Celti col tamburo
Come da qualche anno a questa parte, è stata l’estate della lega: i corni ed i tamburi longobardi hanno accompagnato i consunti deliri dell’orda. Un concerto osceno, rozzo, senza speranza. Il coro del branco inutile e parassita. Si è parlato di gabbie salariali, di dialetti come di lingue regionali, di insegnanti meridionali da sottoporre a test di selezione, di bandiere regionali, comunali e gagliardetti locali da apporre sulle magliette dei calciatori, inni nazionali e condominiali. Si è giocato a “rimbalza il gommone” contro i disperati, di torturare i clandestini… I longobardi sono i veri indesiderati: non solo non si sono mai integrati nonostante i secoli trascorsi, ma hanno sempre ignorato la cultura italiana. È evidente che non sono predisposti alla civiltà, come le auto di una volta per l’autoradio. Deve trattarsi di una tara del dna. Hanno introdotto il feudalesimo, ed a quello sono rimasti. Oggi lo chiamano “federalismo fiscale”.
Vecchi tromboni
Il vecchio cicisbeo di Arcore, così come la sua corte di zombi, nani e ballerine, è nelle mani dei barbari leghisti. Oltre ad aver attentato alle nuove generazioni italiane offrendo modelli di vita pacchiani e futili, stanno consapevolmente facendo crescere generazioni di extracomunitari, senza documenti, identità e residenza. Centinaia di migliaia di persone anonime, di cui non sappiamo niente: oggi utili schiavi e muratori per ingrandire la casa e demolire il paesaggio, domani, chissà, pronti a renderci pan per focaccia cercandoci casa per casa. È già successo altrove, ma evidentemente i berlusco-leghisti hanno poca capacità di sintesi. La sicurezza ed il futuro sono perciò messi in pericolo dalla megalomania di un vecchio libidinoso settantaquattrenne, uno che frequenta minorenni, utilizzatore finale di prostitute, ricattabile da centinaia di ragazzotte, procaccia, corruttori… I barbari lo possono manovrare a piacimento: possono far cadere il governo, l’hanno già fatto in passato, e l’anziano imperatore non se lo può permettere. Dopo di lui il diluvio, tanto lui è già morto “dentro”, che gli frega? Tutto ciò, mentre il Ministro dell’economia, quello che odia gli economisti, scippa 35 miliardi di Euro del Sud per finanziare l’aumento della spesa corrente. Tanto a lui che gli frega?
Triccheballacche e ScetaVaiasse
Tutto: dialetti, gabbie, bandiere, inni, criminalità, frecce tricolori a Gheddafi, tutto serve a distrarre l’opinione pubblica dal disastro economica, sociale e civile provocato dal berlusco-leghismo, dalle corrotte e tristi performance sessuali del premier, colui che organizza il Family Day contro i Dico e si allieta assistendo al numerino saffico, che le stelline gli imbastiscono in terrazza. Un uomo, a detta della moglie, malato e che proprio per questo sempre più oggetto del ricatto longobardo. Intanto, la approvazione della legge Carfagna, quella che punisce prostitute e clienti, è stata pietosamente spostata a settembre…
Il progetto dell’insegnamento obbligatorio dei dialetti, pensateci bene, è quanto di più assurdo e irrealizzabile ci sia al mondo, a meno di stabilire che il palermitano (quale, con quali testi, con quali docenti?) vada imposto a tutta la Sicilia, ed il napoletano (quale, con quale grammatica, con quali diplomi?) vada imposto a tutto il meridione, e così via… Cos’e pazz’!
I professionisti dell’identità non si fermano qui. La Lega urla e strepita, accusa il sud di corruzione, di mafia, di mal governo… È ora di tacere, invece. Il federalismo egoistico, l’idenditarismo esasperato, il feudalesimo, le baronie regionali, hanno fallito e francamente stancato. Il Mezzogiorno non è un deserto indifferenziato, come vorrebbero far credere le destre dei berlusco-leghisti. Gli “sprechi” al Sud sono stati voluti e ne è corresponsabile l’intera classe politica italiana: i finanziamenti sono stati destinati a “progetti” ed “imprese”, spesso strumentali alle clientele politiche e mafiose, con immancabile ritorno dei soldi al nord. Il mantenimento delle sacche assistenzialistiche risponde allo stesso criterio clientelare. L’inefficienza della spesa, manifestatasi a livello locale, è stata anche dovuta a ‘sto cavolo di leghismo, che ha dato troppi poteri ad enti impreparati ed inutili, ingigantendone ad arte le responsabilità per scaricare su di essi il malumore delle popolazioni. Ma, ricordiamoci, che il pesce feta dalla capa
Grancassa
Diverso sarebbe stato, invece, se gli stessi soldi fossero stati spesi per incentivare veramente l’economia, attraverso per esempio la detassazione e la realizzazione di infrastrutture: quei soldi sarebbero veramente restati al Sud. I berlusco-leghisti non faranno mai una politica di crescita per il Sud, verso cui nutrono un pregiudizio razziale, che in verità non hanno mai nascosto, facendone uno strumento di pubblico consenso. Per questo hanno prima progettato la “banca del sud” e adesso la nuova edizione della cassa del Mezzogiorno: controllo delle risorse affinché, non sia mai!, neanche un centesimo si trasformi in sviluppo. Ripetiamo da tempo che al Sud nessuno può permettersi di votare a destra, almeno fino a quando ci saranno Berlusconi ed i leghisti longobardi: chi lo fa, magari inconsapevolmente per motivi ideologici o viscerali, oppure addirittura per meschino opportunismo, sappia che questa non è casa sua: Il Portale del Sud è da sempre “derattizzato e debossizzato”, come riportato in calce in ogni santa pagina del sito.
