La pagina del quotidiano l'Attacco
La pagina del quotidiano l'Attacco
Ho voluto far precedere al testo di p. Doroteo Forte un contributo di Gabriele Tardio, Cellette antiche presso il convento di Stignano, Edizioni Smil 2006, per inquadrare meglio le vicissitudini di questo convento francescano, nel quale presero i voti religiosi, fra tanti altri, due grandi figure della Provincia di S. Angelo: p. Michelangelo Manicone e p. Filippo Petracca. Sarà compito di un futuro storico analizzare i rapporti intercorsi tra p. Gerardo De Lorenzopadre-gerardo-di-lorenzo.jpg, artefice della ricostruzione del Santuario di Stignano e le autorità della Provincia di S. Angelo. Il Santuario di Stignano è, attualmente (2016), chiuso.
Il 13 gennaio 2014 ignoti e maldestri ladri tentarono di rubare il pozzo cinquecentesco del Convento; tale tentativo fu deplorato dall'allora vice-sindaco di S. Marco in Lamis, prof. Raffaele Fino, che rivelò l'imminente arrivo per il mese di aprile di alcuni frati francescani (dal Quotidiano l'Attacco del 15.01.2014). In effetti vi arrivarono fr. Roberto Palmisano (responsabile missioni al popolo) e fr. Giacomo Mastroluca (vedi www.fratiminoripugliamolise.it del 10.10.2015). Ma già agli inizi di ottobre del 2015 questi due frati erano andati via e risultavano responsabili del Santuario di Stignano p. Pietro Carfagna (Guardiano del vicino Santuario di San Matteo e Custode di Stignano) e p. Bernardino Monti (anch'egli del Santuario di San Matteo). P. Pietro Carfagna è stato allontanato e l'attuale dirigenza della Provincia monastica di S. Angelo non dà alcuna informazione sulle sue intenzioni. Corre voce che vi sia stato spostato un frate, di 86 anni, p. Nicola De Michele. Mi è toccata la sorte di dovere ascoltare esponenti 'passeggiatori' della 'Società civile' lamentarsi per l'accaduto (chi voi si ricorda la bella definizione di 'città fra due conventi'?). Intanto il Santuario di Stignano sembra chiuso ed il pozzale rinascimentale si trova ancora smontato, come lo hanno lasciato i ladri. 
Nota del webmaster

Dal 27 gennaio 1954 al 12 marzo 1977 sono stati fatti molti lavori di restauro, ristrutturazione, di ampliamento, di forestazione dei terreni che facevano parte dell’orto dei frati, e di sistemazione del piazzale di ingresso al complesso santuariale. Negli anni 80 e 90 furono fatti altri lavori con le offerte dei devoti e con il contributo della Sopraintendenza. In occasione del Giubileo del 2000, con fondi statali e della Provincia monastica dei Frati minori si sono effettuati altri lavori di sistemazione e adeguamento del convento e della santuario alle nuove esigenze e normative europee di sicurezza e di accoglienza.
Andrebbe fatto uno studio più approfondito e dettagliato sulle varie fasi degli interventi realizzati in questi ultimi decenni, per comprendere meglio le vicissitudini architettoniche dell’intero complesso conventuale.
Purtroppo non so se è stata effettuata una relazione corredata da fotografie nel periodo in cui è stato smantellato il pavimento della chiesa e realizzata la nuova pavimentazione, fine secolo XX. Uno studio più approfondito delle fondazioni e di eventuali altre tracce di strutture preesistenti sotto la pavimentazione della chiesa avrebbe permesso di dare uno sguardo più preciso e approfondito delle strutture preesistenti.

Testimonianza

La facciata della Chiesa cinquecentesca del Santuario di Stignano.
La facciata della Chiesa cinquecentesca del Santuario di Stignano.
Arrivati laggiù, ci aspettavano le pulci, i pantaloni diventavano neri a causa della loro presenza. Quindi, oltre a ricostruire il Convento, abbiamo nutrito le pulci con il nostro sangue.
