Le 'bizzoche dimesse di Santa Chiara' in San Marco in Lamis nel primo ‘700
Anche se non rientra nel periodo storico oggetto del presente libro, ho pensato di includere questo testo in appendice per documentare la presenza femminile nella Chiesa sammarchese.
La tradizione orale e alcuni scritti ottocenteschi ci attestano la presenza di monache 'clarisse' a San Marco in Lamis. Il ritrovamento di questo straordinario documento ci mostra la presenza di donne consacrate nella Chiesa in San Marco in Lamis agli inizi del ‘700.

S. marco in Lamis. La chiesa di Santa Chiara.
S. marco in Lamis. La chiesa di Santa Chiara.
Questo documento, trovato nell’Archivio Diocesano di Foggia (fascicolo n. 383/3135), proveniente dall’Archivio Diocesano di Manfredonia, ci descrive l’attività di tre 'Bizzoche dimesse di Santa Chiara', e alcuni brani di un testo di Cecilia Giuliani sotto il titolo di 'Trattenimenti spirituali'.
Il testo ci descrive la vita e l’organizzazione di queste tre 'suore'; ci informa del modo di vestire e delle attività che svolgevano e della loro presenza 'attiva' nella Chiesa in San Marco in Lamis.
La famiglia Sassano aveva messo a disposizione alcuni locali ed un orto per alloggiare queste 'suore'; il 'Convento' era formato da un dormitorio, una cucina, una piccola cappella, un localino per lavorare e uno per studiare e un parlatorio, oltre a una loggia esposta a sud, sull’orto ben coltivato e cinto da alte mura.
Il visitatore dichiara che sono locali troppi angusti per poter istituire un monastero e che 'abbisognano altre strutture altrimenti non si potrà mai avanzare la richiesta di apertura di un monastero'. Purtroppo il monastero delle clarisse non venne mai costruito.
S. Marco in Lamis. Il vecchio organo della Chiesa di Santa Chiara.
S. Marco in Lamis. Il vecchio organo della Chiesa di Santa Chiara.
La famiglia Sassano nella metà del ‘700 costruì la chiesa di Santa Chiara che poi alla fine dell’’800 venne acquistata dai cittadini di San Marco in Lamis. Dietro suggerimento di Padre Giuseppe Piccirelli la chiesa fu intitolata al Sacro Cuore di Gesù (Nota 1), ma ancora ora è comunemente chiamata Santa Chiara.
L’orto di Santa Chiara che viene descritto in questo documento è ancora ricordato come toponimo.
L’abito indossato da queste donne era di color bigio-grigio cenere, con un mantello fino a mezza gamba color marrone; in capo un velo senza 'crespe' e una fune per cintura.
Dal testo 'Trattenimenti spirituali' apprendiamo dalla buona formazione spirituale di queste suore che erano seguite attentamente dal clero e dai francescani.
Dallo scritto traspare una profonda spiritualità e una riflessione mistica sul SS. Sacramento, 'fornace d’amore', e continua

'una povera creaturella genuflessa avanti il suo tabernacolo, che di cuore l'ama, questa è tutta la sua delizia. Con lei si ricrea, si trastulla. Così, dunque, si gode quell’infinita bontà nella sua creatura; e la creatura con sì abominevole ingratitudine non vuol contentare il suo Creatore? No, mio Dio, non vò che si dica tal cosa di me: v’amerò, sì, con tutto quanto il cuore; mi trattenerò al più spesso che potrò avanti a Voi, sacramentato mio Bene, per ivi tutta consumarmi del vostro sacrosanto amore'.

La Giuliani esprime profonde riflessioni laddove invita le sorelle a credere, amare e adorare il Sacramento 'perché l’occhio mira pane, l’odorato sente pane, il gusto gusta pane, il tatto tocca pane, solo l’udito dunque crede, e lo esibisce alla volontà, acciò lo gusti così nascosto; e qui sta il nostro gran merito … non vogliate, dunque, o sorelle scrutinare cosa veruna di sì alto Sacramento, ma solamente credete, amate ed adorate; la santa fede vi sia guida, e non i sentimenti e ragioni'.

