Attrattive che si trovano a San Marco in Lamis-Borgo Celano

Parco Paleontologico e dei Dinosauri

Museo dei dinosauri a Borgo Celano
Museo dei dinosauri a Borgo Celano
Il museo paleontologico del Parco Nazionale del Gargano si trova a San Marco in Lamis, nella frazione di Borgo Celano.
La struttura propone pannelli illustrativi, filmati, diorami e ricostruzioni di luoghi basati su studi scientifici, al fine di preparare il visitatore al parco esterno.
Auditorium del Centro Visite sul Carsismo, a Borgo Celano
Auditorium del Centro Visite sul Carsismo, a Borgo Celano
Nel parco è stato allestito un sentiero illustrato da percorrere anche attraverso la ricostruzione di un habitat naturale, tra piante locali e specchi d’acqua, fra tracce  e impronte, si vedono, in dimensioni reali la riproduzione di animali vissuti su questo territorio 120 milioni di anni fa.

Centro visite sul carsismo
Si trova a Borgo Celano, appartiene al Parco Nazionale del Gargano ed è gestito dal Gruppo Speleologico Montenero di San Marco in Lamis.
Vi sono esposte numerose teche contenenti diversi tipi di rocce e minerali. Molti pannelli illustrano il fenomeno del carsismo sul Gargano. Nella struttura si trova un Auditorium, usato per convegni e presentazioni.
Biblioteca di San Matteo

Ingresso della Biblioteca di San Matteo a San Marco in Lamis
Ingresso della Biblioteca di San Matteo a San Marco in Lamis
La biblioteca fu fondata nel 1906 ed è intitolata a P. Antonio Fania da Rignano Garganico.
Uno degli artefici più convinti e tenaci fu P. Diomede Scaramuzzi, di San Giovanni Rotondo, che, non ancora sacerdote, aveva già scritto pregevoli opere di teologia.
P. Scaramuzzi offrì al convento di San Matteo la sua preziosa biblioteca, accumulata in tanti anni di ricerche e studi.
Nel 1937 la Biblioteca aveva quasi 7.000 volumi che nel ’39 crebbero a circa 15.000.
Molti intellettuali sostennero l’idea della crescita della Biblioteca. Tra questi: il prof. Angelo Ciavarella, Direttore della Biblioteca Palatina di Parma, il prof. Antonio Quacquarelli dell’Università di Bari, il prof. Antonio Caterino sovraintendente ai beni librari della Puglia e infine il prof. Tommaso Nardella e Prof. Pasquale Soccio.
Nel Capitolo Provinciale del 1970 fu stabilito di concentrare i fondi librari dimenticati dalle soppressioni e ancora giacenti nei vari conventi in tre grandi Biblioteche site nei conventi di San Matteo a San Marco in Lamis, della Madonna della Vetrana a Castellana-Grotte e in quello di San Giovanni dei Gelsi a Campobasso.
Furono redatte molte tesi di laurea, ci furono collaborazioni importanti sia nei convegni di studio che nel campo dell’editoria.
Tutto ciò diede i suoi frutti migliori in occasione del IV centenario della presenza dei Frati Minori a San Matteo nel 1978, inteso come l’occasione per iniziare un’azione culturale più organica e in stretta relazione con le istituzioni culturali del territorio e con le Università.
Furono trasferiti i restanti fondi antichi conventuali di Ascoli Satriano e Manfredonia ed arrivarono anche cospicue donazioni da famiglie di diverse località della Capitanata.
Nello stesso momento crescevano di numero e di consistenza le varie collezioni di beni culturali, con l’arrivo di un gran numero di dipinti, statue, reliquiari e suppellettile varia di chiese e di conventi.
La collezione più importante messa insieme in questi anni è quella dei paramenti sacri antichi arrivata a oltre 1.000 pezzi singoli.
La biblioteca è articolata in tre grandi ambienti siti su due differenti livelli.
La sala di consultazione, è costituita da un salone di circa 30 metri di lunghezza posto al primo piano del convento.
Da questa sala si accede, sullo stesso piano, alla Galleria dei Benedettini dove un groviglio di archi e di pilastri ospita una delle più preziose collezioni della biblioteca, la raccolta archeologica. Questi locali per lunghi secoli sono stati il ricovero delle pecore del convento.
Dalla sala di consultazione una scala di grande suggestione porta alla Galleria dei Pastori, posta al pianterreno. E' un grande ambiente di circa 30 metri, scandito in cinque aule divise da archi.
Gli scaffali pieni di libri non impediscono di riconoscere i segni che secoli di attività pastorale hanno lasciato sui muri e sul soffitto. La sala, infatti, è stata l'ovile attivo del convento fino al 1948. L'entrata della biblioteca è posta a oriente sul piazzale del convento in un ampio cortile esterno delimitato da una cancellata in ferro.
Sulla parete destra del corridoio d'ingresso c’è la sala P. Michelangelo Manicone, uno dei depositi della biblioteca. In questo locale fino al 1965 erano ospitati i cavalli del convento.
In fondo al corridoio, sempre sulla destra, un arco delimitato da cancello in ferro immette nel Lapidarium medievale dove sono conservati i frammenti architettonici scolpiti dell'antica abbazia benedettina di San Giovanni in Lamis, oggi Convento di San Matteo. Fino al 1980 circa questo piccolo e bellissimo locale era la cantina del convento.
La Biblioteca è ricca di oltre 100.000 volumi.
Il fondo antico, che comprende i libri stampati tra la fine del sec. XV e il 1830, costituisce quasi la metà dell’intero patrimonio e possiede tra l’altro 10 incunaboli, 200 Cinquecentine e circa 1000 seicentine.
La sua emeroteca è di circa 300 testate di quotidiani e riviste.
Agli studiosi viene offerto un servizio di assistenza adeguato che comprende una guida alla lettura dei documenti e l’opportuno aiuto per stabilire contatti con gli altri studiosi ed istituti di ricerca.
Nel complesso monastico è presente una raccolta argentaria, purtroppo non offerta al pubblico in maniera unitaria.
Voglio usare le parole del Boraccesi:

