S. Bernardino: facciata del convento nell'immediato dopoguerra.
S. Bernardino: facciata del convento nell'immediato dopoguerra.
Il convento di S. Bernardino sorse nel XV secolo a mezzo miglio dalle mura di San Severo, fra la vecchia strada per Sannicandro e quella per Castelpagano e Stignano (Nota 1). È tradizione che sia stato fondato dallo stesso Santo, ma questi non venne mai in Puglia e forse qui era diretto quando mori a L'Aquila nel 1444; i suoi insegnamenti vennero diffusi nella nostra regione soprattutto per merito di S. Giovanni da Capestrano.
Il Gonzaga (Nota 2) scrive che il convento venne costruito verso il 1452, ma solo nel seguente anno papa Niccolo V, con Bolla del 26 settembre, autorizzò il Vicario Provinciale degli Osservanti (Nota 3) della Provincia di S. Angelo a prenderne possesso (Nota 4).
La nuova fondazione si dimostrò presto feconda e il convento di S. Bernardino dopo pochi anni venne prescelto quale sede del Capitolo Provinciale, svoltosi in presenza di p. Battista da Levante, Vicario Generale Cismontano tra il 1455 ed il 1468. In tale occasione venne compilata l'ultima parte degli Statuta Observantium Provinciae S. Angeli in Apulia (Nota 5).
Nel secolo successivo, come riporta lo stesso Gonzaga (Nota 6), il convento ospitava fino a dodici frati e tra questi sono ricordati due beati, p. Bernardino da Apricena, morto verso il 1504, e f. Antonio da Ripa, defunto verso il 1514, sepolti nella chiesa di S. Bernardino, ove sono anche le spoglie di p. Angelo da Ischitella (Nota 7) e di f. Francesco da Lacedonia.
Il convento di san Bernardino a San Severo
Il convento di san Bernardino a San Severo
Nel convento venne allestita un'infermeria per curare i confratelli della Provincia ed una farmacia che divenne ben presto rinomata in tutta la regione. L'opera di assistenza dei frati era estesa anche ai cittadini, i quali spesso dimostravano la loro riconoscenza con donazioni attestate da documenti notarili risalenti fino al XVI secolo (Nota 8).
Tra i frati che si distinsero in quell'epoca ricordiamo f. Vincenzo Ricci da San Severo, Predicatore Generale e P. Provinciale di S. Angelo nel 1623 e nel 1650 (Nota 9). Fu celebre oratore e autore di numerose opere che rispecchiano il gusto, tipico di quel secolo, per il simbolismo e le allegorie (Nota 10).
Per il terribile terremoto che il 30 luglio 1627 distrusse la città

del monistero di S. Bernardino, de Zoccolanti, rovinò gran parte dè romitori e specialmente quelli verso la città. La chiesa rimase in piedi, ma in molti luoghi guasta” (Nota 11).

Convento e chiesa vennero ben presto restaurati e cosi li descrive nel suo diario fr. Agostino Mattielli, venuto in Capitanata da Stroncone nel 1683 per una visita canonica alle comunità francescane:

Il convento dicono fondato da S. Bernardino, ma sembra più antico. Ha la chiesa con un capo d'altare di legno indorato; a lato dell'evangelio sono tre altari in mezzo ai quali è quello di Sant'Anna ben in ordine, è di gran divozione alla città; a lato dell'epistola ha doi cappelle e un altare, in coro un organo sufficiente e doi campanelle. Chiostro quadro con cisterna fresca, officina, buona spetiaria. Fuori della porta della chiesa havvi un pozzo profondissimo d'acque assai leggere ma non molto fresche. Ha un horto con uve, fichi e diversi frutti, olivi e quattro folti pini che non ho visti altri in provincia. Manca la metà della clausura murata che non è stata fatta, altro fabbricato semplice con quattro stanze belle et l’infermeria soffittata con stanze dodici...” (Nota 12).

In quell'epoca in San Severo vi era un ospedale annesso alla chiesa di S. Antonio Abate, ma le persone di un certo ceto preferivano affidarsi alle cure dei frati di S. Bernardino. Durante l'epidemia di peste che si diffuse nella città fin dall'autunno del 1656, mietendo centinaia di vittime, il vescovo Giovan Battista Monti si rifugiò nel convento per sottrarsi al contagio, ma fu colto ugualmente dal terribile morbo e a nulla valsero le medicine preparate nella “spetiaria”; mori nell'agosto del 1657 e fu sepolto nella chiesa del convento (Nota 13).
Dal Catasto Onciario di San Severo del 1753 si rileva che l'infermeria di S. Bernardino, dei Minori Osservanti, aveva una rendita annuale di ducati 81,96, ben pochi rispetto ai 488,03 ducati dei Minori Conventuali di S. Francesco (Nota 14).
La rendita derivava dalle donazioni ricevute e il Fraccacreta (Nota 15) scrive che nei primi decenni dell'800

