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Ernesto Rossi, persona civile

Da una pubblicazione di Antonella Braga e Mimmo Franzinelli.
Da una pubblicazione di Antonella Braga e Mimmo Franzinelli.
Ernesto Rossi, lo sappiamo tutti, scoprì e denunciò Tangentopoli ben prima dei giudici di Milano. Ogni settimana c’era una sua denuncia sul "Mondo" di Pannunzio, al quale anch’io ho collaborato. Una volta denunciò un imbroglio organizzato nel ministero dei Trasporti da un gruppo di alti burocrati. Titolare del ministero era un giovane democristiano, persona civile e onesta, che fece fare un’indagine, si convinse che Ernesto aveva ragione e stroncò l’imbroglio. Il ministro era Oscar Luigi Scalfaro: sul "Mondo" Ernesto gli tributò un encomio solenne e poi gli fece una visita. Ancora oggi, se si parla di Ernesto a Scalfaro, gli si inumidiscono gli occhi.
Dopo tanti anni non è più un’indiscrezione rendere noto che spesso Ernesto andava a trovare il ministro e poi il primo ministro Antonio Segni, che gli chiedeva consigli. Nel 1955 nel nostro paese erano stati trovati giacimenti di idrocarburi (petrolio e metano).
L’ambasciatrice americana era Clara Booth Luce, ultrareazionaria, che dietro le quinte premeva affinché una grande compagnia del suo paese ottenesse in concessione buona parte della Valle Padana e perché l’Italia adottasse una legge petrolifera di tipo coloniale, simile a quella libica del re Idriz, nettamente favorevole alle compagnie. Segni era accerchiato.
Da una pubblicazione di Antonella Braga e Mimmo Franzinelli.
Da una pubblicazione di Antonella Braga e Mimmo Franzinelli.
Per aiutarlo un economista americano di fama internazionale, nostro amico, Paul Rosenstein-Rodan, gli consigliò di predisporre una legge simile a quelle in vigore negli Stati Uniti e in Canada, che tutelano l’interesse pubblico: non era possibile, per l’ambasciatrice, osteggiare un tale progetto. Segni chiese il parere di Ernesto perché voleva inviare una sua missione composta da due persone, un economista e un giurista, a studiare sul posto il funzionamento delle due leggi, americana e canadese. Ernesto, timidamente, gli suggerì come economista il mio nome: con sua sorpresa Segni gli rispose che ci aveva già pensato; come giurista aveva pensato a Giuseppe Guarino. Allora sia io sia Guarino eravamo visti come "sovversivi". Segni dovette affrontare la violenta reazione di alcuni dei suoi e di politici di altri partiti, ma non cambiò idea. In quella circostanza fummo aiutati da Mario Ferrari Aggradi, sottosegretario con Segni, e da Guido Cortese, ministro dell’Industria, liberale.
Per la preparazione della legge scrivemmo un lungo rapporto sulla nostra missione, che era durata un mese; avevamo visitato molte città, incontrato più di cinquanta manager delle grandi compagnie in America e nel Canada, a Città del Messico avevamo incontrato il presidente dell’ente idrocarburi messicano.
Da una pubblicazione di Antonella Braga e Mimmo Franzinelli.
Da una pubblicazione di Antonella Braga e Mimmo Franzinelli.
Il rapporto fu pubblicato in forma di volume nella collana diretta dal grande giurista Tullio Ascarelli, Ferrari Aggradi scrisse la prefazione. Il rapporto attirò l’interesse di una grande compagnia americana che operava in Sicilia, la Gulf. Il presidente, italiano, mi propose di creare e poi dirigere un ufficio studi nel nostro paese, offrendomi condizioni economiche molto allettanti specialmente per uno che viveva come me in ristrettezze, ma io, allora assistente, volevo fare il professore universitario: mi dichiarai lusingato ma non accettai.
Da questa storia che ritengo importante (il petrolio è una grande ricchezza) si ricavano insegnamenti incoraggianti. In questo paese possiamo trovare persone civili in tutti i partiti. La legge che poi venne approvata è buona e funzionò bene.
Da una pubblicazione di Antonella Braga e Mimmo Franzinelli.
Da una pubblicazione di Antonella Braga e Mimmo Franzinelli.