'Fra le mura della fabbrica francescana, a seguito di una mirata ispezione compiuta nel 2009, mi sono imbattuto in un gruppo di argenti di uso liturgico, esattamente una decina, conservati sia in chiesa, sia nel Museo del Convento di San Matteo, con un’importante raccolta di memorie storiche e artistiche ovviamente provenienti dallo stesso edificio minorita, come pure dalla città e dai conventi francescani della provincia'.

Egli continua:

'La raccolta argentaria del convento di San Matteo è di produzione napoletana e copre un arco di tempo compreso tra il Seicento e il Novecento. Di tale suppellettile sono sinora mancati sia gli studi che il ritrovamento dei documenti, fatta eccezione per una testimonianza d’interesse storico-artistico rinvenuta nell’Archivio di Stato di Foggia'.

Convento di San Matteo

Veduta dall'alto del Convento san Matteo
Veduta dall'alto del Convento san Matteo
Ė uno dei pochi complessi della Capitanata che siano sempre stati abitati da famiglie religiose per tutta la lunga storia.
Fu fondato dai Benedettini fra il IX e il X secolo, nel 1311 passò ai cistercensi e nel 1578 ai Frati Minori.
La soppressione degli Ordini Religiosi del sec. XIX allontanò per qualche tempo i Frati Francescani; la proprietà passò allo Stato e poi al Comune di San Marco in Lamis.
Nel 1905, i Frati tornarono a San Matteo e ne ridiventeranno i padroni nel 1933 per donazione del Comune di San Marco.
I lavori di restauro fruttarono una piccola ma preziosa raccolta di frammenti medievali costituiti da fregi, epigrafi, piccole sculture, frammenti pittorici ritrovati come pezzi erratici o nascosti in materiali di riempimento.
Il nome originario del convento è di San Giovanni in Lamis ed in seguito all’arrivo di un dente appartenente a San Matteo, alla metà del sec. XVI, fu denominato “San Matteo”.
Dell’antico monastero di San Giovanni in Lamis rimane il vasto e autorevole impianto abbaziale le cui splendide tracce si possono ammirare nel Lapidarium, sotto forma di ornamenti architettonici.
Resta la posizione alta sull’abitato di San Marco in Lamis, arroccata a mezza montagna a guardia della strada, la Via Francesca dei documenti e i suoi privilegiati rapporti con le città di San Giovanni Rotondo e San Marco in Lamis, non più soggette per vincoli feudali ma ancora legatissime da vincoli spirituali e di amicizia.
Sentiero della Fajarama

Sentiero della Fajarama
Sentiero della Fajarama
Costituisce l’unico nucleo spontaneo di faggio presente attualmente sul Gargano occidentale.
Grotta di Montenero
La cavità più nota del promontorio del Gargano, così descritta da P. Michelangelo Manicone:
Interno della Grotta di Montenero a San Marco in Lamis
Interno della Grotta di Montenero a San Marco in Lamis
'Evvi poi nella Difesa della Regia Badia di S. Marco in Lamis una grotta, che riesce gradevolissima agli occhi del viaggiatore. Chiamasi la Grotta di Montenero. In essa non vi si può entrare che carpone, ed assai disagiatamente per la bassezza e la strettezza dell'apertura.
E' lunga un miglio e mezzo in circa; è divisa in molti cameroni; e si passa da un camerone all'altro per larghi buchi. Le volte, e le pareti di detti cameroni sono rabescate di stalattitiche concrezioni, le quali formano gallerie, cupole, teatri, mammelle, allberi ed altre bizzarre figure.
Dentro quest'antro evvi una fresca e dolce acqua, che distilla dai sassi. lo la bevvi nell'arsa state, e sovvienmi, che riuscì gustosa al mio palato'
.

