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Paolo Sylos Labini, Ahi serva Italia Un appello ai miei concittadini, a cura di Roberto Petrini, Laterza 2006
Prefazione
di Roberto Petrini

A sx. Mario Ercolani (1913-2008), Direttore generale della Banca d'Italia; a dx. Paolo Baffi (1911-1989), Governatore della Banca d'Italia. Da L'Astrolabio.
A sx. Mario Ercolani (1913-2008), Direttore generale della Banca d'Italia; a dx. Paolo Baffi (1911-1989), Governatore della Banca d'Italia. Da L'Astrolabio.
Con una e-mail del 9 novembre 2005 Paolo Sylos Labini proponeva a Laterza un pamphlet che raccogliesse alcuni dei suoi articoli usciti negli ultimi due anni, un’intervista e una serie di scritti inediti congegnati in modo da fare da cerniera tra i vari interventi e da aggiornarli alla luce dei nuovi eventi, dando così al volume un profilo omogeneo. "Mi serve - aggiungeva - un robusto aiuto per la revisione".
Il 16 novembre ricevetti la telefonata di Laterza che mi proponeva di collaborare con Paolo, come avevo fatto del resto nel 2001 quando raccolsi la sua testimonianza biografica in una lunga intervista, che uscì per Laterza con il titolo Un paese a civiltà limitata (1). Conoscevo la difficoltà di seguire le pirotecniche evoluzioni intellettuali e gli umori di Paolo Sylos Labini, ma consideravo il compito una nuova occasione per consolidare l’amicizia che si era sviluppata nel corso degli ultimi cinque anni, e un dovere civile.
Il 19 novembre ero già in casa Sylos Labini per cominciare il lavoro sugli articoli scelti da Paolo, individuare con precisione i riferimenti bibliografici e capire l’entità dei materiali inediti. Paolo era debilitato nel fisico, giacché era uscito ed entrato più volte dall’ospedale negli ultimi tempi, ma mostrò una lucidità, una capacità di lavoro e una determinazione straordinari.
Mi apparve ancor più concentrato e diretto che in passato.
Nei giorni seguenti, tra il 20 e il 24 novembre, mi inviò l’indice per e-mail (che nonostante l’età maneggiava con estrema disinvoltura). Da allora la struttura dell’opera non è stata più modificata, se non per alcuni dettagli e qualche titolo di paragrafo. "Quando scrivo, lo faccio di getto", mi disse mandandomi successive versioni con faticose aggiunte e modifiche.
In una fretta che segnava qualche tragico presentimento feci il possibile per consegnare il 26 novembre a Paolo un primo bozzone dell’intera opera, con le solite osservazioni e piccole interpolazioni editoriali, che egli mi restituì tra il 28 e il 29 novembre con innumerevoli correzioni e aggiustamenti scritti a matita di proprio pugno, compresi alcuni aggiornamenti degli articoli già pubblicati. Venerdì 2 dicembre tornai a casa sua: gli portai il testo definitivo che lui sfogliò sommariamente con un certo compiacimento, ma la sera stessa l’aggravarsi delle sue condizioni impose il ricovero in clinica. La morte sopraggiunse il 7 dicembre - aveva 85 anni - senza che potesse portare a termine gli ultimi ritocchi, fare le ultime verifiche e notazioni. Ma il grosso del lavoro era fatto.
Da Critica Liberale.
Da Critica Liberale.
Dare seguito alle stampe del volume è stata una decisione automatica per Laterza, per la famiglia Sylos Labini e per me. Il progetto di Paolo era quello di uscire in libreria prima dell’aspro confronto delle elezioni politiche di aprile 2006, con l’obiettivo di far sentire la propria voce sui danni arrecati al paese dal governo Berlusconi e di invitare il centrosinistra a non abbassare la guardia, soprattutto sul piano morale.
Era, appunto, un appello agli italiani.
