La specificità dell'Ospedale di San Marco in Lamis

Richiesta di firmare una petizione da parte del Comitato 'Pro-ospedale'
Richiesta di firmare una petizione da parte del Comitato 'Pro-ospedale'
L'ospedale 'Umberto I' di San Marco in Lamis si colloca in zona montana e rientra interamente nel Parco Nazionale del Gargano.
Ciò significa che tale struttura opera in una realtà svantaggiata da tutti i punti di vista e che tutte le istituzioni pubbliche, ai sensi della vigente legge sulla montagna, sono tenute ad adottare, nella programmazione delle loro attività, particolari interventi di tutela e di sostegno per evitare la fuga o l'emarginazione delle popolazioni montane.
Nel P.R.O. non si ha alcuna considerazione delle difficoltà oggettive derivanti dal fatto che per ospedali come quello di San Marco, collocato in zona riconosciuta svantaggiata, diventa ancora più difficile raggiungere i parametri previsti per il loro funzionamento.
Eppure nell'anzidetto piano si rilevano una serie di eccezioni che consentono ad alcuni ospedali di mantenere le Unità Operative con posti letto o, almeno, di istituire delle articolazioni con posti letto delle Unità Operative in stabilimenti ospedalieri distaccati.
L'Ospedale di San Marco, nonostante questa specifica difficoltà e quelle più generali che riguardano anche gli altri ospedali pubblici (carenze di personale ed attrezzature, cattiva amministrazione, sprechi, ecc...) si è connotato, negli ultimi vent'anni, come ospedale di discipline di base integrandosi, data la vicinanza, in modo complementare e come filtro con le attività dell'ospedale "Casa Sollievo" di San Giovanni Rotondo.
Il bacino di utenza dell'ospedale di San Marco (composto, oltre che dal comune di San Marco, da quelli di Apricena, Rignano Garganico, San Nicandro Garganico, Cagnano Varano, Carpino ed altri comuni del Gargano Nord) si sovrappone, almeno in parte, a quello di "Casa Sollievo" che, però, data la sua natura di istituto scientifico e di ricerca, raccoglie numerosi utenti da altre ASL provinciali, extraprovinciali e extraregionali.
All'interno dell'ASL FG/1 l'ospedale di San Marco ha sempre svolto un ruolo specifico importante poiché, con l'attività dei vari reparti, ha in qualche modo, soprattutto per le patologie ordinarie e di base, frenato la fuga dei cittadini del comprensorio verso "Casa Sollievo" o verso l'ASL di Foggia riducendo così la mobilità passiva (sia per le attività di ricovero che per le attività clinico-diagnostiche).
Non a caso l'indice di case mix (che valuta la complessità della casistica trattata) risulta migliore rispetto alle corrispondenti Unità Operative degli altri ospedali aziendali.
La soppressione delle Unità Operative di Chirurgia, Ostetricia-Ginecologia e Pediatria di questo ospedale, considerata la sua collocazione geografica e il conseguente bacino di utenza, comporterà, sicuramente, un aumento della cosiddetta "mobilità passiva" poiché difficilmente l'ospedale di San Severo potrà recuperare l'utenza che, con la chiusura di detti reparti, si riverserà quasi completamente verso "Casa Sollievo" e verso gli Ospedali Riuniti di Foggia.
Pertanto la scelta operata con il P.R.O. oltre a far allungare le liste di attesa in questi ospedali, con un conseguente peggioramento dell'assistenza per i cittadini, comporterà anche un ulteriore aggravio di spesa per l'ASL FG/1 e per la Regione.
Infatti, i miliardi che si spendono nell'ASL FG/1 per mobilità passiva (che ammontano a 34 miliardi di vecchie lire per la mobilità extraregionale e a 75 miliardi per mobilità verso "Casa Sollievo" e altre ASL della regione, soprattutto quella di Foggia) non potranno che aumentare e ciò contraddice uno degli obiettivi del P.R.O. che è quello di ridurre, appunto, la mobilità passiva.
L'ospedale di San Marco, oltre ad avere una specifica e rilevante domanda da soddisfare pena l'aumento della mobilità passiva, presenta una condizione strutturale confortevole e idonea a favorire l'umanizzazione dell'ambiente di cura che, pure rappresenta un altro obiettivo del P.R.O.
A questo proposito si rammenta che recentemente sono stati effettuati lavori, per un importo di oltre due miliardi, per l'ammodernamento della sala operatoria e della sala parto.