Salvatore Ritrovato
Salvatore Ritrovato
Fra gli esuli antifascisti che prendono la via dell'America è Giuseppe Antonio Borgese (1882-1952), autore della Storia della critica romantica in Italia (1905), romanziere (Rubé, 1921), vivace protagonista dell'attività letteraria fiorentina del primo Novecento, giornalista del 'Corriere della Sera', della 'Stampa', del 'Mattino', e docente di letteratura tedesca a Torino e poi a Roma, quindi di estetica e storia della critica a Milano, fino al 1931, poi di letteratura italiana a Berkeley e a Chicago, fino al 1945.
Emigrazione intellettuale, esilio 'opportuno': frutto del suo soggiorno negli Stati Uniti è
Atlante americano, un appassionato reportage, pubblicato in Italia nel 1936, del sogno americano, all'indomani del New Deal, che trova la sua sintesi in New York, 'città assoluta', celestiale ed infernale, occidentale ed orientale, tradizionalista e innovativa, con i suoi skyscrapers di vetro e acciaio simili alle torri di una città medioevale, l'ubiquità avvolgente di centomila finestre, i muri rasati da luci atone e metalliche, la progressione di terrazze rientranti, simili a scalee nel ciclo dagli spigoli ciclopici. Sogno e immagine di una nuova concezione - biblica e individualistica - dell'Uomo Comune. Il fulcro della società capitalistica, in cui tutto è a portata di tutti, è nel senso stesso della sua 'missione' (per definizione) mondiale. La conoscenza dell'America si rivela, infatti, per Borgese, come una 'introduzione alla vita mediocre' - dove l'aggettivo mediocre abbatte l'inibizione del lusso e lo spettro della povertà e della morte (come avviene nella irriverente carnevalizzazione di Halloween), ed i comfort, tanto ambiti dalla borghesia europea, si materializzano in nuovi apparecchi tecnologici, riscattabili con il lavoro e la fortuna, status svmbol - in altri termini - che legittimano l'inesausta ricerca di benessere e di avanzamento. L'America di Borgese, a differenza di quella ottocentesca di Emerson, ancora legata come a un cordone ombelicale alla cultura britannica, ha piena coscienza di sé, dei suoi limiti come dei suoi bisogni; nel cinema ha trovato la più matura espressione artistica della sua passione per la vita e del suo immaginario. Eppure, nata sull'orlo di una 'frontiera' naturale (e prontamente naturalizzata), essa sente anche l'incombenza del 'diverso', immigrato o indigeno, recluso in periferie o in casamenti di accoglienza provvisoria, comunque estraneo ad una 'norma' di comportamento di massa. I.'espansione, la crescita, lo sviluppo implica, dunque, emarginazione; così come il formarsi di una omogeneità nazionale la conservazione di molte umanità o comunità parallele.
In due capitoli,
Escursione in Italia e L'Isola delle lacrime, l'autore affronta esplicitamente il fenomeno dell'emigrazione. Qui riportiamo il primo. Una famiglia di contadini lucchesi, residenti in California, di prima generazione, possessori, dopo alterne vicende, di un podere che frutta e dà lavoro ad altri emigrati (indiani), sembra essersi integrata nel sistema americano. Nostalgia ed ottimismo venano le riflessioni dello scrittore, alla ricerca del suo destino. La visita ai connazionali consente, infatti, di trovare una prova rassicurante della stabilità economica del paese e, di conseguenza, della possibilità per tutti di entrare in sintonia (anche tramite il traballante bi- o trilinguismo dei parlanti, inconsapevoli dei loro pittoreschi solecismi) con la nuova cultura. Più accorato e drammatico L'isola delle lacrime, resoconto della visita all'edificio che accoglie gli emigrati italiani in attesa di espulsione o indesiderati: il senso di pulizia e di burocratica efficienza stride violentemente con la ridda drammatica degli 'scacciati', che Borgese smorza con un raffinato giooco di citazioni dall'antinferno dantesco. È qui il limite - ben rileva l'osservatore - della 'alterità' americana, capace di fagocitare, assorbire, sintetizzare e rimuovere, al contrario di quanto avveniva in quel periodo in Europa, le differenze, senza riuscire però ad evitare le contraddizioni sociali, da cui essa si difende con periodici accomodamenti. Un paradosso che trova la sua chiave risolutiva nel problema della 'frontiera' (cui Borgese dedicherà l'ultimo capitolo del suo libro).
Salvatore Ritrovato
NB. Le illustrazioni, prese da Internet, sono state poste nel brano dallo scrivente.

Mappa della California.
Mappa della California.
Dicono che la California somigli all'Italia, ma io conosco discretamente il mio paese, da Siracusa al Brennero, e non ho mai visto nulla di simile.