Dal punto di vista operativo il lavoro è stato concluso tra la fine del 2005 e gli inizi del 2006, portando a termine l’editing e limitando gli interventi a quelli necessari. Il tutto grazie al consenso della signora Marinella, alla collaborazione operativa dei due figli Stefano e Francesco e di Alessandro Roncaglia, allievo di Paolo. Insieme abbiamo anche deciso di inserire nel capitolo 12 del volume il testo di una conferenza che Sylos Labini avrebbe dovuto tenere alla Luiss il 14 dicembre sui temi dello sviluppo economico e dello sradicamento della miseria, e alla quale aveva lavorato fino agli ultimi giorni.
"Ahi serva Italia, di dolore ostello!", disperata invettiva dantesca, è nato come un pamphlet politico e ideale da gettare sul dibattito in corso nel paese. Il titolo del libro proviene da un articolo pubblicato sulla rivista fondata da Piero Calamandrei, "Il Ponte", nel numero di ottobre 2005, e riprodotto come primo capitolo di questo volume.
Paolo Sylos Labini. Da Critica Liberale.
Paolo Sylos Labini. Da Critica Liberale.
La scomparsa dell’Autore non cambia il messaggio del libro, ma ne modifica inevitabilmente il profilo editoriale: Ahi serva Italia acquista ora il valore di una sorta di testamento morale e politico. Ma anche quello di un primo tributo alla sua memoria.
Toccherà alla comunità scientifica - all’Accademia dei Lincei, di cui Sylos Labini era socio storico e appassionato, e all’Università di Roma dove ha insegnato per tanti anni - studiare ed esaltare il pensiero dell’economista. L’eredità politica andrà distribuita ai compagni delle sue innumerevoli battaglie, da quelli antichi della programmazione degli anni Sessanta, come Antonio Giolitti, Giorgio Ruffolo, Manin Carabba e Luigi Spaventa, a quelli degli ultimi anni, dal "Ponte" di Marcello Rossi e Giacomo Becattini a "Critica liberale" di Enzo Marzo e al gruppo del "Cantiere" di Elio Veltri, terreni di lotta contro il berlusconismo. Ai suoi amici più intimi toccherà evocarne i tratti umani, l’intelligenza, la bontà e le sue leggendarie sfuriate (ma in realtà bastava frequentarlo per poche ore per restarne affascinati).
Chi si accosta oggi per la prima volta alla sua personalità, attraverso questo breviario politico-filosofico-civile, deve sapere che Paolo Sylos Labini è stato un grande economista, sfiorato dal premio Nobel che secondo molti avrebbe meritato. L’occasione fu la sua opera del 1956 intitolata Oligopolio e progresso tecnico (2): un testo fondamentale e innovativo nel quale vennero messi a nudo per la prima volta la natura e i limiti del moderno mercato, dove si muovono le grandi corporation. Da quello studio emerse con chiarezza che non si trattava del paradiso della concorrenza vagheggiato dall’economia neoclassica, e neppure del mondo ingessato dei monopoli. Queste erano situazioni limite, perché nella realtà Sylos Labini dimostrò che il caso generale era quello dell’"oligopolio", dove il potere di mercato non è assoluto ma è presidiato da una serie di "barriere all’entrata" che riparano le grandi imprese dai concorrenti potenziali.
Una teoria dinamica che, dove è stata recepita, costituisce uno strumento di analisi cruciale, ad esempio, per le politiche di antitrust che possono identificare e contrastare situazioni di potere di mercato non solo guardando alle dimensioni delle imprese ma soprattutto alla presenza di "barriere", cioè di concrete situazioni di ostacolo alla concorrenza.

Paolo Sylos Labini è stato tuttavia un economista atipico: "Forse tra cinquant’anni, quando sarò appollaiato su una nuvoletta, mi daranno ragione, per ora vengo ritenuto un anomalo, un eterodosso", diceva.

Immagine di una casalinga. Da L'Astrolabio.