Il Santuario, come tutti sanno, era adibito a ricovero di animali da parte di un mandriano, come se non bastasse l'ovile naturale. Le capre, in completa libertà, si aggiravano per le stanze e i corridoi, affacciandosi ogni tanto ai finestroni. E sembravano tante brune signorinelle, mentre il becco belava, quando vedeva noi, ritenendoci degli intrusi.
E che dire del letame? Ce n'era veramente a iosa! E in questo gli animali crescevano e si moltiplicavano.
Le prime picconate furono quelle che abbatterono la casa che racchiudeva il portone principale. Dopo fu la volta del sagrato. Il Santuario di Stignano, sotto la dinamica guida dello zelante Padre Gerardo Di Lorenzo, fin dai primi anni del ripristino, assunse una veste completamente nuova. Per la messa in opera di solai, muri, intonaci, strada, ecc. fu impegnato un gran numero di operai, me compreso. Tutto questo ci assicurò per un certo periodo un tozzo di pane. Sotto la direzione del solerte ingegnere Vincenzo Caputo, i lavoratori diedero il meglio di sé. Negli anni successivi, sempre con il coordinamento tecnico del dott. Caputo, e del compianto Antonio Cera, furono ampliate tutte le finestre, ingrandite alcune stanze, sostituite le capriate in legno con altre in cemento armato, demolite le volte e ricostruite con solai piani, intonacate le pareti, rimboschito il giardino che era privo di manto arboreo, ricostruiti, infine, i muri a secco per il contenimento del terreno. Ma dietro tutte queste iniziative e meriti ci furono azioni devastatrici, che non addebito a nessuno; le colpe vanno date unicamente alle esigenze della vita moderna. Per appagare gli sfrenati desideri, manifestatisi nell'immediato dopoguerra, l'antico Santuario venne spogliato delle sue vesti originarie. Fu abbattuta una scala interna, in pietrame, per dare spazio ad una latrina, essendo stati distrutti i gabinetti originari, ubicati al piano superiore dell'ala sporgente  ad Ovest, verso Apricena. Fu eliminato l'ovile e le annesse grotte, utilizzate  per proteggere il gregge durante la stagione invernale. E, per finire, vi fu lo scempio del sagrato. Quest'ultimo era costruito in muratura con grandi pietre angolari, tutte lavorate a mano, e, all'estremità dei muretti, vi era una pietra cilindrica sormontata da una quadrata… [........]
Uno dei due chiostri del Santuario di Signano.
Uno dei due chiostri del Santuario di Signano.
Nelle pagine precedenti, ho parlato delle opere effettuate e di quelle distrutte. Molte volte in proposito la gente dà giudizi sbagliati. E ciò, non per a vversione o per cattiveria, ma per disinformazione  su quanta è stato realizzato a Stignano. Sono stato e sono veritiero. Sono consapevole di essere un testimone oculare, dalla coscienza chiara e limpida; per cui, ancora una volta dirò il vero. Posso affermare, senza tema di smentita, che le opere realizzate a Stignano, durante i cantieri di lavoro, sono di gran lunga superiori rispetto a quelle distrutte. La perdita di queste ultime è stata, comunque, un evento doloroso in quanto rappresentavano la testimonianza di una civiltà passata. Erano state costruite con molta fede e poco pane dai nostri antenati, che erano pazienti e laboriosi. Quante volte costoro avranno lavorato a stomaco vuoto e quante altre volte, per fermare i sintomi della fame, hanno masticato sorbe secche e castagne abbrustolite sotto la brace di un fuoco improvvisato! Per quanto detto sopra, quelle opere non meritavano di essere distrutte e aggiungo: "Giù le mani dalle opere d'arte! Non vogliamo più assistere allo scempio dei monumenti".
