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L'Unità, pag. 6, 11 febbraio 1964
Il nuovo libro che raccoglie le denunce di Ernesto Rossi
Il romanzo giallo dei “nostri quattrini”
Non è “mania scandalistica”: si tratta di battere e ribattere sullo stesso chiodo finché non sia entrato anche nelle teste piu dure
Alcuni anni fa il biologo americano W. II. Mocker, premio Nobel, venne in Italia e si interessò dell'amministrazione sanitaria del nostro paese. Dopo aver visitato quello che allora si chiamava Alto Commissariato per l'Igiene e la Sanità (ACIS), così raccontò questa sua esperienza:

Vita carceraria: disegno di Ernesto Rossi raffigurante Roberto, Fancello e Calace. Lettera alla moglie Ada, 8 novembre 1935.
Vita carceraria: disegno di Ernesto Rossi raffigurante Roberto, Fancello e Calace. Lettera alla moglie Ada, 8 novembre 1935.
“Non avrei mai pensato che una popolazione potesse avere una tale capacità di resistenza alle avversità ambientali. Ho visitato l'ACIS e ho visto diverse centinaia di impiegati: non ce ne era uno che stesse lavorando nel suo ufficio.
La maggior parte erano a fumare e a bere il caffè, in commissioni di studio, in commissioni tecniche, in commissioni consultive, alle quali intervenivano soltanto per mettere una firma che dà diritto al gettone di presenza.
Mi sono informato - continua il racconto – su quel che fanno l'alto commissario, l'alto commissario aggiunto, il segretario generale, i direttori generali, gli ispettori generali; sui dati statistici di cui dispongono; sugli interessi sezionali che determinano le loro decisioni; sul modo in cui accertano le qualità terapeutiche dei medicinali; sui controlli che esercitano sopra gli stabilimenti farmaceutici, le farmacie, la genuinità dei prodotti alimentari... Siete veramente un popolo meraviglioso, voi italiani... Io ho passato molti anni in Cina e in India, dove le popolazioni combattono da sempre contro il colera, la peste, la lebbra... ma non hanno mai avuto niente di simile al vostro ACIS. Altrimenti a quest'ora sarebbero certamente scomparsi. Lo lasci dire a me che me ne intendo: ho una lunga esperienza in materia. Se siete sopravissuti a un decenmo di amministrazione dell'ACIS non avete piu niente da temere neppure dalle radiazioni atomiche”.