Immagine di una casalinga. Da L'Astrolabio.
Era atipico perché era attratto dall’aspetto civile dell’economia, in particolare quello dello sviluppo e dello sradicamento della miseria, mentre la scienza economica del Novecento si affannava sempre di più nella formalizzazione matematica, condizionata dal paradigma neoclassico, cardine del pensiero ultraliberista in base al quale a fare la spesa del riequilibrio dell’economia sono soprattutto i lavoratori dipendenti, destinati ad essere licenziati o a subire un taglio dei salari.
Al contrario Sylos Labini, che da ragazzo voleva fare l’ingegnere, aveva percorso - fin dalla sua tesi di laurea intitolata "Gli effetti economici delle invenzioni sull’organizzazione industriale" - un tragitto che lo portava a considerare le innovazioni tecnologiche e la conseguente produttività come il "cuore dell’economia", l’"Amleto", il "principale personaggio del dramma".
E proprio l’aumento della produttività si è dimostrato - a partire dal suo volume del 1972, Sindacati, inflazione e produttività (3) - il perno sul quale far girare le politiche dei redditi con l’obiettivo di far crescere il potere d’acquisto e contenere il costo del lavoro.
Adam Smith
Adam Smith
La sua economia civile ha trovato linfa e vigore, sia tecnico sia etico, nella lunga tradizione dei classici, in particolare con Adam Smith ("Lo considero un mio amico", soleva dire Sylos Labini) e la sua antropologia economica in base alla quale il genere umano si muove per "simpatia", cioè in base all’attitudine ad essere accettati dagli altri, a relazionarci, a fare scambi, a cooperare. Il percorso si dipana passando attraverso i protagonisti dell’illuminismo italiano: a partire da Carlo Cattaneo, per il quale l’economia è "incivilimento" ed è tutta rivolta ai problemi della pubblica amministrazione, arriva a Ernesto Rossi - di cui Sylos Labini fu amico ed erede intellettuale - che considerava l’abolizione della miseria come l’obiettivo principale e contestava l’idea che la semplice concorrenza portasse il massimo benessere per la collettività; fino all’amico Giorgio Fuà che sosteneva che la crescita economica non basta a risolvere tutti i problemi umani e civili che ci affliggono.
L’altra faccia dell’attività di Sylos Labini è quella di polemista, cittadino indignato, come recitava l’altra sua raccolta di scritti, Berlusconi e gli anticorpi  (4). Non è una storia recente: nel 1974 - come ha ricordato Marco Travaglio sull’ “Unità” (5) - si dimise dal comitato tecnico del ministero del Bilancio perché era stato nominato sottosegretario Salvo Lima. Negli anni Ottanta proseguì la sua battaglia contro la degenerazione dell’università e il facile accesso attraverso il meccanismo dell’ope legis  01. Lottò contro Berlusconi e mise in guardia il centrosinistra dal rischio di una degenerazione morale. "Inattaccabile dal disagio di parlare nel deserto", ha scritto Nello Ajello su "Repubblica" (6), "lo abbiamo visto aderire - giovanilmente, senza imbarazzo e senza sussiego - a pubbliche marce contro il potere". Indossando ai piedi, sotto il vestito grigio, le immancabili Nike (doveva farlo perché dopo la frattura al piede non poteva usare le scarpe normali!).
Ha osservato Innocenzo Cipoletta su una pagina che il "Sole 24 Ore" ha voluto dedicargli, a un mese dalla sua morte: "Dove intuiva ci fosse ingiustizia e corruzione, lì c’era anche Paolo Sylos a combattere in prima linea. E purtroppo il nostro paese gli ha dato molti motivi per impegnarsi nelle battaglie civili: da quella che intraprese negli anni Sessanta contro la speculazione immobiliare per la costruzione della seconda università di Roma di Tor Vergata, alle epiche battaglie a Cosenza sempre nell’ambito dell’università, fino alle ultime che lo hanno visto in prima linea contro il monopolio televisivo, contro la corruzione e per un sistema politico indipendente dal mondo degli affari" (7).
