Rubus ulmifolius

Caratteristiche

  • Immagine: Immagine
  • Nomenclatura e sistematica:

    Rubus ulmifolius Schott = R. rusticanus Mercier = R. discolor Auct. (Fam. Rosaceae). Rovo, Rovo comune. In dialetto sammarchese è detto 'Merìcule'

  • Origine del nome:

    Rubus: nome dato dai Latini ai Rovi e alle Rose selvatiche. Ulmifolius: simile a foglie di Olmo. Gli elementi della foglia, infatti, assomigliano alle foglie di Olmo. Rusticanus: di campagna. Discolor: di 2 colori per le foglie verdi di sopra e bianche di sotto per il tomento

  • Comportamento ed habitat:

    Vegeta dalle zone più basse del Lauretum sino al Fagetum, cioè dal mare ai 1500-2000 metri di altitudine. Vive nel folto del bosco, lungo i sentieri, nelle aree abbandonate, lungo le macerie, lungo le scarpate di strade e ferrovie, nei coltivi dismessi che inizia a ricoprire di vegetazione essendo pianta pioniera

  • Diffusione:

    Vegeta in tutta l'Italia

  • Portamento e radici:

    Arbusto di 1-2 metri, appartenente alle Dicotiledoni. Si presenta molto aggrovigliato perché dato da molti fusti, tutti di diametro molto contenuto ai quali annualmente vanno ad aggiungersi nuovi getti grazie alla sua grandissima capacità di emettere polloni. Questi ultimi crescono prima eretti e solo successivamente cominciano ad arcuarsi. E' dalla parte arcuata che, l'anno successivo all'emissione dei getti, originano le gemme a frutto, che poi daranno i fiori e quindi i frutti. La parte arcuata può incurvarsi così tanto da toccare il terreno e allora in questo punto il Rovo può emettere radici. Non sempre i nuovi getti hanno andamento eretto in quanto ci possono essere fusti ad andamento prostrato cosicché la varietà di forme riscontrabili è notevole. Il fusto ha 5 costole rilevate lungo le quali ci sono spine robuste, rossastre, diritte o un po' arcuate verso la punta giallastra, lunga 4-5 mm. L'aspetto intricato del Rovo è accentuato dalla presenza di spine anche sulle infiorescenze risultandone un ammasso di vegetazione impenetrabile. Le cinque facce tra le costole possono avere superficie piana o scanalata

    Corteccia
    Violacea, pruinosa cioè ricoperta da sostanze cerose che si staccano con le dita. Liscia e glabra

    Gemme
    Piccole, tozze, dello stesso colore del fusto, inserite all'ascella di rametti o lungo i  rami; schiusura a marzo

  • Foglie:

    Caduche, alterne od opposte. Imparipennate con (3)-5-(7) foglioline. Queste sono con picciuolo breve e schiacciato ad eccezione di quella centrale che ha il picciuolo di circa 2 cm che si prolunga nell'asse della foglia. Esse sono ellittiche od obovate, a base rotondata, con apice acuminato e margine seghettato. Verde-opache di sopra, biancastre per la tomentosità di sotto. Di consistenza cartacea. Lunghe 3-6 cm; larghe 2-4 cm. Peduncolo dell'intera foglia lungo 3-5 cm, spinoso come i peduncoli delle foglioline e come i nervi

  • Fiori:

    Comparenti dopo le foglie. Sono ermafroditi e riuniti in racemi, corimbi o pannocchie terminali, con molti fiori, lunghe 4-20 cm, con asse centrale e peduncoli pelosi. Peduncolo fiorale di 1-3 cm, glabro, di colore verde. Sepali 5, verde-chiari, triangolari con base larga ed apice allungato ed acuminato, piegati verso il basso. Corolla con diametro di 2-3 cm, data da 5 petali separati, bianchi o rosa, più o meno tondeggianti, diametro di circa 1 cm, un po' arricciati e spiegazzati. Stami circa 30 con filamenti biancastri o rosa e antere gialle o brune. Ovari numerosi, verde-chiari, glabri, inseriti su un asse fiorale a capolino conico. Stili verdastri, di diversa lunghezza perché partendo da inserzioni diverse arrivano quasi tutti alla stessa altezza. Stigmi dello stesso colore degli stili e degli ovari