Opporsi con ogni mezzo
Il ripristino delle gabbie salariali, progettato dai berlusco-leghisti è l’ultimo attentato. Occorrerebbe opporsi con ogni mezzo, se non vogliamo dire “c’era una volta il Sud”. A cavallo del 1960, le gabbie hanno determinato la grande diaspora meridionale del dopoguerra. Hanno indebolito a tal punto la società meridionale, da far risorgere le mafie, la corruzione, il clientelismo e l’assistenzialismo.
Con il combinato di gabbie salariali e federalismo fiscale, Il Sud non avrà pari opportunità nel reperire risorse per la spesa corrente scolastica e sanitaria, né per la sicurezza, né tanto meno per gli investimenti nei settori citati. Pensiamoci: non occorre essere degli scienziati per cogliere l’evidenza del fatto.
E poi, ricordiamoci sempre che la spesa pubblica al sud è sempre inferiore di quanto non sia al nord e di quanto stabilito per legge. Ricordiamoci delle innovazioni e riforme che il sud sta mettendo in atto, del ruolo che il meridione ricopre fornendo al nord forza lavoro e mercato di consumo. Ricordiamoci soprattutto della dipendenza “ascara” di gran parte del politici meridionali di destra dai vertici berlusco-leghisti, che li condizionano e li manovrano. Denunciano, i nostri “puristi”, le pensioni di invalidità, ma dimenticano di sottolineare che al centro nord ci sono oltre 170.000 indagati per evasione fiscale, molti dei “virtuosi” celti padani ricorrono ai comodi forzieri di San Marino, scippando risorse dalle casse dello stato.
Fagotti e controfagotti
Sinceramente, non ne possiamo più di questa doppia morale che condanna, giustamente, l’utilizzo improprio di fondi pubblici, ma che chiude tutte e due gli occhi sul riciclaggio e l’evasione che flagella l’intero centro nord, giustificandoli anzi come normali distorsioni di un capitalismo, che in realtà si è rivelato essere una selvaggia e distruttiva corsa alla ricchezza e all’interesse privato.
La doppia morale si rivela in tante altre cose. Ad esempio, è considerato giusto che vi siano dei casinò a Venezia, a San Remo, a Campione. Lì tutto è “lindo e pulito” e si fa turismo d’alto bordo. Ma guai ad aprire un Casinò in Sicilia o in Puglia o in Campania. Si tira fuori la “mafia”, come se la mafia non avesse la capacità di prendere aerei, di usare internet, servizi bancari e quant’altro. Come se la mafia fosse solo coppole storte e lupare che agiscono solo sul territorio meridionale, opportunamente dimenticando che i centri di riciclaggio e di investimento dei capitali mafiosi si trovano a nord, e che il sud viene solo spremuto dal taglieggio per fornire gli “stipendi”, in moneta pulita, per la bassa manovalanza mafiosa, mentre la “mala” ricchezza, ma pur sempre ricchezza, viene spesa ed investita nei “probi e puri” comuni longobardi.
Fratelli d’Italia
Il Sud ha dato e continua a dare tantissimo al Paese, che poté essere costituito, centocinquanta anni fa, proprio grazie alle enormi risorse economiche e umane provenienti dal Regno delle Due Sicilie. Se dovesse venire il momento di fare un bilancio, non potrà valere il detto chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato.
Non è un caso che l’idea della formazione di un Partito del Sud faccia tremare per prima la Lega e i cosiddetti poteri forti, cioè Berlusconi. Un Partito del Sud che, se emendato dall’opportunismo e scevro di vecchie nostalgie borboniche, potrebbe proporre la “questione meridionale” elevandola a questione nazionale. Scriveva Mazzini “L’Italia sarà quel che il mezzogiorno sarà”. Ci vorrebbe un grande atto di coraggio e riprendere l’antica battaglia democratica di meridionali come Guido Dorso e Gaetano Salvemini, che proponevano una autonomia del Mezzogiorno nell’ambito di un assetto federalista autentico, inserito in un sistema nazionale unitario, e non solo di un federalismo egoistico e feudale-fiscale, l’unico che oggi interessa ai nostri celti ruspanti.
Il Portale del Sud
Agosto 2009