Da 'La Capitanata' 38 n. 12 (giu. 2002)
di Tommaso Nardella

S. Marco in Lamis. Angelo Ciavarella.
S. Marco in Lamis. Angelo Ciavarella.
Ho conosciuto Angelo Ciavarella [1915-1993] sul finire degli anni cinquanta del secolo scorso allorquando allestii, in un’aula dell’edificio scolastico Balilla di San Marco in Lamis, una mostra di documenti, libri, opuscoli, giornali e riviste di interesse locale.
Ebbi il suo plauso invitandomi, nel contempo, a continuare nella ricerca bibliografica e archivistica necessaria alla conoscenza storica del nostro passato.
Questa l’origine di una lunga amicizia.
Lo incontrai una seconda volta nell’aprile del 1968, epoca nella quale collaborai con la biblioteca provinciale di Foggia per la realizzazione di una 'Mostra bibliografica del Gargano' in coincidenza del nono centenario della fondazione, su di uno sprone di Monte Celano, della Badia nullius di San Giovanni de Lama. Una manifestazione che ebbe ampio riscontro su 'La Gazzetta di Parma' del 17 ottobre del medesimo anno.
Monte Sant'Angelo Tomba di Rotari. Fu fatta costruire molto probabilmente da Pagano da Parma.Prese il Ciavarella lo spunto dell’esposto 'Quaternus de excadenciis et revocatis Capitanatae' di Federico II per occuparsi di Pagano da Parma, un nobile ghibellino che, dopo la sconfitta bolognese dello svevo, si trasferì, seguendo il suo re, in Puglia, stabilendo la sua dimora in Monte Sant’Angelo ove si fece dalle locali maestranze edili costruire, a pochi passi dallo speco micaelico, un mausoleo la cui ampia mole ricordava la struttura architettonica dell’ormai lontano suo 'bel San Giovanni' di Parma. Altro che tomba di Rotari!
In un corposo numero del Bollettino del Museo Bodoniano, una miscellanea di saggi scritti dal fior fiore degli studiosi europei in onore di Angelo Ciavarella, in occasione del suo pensionamento, Erminda Del Donno ha censito, a partire dal 1950 fino al 1992, tra monografie, saggi e cataloghi ragionati, ben 232 titoli del Nostro, senza registrare la sua quarantennale collaborazione alla rivista 'Aurea Parma', all’”Archivio Storico per le Province Lombarde” e alla 'Gazzetta di Parma', il giornale più antico d’Italia.
Monte Sant'Angelo - Vecchia cartolina illustrante la Tomba di Rotari.
Monte Sant'Angelo - Vecchia cartolina illustrante la Tomba di Rotari.
A tutt’oggi sono stati schedati solo 133 titoli di opere riprodotte nel catalogo della mostra allestita, nel giugno del 1998, nel convento di San Matteo alla cui realizzazione hanno collaborato Leonardo Farinelli, Baldassarre Molossi, Antonio Motta, chi scrive, Luigi Pelllizzoni, Franco Maria Ricci, il Bodoni dei nostri giorni, Giuseppe Soccio e padre Mario Villani.
Angelo Ciavarella si laureò in lettere all’università di Napoli nel 1938 con una tesi su Benjamin Constant, relatore Adolfo Omodeo, poi rettore di quella università e ministro della Pubblica Istruzione nei primi governi di liberazione.
Dopo aver per un biennio insegnato nel liceo Bonghi di Lucera, vinse il concorso nelle biblioteche governative e fu dal Ministero assegnato alla Palatina di Parma ove fece l’apprendistato e sui richiami storici e artistici che offriva la città e sui fondi librari della ricca biblioteca. Nominato direttore dell’Universitaria di Catania nel maggio del 1954, intraprese i lavori di rinnovamento e di integrazione di quella biblioteca devastata da uomini e da termiti. La sua instancabile opera si concluse con l’inaugurazione ufficiale della stessa nel maggio del 1955 alla presenza delle massime autorità dello Stato. Promosse ed allestì in quell’occasione la mostra 'VergaDe Roberto - Capuana' e di essa dette alle stampe il catalogo, riccamente illustrato, che raccoglie, in appendice, numerose lettere e documenti inediti.
Sterminato restava comunque l’elenco dei problemi strutturali, giuridici e bibliografici da risolvere, giorno dopo giorno, di una complessa istituzione pubblica per lunghi anni alla deriva.
S. Marco in Lamis. Deposito inferiore della Biblioteca del convento di S. Matteo
S. Marco in Lamis. Deposito inferiore della Biblioteca del convento di S. Matteo
Non c’era tempo da perdere, occorreva portare a compimento diverse iniziative intese a potenziare l’organizzazione e il funzionamento dei servizi e, nel contempo, dare un aspetto più decoroso a tutti gli ambienti. Pose nel frattempo fine alle mire universitarie di impossessarsi dell’edificio bibliografico per ricavarne aule delle quali si aveva impellente bisogno. Fu dimostrato con dati giuridici e tecnici inoppugnabili l’illegittimità della richiesta per cui la biblioteca vinse la sua battaglia. Riorganizzò e riunì in ordine cronologico le varie raccolte, sistemò il disperso archivio della biblioteca, giacente nel massimo disordine, concentrò in un’unica sede vecchi e nuovi cataloghi, attese al riordinamento e alla razionale dislocazione di tutti i fondi storici. Fece ripristinare e schedare il fondo Scriffignani (nel quale, tra l’altro, si annidava una delle prime copie dell’edizione collettiva delle opere di Cicerone stampate a Milano nel 1498-99 dal tipografo sanseverese Alessandro Minuziano), separò i periodici estinti da quelli in corso per dare a quest’ultimi lo spazio sufficiente per il proporzionale sviluppo nel tempo onde evitare dannose confusioni.