S. Marco in Lamis. Chiesa di Santa Chiara.
S. Marco in Lamis. Chiesa di Santa Chiara.
Il termine 'bizzoca' non ci deve far pensare ad un insulto; perché le bizzoche o vezzoche o monache di casa, erano laiche consacrate in una sorta di monachesimo domestico; godevano in mezzo al popolo di prestigio e venerazione, e il termine 'dimesse' non deve intendersi 'licenziate' o 'umili', ma nella sua accezione medioevale di 'contrite' e 'penitenti'.
Il fenomeno delle beghine nel nord Europa e del bizzocaggio nel Napoletano fu assai diffuso: nell’Arcidiocesi di Napoli, a metà Settecento se ne contavano ottocentoventi su una popolazione di 300mila abitanti. La Chiesa lo assecondò e lo governò fino ad un certo punto; i requisiti richiesti erano diversi da diocesi a diocesi, nel Napoletano bisognava avere più di quarant’anni, avere una dote di 36 ducati e rendite adeguate, accettare il taglio dei capelli, vestire casacca con cordoncino, panno di lino in testa con divieto assoluto di portare velo, sottogola e pazienza, essere inoltre nubili convinte, e superare il processetto che la Chiesa imponeva sulla vocazione al bizzocaggio.
Queste donne decidevano di sottomettersi ad una regola di pietà, di sacrificio, il lavoro, e in penitenza, in castità e prendevano i voti durante una pubblica cerimonia oppure in privato sotto confessione.
S. Marco in Lamis. Soffitto della Chiesa di Santa Chiara.
S. Marco in Lamis. Soffitto della Chiesa di Santa Chiara.
Il bizzocaggio sopravvisse a San Marco fino alla metà del ‘900 (Nota 2). Erano presenti anche in famiglie non molto ricche le cosiddette “zie monache” che vivevano in casa ma vestivano con un abito monacale; lavoravano come sarte e vivevano in una semi clausura facendo molte penitenze insieme a molte preghiere e letture spirituali. Chi poteva permetterselo (Nota 3), aveva anche la cappella in casa e il sacerdote come assistente tutti i giorni.
E’ da ricordare che agli inizi del ‘700 c’erano altre 'bizzoche' o 'oblate' in Capitanata; il gruppo più importante era legato al Terz’Ordine Francescano di Lucera ed era seguito spiritualmente da San Francesco Antonio Fasani (Nota 4). Alcune caratteristiche, però le diversificavano da quella di San Marco in Lamis.
Testo

S. Marco in Lamis. Sacrestia della Chiesa di Santa Chiara.
S. Marco in Lamis. Sacrestia della Chiesa di Santa Chiara.
Abbiamo visitato per conto dell’Ill.mo e Revmo D Marco Ant. De Marco vescovo Vestano delegato dalla f. m. R. Cardinal Giudice Abbate Commend. di qsta Badial terra di Sancti Marci in Lamis, il locale usato da donne consacrate in confessione che si appellano le 'Bizzoche dimesse di Santa Chiara'.
La famiglia Sassano mise a disposizione il suo horto e poche case che erano fuori le mura per costruire il monastero delle recluse, ma purtroppo per la poca spesa si poterono fare solo un piccolo dormitorio, un foco, una piccola cappella, un localino per opificio, un locale di studio e il parlatorio, oltre una loggia esposta a mezzodì nel horto, ben coltivato e cintato con mura alte. Abbisognano altre strutture altrimenti non si potrà mai avanzare la richiesta di apertura di un monastero di vergini sotto i regolari precetti di S. Chiara d’Assisi per straniarsi alle blandizie di questo secolo per uno splendido avvenire. Se non si avranno altre entrate non si potrà mai costruire un monastero degno per ospitare vergini consacrate.
Ora sono ospitate tre vergini e una serva, la decana è una tal Cecilia Giuliani, che ho interrogato sulla fede cristiana e sulla pietà, non ho trovato nessun errore, mi sono fatto consegnare il suo libro di pietà intitolato “Trattenimenti Spirituali”, ne ho copiato alcune pagine che trascrivo.
Prima venivano seguite dalli monaci di San Matteo ora sono stati allontanati da queste donne perché le confondono la testa e il cuore.
S. Marco in Lamis. Particolare della sacrestia della Chiesa di Santa Chiara.
S. Marco in Lamis. Particolare della sacrestia della Chiesa di Santa Chiara.
Di notte fanno molte veglie orazioni divozioni e molte genuflessioni, di giorno ancora eziandio orazioni, devozioni letture e opere buone, il tutto condito da multe penitense, digiuni, astinenza e flaggelazione con la disciplina, si lavora nelle ore deputate ma molto tempo est dedicato alla solitudine e al santo silenzio.