  • Epoca di fioritura: Maggio-luglio
  • Impollinazione: Entomofila
  • Frutti: (More). Sono falsi frutti, verdi da acerbi, quindi rossi e infine neri a maturità. Derivano dall'ingrossamento del ricettacolo sul quale sono attaccate delle piccole drupe globose di color nero contenenti ciascuna un nòcciolo duro e sferico. Commestibili
  • Confusione e riconoscimento:

    I rovi appartengono al genere Rubus L. che annovera numerose specie il cui primo inquadramento sistematico è dovuto a Linneo che distingueva i rovi in quattro specie:

    1. Rubus saxatilis L. Rovo erbaiolo, More rosse

    2. Rubus idaeus L. Rovo ideo, Lampone

    3. Rubus caesius L. Rovo bluastro

    4. Rubus fruticosus L. che includeva circa 40 specie. Le principali flore italiane hanno mantenuto in linea generale questa suddivisione mentre altri autori europei hanno approfondito gli studi enumerando circa 2.000 specie delle quali circa duecento riguarderebbero l'Italia (Pignatti)

    Si tratta di un genere in via di speciazione, ossia di formazione di specie, per cui ci sono numerose complicazioni che neanche gli specialisti, a volte, riescono a districare. In ogni caso è molto difficile riconoscere le specie elencate in natura e occorre lavorare a casa col materiale raccolto secondo dati criteri
    Nel bosco Difesa S. Matteo sono state riscontrate solo piante che potrebbero essere ascritte al gruppo Rubus fruticosus se che con molta probabilità appartengono alla specie Rubus ulmifolius Schott

  • Utilizzo:

    Uso alimentare
    I frutti sono eduli. Da essi si ricavano marmellate e confetture. Molto utilizzati in pasticceria e gelateria

    Farmacia
    Il Rovo non è inserito nella F. U. I., ma i suoi frutti sono utilizzati come aromatizzanti

    Medicina popolare
    I frutti freschi, ma anche succhi e sciroppi, hanno blande proprietà astringenti intestinali e per questo vanno bene nel trattamento delle diarree dei bambini perché ben accetti da essi. Questa proprietà astringente li fa impiegare anche nel trattamento delle emorroidi soprattutto come coadiuvante. 
    Per uso esterno si impiegano invece le foglie in decotti di 5-10 grammi di foglie secche per 100 ml di acqua. Si fanno sciacqui, gargarismi, irrigazioni, lavaggi, applicazioni di pezze imbevute su cute sofferente, mucose della bocca e intime, emorroidi, ecc.

    Importanza in agricoltura
    Il Rovo è una pianta che si presta ad essere coltivata per la produzione di frutti soprattutto nelle sue varietà senza spine.
    Il Rovo però, sul Gargano, assieme alle Felci, costituisce una delle principali infestanti dei terreni abbandonati dalle colture. Quando si cerca di ricoltivarli ci sono problemi seri. Molti tentativi di seminare i coltivi abbandonati per ricavarne foraggi sono falliti proprio a causa di queste infestanti.
    Da sottolineare è il fatto che, dopo il passaggio del fuoco, il Rovo ricaccia con una vigoria prima inesistente.
    Se però guardiamo lo stesso fenomeno, ma dal punto di vista della ricostituzione del bosco dove questo, per cause diverse, èato distrutto, la sua capacità di colonizzare gli spazi vuoti e cioè la sua caratteristica di pianta pioniera fa sì che il giudizio su questa pianta cambia notevolmente. Anche perché il Rovo è una pianta che si presta ad altri usi

  • Curiosità:

    L'utilizzo dei frutti di Rovo a fini alimentari nelle popolazioni antiche è testimoniato dal ritrovamenti in alcuni siti lacustri di ammassi di semi di questa pianta

    Dell'uso nella medicina popolare nell'antichità vi sono testimonianze di Teofrasto, Dioscoride, Plinio, ecc.

Altro in questa categoria: « Rosa canina Crataegus monogyna jacq »

Album fotografico della pianta. In genere sono 12 foto, spesso molte di più; a volte esse contengono più illustrazioni. Clicca su di una anteprima per aprire la foto nella sua grandezza massima e poi navigare nella "slide"