E' da scaricare l'opera di Giuseppe Solitro Due famigerati gazzettieri dell'Austria - Luigi Mazzoldi, Pietro Perego, Padova 1929, nella categoria "Risorgimento/Giuseppe Solitro". Nella stessa categoria puoi scaricare I misteri repubblicani, con le mie ricerche su Perego e Mazzoldi. Un libro sconvolgente!!" Download
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A. Della Pura, Fatti e uomini del Risorgimento nazionale etc., Firenze, Bemporad 1907
Libretto compilato in conformità dei Programmi e delle Istruzioni Ministeriali del 29 gennaio 1903.
Per la 3. classe elementare.

NB. Le immagini sono tratte dal libro
Come si educavano le nuove generazioni. Carlo Cattaneo neanche è nominato. (NdR)
Le cinque giornate di Milano.

(1848)

Le cinque giornate di Milano
Le cinque giornate di Milano
Il governo austriaco, anche in Milano, si era mostrato sempre più severo e ostinato contro qualsiasi desiderio di libertà e d'indipendenza.
Ma i cuori dei Milanesi fremevano sotto quel giogo ed aspettavano un'occasione per scoppiare in rivolta.
Un giorno si seppe che Vienna, la capitale appunto dell'impero austriaco, s'era sollevata contro il governo e l'imperatore.
Allora il conte Casati potestà (oggi si direbbe sindaco) di Milano, sollecitato dai cittadini, si mise a capo del popolo, e, con la bandiera tricolore spiegata, seguito da molte migliaia di persone, si diresse al palazzo del governatore austriaco, per indurlo a concessioni liberali. Ma la sentinella austriaca, che era a guardia del palazzo, sparò una fucilata contro quella moltitudine!
Carlo Alberto di Savoia
Carlo Alberto di Savoia
Fu come se una favilla cascasse sulla polvere da schioppo!
Il popolo diventa furibondo, e al grido di Fuori gli stranieri! tutti accorrono armati come possono. Si fanno le barricate per le vie. Le campane suonano a distesa per tutta la città: ed ecco un gridare, un correre di giovani e di vecchi, di donne e di fanciulli, insomma nn frastuono indiavolato, che tutti insieme portano roba o la buttano dalle finestre affannandosi ad asserragliare le strade, per combattere di dietro alle barricate.
Nei quartieri abitati dai signori si ammucchiano carrozze, mobili di lusso, sacconi, materassi e letti interi; nelle vie dov'erano botteghe invece, attrezzi, casse da imballaggi, banchi, botti; dalle case dei poveri vengon fuori panche, deschetti, tavolini; perfino dalle chiese e dai conventi si traggon fuori, per barricare le strade, panche, altari, pulpiti, confessionali, e cose d'ogni genere.
Da questo si capisce come tutti i Milanesi, di qualunque condizione, volessero una cosa sola: scacciare gli Austriaci!
Le Dieci giornate di Brescia
Le Dieci giornate di Brescia
Parrà strano che quelle fortezze improvvisate e fatte di oggetti fragili resistessero contro i fucili e i cannoni dei soldati; ma pure una di quelle barriere sostenne più di ottanta cannonate, senza che i Milanesi l'abbandonassero mai. E fu tanto quel furioso accanimento nella battaglia, ormai divenuta generale per tutte le vie della città, che gli Austriaci, quantunque bene armati, agguerriti e diretti da un esperto generale, dal Radetzky, dovettero sgombrare da Milano; e così sulle guglie di quel magnifico duomo come per tutta la città, sventolò liberamente la bandiera tricolore.
Questa lotta prodigiosa durò cinque giorni interi, cioè dal 18 al 22 marzo, con meraviglia del mondo intero.
L'esempio dell' eroica Milano fu tosto seguito da Venezia e da altre città della Lombardia, e così l'esercito austriaco sebbene poderoso, fu costretto a ritirarsi, nelle fortezze di Mantova, Verona, Legnago e Peschiera.
Venezia proclamò la repubblica.
La battaglia di Goito
La battaglia di Goito
Ma prima di ritirarsi da Milano, i nemici si vendicarono qua e là atrocemente.
Le maggiori efferatezze furono quelle dei croati presso le porte della città e nei sobborghi.
Non c'era pietà né per i fanciulli né pelle donne! Si fucilarono persone inermi, deboli per età, per salute e perfino bambini lattanti!
Un bimbo di tre anni fu straziato e gettato a morire tra i pruni di una siepe; due ragazzi di circa dieci anni furon trovati in campagna fatti a pezzi e bruciati: altri sepolti vivi.
Con tutto ciò, il governo municipale, che si era già costituito in Milano, pubblicò un manifesto che diceva presso a poco così:

“Cittadini! Abbiamo vinto; abbiamo costretto il nemico a fuggire dalla città; ma esso, disperso per le nostre campagne e i paesi lombardi, continua a spargere, per vendetta, morte e terrore dintorno a sé.
Per questo noi non deporremo le armi se non quando esso sarà cacciato oltre l'Alpi. L'abbiamo giurato!”