Vanno vestite de bertino e da sopra un matello de panno de bruna lungo fino a mezzagamba e in capo uno velo de poca parenza senza crespe, e una fune per cintura.
La porta di trasciuta è pesante e sempre chiusa. La cappella privata è di Santa Chiara, pote entrare solo il sacerdote per l’officiatura con il permesso del vicario, tutto ordinato e pulito.
Si conviene che vadano per il noviziato e la formazione presso al Monastero della SS Trinità de Santa Chiara de Monte.
Lì 26 giugno 1722
Il Delegato Antonio Beruduta data dalla Curia Arcivescovile di Manfredonia addì 21 marzo 1915
Sipontino Sac. Cafarelli
Cancelliero della Curia di Manfredonia

Da 'Trattenimenti spirituali' di Cecilia Giuliani

S. Marco in Lamis. Ingresso alla sacrestia della Chiesa di Santa Chiara dalla piazzetta chiamata 'orto di Santa Chiara'.
S. Marco in Lamis. Ingresso alla sacrestia della Chiesa di Santa Chiara dalla piazzetta chiamata 'orto di Santa Chiara'.
Altri esercizi facevo tutt’applicata all’amor divino sacramentato per me. Questo Sacramento è per me una fornace di amore. Oh, che prodigi! Oh, che finezze vi miro, che tutta mi rapiscono: con che insaziabile fame me ne cibavo. La notte me la passo in lacrime e sospiri, anelando che venisse l'ora bramata di riceverlo. Venuta, tutta mi struggevo in lacrime d’amore avanti a Lui: non lo lasciavo in tutto il giorno. Me lo stringevo al petto e pareva che tutta mi consumansi nel di Lui amore e sensibilmente il sentivo. Ora é simile ma più semplicemente, dolcemente e soavemente. Molti fedeli assiston al sacrosanto sacrificio della Messa, che è una vera rappresentazione di ciò che occorse sul Calvario. Gesù Cristo gli vuol donar il suo divin Spirito ed essi non vogliono disporsi a ricevere sì pregiata grazia, per non disimbarazzar il loro cuore da queste frascherie terrene, Povero Signore. Quante inciviltà ricevete da sì vilissime creature!
Vi rimiro maneggiato da mani sacerdotali; ma con sì mali termini e brutte maniere, che mi cagiona spavento. Così vi stimano le creature. Che debbono dire gli Angeli di così grand’ardire di vilissimi vermicciuoli della terra? Essi, che tremano avanti la vostra infinita Maestà? E pur per essi non s'è incarnato, ne rimasto prigioniero nel Sacramento; ma bensì per noi.
S. Marco in Lamis. La Chiesa di Santa Chiara.
S. Marco in Lamis. La Chiesa di Santa Chiara.
Perdonateci, o infinita bontà, tante ingratitudini! Non resta pago, ne soddisfatto il Signore nel veder milioni d’Angeli affollati a suoi altari: non è questo ciò che desidera. I suoi fratelli vuole, i suoi parenti veri, quelli che fanno la sua santa volontà, quelli che il suo sangue brama. Una povera creaturella genuflessa avanti il suo tabernacolo, che di cuore l'ama, questa è tutta la sua delizia. Con lei si ricrea, si trastulla. Così, dunque, si gode quell’infinita bontà nella sua creatura; e la creatura con sì abominevole ingratitudine non vuol contentare il suo Creatore? No, mio Dio, non vò che si dica tal cosa di me: v’amerò, sì, con tutto quanto il cuore; mi trattenerò al più spesso che potrò avanti a Voi, sacramentato mio Bene, per ivi tutta consumarmi del vostro sacrosanto amore.

S. Marco in Lamis. Sopra l'altare maggiore della Chiesa di Santa Chiara.
S. Marco in Lamis. Sopra l'altare maggiore della Chiesa di Santa Chiara.
Il sacramentato Signore molto più si compiace di un’anima umile, che lo loda con profonda riverenza ed amore, di quello si compiaccia in milioni di spiriti beati. Ma perché questo? Perché per gli spiriti celesti, non si è sacramentato; elli sono cortigiani della reggia celeste, lo mirano svelato negli splendori della gloria, non possono non amarlo e nella perdita di questa lor libertà consiste la loro eterna beatitudine.Non così noi, che lo miriamo velato, e che l'udito solo, per via di fede, ha la pura entrata in questo gran Sacramento; perché l’occhio mira pane, l’odorato sente pane, il gusto gusta pane, il tatto tocca pane, solo l’udito dunque crede, e lo esibisce alla volontà, acciò lo gusti così nascosto; e qui sta il nostro gran merito e dove diamo gusto a Dio in questo atto di fede, che quanto è più priva di sentimenti e ragioni umane, tanto è più nobile e meritoria. Non vogliate, dunque, o sorelle scrutinare cosa veruna di sì alto Sacramento, ma solamente credete, amate ed adorate; la santa fede vi sia guida, e non i sentimenti e ragioni.