E' da scaricare l'opera di Giuseppe Solitro Due famigerati gazzettieri dell'Austria - Luigi Mazzoldi, Pietro Perego, Padova 1929, nella categoria "Risorgimento/Giuseppe Solitro". Nella stessa categoria puoi scaricare I misteri repubblicani, con le mie ricerche su Perego e Mazzoldi. Un libro sconvolgente!!" Download
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I cattolici per bene

Il filodofo Benedetto Croce (1866-1952)
Il filodofo Benedetto Croce (1866-1952)
La crisi della società italiana, che ha origini antiche e che il governo Berlusconi ha reso più grave, si è ulteriormente aggravata con l’esito del referendum sulla fecondazione assistita (1). Sta emergendo un nuovo clericalismo che non può non essere accompagnato da un nuovo anticlericalismo. Per la nostra convivenza civile il pericolo è mortale. Vedo una sola via d’uscita: che i laici e i cattolici di buona volontà esprimano con totale franchezza tutte le critiche che in coscienza si sentono di rivolgere ai propri simili e agli altri.
Con l’articolo apparso il 21 giugno 2005 sull’"Unità" (2) Paolo Flores D’Arcais ha avviato un discorso di questo tipo. Il mio taglio è diverso ma l’obiettivo è lo stesso. Essere spietatamente franchi significa evitare come la peste ogni ipocrisia e ogni rispetto umano. Si sentono fare sia da laici sia da cattolici dichiarazioni nobilissime, quasi commoventi: gli uni e gli altri si indignano per le nefandezze degli uomini, ma poi agiscono in modo ignobile. Si tratta solo di "apparire", non di "essere". A mio giudizio anche Carlo Marx è colpevole, gravemente colpevole, di indignazione strumentale, cioè di ipocrisia: denuncia con parole di fuoco le nefandezze dei "borghesi" ma poi, machiavellicamente, consiglia ai comunisti di praticare nefandezze anche peggiori per il trionfo della rivoluzione.
Il fine giustifica i mezzi? Non è vero: mezzi barbari imbarbariscono il fine stesso.
Il politico ed economista Beniamino Andreatta (1928-2007), grande amico di P. S. Labini. - Da L'Astrolabio.
Il politico ed economista Beniamino Andreatta (1928-2007), grande amico di P. S. Labini. - Da L'Astrolabio.
Il discorso è molto serio e mi obbliga a dire come la penso in materia di religione e a richiamare per sommi capi i miei punti di vista, alcuni noti, credo, altri no. Non sono credente, ma ho grande rispetto per chi crede e si comporta di conseguenza. Penso che tanti e tanti, anche i più cinici, siano tormentati da quando hanno l’età della ragione dal dilemma della religione, ossia da due problemi: il senso della vita e la prospettiva della morte.
Quando la signora in nero si presenterà al mio cospetto, la tratterò - mi auguro di essere coerente - con cortesia e con "arguzia", come dice e come probabilmente ha fatto il mio amico Adamo Smith e come certamente ha fatto il mio amico e maestro Gaetano Salvemini il quale, quando stava per "chiudere gli occhi alla luce", ebbe la visita di due studentesse che si accostarono trepidanti e commosse al maestro che stava per morire (e lui lo sapeva bene): "Come siete carine! - disse. - Se mi rimetto vi sposo tutte e due".
Ho conosciuto negli anni molti preti, alcuni missionari, alcuni vescovi, e ho avuto con loro ottimi rapporti.
Ho conosciuto diversi politici democristiani che erano credenti, e per certi periodi ho collaborato con loro: il rapporto di stima era reciproco. Sulla Chiesa di Roma debbo ammettere che faccio fatica a dimenticare i lunghi periodi bui: l’Inquisizione e le torture, la politica che, in quanto azione di Stato, puntava sulle potenze straniere e ha quindi reso impossibile per secoli l’Unità d’Italia. Faccio fatica a dimenticare le nefandezze commesse dallo Stato pontificio che usava la religione come instrumentum regni.
Giustino Fortunato (1848-1932)
Giustino Fortunato (1848-1932)
Nel mio sforzo di "dimenticare" vengo aiutato quando il vertice della Chiesa si comporta bene, mi sento ostacolato quando si comporta male.
Ho tanti anni addosso: sono nato nel 1920. Mia madre era una donna genuinamente religiosa, intelligente e intrepida. Mio padre era, per educazione, blandamente cattolico, era antifascista e quindi - dopo l’ "uomo della provvidenza" - sempre più ostile alle gerarchie ecclesiastiche, non alla religione in quanto tale. La madre di mia madre era la sorella di Giustino Fortunato, un liberale vero che si rese immediatamente conto del pericolo rappresentato dal fascismo.