Paolo Sylos Labini.
Paolo Sylos Labini.
Negli ultimi anni Sylos Labini - che si è sempre dichiarato un socialista liberale - ha illustrato ripetutamente in modo assai nitido i referenti culturali del suo modo di agire e soprattutto ha individuato i mali endemici del modo di essere e di pensare del nostro paese sulla scorta del magistero di Gaetano Salvemini, Ernesto Rossi, e più recentemente di Norberto Bobbio e Alessandro Galante Garrone. Il marcio - questa la sua analisi - trova i suoi germi nell’Italia litigiosa e guerrafondaia del Rinascimento e di Niccolò Machiavelli 02, nella totale sfiducia negli uomini e nella ben nota convinzione che i mezzi possano essere tenuti distinti dai fini: antenati ideologici dell’autonomia della politica dalla morale, fatta propria anche da Karl Marx. L’insofferenza a questi mali endemici trova sintonia in quella di Giacomo Leopardi - cui Sylos Labini dedica un illuminante e inedito paragrafo di questo libro - che lamentava il "cinismo" e l’ "indifferenza" degli italiani. È chiaro che tra Mandeville e Hobbes, che non hanno una grande fiducia nel genere umano, e Smith, Hume e Cattaneo, la predilezione di Sylos Labini va a questi ultimi.
Racconta Giuseppe Guarino, che negli anni Cinquanta condivise con lui una missione negli Usa per conto del governo italiano:

"In ogni attimo della vita di Paolo erano presenti l’ardore, la passione civile, il senso di ironia, il vigore e il gusto intellettuale, la sincerità, la vastità delle esperienze, l’onestà, la bontà".

Giorgio Ruffolo ha sottolineato la parola "passione".
"Ecco una parola che gli sta proprio bene", ha scritto sull’"Espresso" (8). E molte di queste doti Sylos Labini le riversava nell’insegnamento e nel suo essere professore instancabilmente e a tempo pieno. Ma non con lo stereotipo che si può immaginare del retorico ingessato, bensì con l’atteggiamento di chi regala allo studente, al giornalista, all’amico la chiave di lettura giusta, il segreto del mestiere, la sintesi illuminante, e soprattutto l’entusiasmo per la ricerca, intesa come sforzo (rigoroso!) di capire, per poi cercare di migliorare la situazione. Sempre e gratuitamente. Con la chiarezza nello scrivere e nel parlare che - come usava dire citando Salvemini - è lo specchio dell’integrità morale.

A sx. Paolo Baffi (1911-1989), a dx Carlo Azeglio Ciampi (1920-2016).
A sx. Paolo Baffi (1911-1989), a dx Carlo Azeglio Ciampi (1920-2016).
Paolo Sylos Labini è stato anche un servitore dello Stato; più volte rifiutò allettanti offerte di imprese private e poltrone in consigli di amministrazione. Per tutta la vita elaborò proposte di politica economica, promosse leggi e interventi migliorativi della realtà del nostro paese. Lo ha fatto con entusiasmo fino all’ultimo, promuovendo presso il Cnel un progetto di riforma dei distretti industriali, completato nell’autunno del 2005, basato principalmente su una loro soggettività economica, giuridica e fiscale. Molte di quelle idee sono comparse nella Finanziaria 2006, senza tuttavia che nessuno pagasse il debito con l’autore. Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, che pubblicamente aveva già apprezzato questo ultimo lavoro di Sylos Labini (9), ha voluto ricordarlo anche nel suo commosso messaggio di cordoglio.
Tante altre attestazioni di stima e affetto, oltre ad alcuni dei suoi scritti, sono conservate nel sito, www.syloslabini.info, a lui dedicato.
Roma, gennaio 2006