a stimolare e ad aguzzare le capacità delle opposizioni, che si troveranno investite in prima persona di un ulteriore compito che le solleciterà più immediatamente e continuamente che non la politica nazionale. In questo modo, in un clima di maggior impegno di scontro politico si potrà contestualmente operare per elevare il livello di politicizzazione degli operai e degli altri strati sfruttati e ciò metterà alla prova maggiormente le dirigenze della sinistra.
Certo è importante aprire al più presto un ampio dibattito per prepararsi allo scontro futuro nelle sfavorevoli condizioni campane.
Giorgio Rossetti