Pellegrini di Sutri.
Pellegrini di Sutri.
Non si deve parlare di strade nel senso attuale del termine, ma piuttosto di percorsi, itinerari scanditi da punti di sosta che potevano essere raggiunti con diverse alternative, spesso variate secondo le condizioni di sicurezza del viaggio o la stagione e gli eventi atmosferici; basti pensare ad alcune zone paludose della Capitanata che erano impercorribili in inverno. Il percorso utilizzato dai pellegrini avveniva attraverso gigantesche 'autostrade pedonali' in pessime condizioni, disseminate di luoghi per l’ospitalità e l’assistenza gratuita in ambito monastico ed a pagamento in alberghi e taverne di privati. Nel reticolo di strade che si forma, l’Italia è particolarmente interessata dai vecchi tracciati romani e dalle piste dei pastori della transumanza, da considerarsi i percorsi di maggiore importanza su cui si strutturano tutti gli altri o si collegavano rami di altri percorsi provenienti dal resto dell’Europa.
Pellegrini medioevali in viaggio.
Pellegrini medioevali in viaggio.
Attualmente la definizione di via è associata a quella di percorso, dalla necessità di ognuno di raggiungere una meta nel più breve tempo possibile e con meno disagio.
Spesso poi il concetto di strada si identifica con quello di autostrada veloce e sicura, che se non sempre collega due punti per il percorso più breve, ma permette di viaggiare con velocità e con un minor tempo di percorrenza. Nell’antichità e nell’alto medioevo, fatta qualche eccezione per le grandi vie consolari, i traffici commerciali potevano essere diversi da quelli religiosi e militari, in quanto i primi esigevano strade con percorsi più dolci e sicuri per il trasporto delle merci, evidentemente a scapito del tempo di percorrenza.
Ormai gli studiosi sono arrivati alla convinzione che si debba considerare l’“Area di via o di strada” come un reticolo di strade quasi parallele ma concorrenti, che univano diversi luoghi e che a seconda delle necessità potevano essere usate singolarmente o collettivamente.

G. Sergi (Nota 8), autore di diversi studi sociali sulla viabilità medievale nelle Alpi, ha coniato il termine di 'area di strada' una via era composta frequentemente da una maglia di strade, che non sono riconducibili ad un unico percorso. Bisogna tener presente i vari condizionamenti imposti dalla morfologia del territorio (in modo particolare i passi di montagna o i guadi dei fiumi) e dal potere che voleva che un determinato tracciato facesse determinato percorso in modo di estendere su quel territorio una strategia di potere sulle risorse umane e naturali. Questo poteva imporre anche lo spostamento o non uso di alcuni anche lunghi tratti viari antichi allo scopo di riunire in una unica entità i rapporti tra un territorio, una rete viaria mutevole e l'intervento umano.
Nei vari periodi storici ci sono state sia una viabilità naturale che una artificiale. La viabilità artificiale è prodotta dal lavoro dell'uomo, e prevale nei secoli in cui vi è un forte potere centrale o locale. La costruzione di strade, massicciate, ponti, ricoveri, e soprattutto la loro manutenzione, è propria infatti del periodo romano e dell'età moderna.