La concessione della Valle Padana, che con un colpo di mano stava per essere ceduta a una grande compagnia americana, fu invece data all’Eni grazie alla clamorosa denuncia fatta da Rossi sul "Corriere della Sera". Per completare il quadro aggiungo che in quel tempo don Sturzo denunciava sulla stampa gli abusi e le malefatte delle imprese pubbliche, fra cui c’era quella di Mattei. Ben conoscendo i rapporti di don Sturzo con Salvemini e immaginando (correttamente) che don Sturzo fosse a conoscenza dei miei legami con Salvemini, Segni mi dette un incarico assai delicato: andare a far visita a don Sturzo, che viveva in un convento fuori Porta San Giovanni, per mettere bene in chiaro, col dovuto rispetto, che il pericolo dominante era quello di un intervento americano a favore delle grandi compagnie: data la rilevanza del petrolio, il nostro paese correva il rischio di precipitare in una condizione semicoloniale.
La difesa da questa minaccia poteva essere rappresentata da Mattei.
Andai a trovare don Sturzo e feci del mio meglio.
Gaetano Salvemini (1873-1957), da una pubblicazione di Antonella Braga e Mimmo Franzinelli.
Gaetano Salvemini (1873-1957), da una pubblicazione di Antonella Braga e Mimmo Franzinelli.
Ezio Vanoni
, ministro per le Finanze, che conobbi in quelle circostanze, era totalmente d’accordo con Segni.
Per estrema chiarezza aggiungo che nessuno di noi era animato da sentimenti antiamericani. Per quanto mi riguarda io avevo svolto studi e ricerche negli Stati Uniti, dove ho vari amici e dove ho pubblicato diversi libri. Tantomeno era antiamericano Gaetano Salvemini, che negli Stati Uniti aveva trovato asilo e aveva insegnato per molti anni a Harvard. È vero: verso la fine della guerra scrisse un libro con Giorgio La Piana (What to do with Italy?) (3), in cui denunciava, in base a documenti inoppugnabili, come Roosevelt intendesse dare mano libera a Churchill, che per l’Italia voleva un fascismo senza Mussolini. A impedire quello scempio dette un contributo il libretto di Salvemini e di La Piana, ma certo il contributo di gran lunga più importante fu portato dalla Resistenza. Diversi politici americani si adirarono per l’attacco a Roosevelt, ma l’ira fu presto superata perché tutti coloro che conoscevano Salvemini, pur considerandolo un "rompiscatole", lo amavano e gli avevano affibbiato l’affettuoso nomignolo di mother-in law of democracy (la suocera della democrazia).
Antonio Segni: sono rimasto sempre in ottimi rapporti con due dei suoi figli, Celestino e Mario. Il primo è scomparso, il secondo ha acquisito molti meriti politici, fra cui quello di resistere a tutte le offerte del Cavalier Berlusconi.
La storia del petrolio è edificante. Un’altra storia un po’ meno edificante, soprattutto oggi, è quella della norma costituzionale secondo cui c’è libertà di creare scuole private ma "senza oneri per lo Stato".
Da una pubblicazione di Antonella Braga e Mimmo Franzinelli.
Da una pubblicazione di Antonella Braga e Mimmo Franzinelli.
Io e altri abbiamo sudato sette camicie per cercare di dimostrare l’ovvio, ossia che "senza" significa "senza" e non "con". Una volta ebbi una polemica su "Repubblica" con Ciriaco De Mita, allora presidente del Consiglio. Ho annoverato sette sofismi con cui si voleva far credere che "senza" in realtà significasse "con". La difesa più sottile è venuta da Giulio Andreotti, il quale ha sostenuto che nel dibattito alla Assemblea Costituente i democristiani cedettero perché un esponente della parte avversa concordò con l’idea che quel comma mirava solo a stabilire che lo Stato non aveva l’obbligo di sostenere oneri: il comma escludeva l’obbligo ma non la facoltà! Il sofisma è acuto ma è pur sempre un sofisma: il concetto è quello espresso dalle parole. Se una norma costituzionale non piace, in un paese civile la si abolisce con le dovute procedure, non la si aggira. Oggi stiamo assistendo alla spudorata inosservanza della norma costituzionale.
Di più, abbiamo assistito all’assunzione tra i dipendenti pubblici degli insegnanti di religione, scelti dai vescovi, fuori da ogni concorso pubblico.