Possedeva questa Infermeria vers. 20 lungo la via di Fiorentino (Nota 16), rimpetto all'Est della Mezzana della Università... Possedeva pure annui doc. (ducati) dieci dovuti dal Duomo su le case fra la gran piazza, e il Seminario (Nota 17) legategli da Antonio Negri (nel 1784) ... di più vers. due del boschetto di poche quercie al Nord del Convento (Nota 18) ...Più avea vers. due e pas. 50 con 34 ulivi, dove la via del Boschetto incrocia col vico, che dopo il Rosario costeggia l'orto di S. Angelo di S. Giovanni (Nota 19).

Nel Capitolo Provinciale tenuto in S. Bernardino nel gennaio 1794 venne eletto Ministro p. Pasquale da Monte e Custode p. Michelangelo Manicone da Vico (Nota 20). P. Pasquale morì dopo quattro mesi e p. Michelangelo avrebbe dovuto succedergli, ma era inviso alle autorità per le sue idee liberali e re Ferdinando concesse a d. Gaetano De Lucretiis, canonico della Cattedrale di San Severo, di convocare il Definitorio a condizione che il Manicone, pur partecipandovi, non potesse essere eletto (Nota 21).
Il 10 febbraio 1799 a San Severo avvennero tumulti per la reazione popolare contro i repubblicani che due giorni prima avevano innalzato nella piazza l'albero della libertà (Nota 22). Molti liberali vennero trucidati e il Manicone, che si era rifugiato nel convento di S. Bernardino, dovette fuggire insieme al vescovo Giovanni Gaetano del Muscio, riparando dapprima nella Posta Cifelli, sotto Castelpagano, e poi a Foggia (Nota 23). All'eccidio seguì l'intervento delle truppe francesi del generale Duhesme, le quali il 25 febbraio sconfissero l'improvvisato esercito sanseverese che perdette oltre trecento uomini (Nota 24), alcuni dei quali furono poi sepolti nella chiesa di S. Bernardino.
Il 16 luglio 1801 fu tenuto un altro Capitolo nel convento, con la presidenza del vescovo Del Muscio, e venne eletto Custode Provinciale p. Pasquale da Carpino (Nota 25), il quale manteneva tale carica nel 1811, quando venne messo in esecuzione il decreto murattiano del 1809 e dei sedici conventi della Provincia di S. Angelo ben dieci furono soppressi, compreso quello di S. Bernardino (Nota 26).
Il municipio prese possesso dell'ex convento e ne affidò la custodia ad un romito; ma l'edificio, lontano dalla città, rimase inutilizzato ed anche il progetto di trasformarlo in orfanotrofio non ebbe seguito.
Alla fine di giugno del 1815 si fermò a San Severo un reparto di soldati ungheresi, venuto nel Regno di Napoli con l'esercito austriaco che aveva rimesso sul trono Ferdinando di Borbone, e un drappello con gli ufficiali alloggiò per un mese a S. Bernardino (Nota 27).
Le vecchie strutture murarie, prive di manutenzione, cominciarono a deperire, per cui il Comune ritenne opportuno affidare l'edificio, in uso, nuovamente ai Frati Minori. Cosi, nell'agosto 1829, il p. Provinciale Andrea Migliaccio ebbe l'assenso dell'Intendente di Capitanata per utilizzare il convento come ospizio dei Laici questuanti e il 4 ottobre, festa di S. Francesco, ne prese possesso.
Il 25 maggio 1831 il sindaco di San Severo, Carlo Fraccacreta, comunicò a p. Andrea che

S. E. il Ministro Segretario di Stato nel 27 decorso mese siasi degnato accordare la ripristinazione de PP. Osservanti in questo convento di S. Bernardino(Nota 28);

