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Ernesto Rossi
Ernesto Rossi
Lettera Federconsorzi, L'Astrolabio, Anno III, N. 19 (60), Pag. 5, Novembre 1965
Lettera aperta” alla magistratura sulla Federconsorzi
Nel suo intervento al primo Convegno del Movimento Gaetano Salvemini (tenuto a Roma il 30 e 31 marzo 1963 suLa Federconsorzi, problema dell'ora”) il prof. Manlio Rossi Doria - dopo avere spiegato perché la Federconsorzi era “il gruppo di pressione che più seriamente aveva danneggiato la nostra situazione politica, la nostra situazione economica, ed aveva impedito una evoluzione tempestiva e coerente della nostra politica agraria” - disse:

Sono cose gravi e bisogna ragionarne. Non si può più stare zitti. Non staremo più zitti. Il silenzio è finito, e non ci si illuda che basti un comunicato o una dichiarazione a interrompere la discussione su tali questioni. Su tali questioni si discuterà fino in fondo, come fanno tutti i paesi civili”.

Ada Rossi negli anni dell'università a Pavia.
Ada Rossi negli anni dell'università a Pavia.
Per proseguire la discussione e portarla fino in fondo, Ernesto Rossi raccoglie ora in un libro, che uscirà nei prossimi giorni, gli articoli pubblicati sul nostro periodico, durante gli ultimi tre anni; esso si presenta come una integrazione ed un aggiornamento delRapporto sulla Federconsorzi di Rossi Doria alla Commissione parlamentare antitrust, e delle tre relazioni e dei diversi interventi al sopraricordato convegno. Nella prima pagina si legge lalettera aperta”, di cui viene dato qui appresso il testo integrale; segue una lunga “nota introduttiva”, in cui sono riepilogate le illegalità con le quali i governi democristiani hanno coperto finora le operazioni predatorie, compiute, su grandissima scala, dalla banda bonomiana, a danno del pubblico erario; vengono messe in rilievo le gravi responsabilità che si sono assunti, in questo campo, i sociaÌisti al governo tenendo il sacco ai democristiani; sono criticate le pseudo giustificazioni che il Ministero dell'Agricoltura dà, in un volumone di 850 pagine, ancora riservato - Gestioni di ammasso e di Importazione di prodotti agricoli svolte per conto e nell'interesse dello Stato – che l'on. Ferrari Aggradi dovrebbe presentare, nei prossimi giorni, al Consiglio dei ministri, per accompagnare il disegno di legge col quale propone di concedere altri acconti alla Federconsorsi per 820 miliardi.
Mentre la prima parte del libro è dedicata al cosiddetto
scandalo dei mille miliardi” (cioè alla mancata presentazione dei rendiconti delle sopraddette “Gestioni speciali”), nella seconda parte l'autore racconta il suo lungo viaggio attraverso l'Ente Nazionale Risi (ENR), l'Associazione Nazionale Bieticultori (ANB), l'Ente di Assistenza Utenti Macchine Agricole (UMA), la federmutue, la Coldiretti e le altre provincie del feudo bonomiano.

Roma, 19 ottobre 1965
Sig. Procuratore Generale presso la Corte dei conti
Sig. Procuratore Geneaìe presso la Corte d'Appello di Roma

Ernesto Rossi, tessera dell’Associazione Nazionale fra Mutilati e Invalidi di Guerra.
Ernesto Rossi, tessera dell’Associazione Nazionale fra Mutilati e Invalidi di Guerra.
II libro che appare sotto il titolo “Viaggio nel feudo di Bonomi” contiene i risultati di studi che l'autore viene conducendo, da un quindicennio circa, sull'organizzazione dei consorzi agrari, su altre organizzazioni con essa collegate e comunque operanti nel campo dell'agricoltura, sui loro rapporti con lo Stato. Sono studi condotti con obiettività e con diligenza, sulla base del materiale che è a conoscenza della pubblica opinione e con i mezzi di cui dispone un privato ricercatore.
Da tali studi si trae l'impressione che le leggi siano state ripetutamente, o meglio costantemente violate, che si sia spesso contravvenuto all'ordine delle competenze, che vi sia stata una continua confusione tra il pubblico e il privato, che gravi danni ne siano derivati alla finanza dello Stato. Soltanto un'indagine più approfondita, compiuta dalle pubbliche autorità e con i mezzi di cui esse dispongono, può stabilire in modo sicuro la realtà dei fatti e accertare se in essi debbano essere configurati illeciti d'ordine penale o amministrativo.
Gaetano Salvemini, scheda del Casellario Politico Centrale.
Gaetano Salvemini, scheda del Casellario Politico Centrale.
Questa è la ragione per la quale viene indirizzata la presente lettera al Signor Procuratore Generale presso la Corte dei conti e al Signor Procuratore Generale presso la Corte d'appello di Roma, competenti per le due forme di illecito che potrebbero riscontrarsi nei fatti ai quali si riferiscono gli scritti ora raccolti in volume.
Nel compimento di questo che appare ai firmatari come un civico dovere, si uniscono all'autore del libro alcune persone che, per ragioni di carica o per interessi coltivati nei loro studi, hanno avuto occasione di occuparsi di alcuni aspetti dei fatti nel libro stesso trattati, traendone elementi di informazione e di convinzione che li inducono a condividere le conclusioni alle quali, in proposito, è giunto l'autore. Il quale, insieme agli altri firmatari della presente lettera, ritiene sarebbe causa di grave pregiudizio per il retto funzionamento delle nostre istituzioni e di turbamento della pubblica opinione che su fatti di tanta gravità, quali quelli esposti nel libro, non intervenisse il giudizio delle autorità competenti, per stabilire se siano stati commessi illeciti, e di quale natura; per promuovere, ove occorresse, le opportune azioni contro i responsabili; per adottare, ove se ne verificasse il caso, le misure necessario alla restau razione del pubblico interesse leso.
Con osservanza,
f.to Luigi Anderlini (deputato), Vincenzo Apicella (giornalista), Giuseppe Avolio (deputato), Idomeneo Barbadoro (dell'Ufficio Studi della CGIL), Arturo Barone (giornalista), Wladimiro Dorigo (direttore di “Questitalia), Enzo Enriques Agnoletti (direttore del Ponte), Beniamino Finocchiaro (deputato), Antonio Giolitti (deputato), Diamante Limiti (giornalista), Riccardo Lombardi (deputato), Gennaro Miceli (deputato), Aldo Natoli (deputato), Enrico Nobis (giornalista), Ferruccio Parri (senatore), Leopoldo Piccardi (direttore della “Rivista amministrativa”), Vincenzo Piga (giornalista), Manlio Rossi Doria (ordinario nella Università di Napoli), Fernando Santi (deputato), Eugenio Scalfari (direttore dell'Espresso), Emilio Sereni (deputato), Italo Sinforiani (avvocato), Sergio Steve (ordinario nell'Università di Roma), Paolo Sylos Labini (ordinario nell'Università di Roma).