Ma chi erano i croati?
I croati, fieri abitanti di certe montagne dell'Austria, erano i soldati più rozzi, ma più disciplinati, agguerriti e crudeli dell'esercito austriaco, e il Radetzky se ne serviva nelle imprese rischiose, nelle repressioni feroci.
Questi soldati, zotici e rigidi, li dipinse bene Giuseppe Giusti, quando, avendoli visti una volta in una chiesa di Milano, disse che quei cosi “messi qui nella vigna, cioè in Italia, a far da pali.... se ne stavano impalati.

Coi baffi di capecchio e con quei musi
Davanti a Dio, diritti come fusi.

Erano insomma molto goffi e zucconi, cosicché il popolo milanese che li aveva imparati a conoscere, li prendeva anche in giro, quand'erano alla spicciolata e se ne raccontavano di quelle buffe, accadute appunto a Milano, tra cittadini e croati.
Aneddoti.

I Martiri di Belfiore
I Martiri di Belfiore
Si raccontava che mangiassero gli sparagi dalla parte del bianco e le foglie del gelso in insalata, e che facessero e dicessero grullerie d'ogni specie.
Un'ordinanza ebbe in consegna dal padrone il canarino, ma lo lasciò morire di fame. Disperato, quel soldato zuccone, va in piazza e compra un papero di nido, piccolino, giallognolo. Lo mette in gabbia, lo nutre, e quello ingrossa da non starvi più dentro. Tornato l'ufficiale, domanda del canarino e l'ordinanza gaglioffa: - Sta benissimo - risponde - cresciuto molto /... - e gli mostra il bel papero.
Che cosa foler dire tagliare come rasoio? domandava un croato. - Tagliar molto, - gli fu risposto. Il giorno dopo pioveva a dirotto e il croato, per far mostra di saper 1'italiano, esclamò, guardandosi attorno - Tartaufel! piovere proprio come rasoio!
Una volta, un sospettoso caporale de' croati passando davanti a un ciabattino milanese gli domandò bruscamente: - Perché ti ridere quando mi passare? - E il ciabattino senza scomporsi: - E ti perché passare quando mi ridere? - Ma torniamo alla storia.
Lo Statuto.
Carlo Alberto, nipote di Carlo Felice re del Piemonte, era salito al trono nel 1831, ed aveva migliorato il suo piccolo reame con sagge riforme. Anzi nel 1848, il 4 marzo, dette ai Piemontesi la costituzione, cioè varie concessioni liberali, e le sancì con lo Statuto, una specie di patto fra popolo e re, che fu un gran passo avanti nella via della libertà e del progresso nazionale.
Perciò anche oggi si celebra, ogni anno, la festa dello Statuto, in un giorno stabilito per legge (cioè la prima domenica di Giugno) perché il popolo si ricordi, tenga nel pregio dovuto il solenne avvenimento.
Carlo Alberto e la prima guerra dell'indipendenza italiana.
La Spedizione dei Mille
La Spedizione dei Mille
Infatti questo Statuto, che è anche ogg legge fondamentale del regno d'Italia, condusse il Piemonte a compiere, per varie e fortunose vicende, il suo glorioso destino dare, cioè, a tutta l'Italia unità e indipen denza, sotto la casa regnante di Savoia.
Ora bisogna sapere che durante le cinque giornate di Milano, i cittadini avevano fatto e sottoscritto un indirizzo a Carlo Alberto perché volesse scendere in campo, col suo esercito, contro l'Austria, e fare intanto un solo stato del Piemonte e della Lombardia.
Infatti il re Carlo Alberto, avendo com preso che era venuta l'occasione propizia il giorno 23 di quello stesso mese di marzo 1848, passava il Ticino, fiume di confini tra il Piemonte e la Lombardia, con un piccolo ma ben ordinato esercito, e dichiarava guerra all'Austria, portando così il aiuto ai popoli insorti della Lombardia e della Venezia.
Da tutte le parti d'Italia accorsero cittadini volenterosi a ingrossare l'esercito di Carlo Alberto, ed anche il Re di Napoli, il Granduce di Toscana e il papa Pio IX, sollecitati dai sudditi, mandaroino milizie a combattere per l'indipendenza.
Insomma tutti gli italiani erano d'accordo in una sola idea: cacciare di là delle Alpi lo straniero oppressore.