Il Cardinale Angelo Mai. Giacomo Leopardi gli dedicò un Canto: 'Ad Angelo Mai quand'ebbe trovato i libri di Cicerone della Repubblica'.
Il Cardinale Angelo Mai. Giacomo Leopardi gli dedicò un Canto: 'Ad Angelo Mai quand'ebbe trovato i libri di Cicerone della Repubblica'.
Fece compilare un nuovo inventario dei manoscritti e incunaboli più rari immettendovi volumi allora reperiti e comunque mai registrati. Un patrimonio di circa ventimila volumi di straordinaria rarità.
Si ebbe, per un recupero del genere, il pubblico plauso di Santo Mazzarino, allora direttore dell’Istituto di Storia Antica dell’università catanese.
Ordinò in 11 eleganti album con passe-partout 526 lettere d’amore inviate da Giovanni Verga a Dina Castellazzi, contessa di Sordevolo, rinvenute dal Ciavarella tra cumuli di polverosi scartafacci destinati probabilmente al macero. Un ritrovamento la cui eco oltrepassò i confini nazionali. Durante la permanenza siciliana partecipò anche al convegno di studi filologici promosso dalla città di Bergamo in onore del cardinale Angelo Mai nel centenario della morte con una relazione dal titolo 'Angelo Pezzana corrispondente del Mai'.
Si guadagnò la cittadinanza onoraria bergamasca che certamente gradì ma di cui non v’è traccia nella memoria di amici e familiari. Spero che mi perdonerà se, mettendo il naso tra le sue 'carte', ho infranto la sua ancestrale riluttanza ed estraneità ai rumori del mondo.
La Biblioteca Palatina di Parma bombardata.
La Biblioteca Palatina di Parma bombardata.
Rientrato a Parma, come direttore di ruolo della Palatina, nel settembre del 1957 attese subito all’esplorazione e ricognizione dei vecchi fondi sconvolti e danneggiati dal bombardamento del 1944 e accumulati alla rinfusa nei vani delle finestre a pian terreno. L’opera di sistemazione definitiva richiedeva tempo e studio. Sulla scorta di elementi descrittivi da lui compilati fornì indicazioni utili sia per la consistenza che per il contenuto di detti fondi. Sono numerosi e costituiscono il prezioso, inesauribile scrigno della Palatina, per oltre la metà ancora da scoprire e valorizzare. Si chiamano: Paciaudi, Mazza, Smeraldi, Casa, Colombo, Moreau, Casapini, Perrau, Bramieri, Testi, Tommasini, Affò, Pezzana, Sanvitale, Simonetta, Bodoni, ecc.
Caratteri bodoniani esposti nel Museo Bodoniano a Parma.
Caratteri bodoniani esposti nel Museo Bodoniano a Parma.
Durante questo lavoro di dissotterramento ebbe la gioia di rinvenire due preziosi volumi del copialettere Pezzana, dati per dispersi dai precedenti direttori. Come a Catania, si preoccupò di migliorare gli uffici e dare ordine e decoro ai monumentali ambienti, come il risanamento dell’intero salone 'Maria Luigia' ricco di migliaia di volumi. L’anelito di riportare l’istituto all’antica dignità e splendore non poteva realizzarsi solo con gli esigui stanziamenti ministeriali per cui occorreva coinvolgere nell’impresa l’amministrazione comunale, provinciale, l’associazione degli industriali e le banche emiliane e lombarde perché 'la Biblioteca, così argomentava, è un importante strumento di formazione culturale per tutti i cittadini, che vive e opera prima di tutto nel territorio fisico della città'. Grazie al contributo statale ma soprattutto a quello privato il Ciavarella realizzò un antico sogno che così manifestò al venerando amico Ildebrando Pizzetti: 'Vorremmo, se il nostro sogno non fosse troppo ambizioso, dar vita e incrementare accanto all’antica e preziosa Palatina, una creatura tutt’affatto moderna, una biblioteca veramente aggiornata, ricca del più vario materiale di studio, in grado di rispondere alle accresciute esigenze di novità e di interesse dei giovani, a prova e conferma della continuità dialettica delle illustri tradizioni, che sono un incentivo e una forza perenne di progresso. Questa rigogliosa duplicata vita ospitata nello stesso complesso della Pilotta costituirebbe un aggancio, un anello di congiunzione e di interpretazione tra antico e moderno'. L’illustre musicista con testamento olografo lascerà in eredità della Pilotta, una biblioteca ricca anche di preziosi spartiti musicali ed un ampio carteggio con personalità del mondo della cultura e dell’arte.