G. Camerino, La valle cantata, Foggia, 1991

Convento S. Maria di Stignano (1515)
Elementi storici e tradizione popolare s'intrecciano sull'origine di questo convento situato nella valle di Stignano che mena a S. Marco in Lamis. Le notizie non brillano per chiarezza e sono confuse e particolari. Che cosa, nel Seicento, ne pensassero i frati di Stignano, è riferito dal Visitatore Mattielli:

'Addì 28 settembre (1683), detta Messa (a Sansevero) partissimo a 9 hore verso Stignano, camminassimo sei miglia il piano, passassimo un ponte di pietra, che si chiama ponte Cannellaro, singolare in Puglia ove non ho visto altri ponti, sotto cui passa un fosso con pochissima acqua, ma d'inverno copiosa. Camminassimo poi ad accostarci al monte S. Angiolo, entrando per una selva; alla sinistra vedessimo sopra un'erta cima un castello diruto detto Castelpagano, ed avanzati tre miglia tra doi corte del monte trovassimo il convento di S. Maria di Stignano, detto così perché un cieco chiamato Stignano, trovandosi una sera in questa selva et addormitesi gli apparve la beata Vergine e gli disse: Stignano, va a dire al paese che con clero e popolo venghi qui, togli queste siepi e cavi sotto, che troverai me, e in segno ti dono la vista. Andò, disse e veduto illuminato hebbe credito. Andarono, cavarono e trovarono una cappella sotterranea e dentro di essa una statua della beata Vergine con il figlio in braccio. Gli fu edificata la chiesa della quale ebbero cura li preti e fu poi data ai frati l'anno... vi fecero convento e chiesa' (Nota 28).

Un'antica foto del Convento di Stignano a S. marco in Lamis.
Un'antica foto del Convento di Stignano a S. marco in Lamis.
Circa l'esistenza di una rustica cappella di S. Maria di Stignano si può risalire al medioevo. È noto che in tale epoca, le falde del Gargano erano disseminate di cappelle dedicate a S. Maria, così S. Maria di Cristo, S. Maria di Pescorosso, S. Maria di Candelaro ecc. In un documento del 1231 è indicato un oliveto di S. Maria nella valle di Stignano - olivetum S. Mariae in valle Stiniani (Nota 29) -, il che fa supporre la presenza di una rustica cappella dedicata a S. Maria.
Nel 1587, Gonzaga notava: 'questo luogo solitario e boscoso, adatto alla contemplazione, dai devoti circonvicini è molto stimato per i frequenti miracoli che lì avvengono per un'immagine della gloriosissima Vergine' (Nota 30).
Sull'origine del convento, le notizie dei cronisti vanno prese con cautela. Gonzaga scrive che il convento fu fondato da un certo fr. Salvatore 'discalciato' circa l'anno 1515, in seguito, abbandonato dai compagni di fr. Salvatore, il convento passò ai frati minori osservanti della Provincia di S. Angelo (Nota 31). Wadding ripete la testimonianza di Gonzaga (Nota 32). Chi era questo fr. Salvatore “discalciato”?
Il convento di Stignano raffigurato in una tavoletta votiva presente nel vicino Santuario. di s. Matteo
Il convento di Stignano raffigurato in una tavoletta votiva presente nel vicino Santuario. di s. Matteo
Gli editori di Quaracchi notano 'fr. Salvator discalceatus Minoribus addictus', cioè aggregato ai frati minori (Nota 33). Era un francescano appartenente al nucleo dei 'discalciati', che dopo la morte di S. Pietro d’Alcantara (1562), prenderanno il nome di Alcantarini. In che modo egli si trovasse nella regione non è difficile a spiegare, se si tiene presente che in tutto il Quattrocento e dopo, affluirono nella Provincia di S. Angelo, da diverse parti d'Italia, frati ansiosi di riforma. Fr. Salvatore dovette facilmente venire dall'Umbria ove i pochi discalciati abitavano in luoghi boscosi e selvaggi. Quando venne in Puglia trovò l'indifferenza dei Conventuali e l'avversione degli Osservanti. Dovette fermarsi, per qualche tempo, a Celenza Valfortore, dove si adoperò per la fondazione di una casa (1510) (Nota 34), poi passò in una località non ben precisata, detta da Wadding 'Castrum Forolivii', non lontano da Monte Gargano, ove si ritirò in una selva (Nota 35), finalmente si diresse alla valle di Stignano, ove trovò rifugio presso l'antica cappella di S. Maria.