Prima di tutto, non c'è gente. La California, molto più grande dell'Italia, ha su per giù tanta popolazione quanta la sola Lombardia; e metà d'essa è accentrata a Los Angeles, a San Francisco e nelle città della Baia che le stanno di faccia. Queste strade nere, con le due o quattro file d'automobili chiuse, nere, tagliano, strane carovaniere, uno strano deserto, giallo in questa stagione. L'apparire d'un viso umano ha sempre qualche cosa di notevole, e la stessa campagna romana in paragone è popolosa.
A destra e a sinistra della strada larghi piani, lunghe colline. Oggi rotoliamo, oltre il ponte Garquinez, oltre Fairfax e la contea Solano, verso Woodland e più in là; la direziono è a nord-est. Dove sorge un albero in questi spazi gialli pare che venga fuori da un incavo del suolo, come un ciuffo di pelame selvaggio; dov'è rimasto un tratto erboso, ha un chiarore monocromo, un verde pur mo' nato, tenenssimo e gemmeo insieme, da ricordare, se mai, gli alti pascoli alpini sotto i ghiacci. E i campi, da gran tempo falciati, le ondulazioni di stipe e ristoppie, hanno una vicenda di luce che non mi sarebbe parsa possibile in natura; una fluttuazione continua, direi, di fosforescenza che invade l'aria senza avvamparla, un orizzonte vibrante che stempera i contorni, una specie d'incantesimo freddo, d'incendio fatuo a fior di terra in cui pare di vedere accostarsi a giri concentrici il can barbone di Mefistofele.
Infine, al termine della visibilità come su un crinale fra due versanti, in questo sole che penetra tutte le cose alleviando anche le ombre senza brillare né ardere, scorgiamo una casa: bianca come può essere bianco un muro in mezzo a un deserto d'Affrica.
- Ecco la casa. Ci siamo - così dice l'amico che guida; e in poco tempo lo spazio che pareva immenso è dietro a noi, e un altro spazio s'apre innanzi.
Il lucchese Amadeo Peter Giannini, fondatore nel 1904 della Bank of America, che inizialmente si chiamava Bank of Italy.
Il lucchese Amadeo Peter Giannini, fondatore nel 1904 della Bank of America, che inizialmente si chiamava Bank of Italy.
La padrona di casa, la figlia maggiore, le altre sono apparse sul limitare. Esse le ragazze, parlano un americano fitto e stretto, ma hanno inflessioni di voce, inclinazioni di capo, in cui sembra di riconoscere i segni di un'antica grazia.
La casa è come tutte le altre: una baracca di legno pulito e intonacato, piena di comodità meccaniche. Le abitazioni degli uomini sono appena confitte in questo suolo, non hanno radici.
Pure, questi muri magri bastano a reggere ricordi così gravi, così lontani. Appena entrati nel salotto, scende su noi dalla parete lo sguardo di due vecchi, padre e madre del padron di casa, fissati dal fotografo provinciale in quell'atteggiamento coscienzioso - labbra serrate, mento forte, tutto il sole e il gelo di una vita chiusi in una rete di rughe, occhi fieri e probi di lui, occhi pii di lei - in cui i nostri paesani stavano davanti all'obbiettivo come sotto l'occhio di Dio. Accanto è un altro ingrandimento: un parente più giovane, ben solido, non certo abituato a tenere il collo dentro quella tortura di solino doppio; mai la cravatta non potrà salire all'altezza prescritta. E qualche altra cornice è appesa nel tinello; quello è il fratello prete, ora piovano; e quello? è il campanile di San Marco (con quegli alberi intorno?). Non è che un attimo d'equivoco; naturalmente m'avvedo subito ch'è il campanile dell'Università di Califomia a Berkeley, imitato in colore di camicia d'amido da quello di San Marco.
- Questo l'ha avuto la mia figliola quando s'è battezzato il paese novo e le ragazze hanno fatto la corsa con l'ovo nel cucchiaio, chi correva di più senza romper l'ovo. La mia ha corso bene, e le hanno regalato questo 'piccio'.
È fa madre che parla, e tranne il 'piccio' - che vuol dire picture, quadro - il linguaggio è perfetto, e suona certo quale sonava tant'anni fa quando la povera fanciulla emigrante fu affidata a un povero giovane compagno, ed egli sull'Oceano le 'domandò la parola'.
Essa è di Segrognino al Piano, che è l'ultimo paese appunto prima che cominci l'altura. Lo separarono da Segrognino al Monte, perché la chiesa rimaneva troppo lontana. Il merito è di Marlia. Gli amici più vicini, i proprietari del prossimo rancio (o ranch), padre e madre del fidanzato di una di queste ragazze, sono di Ponte Buggianese, fra Ponte a Buggiano e Pescia: tutti di Lucca, o non lontano.