S. Marco in Lamis - Lapide dedicata dall'Amministrazione ad Angelo Ciavarella. Si trova in Corso Giannone.
S. Marco in Lamis - Lapide dedicata dall'Amministrazione ad Angelo Ciavarella. Si trova in Corso Giannone.
Il tutto, va sans dire, fu razionalmente sistemato in un luminoso ambiente. Un altro specialistico fondo affidato oggi alle cure di una giovane concittadina foggiana.
Infine dedicò tutto se stesso ai fondi danneggiati della galleria Petitotgalleria-petitot.jpg, rasa letteralmente al suolo dalle bombe e, come abbiamo già detto, al salone 'Maria Luigia' con un marmoreo busto della duchessa realizzato da Antonio Canova e dove, come un tempo, negli scaffali continuano a fare bella mostra splendide e sontuose legature artistiche, segno di regale e civile umanesimo.
Con altrettanta alacrità provvide all’acquisto di libri, che raddoppiò rispetto al passato esercizio, immettendo nella biblioteca utili collane di attualità tecniche, scientifiche, di arte e di letteratura. Fece restaurare e incorniciare 31 quadri (sovrani e personaggi di corte del ducato) di inestimabile valore dipinti da Ferrari-Locatelli, Van Loo, Martini, AppianiGérard e Lefréve.
Un algolo del Museo Bodoniano a Parma.
Un algolo del Museo Bodoniano a Parma.
Nel luglio del 1960 fondò il museo Bodoni nel quale si conservano inventariati 80.000 tra punzoni e matrici originali, 16 opere in pergamena tra cui la copia unica delle 'Stagioni' di Thompson stampata nel 1794 e l’Iliade del 1808, in carta Baviera, capolavoro dell’arte tipografica del grande saluzzese.
Incredibile il numero delle mostre, tutte fornite di cataloghi ragionati, realizzate dal Ciavarella e dai suoi collaboratori in Italia e all’estero. Mirabili quelle su Bodoni (ben sei), sul Settecento parmense, Verga, De Roberto e Capuana, Sthendal, ApollinaireDante (mostra di codici ed edizioni rare), Arnoldo Mondatori, sui grafici ungheresi Zapf e Szànto, sul nono centenario della morte di San Pier Damiani, sull’Accademia di grafica e arte del libro di Lipsia, sui Battei tipografi ed editori in Parma, su Bodoni in Offenbach e sui codici miniati della Palatina.
Copertina del libro 'codici miniati della biblioteca Palatina di Parma' con introduzione di Angelo Ciavarella.
Copertina del libro 'codici miniati della biblioteca Palatina di Parma' con introduzione di Angelo Ciavarella.
Amalia Radaeli
, titolare in Milano della libreria Hoepli, bibliofila di straordinaria esperienza e competenza, così scriveva in una recensione ad un mirabile volume sui codici miniati posseduti dalla Palatina e curati dal Ciavarella nel 1964: 'L’arte della miniatura, su pergamena, così scrive, è, per la sua destinazione di ornamento del libro, un’arte nascosta e di difficile accesso. Chiusa fra pagine preziose per la loro stessa venustà, celata in volumi gelosamente conservati, è ignota al gran pubblico e pressoché sconosciuta a uno stragrande numero di persone colte. In Italia, se il substrato umanistico, comune a moltissimi, rende piuttosto facile l’incontro su vari argomenti, la conoscenza, anche elementare di questa branca dell’arte pittorica è così ristretta che il discorso non si svolge che tra specialisti di alto livello - Bene ha fatto Angelo Ciavarella, con il lodevole ausilio della Cassa di Risparmio parmense, a permettere agli ignari di gettare uno sguardo nel Sancta Sanctorum della Biblioteca Palatina che egli dirige, nella sala dei manoscritti, che ha dischiuso con mano amorosa come hortus conclusus. Disponendo della rara possibilità di concedere al lettore molte riproduzioni a colori, di ricca e fine esecuzione, il Ciavarella ha potuto offrire in questo impareggiabile volume un saggio della sontuosità di 14 codici miniati di diverse scuole e di diversi paesi. Ha accompagnato questo dispiegamento di splendide pagine con notizie erudite circa la destinazione e la provenienza dei vari libri, e in tutto si è dimostrato così appassionato bibliofilo da comunicare veramente ai lettori non solo la viva ammirazione che egli prova per la bellezza di quei volumi, ma anche l’interesse per i vari aspetti che rendono un libro attraente. Ha premesso a questa esposizione alcune pagine che rivelano poeticamente il nascere e l’affermarsi della sua bibliofilia particolarmente dell’amore per quei libri che egli, quale direttore della Palatina, custodisce: un amore che non è che un aspetto della profonda e delicata comunione che lo unisce a Parma e fa di lui uno dei suoi concittadini più veri'.
Ma anche nostro non avendo mai rotto il cordone ombelicale con la sua terra che ha onorato con il suo ingegno e che lo ha visto nascere in San Marco in Lamis l’11marzo del 1915.