Una vecchia cartolina raffigurante il convento di Stignano.
Una vecchia cartolina raffigurante il convento di Stignano.
Nella fondazione vera e propria del convento di Stignano, l'eremita fr. Salvatore contribuì a suscitare l'interesse del popolo e dei notabili, come Ettore Pappagoda signore di Castelpagano. La data 1515, indicata da Gonzaga e da Wadding, segna almeno l'inizio della fondazione del convento. Una conferma si ha da un'epigrafe incisa sulla parete a levante, in cui è detto che 'il magnifico Ettore Pappagoda di Napoli, signore di Castelpagano, con elemosine, fece ricostruire (recondere), nell'anno 1515, la chiesa di S. Maria di Stignano'.
Prima del 1560, i seguaci di fr. Salvatore dovettero abbandonare ogni cosa, e facilmente il convento andò a finire nelle mani di rustici e indevoti secolari. Contro i quali dovettero protestare i francescani, che chiesero al Papa Pio IV il convento. La bolla “Iustis pententium desideriis” del 30 marzo 1560, rinconosce (sic) il legittimo possesso dei frati (Nota 36).
Vecchia foto con l'altare maggiore della chiesa di Stignano.
Vecchia foto con l'altare maggiore della chiesa di Stignano.
Lo sviluppo del complesso edilizio avviene a tappe successive, alcune date, incise qua e là, danno un'indicazione troppo sintetica, la costruzione dell'elegante pozzetto risale al 1576, la facciata della chiesa è del 1608, l'elevazione della cupola è del 1613, quella del campanile del 1615, l'arco a destra della chiesa è del 1628.
Qualche altro dettaglio si ha nel resoconto di Mattielli. Egli nota: “la chiesa è hoggi (1683) di tre navi con colonne. L'altare maggiore è di legno indorato e contiene nel mezzo la statua della beata Vergine predetta, dalli lati ha le statue di S. Giuseppe, S. Domenico, S. Francesco e S. Antonio, sta sotto una bella coppoletta; ardono davanti dieci lampade d'argento che qua non usano molto. Le navi di chiesa sono distinte da quattro archi per banda, ma sono pochi altari. Del resto tutta la chiesa è piena di ceri offerti alla beata Vergine. Ha la facciata bella di pietre quadre et una spatiosa piazza avanti. V’è coro grande e ben lavorato di noce con l'organo dietro l'altare maggiore et altro. V’à campanile, il migliore che ho veduto in questa provincia, con quattro buone campane che fanno concerto. La sagrestia ha argenteria. Questa chiesa fu già consacrata dal reverendissimo cardinale Orsini, arcivescovo di Manfredonia (Nota 37).

'Il convento è assai capace poiché fatto in doi volte ha doi chiostri con doplicate officine tutte commode, con il molino a volta che macina il necessario, e ciò è ordinario in Puglia per la penuria d'acqua. Ad alto ha ventitré stanze abitabili, un buon appartamento per il superiore, et il noviziato con dieci stanze. Stanno in esso nove novizi chierici et il maestro, li novizi laici stanno di fuori. Ha per ciascun chiostro copiosa cisterna, et una avanti la chiesa. Ha horti e parco chiuso in clausura che gira più di un miglio. Per servizio dei frati tengono sei cavalli, mandrie di porci, di pecore ecc. Nella piazza della chiesa vi è una fabbrica che contiene cinque stanze tutte e cinque alte, ciascuna delle quali è d'una terra dei contorni che vengono alla festa' (Nota 38).