Bosco Difesa

Bosco Difesa di San Matteo - San Marco in Lamis - Asphodeline lutea
Bosco Difesa di San Matteo - San Marco in Lamis - Asphodeline lutea
Ha una superficie pari a circa 2.000 ettari ed è quasi diviso a metà dalla strada vicinale San Marco in Lamis - Cagnano.
E’ un bosco caducifoglio con presenza di Leccio, Edera, Erba laurina, Pungitopo.
Questo è il regno delle Orchidee, delle bulbose (tipo Narciso), delle iridacee (tipo Timo).
Man mano che iniziano i declivi, sorge di colpo il confine del bosco, segnato dalle Roverelle, piante resistenti a tutto: siccità, fuoco, tagli ecc.
A mezza costa dove lo strato del terreno è migliore, ma soprattutto nel fondovalle dove la terra è più fresca, vegeta il Cerro, il Carpino bianco, Tiglio e Agrifoglio.
Il bosco, che ai nostri occhi, oggi appare bellissimo, sul finire della Seconda Guerra Mondiale venne tagliato tutto, sicché le piante ora in esso presenti hanno un’età relativamente giovane.
Valle di Vituro
Fotografia della Civita 1 sul ciglio della Valle di Vituro - San Marco in Lamis
Fotografia della Civita 1 sul ciglio della Valle di Vituro - San Marco in Lamis
Questa valle è caratterizzata da moltissimi fenomeni carsici: lama, grotte, doline, sedimentazioni, karren (paesaggi in roccia caratterizzati da forme di questo tipo, in italiano vuol dire campi solcati).
In questa valle sono conservate moltissime testimonianze storiche della presenza dell’uomo, da prima della preistoria fino ai giorni moderni (grotte con segni tangibili della presenza di ominidi e uomini, segni dell’allevamento, focolari, resti di agglomerati abitati preistorici).
L’arco di San Michele, eremi, chiese, e le molte piscine testimoniano una grande  e povera tecnica costruttiva con i minimi ed elementari mezzi costruttivi utilizzati.
La Valle di Vituro, nel comune di San Marco in Lamis, scende dall’altopiano delle Coppe di Casarinelli e in direzione sud raggiunge prima la piana del Calderoso e dei Lammioni per poi arrivare al Candelaro.
Nella zona sud delle coppe Casarinelli in agro di San Marco in Lamis ci sono due antichi insediamenti abitativi (Civite) che alcuni studiosi individuano in “Civita 1 della Chiancata sopra Vituro” e “Civita 2 della Chiancata sopra Vituro”.
Vicino alle zone interessate alle Civite c’è la cava dove sono state trovate le impronte di dinosauri o altri animali preistorici che hanno attirato l’attenzione di diversi studiosi e dato vita alla realizzazione di un museo paleontologico a Borgo Celano.
Tra le due Civite si notano alcuni gruppi di pietre e segni di scavo per prove di saggio di cava realizzate all’inizio dell’800 da Leonardo Cera per verificare la presenza di marmi sul Gargano, che hanno alimentato molti studi geologici sull'estrazione di pietra e marmi esposte anche nell’esposizione universale di Parigi del 1867.
La Civita 1 o Case Grisetti, è circondata da un muro a secco a forma ovale e si sono notati alcuni cocci in terracotta e altri manufatti.
Mucche podoliche nella Civita 1 della Valle di Vituro - San Marco in Lamis
Mucche podoliche nella Civita 1 della Valle di Vituro - San Marco in Lamis
La Civita 2 è sempre circondata da muri a secco e ha una forma quadrangolare; all’interno del sito ci sono alcune tombe dove erano visibili resti umani e queste sono a camera chiusa con ungruppo di pietre circolare attorno.
Quasi all’inizio della Valle di Vituro è interessante vedere una struttura muraria complessa che i vecchi pastori chiamavano il sanatorio per indicare che era una struttura che serviva per isolare persone con malattie ritenute contagiose.
Sotto l’apice della cresta della montagna dove ci sono i ruderi di Civita 2 della Chiancata sopra la Valle di Vituro ci sono tre grotte basse che venivano usate da stalla per pecore e capre chiamate pannoni o pennoni.
Sono numerose le grotte, interessanti anche sotto l’aspetto storico - antropologico perché per secoli sono state rifugio e abitazione di pastori, contadini, briganti ed eremiti.
Il terreno è in forte pendenza, in molte parti i muretti a secco sono parzialmente crollati e ci sono vacche podoliche pugliesi con belle corna.