Vita carceraria: disegno di Ernesto Rossi raffigurante Bauer, Domaschi e Rossi. Lettera alla moglie Ada, 27 dicembre 1935.
Vita carceraria: disegno di Ernesto Rossi raffigurante Bauer, Domaschi e Rossi. Lettera alla moglie Ada, 27 dicembre 1935.
Questa è una pagina del nuovo libro dell'economista Ernesto Rossi (I nostri quattrini, Ed. Laterza, pp. 534, Lire 4.500): un vero e proprio romanzo giallo riguardante alcuni dei maggiori scandali esplosi in questi anni. Come vengono spesi i soldi del popolo italiano? Il libro - ristampando gli articoli che Ernesto Rossi ha scritto in questi ultimi anni - ci dà o per meglio dire ci ricorda molte risposte, conducendoci in un lungo itinerario.
Ogni tappa costituisce il titolo delle varie parti del volume e nello stesso tempo è uno dei problemi che nella prefazione Ernesto Rossi qualifica “ancora aperti”: il cartello dello zucchero; la politica granaria; i baroni del cemento; la camorra delle banane; il problema dei medicinali; il monopolio delle assicurazioni; le industrie statali e le Industrie private.
E' cronaca degli anni passati ma nello stesso tempo cronaca di attualità, quella che ci offre questo libro.Valga per tuttt l'esempio dello scandalo delle banane: le prime denunce di quanto avveniva all'AMB risalgono al 1947 ed erano piene di affermazioni e documentazioni che oggi risuonano nell'aula del Tribunale romano Si può dire che nessuno degli scandalosi elementi del regime vigente nell'Azienda monopolio banane non fosse già stato analizzato e denunciato in una serie di articoli di Rossi, come del resto nelle campagne di stampa che su alcuni giornali - tra essi il nostro - vennero condotte a questo proposito.
Torna - nelle polemiche di Ernesto Rossi - il problema veramente decisivo del controllo sulle atttvità economiche dello Stato e della miriade di enti e di gestioni tutte finanziate con “i nostri quattrini”. I fatti che nel libro sono rievocati con le stesse parole che nel momento in cui furono scritte erano una precisa denuncia, fanno concludere che la mancanza di controllo deriva da due fattori tra loro, intimamente collegati: il primo è politico; il secondo riguarda la stessa organizzazione della pubblica amministrazione.
Paolo Bonomi e Ferdinando Truzzi - L'Astrolabio n. 8 del 1967.
Paolo Bonomi e Ferdinando Truzzi - L'Astrolabio n. 8 del 1967.
Vi sono casi clamorosi - quello della Federconsorzi, innanzitutto - nei quali una precisa volontà politica, quella dei dirigenti della DC, ha sottratto al Parlamento la funzione di controllare come sono state spese somme che fanno venire le vertigini Ma è questo stesso fattore politico che ha bloccato in tutti questi anni una riforma della pubblica amministrazione tale da garantire non solo un'adeguata efficienza e produttività dell'apparato statale ma anche e nello stesso tempo il controllo sulla pubblica spesa. Controllo che del resto è mancato anche quando erano a disposizione di chi doveva provvedere tutti gli elementi per farlo.
Ogni anno, infatti, la Corte dei Conti rimette al Parlamento una voluminosa documentazione sugli Enti e le gestioni finanziate dallo Stato: l'esame di questa documentazione che denuncia decine e decine di situazioni scandalose o almeno preoccupanti non è stato mai fatto perché la DC ha sempre manovrato per bloccarlo. Eppure - per fare un esempio tra i meno scandalosi ma tra i più significativi - l'ultima relazione della Corte ci avverte che nel bilancio della CRI era segnata fino a poco tempo fa una somma di alcuni milioni di lire per la gestione dell'ospedale militare che l'Italia inviò in Corea più di dieci anni fa.
Ci si può chiedere: a cosa sono servite tante denunce, quelle di Rossi e quelle che la stampa democratica ha fatto e continua a fare? A questa domanda Ernesto Rossi così risponde, nella prefazione al libro del quale ci siamo occupati:

Antonio Gramsci, scheda del Casellario Politico Centrale.
Antonio Gramsci, scheda del Casellario Politico Centrale.
“Io non sono tanto pessimista. Non è detto che una medicina non serva a niente se non guarisce subito l'ammalato: se non avesse preso quella medicina il malato potrebbe essere più grave o essere gia sepolto nel cimitero.
Gli sfoghi indignati che spesso ascolto da politicanti pasticcioni e da burocrati camorristi contro la “mania scandalistica” dei giornalisti e dei parlamentari mi confermano che - nonostante tutto il male che si può e che si deve dire della nostra stampa e del nostro Parlamento - la paura di essere messi in piazza con pubbliche denunce costituisce ancora il miglior freno alle malversazioni, alle prevaricazioni, ai soprusi.
Né credo che ci si debba lasciar scoraggiare dalla resistenza che gli interessi costituiti oppongono a qualsiasi riforma di cui sarebbero chiamati a fare le spese per rendere più efficiente la pubblica amministrazione, per diminuire i privilegi, gli sperperi e le ruberie del pubblico denaro, e per indirizzare lo sviluppo economico verso gli obiettivi che ci sembrano più conformi all'interesse della collettività nazionale.
Se siamo convinti che una soluzione è buona dobbiamo battere e ribattere sullo stesso chiodo finché non sia entrato anche nelle teste più dure. L'avvenire dipende anche da quello che ognuno di noi è capace di fare”.

Diamante Limiti