La facciata rinascimentale della chiesa del Santuario di Stignano.
La facciata rinascimentale della chiesa del Santuario di Stignano.
Per tre secoli Stignano fu casa di noviziato della Provincia di S. Angelo. L'attività dei francescani 'fu certamente vasta, ammirevole e determinante per la vitalità del santuario, che, già alla fine del secolo XVI, ha fama e rinomanza che oltrepassano i confini della Daunia' (Nota 39).
Nella soppressione murattiana del 1811, il convento rimase aperto come casa di 'concentramento' di altri frati sfrattati dai loro conventi. Per cinquant'anni, all'infuori di una lunga controversia tra i frati e i Centola, per il possesso di una piscina, la cronaca non registra cose straordinarie. I tempi tristi, per Stignano, cominciarono nel 1862 con l'avvento in Capitanata dei piemontesi e garibaldini, dai quali il convento era ritenuto covo dei briganti. Il comandante del 49° Reggimento di fanteria suggeriva al Prefetto Del Giudice di adottare “una misura di rigore contro i monaci di Stignano, i quali - egli dice - per posizione del convento, forse, somministrano soventissime volte viveri ai briganti, per i quali osarono anche pubblicamente cantar litanie; per qualche tempo essi nascosero, e nascondono forse tuttora il brigante Durante: né passò truppa da Stignano, senza sentir scocchi di campane, i quali, date le tante fiate in ore non di coro, furono giudicati e ritenuti come segnali ai malviventi (Nota 40).
Gola dela valle di Stignano provenendo da s. Marco in Lamis. In primo piano si nota la cosidetta 'cappelluccia'.
Gola dela valle di Stignano provenendo da s. Marco in Lamis. In primo piano si nota la cosidetta 'cappelluccia'.
Nel gergo garibaldino-piemontese i malviventi erano i borbonici; nel gergo borbonico i malviventi erano i garibaldini e i piemontesi. Il Prefetto Del Giudice ordinò lo sfratto da Stignano. Con telegramma al Sottoprefetto di Sansevero (11 giugno 1862), impartiva l'ordine di far murare porte e finestre del convento (Nota 41). I frati si rifugiarono in una casa, presa in fitto, a S. Marco. L'anno successivo, convento e chiesa vennero occupati da soldati del genio militare zappatori, addetti alla costruzione della strada S. Marco - Sansevero.
Il piazzale del Santuario di Signano agli inizi del '900.
Il piazzale del Santuario di Signano agli inizi del '900.
Partiti i soldati zappatori, il Prefetto De Ferrari, succeduto a Del Giudice, fu sempre ostinato a negare il ritorno dei frati a Stignano, nonostante le ripetute richieste del comune di S. Marco, negli anni 1863-65, tendenti a far ritornare i francescani a Stignano. Poi venne la soppressione generale del 1866, il convento rimase a disposizione di Francesco Centola di S. Marco.
Durante la celebrazione del settimo centenario della nascita di S. Francesco (1882), in un clima politico più disteso, i francescani tornarono a Stignano, mentre si andava riorganizzando faticosamente la Provincia monastica. Per un’incresciosa controversia tra i frati e il signor Centola, i frati, nel 1915, dovettero abbandonare il convento, che rimase in balia di capre e caprai.
Dopo circa quarant'anni, nel 1953 i francescani tornarono a Stignano, avendo il Dott. Francesco Centola ceduto ai frati minori l'antico convento con l'orto adiacente.
Purtroppo il locale era ridotto a ruderi. Si deve la sorprendente rinascita ad un francescano, p. Gerardo Di Lorenzo da Motta Montecorvino, che, avvalendosi del contributo dello Stato e di oblazioni di privati, ha saputo dare, con intelligenza ed amore una radicale e più razionale ricostruzione dell'interno del fabbricato.
È uno dei conventi più grandi e più belli della Provincia.