Ruppe col suo amico Benedetto Croce, che per anni fu decisamente filo-fascista al punto da votare, al Senato, a favore di Mussolini dopo l’assassinio di Matteotti. Solo in seguito, col Manifesto degli intellettuali, Croce divenne il vessillo dell’antifascismo; se avesse assunto subito quella posizione forse avrebbe contribuito a bloccare il fascismo, la sua influenza era enorme.
Sono stato allevato in quel clima.
L'economista Federico Caffè (1914-1987) - Da L'Astrolabio..
L'economista Federico Caffè (1914-1987) - Da L'Astrolabio..
Mio padre viveva quasi isolato: uno dei suoi pochi amici, un ebreo, fu deportato in Germania quasi alla fine della guerra. Sono stato chiamato sotto le armi nel 1942 e sono diventato ufficiale il 6 settembre 1943. Ho toccato con mano la nostra vergognosa impreparazione, che non esito a definire criminale. Criminale era anche quel gerarca fascista che si arricchì fornendo all’esercito scarponi coperti con strisce di cuoio con dentro cartone, ciò che contribuì all’umiliante figura che facemmo in Albania, Grecia e Russia.
Dopo l’8 settembre 1943 tornai a Roma e mi iscrissi a un gruppo di partigiani. Ma il mio tentativo di fare l’eroe è fallito ed eccomi qua.
Ero riuscito a laurearmi nel luglio 1942 con una tesi, scelta da me, sui rapporti tra innovazioni e sviluppo economico. Nel preparare la tesi conobbi Adamo Smith economista, solo molti anni dopo ho conosciuto Smith filosofo. Concorsi a una borsa di ricerca e la vinsi e nel ’48 andai in America per un anno. Ad Harvard, dove insegnava Joseph Schumpeter, aveva insegnato storia anche Gaetano Salvemini. Mio padre, che era antifascista e pugliese come Salvemini di cui aveva una stima grandissima, mi presentò a lui con una lettera.
don Luigi Sturzo (1871-1959)
don Luigi Sturzo (1871-1959)
Salvemini mi accolse con cordialità, anzi con affetto, e mi adottò subito come nipote. Salvemini viveva in una residenza universitaria. Nel gennaio del ’48 dovette essere ricoverato in una clinica, dove rimase circa un mese. Io lo andavo a trovare tutti i giorni e gli facevo da segretario: lui mi dettava le lettere a personaggi assai diversi e le firmava col suo caratteristico sgorbio. Fra le altre scrissi sotto dettatura una lettera a don Luigi Sturzo. I due avevano l’uno per l’altro una stima grandissima, mai incrinata. Quando si rimise, Salvemini venne ad abitare in una stanza vicina alla mia, in una pensione gestita da una vedova americana notevolmente colta. Ogni mattina, per mesi, uscivamo insieme e io, ben consapevole di avere a che fare con una fetta di storia patria, mi preparavo una domanda.
Quando tornammo in Italia andai spesso a trovare Salvemini a Firenze e, negli ultimi anni della sua vita, a Punta di Sorrento dove era ospite dei suoi cari amici.
don Tonino Bello (1935-1993)
don Tonino Bello (1935-1993)
Qualche volta veniva a Roma, ospite di Ernesto Rossi, suo amico intimo e allievo. Andandolo a trovare conobbi Ernesto e stabilii un’amicizia che è durata fino alla sua scomparsa. Salvemini e Rossi erano visti come "mangiapreti". In realtà erano anticlericali e quando incontravano un fervente cattolico che fosse un uomo civile lo rispettavano senza riserve. Ecco quello che Salvemini scrisse di don Sturzo - la citazione fu fatta da don Tonino, vescovo di Molfetta, il 6 ottobre 1988, in occasione delle giornate salveminiane promosse dal Comune di Molfetta, amministrato da democristiani (il sindaco mi aveva invitato a tenere la relazione di base).
Forse l’anima pulita del suo laicismo la si può cogliere in questo splendido giudizio che egli dà su don Sturzo:

Il clericale domanda la libertà per sé in nome del principio liberale, salvo poi sopprimerla negli altri, non appena sia possibile, in nome del principio clericale. Don Sturzo non è clericale. Ha fede nel metodo della libertà, per tutti e sempre. È convinto che, attraverso il metodo della libertà, la sua fede prevarrà sull’errore delle altre opinioni per forza propria, senza imposizioni più o meno oblique.
E questo, credo, era quel terreno comune di rispetto alla libertà di tutti e che rese sempre possibile la nostra amicizia, al di sopra di ogni dissenso ideologico.