ma in realtà vi si erano già stabiliti quattordici frati. L'anno successivo si ottenne anche il giardino (Nota 29), ma gli altri beni del convento non tornarono più ai Francescani.
Dopo i lavori di restauro la chiesa ebbe un nuovo coro, in sostituzione di quello antico, che dopo la soppressione del 1811 era stato traslato nella chiesa di S. Giovanni a S. Paolo Civitate; cosi tornarono dalla chiesa dei Cappuccini le statue di S. Bernardino e di S. Francesco.
Nel 1847 venne a S. Bernardino come Visitatore Generale p. Luciano da Castelnuovo, il quale ordinò di allestire una nuova infermeria, però, per mancanza di mezzi finanziari, il progetto non potè essere attuato (Nota 30). Ma da un verbale del Consiglio Comunale di San Severo del gennaio 1866 si rileva che durante l'epidemia di colera i frati, retti da p. Luigi Scaglione, avevano istallato un lazzaretto, accogliendo per un certo tempo nel convento anche gli orfani dei morti per il colera (Nota 31).
Fu l'ultima opera caritatevole che i frati resero alla popolazione, perché per il noto decreto del 7 luglio 1866 il convento venne definitivamente soppresso.
Dalla relazione inviata nel marzo 1872 dal Ministro Provinciale, p. Ludovico Barbaro da Lucera, al Ministro Generale a Roma apprendiamo che fino al 1860 S. Bernardino ospitava diciotto frati e disponeva di quaranta celle (Nota 32), risultando, cosi, uno dei cinque conventi più grandi della Provincia di S. Angelo.
La chiesa rimase ancora aperta al culto per un paio di anni (Nota 33), mentre l'ex convento fu utilizzato occasionalmente come caserma (Nota 34). Durante l'epidemia di ‘spagnola’ del 1918 venne rimessa in funzione la vecchia infermeria e utilizzata come lazzaretto (Nota 35).
Nei locali a pianoterra, in gran parte diruti, trovarono rifugio durante la seconda guerra mondiale (Nota 36) numerose famiglie di sfollati, ma i fabbricati erano ormai fatiscenti e nel 1956 il Comune li fece demolire (Nota 37), formando una piazza accanto alle case popolari allora in costruzione. Rimase, cosi, la sola chiesa, anch'essa in condizioni statiche preoccupanti.

Il convento di San Bernardino a S. Severo.
Il convento di San Bernardino a S. Severo.
Il convento distrutto era imponente, misurando tutto il complesso, compresa la chiesa, mt. 70x35 circa, oltre al giardino recintato. L'ingresso era accanto alla chiesa e dava su un corridoio fiancheggiarne il chiostro. A sinistra dell'entrata c'erano il parlatorio e la farmacia (Nota 38), con due finestre verso il piazzale; in fondo era il refettorio. Un cancello dava nel chiostro rettangolare, lastricato con mattonata disposta di taglio, delimitato da dieci arcate su pilastri in laterizio (Nota 39); al centro era la cisterna con bocca quadrangolare in pietra, coperta da tettuccio a doppio spiovente sorretto da due pilastri quadri.
Sul lato destro del corridoio d'ingresso erano murate delle lapidi sepolcrali e poco oltre c'era una porta che dava nel coro della chiesa; in fondo era la scala che saliva a destra al primo piano (Nota 40), mentre dopo il chiostro, a sinistra, erano le stanze dell'infermeria e la porta del giardino. Sul lato Nord-Est c'era la cucina, con una scala che saliva al piano superiore della nuova ala. Il secondo cortile era poco più piccolo dell'altro ma anch'esso di forma rettangolare (Nota 41), con pozzo al centro fiancheggiato da due colonne rotonde; vi erano i magazzini e le stalle e vi si apriva la porta carrese che dava verso il piazzale. Questa parte del convento era stata edificata posteriormente al terremoto del 1627.
Al piano superiore erano le celle dei frati (Nota 42), la maggior parte rivolta verso la parte posteriore del convento, con finestre nel giardino. Tre corridoi terminavano con altrettanti balconi sulla facciata, dove si aprivano anche undici finestre; nel corridoio adiacente alla chiesa vi erano due porte, che davano accesso all'organo ed al pulpito.
Nel grande giardino recintato c'era una cisterna ed una neviera, presso la quale si vedevano nel secolo scorso due lapidi sepolcrali (Nota 43). Accanto alla chiesa, sul lato destro, era un altro giardino, più piccolo, che confinava con una strada campestre che si dirigeva verso la contrada S. Monica (Nota 44). Nel piazzale davanti all'ingresso, presso un olmo secolare, c'era un tempo un pozzo, poi murato (Nota 45), e una croce su basamento di pietra.
Della chiesa abbiamo una prima, breve descrizione del Lucchino: “... è di mediocre grandezza e ornata di cappelle; ha un coro di noce dietro l'altare maggiore assai accomodato (Nota 46). Posteriore al terremoto del 1627 è, invece, la descrizione di f. Agostino Mattielli che abbiamo già riportata.
Ben più particolareggiata è quella del Fraccacreta, risalente alla prima metà dell'800:

La chiesa all'Est ha il campanile quadro nel giardinetto alto circa 24 (palmi), con due campane tirate dal coro, al Nord-Est la piccola di S. M. dell'Oliveto (Nota 47) in cambio della propria traslata nel Duomo nella soppressione dè PP. nel 1811. Ha il prospetto lapideo, largo 26 come la nave, ch'è di 60 sino al Coro, questo 25, la Sacrestia dietro 24 1/2 per 21. La nave oltre i quadri delle S. Stazioni di G. C., e 7 in alto cò Santi Religiosi Crocifissi, ha due confessionili, che colle statue di S. Francesco, e S. Bernardino tornarono dà Cappuccini, dove furono dopo il 1811; due altari a sinistra Nord di S. Anna, S. Gioacchino, la Vergine e Gesù bambino dipinti al vivo, poi Ecce Homo in piccola nicchia, poi l'altare colla statua di S. Matteo, prima di S. Pasquale traslato a sinistra, prima del pulpito; a destra due Cappelloni di 17 per 19, il I. coll'altare, e statua della S. Concezione, e sepoltura degli Schiavetta (Nota 48), il 2. di S. Antonio da Padova colla sepoltura sudd. di noi Fraccacreta (Nota 49), nel pilastro intermedio il busto della Addolorata, poi l'altare maggiore cò pred. S. Francesco e S. Bernardino né lati sotto S. Gabriele, e l'Annunciata. Il Coro ha il solo parapetto del vecchio lavorato col d. gran pino, l'organo insieme cò confessionili pred. sopra, e un fenesfrane all'Est ampliato colla lamia nel 1836, e più pitture. In Sagrestia ha l'Incoronata, S. Diego, l'armadio, un retrostanzino con lume nel giardino, come il Coro, e què Cappelloni. La soffitta ha dipinti S. Giacomo della Marca, S. Elzario Conte di Angiò, S. Ludovico Re di Francia, poi S. Agnese sorella di S. Chiara, S. Elisabetta Imperadrice Romana, la B. Giovanna imperadrice Greca, in mezzo S. Francesco di Assisi a piè della SS. Triade, e della Vergine, all'Est S. Ludovico Vescovo di Tolosa, all'Ovest S. Bonaventura Cardinale, poi S. Chiara, S. Elisabetta Regina di Ungheria, e S. Elisabetta Regina di Portogallo, S. Giovanni da Capistrano, S. Pasquale Baylon, e il P. Eterno(Nota 50).

Circa un secolo dopo troviamo pochi altri cenni nell'Azzeruoli (Nota 51):

...ogni domenica la chiesa si apre per la celebrazione della messa. In essa si trova una statua dell'Immacolata e di S. Antonio, antichissime, di S. Bernardino, S. Pasquale, S. Francesco e S. Matteo, quest'ultima del Palmieri. Molto venerata è la statua di S. Matteo, la cui festa ricorre il 21 settembre, perché il Santo Apostolo è ritenuto protettore degli animali, per cui riceve molte offerte quando esce in processione nella festa solenne della Vergine del Soccorso(Nota 52).

La nuova chiesa di S. Bernardino a S. Severo.
La nuova chiesa di S. Bernardino a S. Severo.
Dopo il restauro fatto eseguire dai frati nel 1859, la chiesa presentava una navata centrale ed una laterale, a destra, divise da tre arcate a tutto sesto (Nota 53). A sinistra dell'ingresso c'era un grande quadro rappresentante il Padre Eterno, poi gli altari di S. Bernardino e di S. Pasquale; a destra quelli di S. Antonio e dell'Immacolata. In fondo, al centro, era l'altare di S. Matteo, con alle spalle l'organo; in alto, intorno al presbiterio, erano sospesi cinque angioletti in legno dipinto. La volta era a botte, con tre arcate in pietra ornate di stucchi (Nota 54).
Nell'autunno del 1962 il Comune fece demolire il tetto e la navata laterale perché pericolanti. Successivamente, il vescovo mons. Vailati provvide a far ripristinare la copertura, con elementi in cemento armato (Nota 55), e murare la parete destra, eliminando la seconda navata. Il pavimento della chiesa venne rialzato per adeguarlo al nuovo livello del piazzale antistante e rimasero cosi coperti i sottostanti loculi sepolcrali, disposti a scacchiera e chiusi da lastre di marmo bianche e nere (Nota 56), ed una cripta, con ingresso dietro l'altare, con cinque nicchie a sedile ancora vuote.
La chiesa di san Matteo a San Severo. Il convento di S. Bernardino, che gli stava a fianco, è stato abbattuto.
La chiesa di san Matteo a San Severo. Il convento di S. Bernardino, che gli stava a fianco, è stato abbattuto.
Nel 1963 iniziò anche la costruzione della Casa Canonica accanto al campanile e, successivamente, venne edificato a destra della chiesa il grande asilo affidato alle Suore Sacramentine.
Nel 1957 era stata istituita la parrocchia di S. Bernardino, affidata ai PP. Minori, e nei primi anni ebbe sistemazioni provvisorie (Nota 57) finché nel 1966 venne costruita la nuova chiesa all'angolo del viale 2 Giugno con via M. Zanotti.
La vecchia chiesa, intitolata a S. Matteo (Nota 58), rappresenta ormai l'ultimo ricordo di uno dei più insigni conventi francescani di Capitanata.