Egli porta un nome famoso nella nostra storia letteraria; ma non è propriamente un letterato. È un contadino; s'è fatto e s'è rifatto. Dieci anni fa perse quarantaquattromila scudi (dollari), e gli restarono diecimila scudi di debiti; ora è poco esagerato dire che tutto quello che si vede è suo; specialmente oggi che un orlo di caligine dorata nasconde le montagne.
California: Immigrati messicani lavorano nei campi della Santa Ynez Valley.
California: Immigrati messicani lavorano nei campi della Santa Ynez Valley.
Con poche cerimonie si siede a capotavola in maniche di camicia (e maniche rimboccate). Da questa parte della tavola si parla lucchese o, chi non sa, italiano; dall'altra parte, dov'è la gioventù, si parla inglese; le due lingue fluiscono insieme nel brusio conviviale, s'incontrano, si mescolano; talvolta dal miscuglio nascono compromessi bizzarri, solecismi chiassosi, come mulinelli, laddove un corso d'acqua sbocca in un altro. Io penso al Pascoli, lucchese adottivo e buon conoscitore di gergo italo-americano, come starebbe qui: a questi cibi, a questi vini - spremuti da queste vigne selenitiche, e che pure san d'uva, anche se un po' selvatica: anzi l'ultimo, nella sua tinta chiusa, potrebbe somigliare a un aleatico; - soprattutto come starebbe a queste loquele, a questo pullulare di pallide memorie e tramontare di nostalgia, ch'è più triste della stessa nostalgia. Quasi mi sento divenire le guance umili come le sue, intenerirsi gli occhi come i suoi; quasi ho timore, stringendo la gola, di sciupare con un imprevisto condimento sentimentale questi ravioli molto ben fatti, in cui l'accordo sostanzioso e gradevole dei sapori patrii non è punto guasto dalle dissonanze esotiche che così presto s'introducono a loro insaputa nella cucina italiana degli Italiani di qui.
La parlantina del padrone cresce. Cresce la sua solerzia di coppiere; assaggia, giudica, mesce, raccomanda (io, gli amici lo sanno, prima d'imbarcarmi per l'America ero asciutto, dry).
Un altro guscino di quello lì - rincalza la moglie - per insaporir la bocca?
Essa, a ogni buon fine, oltre il ben di Dio che c'è nei calici e guscini, ne ha nascosto un altro po' nella checca - la checca è il cake, il dolce - facendovi sboccare un bel raviolino di rum della Giamaica. Ciò riconforta tutti; ben bacchica è quando può, la terra della proibizione; e il padron di casa, quasi ormai consapevole del suo cognome, si spinge fino ai versi:

A farlo apposta fra le notti belle
ci volea fosse in ballo anche la luna...

- Ma poi? gli altri versi? che dicono?

California: fattoria per la coltivazione della lattuga (da una foto di George Steinmetz)
California: fattoria per la coltivazione della lattuga (da una foto di George Steinmetz)
Egli cerca un po' in aria; e non trova. Ben lontana è Lucca. Io la vedo sorgere, la città di Santa Zita, come un casto gioiello, dalla sua dolce valle, in una sera lontana di plenilunio.
- Saranno le troppe qualità di vini che ti confondono la memoria - dice ilare la moglie.
- Oh yè! Oh yè! - fa lui, ed è contento lo stesso.
Le ore del pomeriggio ci trovano all'aperto.
Questo davanti alla casa è un fico vero, dottato di Toscana; ha quattr anni per cinque; ma quest'anno fichi ne ha pochi, "per via della gran secchina che li ha tirati quasi giù tutti".
Questi sono i vigneti. L'uva nera, matura, tocca il suolo. L'ospite ne coglie, e la mette da parte per farce una bòcchesse (o scatola) da portare poi a casa. Tra filare e filare cresce in questa stagione un'erba grama, una specie di malva: 'erba di sale', dice lui, 'qua la chiamano monigliori, una sorte di velùcchero; in America, se lei non lo sa, il sale è dappertutto meno che nella testa delle persone'.
Or è l'anno dovè vendere cinquantun tonnellate d'uva per quarant'otto soldi di dollaro, neanche dieci lire. Quest'anno le cose vanno un tantino meglio, come possono andare con la crisi e la proibizione; ma se un affare cala l'altro sale, e se tutti una volta si decidessero a andar bene di conserva, vorrebbe finalmente condurre tutta la famiglia in Italia a fargliela vedere.
- La California è bella - dico rispondendo alla sua domanda se il paese mi piace - ma quei paesi... - aggiungo, quasi per incoraggiarlo.
- Dio nostro! - fa l'altro, Tornino tondo e grosso come un bottaccino, quello di Ponte Buggianese. Non m'aspettavo da lui questo grido nel cuore. Poi tace un momento, e con voce più bassa, benché niente affatto patetica, continua: -
California: lo Skywalker Ranch di George Lucas nella contea di Marin.