Un pellegrino a piedi in cammino. Da Monica D'Atti, Vademecum del 2016.
Un pellegrino a piedi in cammino. Da Monica D'Atti, Vademecum del 2016.
La viabilità naturale è invece propria dell'antichità e poi riprende nell'Alto Medioevo con il dissolversi dell'impero Romano (476 d. C). Per viabilità naturale si intendono le vie create dall'uomo, con il suo continuo passaggio anche delle greggi, sfruttando le possibilità offerte dal terreno. Tali strade, in montagna, sono poco più che sentieri o mulattiere. In pianura possono essere anche carrabili, con una discreta larghezza. In zone montane si utilizzavano i crinali ad andamento rettilineo ad altezze costanti. Si modificavano per ragioni politiche e commerciali, oppure per le frane o i dilavamenti alluvionali che modificano le caratteristiche fisiche. Non richiedevano manutenzione e collegavano sempre due punti con il percorso più breve. Le prime tracce sull'utilizzo di vie naturali sul nostro Appennino si possono avere con la transumanza degli animali tra i pascoli della pianura del Tavoliere delle Puglie e i monti abruzzesi, molisani, irpini.
Se si vuole parlare di itinerari dei pellegrini non si deve parlare di una strada ma di una via, vale a dire un itinerario tracciato con fermezza, secondo un preciso programma, e quindi lastricato non di pietra o in mattoni, ma intriso di sudore, di lacrime, di gioia, di speranza, di ricerca, […] di ricerca dell’Assoluto. Tutte le vie sono, perciò stesso, strade: ma non tutte le strade sono vie. Una via presuppone un percorso certo e, come oggi si ama dire, un 'itinerario con una meta sicura'.
Pellegrino della Via di S. Giacomo. Da Monica D'Atti, Vademecum del 2011.
Pellegrino della Via di S. Giacomo. Da Monica D'Atti, Vademecum del 2011.
Ciò non significa naturalmente, nella pratica, che tutte le strade nascano sulla base di un disegno strategico di tipo geofisico e geopolitico: al contrario, nella pratica gli itinerari terrestri sono di solito il risultato di complesse genesi durate anche secoli, di rettifiche, di compromessi, di ripensamenti, di cancellazione di certi tratti e di aggiunta di certi altri.
Ma in alcuni casi particolari la programmazione è chiara fin dall’inizio, come le viae militares romane, principalmente le viae consulares costruite tra la fine del IV secolo e i primi del II sec. a. C., allorché i Romani, praticamente conclusa la loro conquista della penisola italiana, dovevano controllare il territorio e regolarne i normali traffici degli eserciti, delle informazioni e dei commerci.
Ma bisogna ricordarsi che le vie sono costruite da e per gli uomini: non gli uomini per le vie. I protagonisti della via sono senza dubbio coloro che la concepiscono, la finanziano, la costruiscono: ma chi ne è il vero soggetto è il viator, colui che la percorre (Nota 9).
Il presupposto quindi non è la strada materiale ma la via che veicola il viator, questo è il presupposto e costituisce il patrimonio effettivo di qualunque itinerario non solo terrestre, ma anche marittimo e aereo, e addirittura mentale e spirituale.
E’ un 'patrimonio immateriale' importante che cammina con le gambe degli uomini ed è talmente connaturato con la sostanza umana e la nostra storia che potremmo non accorgerci della sua vitale esistenza.

La via è fondamentale per noi perché l’essere umano non può far a meno di viaggiare, percorrere, visitare, esplorare: viam agere, percorrere una strada, viaggiare appunto, è concetto strettamente imparentato con l’altro, peragere, che indica il cammino e il suo completo percorso attraverso un territorio.
È peregrinus lo straniero, l’estraneo, colui che viene da lontano (Nota 10).

Pellegrini medievali in viaggio.
Pellegrini medievali in viaggio.
Lungo le strade consolari si sono create altre vie create nel tempo che le intersecano, le correggono o le sostituiscono a livello locale e regionale. Sono passati soldati, mercanti, banditi, pastori, lavoratori, artisti, viaggiatori e più tardi 'turisti'. Ma, per secoli, uno degli utilizzatori è stato il pellegrino con le sue necessità, le sue abitudini, le istituzioni e le strutture che cercavano di rispondere ai suoi bisogni (Nota 11).
In pieno medioevo le strade romane erano diventate in molti tratti impercorribili e tra le strade che dal cuore dell’Europa conducevano a Roma quella di primaria importanza era senz’altro una via che valicando le Alpi attraversava il Po e valicando l’Appennino arrivava a Roma. Anticamente aveva la denominazione dei vari popoli di conquistatori che la dominavano per un lungo periodo sicuramente è stata detta dei Longobardi ma successivamente è stata individuata come la Via Francigena, dai Franchi che avevano conquistato la penisola italiana, poi venne detta anche Romea, che fu percorsa per secoli dai pellegrini verso Roma: sovrani, imperatori, religiosi, persone semplici senza nessuna pretesa di entrare nei libri di storia.