Lettera Federconsorzi, L'Astrolabio, Anno III, N. 20 (61), Pag. 2, 2 Dicembre 1965

Gita sui colli di Firenze (1923-1924). Da sinistra a destra: Gaetano Salvemini, Marion Cave, Carlo Rosselli, Bruno Pucci, amico non identificato, Serenella Rossi, Ernesto Rossi, Clara Rossi.
Gita sui colli di Firenze (1923-1924). Da sinistra a destra: Gaetano Salvemini, Marion Cave, Carlo Rosselli, Bruno Pucci, amico non identificato, Serenella Rossi, Ernesto Rossi, Clara Rossi.
I sottoscrittori della “lettera aperta” sulla Federconsorzi
L'ultimo numero dell'Astrolabio ha riportato la “lettera aperta” che Ferruccio Parri, Leopoldo Piccardi, Ernesto Rossi e Paolo Sylos Labini, hanno consegnato nel mese scorso al Procuratore Generale presso la Corte dei conti, insieme ai tre libri: Rapporto sulla Federconsorzi (Laterza, 1963) presentato da Manlio Rossi Doria alla Commissione parlamentare antitrust, La Federconsorzi (Feltrinelli, 1963), in cui sono raccolti gli atti del primo Convegno del Movimento Gaetano Salvemini, e Viaggio nel feudo di Bonomi, uscito in questi ultimi giorni per i tipi degli Editori Riuniti.
Per un errore tipografico, di cui molto ci doliamo, nell'elenco dei sottoscrittori sono state omesse le firme di Lelio Basso (deputato), di Ercole Bonacina (senatore), di Gianni Corbi (vice direttore dell'Espresso), che si leggono, insieme ai nomi degli altri ventiquattro firmatari, a pag, XII del libro di Rossi.
Dopo la pubblicazione della “lettera aperta” abbiamo ricevuto queste due righe dal giornalista Filippo Sacchi:

“Se, per caso, riapriste la lista delle adesioni alla vostra azione contro la grande combutta, accettate, vi prego, anche la mia firma”.

Piero Sraffa, John Maynard Keynes e Dennis Robertson a Tilton nel 1927 (Milo Keynes Archive Fund).
Piero Sraffa, John Maynard Keynes e Dennis Robertson a Tilton nel 1927 (Milo Keynes Archive Fund).
Richieste di analogo tenore ci sono pervenute da Bruno Villabruna (ex ministro dell'Industria), da Giorgio Fuà (professore di Economia dell'Università di Urbino), da Terenzio Marfori (avvocato), da Pietro Grifone (della Direzione dell'Alleanza nazionale contadini), da Siro Lombardini (ordinario di economia nell'Università di Torino), e da altri amici.
Mentre ringraziamo vivamente per questa manifestazione di solidarietà - che ancor più ci convince della bontà della nostra iniziativa - ci scusiamo con tutte le persone che avrebbero avuto piacere di aggiungere la loro firma alla “lettera aperta”, di non poter soddisfare il loro desiderio perche la sopraddetta documentazione è stata ormai presentata all'autorità giudiziaria.
Data l'urgenza, sono state richieste le firme soltanto di una trentina di persona scelte fra quelle che. durante l'ultimo decennio si erano più particolarmente interessate al problema e che ritenevamo di poter raggiungere più facilmente. Se ci fossimo proposti di fare un plebiscito contro le “pratiche di gestione”, con le quali la Federconsorzi e le società ed enti ad essa collegati hanno amministrato alcune migliaia di miliardi dei contribuenti, al di fuori di ogni pubblico controllo, quali strumenti di sottogoverno della democrazia cristiana, siamo convinti che un intero fascicolo dell'Astrolabio non sarebbe stato sufficiente a contenere tutte le firme che avremmo raccolte.