California: lo Skywalker Ranch di George Lucas nella contea di Marin.
Morire si può in tutti i posti, ma a me mi gusta molto pensare a quei paesi.
Ci conducono in macchina più in là. Dall asfalto liscio si esce in strade gibbose, sussultorie, su cui la macchina beccheggia. Tutt'intorno è silenzio.
- Questa non è strada bona - dice il primo lucchese, quello di Marlia, che sta al volante con un certo piglio come se domasse un puledro. - Pare una via lattea. Quattordici anni fa, alla più lunga, erano settantanovemila egre (acres) di padule; incoltivabili; tutte a livello; non c'era altro che giunchi. Ci si passava in stimbotto (steamboat, navicello a vapore). Qualche branco di pecore ci si avvicinavano in estate. Le egre sono come le nostre coltre; è differenza di palmi.
Non so quante egre sia questa piana verdescura, un lanÌondo tutto a fagioli: fagioli bianchini, fagioli fiorentini a sei pippoli, fagioli rossi. Il padrone si china a sollevare una pianta, a soppesarne il frutto che matura, come se tenesse sulla mano i pendagli gonfi d'una mucca lattifera.
Di là da un fosso è la risaia sconfinata.
- Cercherò bene di poter giompà? - domanda la moglie (jump, in inglese, saltare, benché suoni quasi come se fosse napoletano).
- Ce la fai.
- Oh yè! Oh yè! ce la faccio.
Campagna californiana.
Campagna californiana.
La risaia è da gran tempo al secco. Ne cavano con questi loro sistemi quel riso di California che crudo è bianco più del sale, e cotto è fiacco come una pappa. La macchina tagliatrice miete le spighe, le lega, lascia i mannelli ai margini del suo cammino. I lavoranti hindù, coi cappelloni sui visi neri (ora non hanno più turbanti), ammucchiano i mannelli. Poi sopravviene la macchina battitrice; il suo asse dentato, a prua, cattura i mucchi, li rovescia su un tappeto rullante che li travolge fin dentro il ventre del congegno, dove un cilindro li schiaccia sceverando i chicchi dalla paglia. I chicchi vanno nei sacchi, già stampigliati, che il carro, quasi a intervalli uguali, fa scivolare a terra; la paglia al vento.
Essa esce da una di queste macchine per una bocca a imbuto, alta contro il cielo; e, nel rosa del tramonto, s'anima di fluorescenze verdi, di cloro. Questo strano colore va incontro allo strano sole che, dilatato, lieve, scende verso l'orizzonte inconoscibile e l'Oceano Pacifico.
Californi: Raccolta della lattuga (da una foto di George Steinmetz)
Californi: Raccolta della lattuga (da una foto di George Steinmetz)
Già folti voli di storni (qui li chiamano blackbirds) precorrono la sera, già non vediamo più cicogne. Davanti alla marcia dell'automobile, attraversa la strada dondolandosi un fagiano; passa anche un branchetto di pernici. - Tra poco - dice il guidatore di Marlia - le lepri si confonderanno alla luce dei fari; qualcuno resterà schiacciata; qualcuna arriverà in cucina.
Alla mensa serale, sotto la bianchezza delle lampade, sembrano tutti visi conosciuti da anni. Alpina, la figlia maggiore, seduta accanto al fidanzato, italo-americano lui pure, è la più bella. Io guardo con meraviglia gli occhi, perfino troppo larghi, in orbite perfin troppo serene, come le hanno le giovani di qui. Mary, la seconda, anche lei vicina al fidanzato, è tutta rosea fiorente, del roseo di peonia che hanno le bianche del West. Ma Elsie, la piccola undicenne, come ha fatto a venir su, qui, con quegli occhi tutti pupilla, tutti attenzione espressiva, incastonati nell'umile pelle bruna del suo visuccio? Non so perché, mi pare d'averne viste parecchie come lei sotto le Cinque Lampade, a Firenze; tante ne ho viste, in cotto e in pietra, su cantorie di pulpiti, qualcuna anche tra le folle quiete del Ghirlandaio.
Le nuove libazioni hanno restituito al padrone la memoria:

A farlo apposta fra le notti belle
ci volea fosse in ballo anche la luna.
Allora vi lasciavo qui: vi davo la buona sera.

La gran distanza dalla Lucchesia al padule di Robbins ha velato il senso e allungato la metrica. Ma non importa.
Il fatto è che la luna c'era, e navigava in un cielo indecifrabile sul cammino della nostra macchina, reduce verso Woodland.
Io penso guardando quel chiarore, ch'esso è già tramontato sulle case d'Italia, su cui già spunta il giorno; e mi rincresce di saperlo. Vorrei che il pensiero di Lei potesse dormire questa notte con me. Good night, Italy.